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Oggi vi portiamo sulle nostre pagine Ketama, membro della crew (o gruppo di amici, come leggerete fra poco) centoventisei. Abbiamo parlato della sua personalità, dei suoi stati d’animo e soprattutto del suo disco ‘Oh Madonna’. Un viaggo alla scoperta di uno degli artisti trap più eclettici della scena rap italiana. Buona lettura!

Parlaci un po’ di te : chi è Ketama126?

Ketama126 sono io, a parte questo non so chi sia.

Cos’è la 126? È una crew o è molto di più? Siete davvero molto uniti.

126 prima di essere una crew è un gruppo di amici. Ci conosciamo davvero da molto tempo e la decisione di fare rap è arrivata fondamentalmente per noia e perché non avevamo molte altre cose da fare.

Cosa ne pensi, appunto pensando anche al tuo collettivo, della scena rap romana di oggi? Sei uno che si ritiene all’interno della scena o ti piace rimanere in disparte e fare i tuoi lavori?

Noi per il nostro modo di fare possiamo dire di essere quasi una scena a parte, ci piace lavorare in disparte anche per non essere influenzati dal resto della scena, piuttosto siamo noi ad influenzare. In ogni caso Roma è una delle scene più fresche sulla piazza perché è una zona di guerra musicalmente, non c’è la cortesia e la falsità di Milano e la competizione si sente molto.

Dopo ‘Dieci pezzi’ e ‘Ketam-City’ è uscito ‘Oh Madonna’ ed è proprio dell’album che vogliamo parlare. Facciamo però un passo indietro. Quanto è cambiato Ketama negli ultimi due anni per arrivare a questa produzione? E in cosa è cambiato?

Non è cambiato, solamente un po’ cresciuto. L’entusiasmo che avevo in Ketam City nel parlare di certe cose è svanito, perché quelle cose non sono più una novità e non sono più belle come sembravano in un primo momento. Col tempo ho capito che se vuoi fare musica nella vita devi considerarlo esattamente come un altro lavoro.

Qual è il pezzo a cui sei legato di più del disco? E perché?

Non saprei quale sia. Forse così su due piedi ti dico “Nuvole”, che è il pezzo finale, ma ognuno ha la sua importanza e sono affezionato a tutti allo stesso modo come una madre con i propri figli, non è carino chiedergli quale sia il preferito.

Oltre a rappare, produci anche. Ti senti a più agio quando scrivi o quando componi?

Dipende dai momenti. in alcuni giorni vorrei produrre e basta, in altri vorrei soltanto scrivere, dipende molto da come mi gira anche se produrre è stata la prima cosa che ho fatto.

Allora adesso parliamo del tuo nuovo disco. In ‘Mappamondo’ dici : “Dopo una salita c’è sempre una discesa.” A che punto della tua carriera ti senti? Sei all’inizio della salita, a metà o si comincia a intravedere la discesa?

Penso di essere in salita e spero che in questo caso si continui sempre a salire, almeno finché continuo a pedalare. La rima che hai citato infatti non parla tanto di carriera e lavoro ma di situazioni della vita. La strada in salita sarebbe un momento difficile nella vita che tuttavia, se superato, porterà ad un momento più felice e di gioia (strada in discesa). Per quanto riguarda la mia carriera invece, spero che sia sempre in salita.

Nei tuoi testi, come in quelli di Carl e Franco, ci sono molti spaccati di Roma, quasi come a voler mettere a fuoco quei dettagli che in pochi notano, come fosse un’esaltazione felliniana della metropoli (penso a Dolcevita in particolare, ma anche ai vari riferimenti sparsi qua e là). Pensi che questi siano fondamentali per il tuo modo di esprimerti? E pensi che questi riferimenti alla Città Eterna possano essere colti anche da chi non ci abita e non li vive?

Certo, sono fondamentali, Ketama senza Roma non sarebbe lo stesso. Tuttavia io non faccio cartoline e parlo di cose che chiunque oggi come oggi può condividere e non solo un ragazzo romano. Per come la vedo io, purtroppo, la globalizzazione ha reso veramente tutto il mondo paese, tutti abbiamo gli stessi problemi, tutti siamo dipendenti dalle stesse sostanze, tutti ascoltiamo la stessa musica. Lamentarsi dell’omologazione della musica è inutile, piuttosto dovremmo lamentarci dell’omologazione del mondo intero.

La contrapposizione tra ‘Canadair’ e ‘Fiocco di neve’ all’interno della tracklist è molto particolare. Prima c’è il fuoco poi c’è il gelo. In quale delle due tracce ti rispecchi maggiormente come artista ma soprattutto come persona?

In entrambe. Ketama è ghiaccio, ma anche fuoco. Posso essere una persona estremamente fredda, ma anche bruciare di passione. E’ cosi.

L’immagine sacrale all’interno del tuo disco è molto palpabile. Quanto è provocatorio chiamare un album ‘Oh Madonna’, soprattutto accompagnato da quel tipo di copertina? Che messaggio volevi far arrivare ad un ascoltatore che si imbatte nel tuo album, ancora prima di ascoltarlo? Calcolando anche poi i vari versi che parlano di Dio, di Gesù, Padre Pio etc…

Il messaggio è questo: la Madonna osserva gli uomini e piange per i peccati che commettono. Noi, invece di essere turbati dalla vista di una Madonna che piange per noi, la fotografiamo. Questo è il senso.

Nel tuo disco si nota un suono più internazionale e meno del nostro paese. C’è qualche rapper italiano a cui ti ispiri e che ascolti parecchio o trai la maggior parte delle tue influenze dal rap d’oltreoceano?

Non mi ispiro a nessun rapper italiano, ascolto solo musica estera per quanto riguarda il rap.

‘Brrr’ sembra leggermente diversa dal mood generale del disco, il beat è più aggressivo così come le lyrics. Idea che, a mio parere, continua anche con il pezzo dopo ‘Oh Madonna’, una track quasi ossessiva. Hai avuto necessità di uscire un po’ da un’idea di tranquillità emozionale che avevi dato con le tracce precedenti?

Non è che volessi uscire dai un idea di tranquillità, semplicemente ogni traccia del disco esprime degli stati d’animo, “Brrr” è probabilmente quella che esprime lo stato d’animo più simile alla rabbia.

Quello che ho notato in tutte le tue tracce, dopo aver sentito il disco, è la forza di riuscire a portare quasi tutte le sfaccettature della tua personalità : c’è l’amore, c’è la droga, c’è il sesso, c’è la depressione, c’è la tranquillità. Quanto è difficile per un artista essere così vero all’interno dei pezzi? Hai lavorato molto su questo o è venuto in maniera naturale?

Esatto, ogni lato della mia personalità è presente nel disco. Non ci ho lavorato molto, ma è semplicemente il mio modo di fare musica. Non potrei mai scrivere tracce sempre sullo stesso mood semplicemente perché scrivo di quello che sento nel momento e i miei umori cambiano di continuo. Ho cercato di lavorare nella maniera più naturale possibile.

A tal proposito, come avviene il processo creativo di Ketama? E com’è nato effettivamente il concept di questo disco?

Non c’è un metodo o un  processo creativo comune, ogni traccia  e’ diversa e nasce in modo diverso che dipende dal caso e dalla situazione.

Quali sono i programmi per Ketama126 dopo l’uscita di questo disco?

Il programma è di portare il live show di questo disco in tutta Italia e far divertire più gente possibile, dopodiché fare uscire un nuovo disco al quale sto già lavorando!

Venerdì è uscito il tuo nuovo video. Come mai la scelta di portare in alto “Lacoste”?

Per vari motivi : è uno dei pezzi più particolari per il sound e per la struttura e con Pretty (Solero, nda) potevo inserirci un botto di rettili che mi piacciono molto. Lacoste – il nuovo video, guardalo ora!

Prima di salutarci, convinci i nostri lettori ad ascoltare ‘Oh Madonna’!

Se vi piace la trap non trovate niente di meglio in Italia. Ascoltate poi mi darete ragione 🙂

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