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A Marzo è uscito il suo primo disco ufficiale, dal titolo ‘Michel’. Oggi Mudimbi si è prestato alle nostre domande per presentarci, oltre che il suo lavoro, anche il suo personaggio. E parlare con l’artista è come parlare all’uomo che c’è dietro. Senza filtri. Buona lettura!

Ciao Mudimbi, benvenuto sulle nostre pagine!

Allora, iniziamo. Volevo chiederti se ti andava di parlarci di Mudimbi, ovvero della persona che c’è dietro uno pseudonimo che poi è il tuo nome. Quando leggo i tuoi testi mi sembri molto sincero. Sei veramente quello che scrivi?

Guarda, dietro Mudimbi non c’è niente. Io sono effettivamente come scrivo, anzi io parlo proprio come scrivo : il modo con cui mi rivolgo al mio pubblico è lo stesso che uso quando mi rivolgo ai miei amici, a mia madre o alla mia ragazza. Io non ho filtri, mi piace dire effettivamente le cose come stanno, proprio papale papale. Ovviamente non credo di custodire la verità assoluta ma sono convinto del mio punto di vista. Mi sento un buon osservatore e prima di trarre delle conclusioni ci penso svariate volte. Mi viene in mente ‘Tipi da club’ : non è che sono entrato nel primo club, ho visto quello che facevano le persone e ho scritto il pezzo. No! Ho frequentato e tutt’ora frequento i club, in diverse città e in nazioni diverse. Poi ho tirato le mie somme. Da qui, poi, scrivo il testo ma è come se te lo raccontassi a voce, solo che uso le rime!

A proposito di questo, ho letto che tu curi personalmente i tuoi videoclip…

Adesso diciamo che lo faccio un po’ meno perché fortunatamente ho con me gente che ne sa parecchio come Federico Cangianiello che è il regista di ‘Empatia’, la casa di produzione…quindi ora quello che faccio io è costruire l’idea da cima a fondo insieme al team. Poi devo solo presentarmi sul set e sentirmi come una star di Hollywood! Ovviamente poi sul set ne discutiamo perché per quello che mi riguarda sono abbastanza maniacale. Federico poi ama confrontarsi con me perché non tutti se la prendono così a cuore nonostante uno debba metterci il suo nome sopra. Però sai, molti vanno da lui, gli fanno sentire la canzone e gli dicono “mi serve un video”.

Quindi tieni molto anche alla parte visiva che riesce a creare la canzone!

Sai, tutto quello che porta il mio nome lo curo io o comunque lo devo approvare assolutamente. Perché per te che sei il fruitore finale quello è il video di Mudimbi o quella è la canzone di Mudimbi. Quindi, anche per onestà, devo essere in grado di metterci la firma e devo essere necessariamente orgoglioso di averlo fatto. Ho le mani in pasta in tutto, più di quello che potrei! E direi che anche grazie a questo, il risultato si vede. Tutto si somiglia, tutto è fatto a misura di Mudimbi.

Parlando proprio del ‘metterci la faccia’, che messaggio importante è stato vedere la tua in giro per le città tramite gli adesivi che distribuivi ai live?

È stata una sopresa tanto grande per me tanto per chi poi è venuto a saperlo tramite i giornali. Anche per chi non mi conosceva! È stato, diciamo, un riscontro che non mi aspettavo. Perché, secondo me, se avessi detto ai fan : “Prendete ‘sti adesivi e andateli ad attaccare in giro”, forse non l’avrebbero fatto, forse perché in Italia tendiamo sempre a fare il contrario di ciò che ci dicono. Quello è stato un grosso traguardo ancora prima dell’uscita dell’album. È stata sicuramente una dimostrazione d’affetto dei fan nei miei confronti.

Appunto, come dicevi all’inizio, la tua faccia ha creato un po’ di curiosità in chi la vedeva?

Assolutamente. Praticamente quando ho iniziato a regalare questi adesivi, non ho mai detto che quella sarebbe stata la copertina dell’album, anche se qualcuno poi c’è arrivato. Ma di album io ne ho parlato molto dopo e quindi la mia idea era : “Io do questi adesivi ai fan, loro se li attaccano sul motorino, sul computer, sulla macchina, sui quaderni…e chi li vede magari si incuriosisce!”. Anche perché poi c’è solo la mia faccia sull’adesivo, nessuna scritta. L’ho fatto perché siamo nell’era in cui ognuno deve provare a venderti qualcosa e io non volevo. Perciò mi sono detto di non farla diventare una pubblicità né per il mio personaggio né per il mio futuro album. Invece quell’adesivo è solo una foto di un bambino, ciccione, di 7 mesi…e quindi da lì è partito tutto. Pensa che qualcuno credeva che avessero rapito quel bambino, altri pensavano che fosse un genitore africano entusiasta per la nascita del figlio. Mille cose! Ma alla fine è giusto così perché ognuno ci ha visto quello che voleva vedere.

Ormai ci siamo, dai, parlami un po’ dell’album. Qual è il concept che c’è dietro ‘Michel’?

Non c’è assolutamente nessun concept. Anzi, ti racconto la storia. Sono partito col voler fare qualcosa con un concept dietro. Anche perché sai, è il primo album e deve far capire questo, far arrivare quello…e insomma, mi stavo letteralmente incartando dietro questa cosa. Poi fortunatamente la musica mi è venuta in soccorso. Perché ascoltando le canzoni o i provini o le strumentali, tirando le somme, mi sono detto che musicalmente non c’era un concept o una linea guida. Questo non è un album rap, non è un album pop, è un insieme di cose che metto insieme solamente perché mi piacciono! Infatti parlando coi miei collaboratori a tavolino, avevamo pensato potesse essere tanto una strategia vincente quanto un’arma a doppio taglio. Perché tu sai sicuramente meglio di me che siamo nell’era dell’etichettare. Se mi chiedono che genere faccio, io però rispondo rap anche se una volta faccio reggae, una volta faccio trap, una volta rap…

Beh, sì, nel disco ci sono sound molto diversi tra loro!

Esatto, però sono legati dal minimo comun denominatore che sono io che faccio ciò che mi piace. E dopo tutto questo passaggio, sono tornato a pensare all’album e ho deciso di lasciar perdere tutto quello che è il concept e di prendere solo ciò che mi attira. Questa foto, tra l’altro (quella della cover, nda), è sul comodino di mia madre da circa vent’anni. Quindi ho fatto 2+2! L’album è la cosa più bella che io finora sia mai riuscito a creare, ci ho messo sopra quella foto che è la cosa più bella che mia madre abbia creato…e da lì mi è venuto in mente anche il ‘concept’ del packaging del disco. Visto che c’è un bambino in copertina, mettiamoci un fumetto a misura di bimbo all’interno, che sicuramente farà sorridere gli adulti. Tutto questo secondo me si collega anche al mio modo di scrivere, che non è mai molto pesante. Io cerco di scrivere sempre terra terra, non ho molti fronzoli, non faccio voli pindarici come mi hanno scritto in una recensione. A me piace che mi capisca chiunque, anche chi non ha voglia di starmi a sentire! Questo, per ora, mi sta premiando. L’album è questo : pochi fronzoli, poche cazzate, ho messo insieme le mie idee e ho buttato tutto nel frullatore. E ne è uscito un buon frullato!

Poi il tuo album fa anche l’occhiolino alla cover, visto che è firmato con nome e cognome!

Esatto, questa è una gran figata! Quando ho realizzato che avrei voluto chiamarlo ‘Michel’ e quando poi me lo sono immaginato su Spotify o iTunes, ho capito che sarebbe venuto fuori ‘Michel – Mudimbi’ (nome e cognome dell’artista, nda), mi sono staccato da terra!

Infatti già solo vedendo il ‘contorno’ dell’album esce questa tua componente molto personale.

Sì, ‘Michel’ è un vero e proprio biglietto da visita, in tutto e per tutto : c’è la faccia, c’è il nome, c’è il cognome, c’è quello che penso, c’è il modo in cui scrivo e mi piace dirlo, c’è la musica che mi piace e non una musica che poteva funzionare…sono io a 360 gradi! Da ora in poi magari posso inventarmi qualcosa ma non mi discosterò mai da quello che sono. Anche perché mi posso muovere in diversi stili, posso spaziare. E all’inizio poteva essere difficile ma ora che il pubblico ha iniziato a conoscermi è diverso. Io non sono inquadrabile e non sai mai cosa posso fare. Da ora in poi saremo tutti felici.

Tu non sei ‘inquadrabile’ dal punto di vista musicale, quindi ti senti o non ti senti parte della scena rap?

Assolutamente no! E so per certo che il rap game non sente minimamente la mia mancanza! Guarda, io a livello di gente che conosco posso nominarti Nitro, Salmo che sì, fa rap però si stacca un po’ dalla scena perché è uno che si fa i cazzi suoi…io so per certo che la mia fanbase è composta dal 10% da gente che ascolta rap, mentre il resto ascolta indie o metal. Tantissime persone che dopo un concerto mi vengono a stringere la mano mi dicono sempre : “Parti dal presupposto che io non ascolto rap…“. Questo a me fa piacere, anche se non ho nulla contro il rap. Mi piace che la gente mi ascolti non perché rappresento un genere che gli piace ma perché sono persone che ascoltano musica e gli piace quello che faccio.

Infatti i sound che usi sono molto vari. A proposito, che rapporto ai coi tuoi produttori? Quanto c’è di tuo anche in quello?

Ogni traccia nasce in una maniera a sé stante. Alcune le abbiamo costruite a distanza, tipo ‘Tachicardia’ con Ackeejuice non ci siamo mai visti, è stato tutto un rimbalzarsi di mail. Invece con Ceri ci siamo incontrati in studio e alcune cose me le ha fatte sentire, che già le aveva in bozze, altre invece gliele ho portate io a cappella, altre ancora le abbiamo create ex novo. Io non sono un musicista e molte cose le faccio a gusto. Per quest’album però sono riuscito ad instaurare un buon rapporto coi produttori e a creare delle cose in studio anche se io magari facevo il 20, il 30% della base. In ‘Amnesia’ ho capito qual è la differenza del lavorare in studio. Ti spiego perché. Avevamo finito di lavorare, eravamo stanchissimi e stavamo andando via. Eravamo io, Ceri e Oliver che mi ha seguito per tutta la creazione dell’album. Ceri mentre si infilava il cappotto, con una mano, si protende verso la tastiera e strimpella una cosa. Io mi giro e gli chiedo : “Che hai fatto?” e lui mi risponde : “Ma perché ti piaceva?“. Allora questa cosa poi l’abbiamo tenuta. Ma è stato possibile solo perché eravamo in studio insieme, altrimenti sarebbe andata persa per sempre. Come tutto. C’è una collaborazione diretta ora. Quest’album infatti mi ha insegnato a lavorare così.

Parlando di basi e sound…tu sai adattarti a qualsiasi situazione. È una cosa su cui hai lavorato o ti è venuta naturale?

Penso di averci lavorato in maniera del tutto inconsapevole. I sound che senti nel disco sono generi su cui io ballavo da adolescente. Ora, come capita ogni tanto, quando sei ad una serata o da solo o ubriaco o magari entrambe le cose inizi a canticchiare roba su quelle basi. Anche perché io andavo ai rave, andavo nelle dancehall, alle serate drum ‘n’ bass e cantavo su queste robe. Perciò sono abbastanza rodato e questo mi ha dato una mano. Ma da qui al riuscire a cantare e a prendere qualche nota, c’è voluto un lungo lavoro in studio. Addirittura all’inizio mi vergognavo! Mi sentivo come una verginella in una gang bang. Ma tutto è stato utile per affinare cose su cui lavoravo già da un po’.

In ‘SBA’, nei primi versi, c’è una barra molto forte, elemento che si ripete in quasi tutto il disco. Hai mai ricevuto delle critiche per questo atteggiamento così diretto?

L’unica critica che ho ricevuto è stata per ‘Supercalifrigida’. Ora però mi hai fatto rendere conto di una cosa. Se ‘Supercalifrigida’ fosse uscita adesso, magari non avrei ricevuto le stesse critiche. Perché quel pezzo, quattro anni fa, è stato realmente il mio biglietto da visita. Avevo già fatto delle cose, però non erano arrivate così in alto. Il pezzo poi tocca tematiche molto forti quindi ci sta che qualcuno si sia risentito. Da lì però poi mi sono fatto conoscere in un modo o nell’altro e la gente ha iniziato a capire. Se poi la gente mi ascolta con la giusta chiave di lettura, diciamo che è molto probabile che mi facciano passare anche i testi più spinti. Poi, diciamo che ultimamente anche io mi sto censurando, sapessi le cose che non ho messo nell’album! Io c’ho un ritornello atomico che tengo nel cassetto da anni ma so che non potrei mai farlo uscire. Io per primo adesso so come prendere la misura e come prendere anche la gente.

Ma tu, con queste barre, vuoi provocare un po’ chi ascolta?

No perché, come dicevo all’inizio, io non canto in maniera diversa da come parlo. Pensa alla sera, mentre sei con una birra davanti e un amico, tutti diciamo quelle cose, forse anche peggio, dai! Però non parto con l’intento di provocare, immagino di parlare con qualcuno. Poi c’è quello che deve fare più il sostenuto e magari dice : “Ma cosa scrivi, renditi conto che le canzoni le sentono anche i bambini.

Però magari usando una barra forte magari su un sound più allegro, può essere una contrapposizione che genera poi una reazione in chi ascolta.

Sì, certo, uno può pensarla così. Però questa cosa del sound allegro che mi hai detto mi ha fatto pensare ad una cosa. Una volta ero con Slait e gli feci sentire i provini per dei consigli. Lui mi disse : “La cosa che ti caratterizza fortemente è il contrasto. Perché magari su alcune basi io mi aspettavo di sentire dei testi diversi.“. Per esempio a me viene in mente ‘Amnesia’ dove quando sentii la base pensai che doveva esserci sopra una canzone d’amore. Però poi ho scritto di due che si mandano a cagare! Quindi si crea questa situazione in cui tu ti aspetti qualcosa e poi invece quando arriva ti sega le gambe. Io non faccio mai quello che faccio però pensando ad un ritorno. Se io mi ascoltassi queste cose sicuramente mi farebbero sorridere.

Ascoltando ‘Michel’ mi è sembrato che ogni pezzo possa accontentare l’ascoltare in quel determinato momento. Nel senso, c’è il pezzo allegro, quello cupo, quello da club, e quindi ogni pezzo ha un mood diverso. Questo può essere d’aiuto a chi ascolta?

‘Accontentare’ non mi piaceva, ora che mi hai detto ‘aiutare’ mi piace di più e posso darti ragione. Più che aiutare, ho pensato al mio bagaglio, se lo dovessi svuotare, che cosa sentirei davvero il bisogno di dire? Quindi molto spesso mi viene da parlare dell’altro sesso. Se fossi nato donna avrei fatto il contrario. Poi oltre questo ci ho messo le mie esperienze, come in ‘Giostre’. Quello è un pezzo che è nato dopo che mi sono licenziato e mi sono buttato nella mia nuova vita scegliendo di risalire sulla mia giostra.

Parlando di ‘Giostre’, può essere considerato un po’ il tuo vademecum?

Sì e me ne sto rendendo conto ora che sto facendo i live. È l’unica canzone in cui mi fermo a parlare un po’ più seriamente. La sento molto a cuore come tematica e la sento sempre di più perché vedo le facce della gente quando gli spiego il concetto che c’è dietro questa canzone. Perché più che avere una vita tranquilla dobbiamo pensare ad essere felici. Questa cosa me la sono vissuta in prima persona quando ho lasciato il lavoro o comunque anche in altre situazioni, tpo amici che mi dicono “eh, ma ormai ho famiglia, eh, ma ormai ho fatto questa scelta“. Ecco proprio questo “eh, ma ormai” mi ha generato un’ansia così grossa che mi ha spinto a buttarmi e a provarci piuttosto che dirlo a quarant’anni non avendoci nemmeno provato. Questa è proprio la mia filosofia di vita.

Tu non sei Jenny from the block, nei boxer ho un glande e non una glock“. Vuoi allontanarti dal gangsta rap?

Ahahah, sì, a me il gangsta rap mi fa ridere oltre all’astio che c’è nel rap italiano. Voglio dire, in America ogni tanto si sparano…qui in Italia mi sembra un ‘uomini & donne’, una forzatura. Qui parliamo di ‘Tipi da Club’ dove io sicuramente me li immaginavo diversi, io infatti ho voluto sdrammatizzare quest’immagine che alcuni vogliono dare di sé stessi.

Che esperienza è stata il Clash invece?

Non mi stancherò mai di dire che è stato veramente ma veramente bello. Quando ti trovi sul palco non è molto diverso perché ognuno fa il suo, me la sono vissuta al massimo. Però il top si è raggiunto, per me, quando il Clash è finito e io sono andato sul palco ad abbracciare e salutare tutti. È stato come una bolla di quattro ore in cui il mondo era perfetto. Nessuno se la tirava e ci sentivamo veramente amici. Non capisco perché non possa essere così nel rap italiano. Io mi sono ritrovato ad andare ad abbracciare Er Danno e dieci anni fa se qualcuno mi avesse detto che lui mi avrebbe mandato affanculo in freestyle non gli avrei mai creduto. Cioè, non può essere che succeda una cosa così bella, una gioia così grande. Tutt’ora, mi sono visto con Slait settimana scorsa e ancora stiamo parlando del Clash! È stata anche una grandissima opportunità per me perché il 99% della gente che era lì non era lì per me. Vedendo i numeri della mia pagina Facebook, mi fa capire che probabilmente me la sono giocata bene. Anche conoscere Moddi è stata una presa bene, che avevo visto solo in nei dvd del 2thebeat! Sono stato molto felice perché oltre la competizione per me era una festa.

In ‘Chi’ dici “Ma se l’errore insegna e l’insegnamento aiuta, troverai la soluzione su una strada già battuta, non sai come, quando, meta sconosciuta, ma ciò che stai cercando è proprio lì che ti saluta“. È un po’ così per te il rap?

Ora che mi ci fai pensare tu, sì. Il rap è stato un ‘a forza de daje’ per me e mi sono reso conto che era quello che cercavo. Io il rap l’ho vissuto in maniera molto conflittuale perché ho iniziato a farlo e per sei anni mi vergognavo di quello che scrivevo. Poi ho ripreso, poi ho rimollato, ho provato a fare il deejay, ho provato a fare altre cose…però devo riconoscerti il merito di avermi aperto gli occhi sulla realtà. Cioè, il rap stava sempre là e io tornavo sempre là. Per me il rap non è mai stato una valvola di sfogo in maniera cosciente, forse da ragazzino. Però ad un certo punto ho iniziato a vivermelo in maniera divertente, mi battevo le mani da solo quando riuscivo a scrivere una rima e lo faccio ancora! Comunque sì, mi è stato vicino. Molte mie canzoni sono un po’ dei promemoria, come dei post-it che scrivo e che lascio lì, che mi servono come reminder, non fosse mai che me li dimentico!

Siamo arrivati alle tre domande tipo di Hano.it! Angolo della puttHana : vendici il disco!

Ragazzi, questo disco è qualcosa che sicuramente non avete mai sentito. Perché non lo avete fatto ancora non lo so, perché magari può essere la cosa che vi piacerà di più nella vita o anche quella che vi farà più schifo…però ve lo dovete sentire! Quindi, ora fate voi!

Angolo MarzulliHano : sei più Michel, Mudimbi o Michel Mudimbi?

Vi devo far vedere la carta d’identità? Michel Mudimbi, dai, questa era facile, almeno per me!

Angolo della sHampista! Regalaci un pettegolezzo!

Calcola che mia madre non sapeva che la copertina fosse quella foto lì finché non ho stampato l’album. Quindi l’ho tenuto nascosto a mia madre in ogni modo. Lei sapeva solo che eravamo andati sui giornali per la faccia di un bambino perché lei aveva visto solo il fumetto e il cd dove c’è praticamente disegnata la copertina. Mia madre pensava che fosse quella la cover. Quando gliel’ho fatta vedere, ti giuro, le è venuto un mezzo ictus e c’ho ancora il video di quel momento! ‘sta cosa me la devo gioca’ sui social!

Ti lascio le ultime righe per aggiungere tutto quello che vuoi!

L’unica cosa che voglio dire e che va detto è il discorso dei live, visto che ne abbiamo parlato poco. Non vorrei dirmelo da solo ma ti riporto quello che mi dicono. Il live è veramente il mio punto di forza perché capita spesso che un artista ti dà poco rispetto a quello che ti aspetti. Io invece ti porto qualcosa di diverso dal mio disco. C’è tutto quello che creo sul palco, dal punto di vista della scenografia, dell’interazione col pubblico, dall’energia che ti faccio arrivare, anche dal punto di vista fisico, è un qualcosa che mi dispiace di non potermelo vivere da fuori. A volte lo vedo dai video e rimango basito pensando “ma pensa che energia che arriva quando stai lì“. Di questa cosa me ne accorgo soprattutto quando canto con un pubblico che non è lì per me, come successo all’apertura di Samuel all’Alcatraz. Il pubblico non era pronto alla mia musica e invece quando me ne sono andato mi hanno battuto le mani. E molti mi hanno conosciuto anche in quell’occasione. Perciò per me il live è veramente importante e mi piace tanto farlo. Mi sto rendendo conto che inizio a vivermelo sia come musicista o come rapper sia come one man show. Tanto tempo fa ho detto a mia madre, dopo aver tenuto banco col pubblico con un po’ di battute, che ho iniziato a capire cosa prova Brignano quando sta sul palco. Quindi venite ai live perché sicuramente succederà qualcosa di figo.

Che poi sei in tour in questo momento?

Sì, ci siamo fermati questo mese perché vogliamo ampliare i live, aggiungere canzoni, cantare su produzioni inedite…visto che io soffro la noia e voglio ripartire forte il 23 che siamo a Brescia. A Roma mi ha fatto i complimenti anche la DPG che era lì al locale dove suonavo a festeggiare l’uscita di Twins. E mi ha fatto molto piacere! Fosse per me non mi fermerei mai fino al prossimo album.

E quando esce il prossimo album?

Mi sto già guardando intorno poi le idee ci sono sempre visto che ho gli occhi, le cose le vedo e gli spunti non mancano mai. Comunque ‘Michel’ è uscito a Marzo e c’è molto succo ancora da spremere. Però non mi piace fare le cose di fretta e iniziare ad entrare nell’ottica del prossimo album, è cosa buona e giusta. Però quando uscirà effettivamente non lo sa ancora nessuno.

 

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