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Il rap è un genere di strada che viene dalla strada e racconta la strada, questo lo sappiamo tutti, questo è uno dei pregi del rap e oggi più che mai il rap è esattamente dove avrebbe sempre dovuto essere: nelle strade, nelle scuole, tra la gente, tra i ragazzini e i bambini che stanno crescendo ascoltando questo genere musicale e che vedono nel rap un modo per togliersi dalla strada.

Molti di noi, me compresa, non conoscono la strada, non ne capiscono le dinamiche, non sanno cosa voglia dire vivere in strada, cosa significhi non avere soldi per la cena, cosa sia quella voglia incredibile di rivalsa, di farcela, di guadagnare, di togliersi dalla strada. Molti, invece, non hanno avuto la stessa mia fortuna, molti hanno un passato o un presente di strada, di quartiere, di periferia, molti ce l’hanno fatta, hanno svoltato, hanno avuto successo tramite la musica e oggi possono vivere della loro passione e sono sicuramente di esempio a quelli che ancora vivono la strada.

Oggi, forse più che mai, il rap o la trap rappresentano una via di fuga dalla vita di strada, un modo per chi ha talento di avere un’opportunità nella musica, di poter vivere un giorno trasformando la propria passione in lavoro.

Uno degli artisti più importanti della scena rap italiana è sicuramente l’indiscusso King del Rap, Marracash, che oltre a vantare il consenso del pubblico, vanta anche quello unanime dei suoi colleghi.

Marracash ha da poco festeggiato i 9 anni dall’uscita di “Marracash”, il suo primo disco pubblicato per Universal Music. Ricordo ancora la prima volta che su MTV vidi il video della ormai storica “Badabum Cha Cha” e ne rimasi completamente affascinata e rapita, il rapper in questione, all’epoca un poco conosciuto per me Marracash, aveva portato gli elefanti nel suo quartiere, nella sua ormai storica Barona. Una cosa che fino a quel momento non avevo mai visto prima, ricordo che da lì sono corsa alle Messaggerie Musicali in Corso Vittorio Emanuele a Milano a comprarmi il suo disco, disco che oggi, a distanza di ben 9 anni resta sempre uno dei miei preferiti della sua intera discografia. Il testo di “Badabum Cha Cha” è una denuncia sociale di chi racconta la sua realtà, la realtà del suo Paese con la sola voglia di rivalsa “zio vestito male perché io ho la fame, quella mia, di mio nonno e quella di mio padre… i poveri almeno ti ordinano cosa fare, i ricchi invece loro usano il plurale”. Questo per me è il rap allo stato puro e da lì in poi ogni testo di Marracash è stato un crescendo, in ogni sua strofa è sempre riuscito ad esprimere al meglio la vera essenza del rap diventando l’unico vero e indiscusso poeta di strada.

Marra è un poeta, un poeta di strada che racconta la strada, dotato di un modo di scrivere unico, di una scrittura tagliente, precisa, acuta, metaforica, è un poeta moderno che scrive poesie che raccontano storie di vita vera e che riesce a descrivere la realtà come nessun altro, del resto è “un mezzo genio ma nessuno lo sa”.

A tal proposito mi hanno molto colpita e trovata d’accordo le parole che Paola Zukar gli dedica nel suo libro “Rap Una storia italiana”:

..brani come Chiedi alla Polvere, Nuovo Papa e Popolare dimostravano una voglia di eccellere ed emergere fuori dalla norma. Non si perdevano mai dietro ai cliché, ma sorprendevano per spessore e profondità pur trattando temi vicini alla strada e alle sue regole spesso brutali e spigolose. Il linguaggio di Marracash era immediato ma tutt’altro che semplice. Marracash ha una tale profondità di scrittura che sorprende a ogni ascolto come fosse il primo: sprazzi di pura genialità che molto spesso sono fortemente sottovalutati dagli ascoltatori. Marracash ha aggiunto a tutto quell’immaginario tangibile di strada e di vita di periferia anche un’aurea magica, filosofica, empatica. Non si compiace di per sé della strada, ma tende a vederla e a descriverla di prima mano attraverso la sua profondità, dandone una chiave di lettura universale, tridimensionale, mai piatta e mai chiusa nei propri confini. Marracash è anche l’autore della migliore strofa in featuring della storia del rap italiano. Vi basterà ascoltare a tal proposito la seconda strofa di “Qualcuno normale” in Controcultura per capire la superiorità di Marracash nella scrittura, nell’aggressività, nella schiettezza, nella perfezione dei giochi di parole mai scontati o inutili. Raccontare le stranezze tutte italiane in questa maniera è un bene prezioso per l’evoluzione della cultura di questo Paese….”

La cosa che mi ha sempre colpito di Marra è il fatto di essere sempre rimasto se stesso, nonostante il successo, nonostante la fama, i soldi, i bei vestiti, i gioielli e di trasmettere questo in tutte le sue rime. Lo spirito di Marra è lo stesso da “Chiedi alla polvere” a “Vendetta”, resta sempre il suo sguardo cinico e pungente sulla realtà e il suo indissolubile legame con la vita di strada e con il suo quartiere, la sua Barona.

Fin dagli esordi, dalle sue prime rime e canzoni, Marra ha sempre parlato della sua Barona, sa da dove viene, sa dov’è arrivato ora e continua a regalarci sorprendenti fotografie del quartiere, della vita, quella vera. Da “Fatti un giro nel quartiere”, remake della canzone degli Articolo 31,alla celebre rima “il principe di Barona e non di Bel Air”, passando per le più recenti di STATUSfuori la Barona dall’euro”, e ancora nel pluripremiato SANTERIAho reso Barona famosa e temuta” e “Barona fra dove sto mi hanno dato la baronia“, Marracash ha sempre dimostrato il suo attaccamento per le sue origini, del resto “sembravo un marocchino, ora sembro un marocchino ricco”.

Ha origini popolari il rapper di Barona, è “siciliano, non va giù in ferie”, ha sempre letto molti libri nonostante sua mamma dicesse “che più leggevo più ero scemo”, eppure quei libri letti hanno fatto di lui il letterato del rap italiano, le sue non possono essere definite solo rime, sono giochi a effetto, metafore composte da vita vissuta e citazioni a libri e film. La sua scrittura l’ha reso anche uno, o forse l’unico rapper, che ottiene il consenso unanime dei suoi colleghi, molti sono quelli che si sono appassionati a questo genere ascoltando Marra, tanti sono quelli che riconoscono in lui una superiorità assoluta rispetto agli altri nella scrittura.

La cosa che mi piace di Marracash, oltre alla sua musica, che amo e ascolto da sempre, è il fatto che nonostante i soldi, il successo e la possibilità di comprare casa in qualsiasi quartiere di Milano, lui abbia deciso di restare lì nella sua Barona, questo trasmette di essere orgoglioso delle sue origini e sicuramente in questo è di esempio, non solo ai ragazzi che vivono in Barona, ma a tutti i ragazzi di tutti i quartieri e i paesini d’Italia.

Mi sono soffermata a guardare gli scatti fotografici che aveva pubblicato sul suo profilo Instagram, all’incirca un mese fa, che ritraevano lui nella sua Barona tra la sua gente, la gente vera, quella comune e l’ho ammirato ancora una volta, ancora di più, perché ha dato a tutti l’ennesima prova che le sue non sono frasi fatte per le canzoni perché il rapper figo deve essere uno di strada, lui è uno dei pochi che racconta la verità, storie di vita vera e lo dimostra sempre, con ogni mezzo e per questo Marracash è uno che non smetterà mai di avere qualcosa da dire e da raccontare. Il 10 giugno scorso eravamo tutti nella sua Barona per il Red Bull Culture Clash, che lui ha presentato in modo eccellente e per me è stata un’emozione vederlo sovrastare il suo quartiere e ho pensato “non sei più solo il principe di Barona, sei l’imperatore indiscusso di Barona e di Milano e l’unico vero KING DEL RAP italiano“.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.