RAP: piatto ricco mi ci ficco
RAP: piatto ricco mi ci ficco
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Oggi tutti fanno il rap, schiacciano rec, sognano il red carpet”, affermazione verissima questa scritta dal Rapper Italiano per eccellenza, ovvero il Fibroga nazionale, ma oltre al fatto che oggi tutti fanno il rap, oggi TUTTI parlano e scrivono di rap.

A tal proposito, l’immagine di copertina è di un quotidiano e risale solo a 2 anni fa, ebbene sì è questo quello che i giornalisti e la maggior parte dei media italiani pensavano a proposito del rap, delle rime che noi siamo abituati a sentire tutti giorni, di quelle rime con cui siamo cresciuti, che abbiamo ascoltato dopo una brutta giornata, o dopo un bel momento, quelle rime che ci accompagnano tutti i giorni e con cui anche oggi molti ragazzini stanno crescendo. Questo è stato per anni, troppi anni, il pensiero comune, questo ha portato l’Italia e i media a schifare il rap e di questo ne sa qualcosa Fabri Fibra quando anni fa lo additavano come colui che osannava nei sui testi Omar e Erika, o i Club Dogo che venivano additati come quelli che promuovevano l’uso di droga nei loro testi. Questo è ed è stato il pensiero comune sul rap per tanti anni, eppure oggi improvvisamente qualcosa è cambiato. Non si può dire che siano cambiati i testi, si parla ancora di droga, figa, spaccio, coltelli, feste, politica…sicuramente è aumentato il numero degli esponenti della scena rap italiana, o forse più semplicemente il rap oggi è di moda e come tale tutti ne devono parlare e chissenefrega dei testi che fino a due anni venivano criticati e guardati con sdegno.

Oggi, sempre più spesso, vedo interviste su giornali non di settore, giornali come Vanity Fair, La Repubblica, Il Messaggero e tanti altri che il rap l’hanno sempre considerato poco e che invece oggi mangiano su questo genere musicale e lo fanno per il semplice motivo che il rap è ormai una moda. Lo fanno perché fa figo dedicare un’esclusiva a Fred De Palma che parla del suo ultimo disco (e no non lo dico perché mi rode visto che Hanglover lo ascolto da più di un mese), lo dico perché ora il rap è il piatto ricco dove tutti si ficcano a mangiare. Ma dov’erano tutti questi giornalisti prima? Dov’erano tutte queste testate quando Fabri Fibra, i Club Dogo, Mondo Marcio o Marracash sono usciti con i loro primi album? Dov’erano quando neanche le radio volevano passare i loro pezzi? Dov’erano quando per leggere qualcosa sull’Hip-Hop dovevo andare in Duomo a Milano e comprare Aelle a 5mila lire? Dov’erano quando ci dovevamo sintonizzare su Rin (Radio Italia Network) condotto da Bus per ascoltare le hit di Fabri Fibra? Dov’erano quando molti di noi dovevano fare i km per trovare una cassetta o un cd di un’artista rap?

Non c’erano, non c’era nessuno, il rap era il genere di nicchia, era quello da schifare, da non ascoltare, da non passare in radio, da non invitare in televisione, guai a dedicare la copertina di un giornale o un articolo a un rapper. Abbiamo dovuto aspettare più di un’intera decade per far sì che finalmente anche la stampa, le radio e le televisioni si accorgessero del rap. Oggi se ne sono accorti, oggi i rapper sono in tv, sono sulle passerelle della Settimana della Moda, sono nelle radio, gli si dedicano copertine sui giornali e interviste a doppia pagina. Da una parte sono felice di questo, sono felice che FINALMENTE il rap italiano si stia conquistando il posto che merita al pari di tutti gli altri generi musicali, sono felice di vedere le nuove generazioni crescere con il rap, sono felice di sapere che oggi anche le signore di una certa età cantino Pamplona (nonostante molti pensino sia un pezzo dei The Giornalisti e non di Fabri Fibra) o riconoscano Ghali, sono felice che il rap sia così vivo come non lo è mai stato prima. Dall’altra parte, però, è l’ennesima prova che noi italiani andiamo dove tira il vento, che molti stanno seguendo e parlando di rap solo perché è una moda, che non ne conoscono le origini e gli antefatti, che non conoscono la storia di questo genere musicale, ma che stanno proprio approfittando di questo boom del rap per fare views, per vendere più copie, perché lo fanno tutti e devono farlo anche loro, perché è il rap oggi il piatto ricco in Italia dal quale tutti devono mangiare.

Non c’è giorno ormai in cui non si legga di un rapper su un giornale o non si veda un rapper in televisione, ed è la prima volta che accade. Questo è sicuramente il momento d’oro per il rap e per tutti quelli che, approfittando di questo, riescono a fare cash, anche se spesso chi ne parla non lo fa con cognizione di causa, ma cosa importa? L’importante è che se ne parli, no?

Di certo è uno scambio reciproco, fa comodo alle testate parlare di rap, tanto quanto ai rapper avere un’intervista su un giornale importante, ma quello che mi lascia perplessa è la mia convinzione che nonostante tutto l’Italia non abbia ancora accettato il rap, che lo stia facendo passivamente, che stia solo cavalcando l’onda del momento, ma che in fondo non lo vuole per quello che è realmente.

Siamo il Paese delle mode, siamo il Paese che va dove tira il vento, siamo quelli che apriamo una pagina Facebook solo per scrivere insulti sotto ogni post, siamo quelli che ci compriamo i jeans a vita alta anche se ci stanno malissimo e siamo quelli che dobbiamo parlare di rap anche se non ne sappiamo nulla, ma solo perché fa figo farlo.

Aprire internet, un giornale, accendere la radio, la televisione e vedere e sentire il rap, non posso nascondere che mi riempia di gioia, sono felice per gli artisti come Fred De Palma, Shade, Achille Lauro e tutti gli altri che si stanno prendendo una fetta più ampia di pubblico, che hanno l’opportunità, attraverso questi mezzi di comunicazione, di farsi conoscere e di far conoscere la loro musica e le loro persone, sono felice che poi molti, magari dopo averli visti in tv, vadano a cercare i loro video su YouTube e si appassionino a quello che fanno, sono un po’ meno felice di vedere che chi sta dall’altra parte, non li invita e non scrive di loro perché realmente sono appassionati della loro musica, ma solo perché fa figo. E sono meno felice di vedere che ancora oggi il rapper venga associato al gesto con le corna reso celebre all’inizio degli anni ’90 da Jovanotti e che vengano presi come “fenomeni da circo”, piuttosto che come artisti bravi tanto quanto Tiziano Ferro o Marco Mengoni.

Non so cosa aspettarmi dal futuro, non so se tra qualche anno questa moda del rap finirà e con loro anche tutte le apparizioni mediatiche dei rapper italiani, non so se si ritornerà al punto di partenza e se sopra il rap si spegneranno di nuovo i riflettori, spero di no, spero che chi ne parla, ne scrive, chi li invita nelle trasmissioni televisive abbia con il passare del tempo sempre più cognizione di causa e sempre più passione per questo genere musicale e spero di no perché immagino l’emozione e la soddisfazione per un ragazzo come Fred De Palma che si ritrova un’intervista su Vanity Fair o per uno come Shade che va a Sarabanda e dissa l’uomo gatto in diretta, o ancora Ghali che vede la sua faccia sul Duomo di Milano, o Sfera Ebbasta che sfila per Marcelo Burlon. Penso all’emozione che provano questi ragazzi, che si stanno conquistando e stanno assaporando il successo e che lo hanno fatto con tanti sacrifici, gavetta, porte in faccia e spero che il sipario mediatico non cali mai su di loro.

Ora aspetto Madman alla Prova del Cuoco con Antonella Clerici a cucinare le cime di Rap.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.