Quando sorride Fabri Fibra
Quando sorride Fabri Fibra
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Nelle ultime settimane di Fabri Fibra ha parlato chiunque. Vuoi il nuovo album, vuoi che “Pamplona” coi The Giornalisti è una hit o vuoi che nella musica italiana succede così poco che non appena un artista degno di questo nome si palesa all’orizzonte è comprensibile un briciolo di entusiasmo.

Per intenderci siamo passati da Gabbani a Fabri Fibra, che è un pò come uscire con Agnese Renzi al Venerdì e con Maria Sharapova alla domenica.

In tanti si sono concentrati sul disco, sulle canzoni e sui featuring. Il fatto è che non penso ci sia nulla di più inutile di persone che, dall’alto di un grandissimo nulla, pretendono di spiegare ad altre persone cosa devono trovare o leggere tra le righe di una canzone. Le recensioni dei dischi sono utili come un audio-libro che ti spiega cosa si prova scopando. Vai a scopare e scoprilo, vai al negozio e comprati il disco.

Quello che mi ha colpito di questo nuovo capitolo della carriera del buon Fabri è un qualcosa che con la musica ha poco a che fare. Ero sul divano di casa mia l’altra sera e credo che, tanto per cambiare, stessi sbriciolando un panino prosciutto e cheddar sulla moquette del mio salotto. La riproduzione automatica di Youtube mi ha portato sull’intervista di Fabri Fibra da Cattelan che, tra parentesi, si conferma la miglior alternativa ariana a Carlo Conti. Fabri Fibra sorride, ed è un sorriso bellissimo.

Ecco, direte voi, pure Diego è diventato frocio. No, a malincuore la fica continua a piacermi. La seconda reazione possibile è un “eh sticazzi, sorride. quindi?”, anche questa altrettanto comprensibile se non si è osservato da vicino Fabri come ha fatto il sottoscritto negli ultimi anni.

Fabri mi è sempre sembrato una persona dalla grande intelligenza e di una sensibilità davvero fuori dal comune. Questi elementi, emergono in ogni singola intervista rilasciata nel corso di questi 10 anni, ma il punto è un altro. Il fatto è che se le sue capacità artistiche e la sua intelligenza non sono mai state messe in discussione, guardare le sue interviste mi lasciavano sempre un senso di profonda inquietudine. Mai un sorriso e costantemente in apparente disagio, nonostante l’intelligenza e la profondità delle affermazioni ostentasse sicurezza per lui. Incarnazione vivente di quel concetto, falso ma sensualmente molto credibile, che chi è capace di provare emozioni troppo forti è destinato all’infelicità.

I saggi dicono che la felicità sia qualcosa che si trova alla fine di un lungo percorso fatto di insidie e dubbi. Quante volte ce lo siamo sentiti dire nella nostra vita? Quante volte abbiamo però pensato che fosse la pillolina di sto cazzo per addolcire l’amarissima sensazione che la felicità sia un qualcosa precluso ad un certo tipo di persone? Non so voi a me moltissime.

Poi però guardi Fabri Fibra, la sua carriera e come, nel corso di quest’ultima, sia riuscito ad abbandonare il fardello dell’essere il fantastico artista incazzato socio-psicopatico.

Vederlo ridere è una speranza per tutti quelli che fanno fatica a vederla quella felicità alla fine del viaggio.

Continua a sorridere Fabri, ci ricordi che forse ci potremo finire tutti a sorridere da Cattelan un giorno.

Anche se fuori syncro, voglio riproporvela.

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.