Loading...

E’ tornato il Disagio. La sensazione? No, quella non se ne è mai andata e mai se ne andrà. Stiamo parlando della nuova collezione di Disagio Clothing, uno degli street brand che più ci appassiona e che anche questa volta, grazie allo spirito intraprendente del proprio creatore Paolo Palmeri, è riuscito ad alzare l’asticella così tanto che anche Fedez riuscirebbe a guardare la Ferragni negli occhi. Il tutto, come in perfetta tradizione Disagio, è stato celebrato tramite il consueto release-party che si tiene al Disagio Store di Torino al lancio di ogni nuova collezione.

Nulla di nuovo? Mmm…più o meno. Se non fosse che testimonial dell’evento fosse niente popò di meno che lui, il Re dei Re: sua maestà Guè Pequeno.

Pensare che c’è mancato poco che non succedesse, stando alle parole di Paolo, si scopre che Guè non era stata neppure la prima opzione.

A dire la verità avevo contattato prima Tedua e Rkomi. Non perchè mi piacessero di più, ma perchè non avrei assolutamente pensato che Guè potesse accettare e si dimostrasse così disponibile. Poi quando i primi due mi sono sembrati poco entusiasti della cosa mi sono fatto coraggio e ho puntato al colpaccio. È andata bene“.

Ospite anche uno degli artisti che ha sposato sin da subito la causa del Disagio: Shade. È stato proprio un suo showcase/freestyle ad aprire l’evento. Da segnalarsi anche un super dissing alla Dark Polo nel momento in cui dalle casse dell’hi-fi è partita la base di “Sportswear“.

Quando ho sentito questa base mi è piaciuta e non volevo andasse sprecata“.

Che altro dire? La collezione è superfresh come sempre e vi invitiamo caldamente farvi un giro su www.disagioclothing.com per tastare con mano.

Hano loves Disagio.

Diego Carluccio

Lascia un commento

Loading...
Condividi
Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.