Lazza
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Dopo tanta attesa, finalmente il 14 aprile scorso è uscito Zzala, il primo album ufficiale di Lazza prodotto da 333Mob e distribuito da Sony Music.

11 tracce che uniscono giri di pianoforte suonati da lui stesso e sonorità crude tipiche della trap di cui Lazza è sicuramente uno degli esponenti di spicco.
Nel disco Lazza parla di sè, della sua vita privata, della sua voglia di rivalsa e conquista, si mette in gioco usando rime accattivanti e vivaci e un flow deciso ma nello stesso tempo fresco e originale, il tutto accompagnato da ritornelli che entrano e picchiano in testa quasi come a fotterti il cervello.

Silenzio” è sicuramenete una della mie tracce preferite, è l’utlima traccia, quella per la quale secondo me vale la pena ascoltare tutto il disco, è un pezzo che ascoltandolo e riascoltandolo mi fa letteralmente venire la pelle d’oca per l’intensità del testo e la profondità delle rime che non mi sarei mai aspettata di sentire rappare da un ragazzo di soli 22 anni.

Lazza è sicuramente riuscito in questo disco a trovare il giusto compromesso tra stile e contenuto, tra pezzi più “ignoranti” e crudi e altri più introspettivi, tutti accompagnati da un flow impeccabile che lo rende da subito perfettamente riconoscibile.

Avevo avuto occasione di ascoltarlo live quando a dicembre aveva aperto il concerto di Salmo al Fabrique di Milano e di ascoltare in anteprima “Mob” all’evento Nike di marzo e ho subito pensato “questo ragazzo spacca“, vederlo sul palco quella sera, insieme a due mostri sacri del rap italiano come Salmo e Nitro, non solo mi ha fatto pensare che ha un flow pazzesco, ma anche che, nonostante la sua giovane età, sa tenere perfettamente il palco e sa condividerlo alla grande anche con due rapper sicuramente più esperti di lui.

Ho avuto modo di incontrare Lazza l’altro pomeriggio negli uffici di Machete e, dopo esserci fumati una sigaretta insieme, gli ho proposto un’intervista un po’ atipica, ho voluto che fosse lui a raccontarmi il suo disco e a far emergere quello che rappresenta per lui e la sua personalità. Ci ritroviamo seduti uno di fronte all’altro nello studio di produzione della Machete e già nelle mia testa riecheggiano alcune delle strofe che ho sentito in “Zzala” “voglio solo il lusso più sfrenato, non mi sono accontentato di quel tre stelle frà, per te io sono un libro aperto ma tra qualche tempo sarò un best seller“, “vorrei farlo da Kanye, tu puoi farlo da cane, faccio un pezzo con Dio e ci son solo io“, “io so interpretare il linguaggio dei segni che poi conta quello dei sogni, guardandoti zitta che fissi la borsa che è in vetrina“, “non ho perso la famee spero che ti basti ma per fare sto salto frà ci salto i pasti“.

Parlami del tuo disco, dimmi perchè lo devo comprare e ascoltare…

“Boh, perchè…è una bella domanda questa, sai che mi hai già spiazzato completamente? Perchè dovresti comprare il mio disco..difficile dirlo..sicuramente perchè mi sono impegnato a farlo per farlo arrivare a qualcuno. In primis l’ho fatto perchè volevo avere un disco mio, volevo dire che sono riuscito a far partire un progetto e portarlo alla fine e credo sia un bel lavoro, poi per carità, è soggettivo, non devo dirlo io che è un bel lavoro però se c’è qualcuno appassionato del genere penso che gli possa piacere”.

Però hai solo un featuring, che spacca tra l’altro, perchè questa scelta di farne solo uno? Uno solo ma con Salmo e Nitro, che non sono di certo gli ultimi arrivati..

“Esatto, sono più l’ultimo arrivato io di loro due se vogliamo metterla così ahaha… In realtà non doveva neanche esserci un featuring, non eravamo partiti con l’idea di avere un featuring anche perchè i tempi erano strettissimi. Ti dico, io ho visto Mauri e Nicola molto presi bene nei miei confronti, anzi ne approfitto per ringraziarli perchè sono stati veramente bravissimi, hanno fatto un lavoro della madonna, nel senso che hanno fatto due strofe pazzesche. Salmo ha fatto una roba anche a livello di beat che è fighissima, abbiamo fatto un pezzo di controtendenza rispetto a quello che sta andando adesso e di un livello incredibile e sono stati bravissimi anche nel riuscire a portare il lavoro a termine nei tempi che avevamo. Salmo mi ha mostrato un gran cuore da subito, così come Nitro e il giorno che io ho deciso di prendere il telefono e dirgli “senti frate io te la butto lì, ma hai voglia di fare una strofa?”, lui mi ha risposto “ma scherzi? Volentieri!” e io in tre giorni avevo la sua strofa e il suo beat. A Nitro avevo chiesto il featuring ma lui era impegnato giustamente per cose sue, poi ha sentito il beat e ha deciso di buttarci una strofa. Il pezzo è nato proprio così, in modo spontaneo ed è venuto bene, siamo contenti, poi Salmo ha voluto fare il video e siamo andati a Londra perchè lui aveva la data il giorno dopo del tour europeo e abbiamo girato il video. Sono molto contento perchè diciamo che sono due persone che non erano tenute a fare quello che poi hanno fatto per me e le ringrazio di brutto proprio perchè hanno voluto prestare la loro immagine a una cosa che potevano anche non fare, poteva anche non interessargli, alla fine io per loro fino a sei mesi fa chi ero? Invece sono stati subito presi bene nei miei confronti, Salmo mi ha fatto aprire la sua data a Milano, poi col disco mi è stato vicino e ho notato proprio un affetto da parte sua nei miei confronti. E ti dico un po’ mi stupisce, perchè Salmo anche quando fa quei video un po’ cazzoni sui social in cui dice smettetela con l’autotune e cose del genere, io comunque sono più vicino a quella realtà lì”.

E’ anche forse una questione generazionale, ovviamente avete una decina d’anni di differenza e tu fai sicuramente rap in un altro modo utilizzando gli strumenti che avete a disposizione oggi

“Certo, lui fa veramente i rullanti dei beat con gli spaghetti, lui riesce a fare musica con tutto, io uso il computer”.

Poi alla fine il risultato è ottimo, il disco è ottimo, a me è piaciuto molto. Tieni presente che io sono ancora più vecchia di Salmo e sono legata a un certo modo di fare rap, tipo quello di Salmo, Fabri Fibra, Marracash, i Club Dogo perchè sono cresciuta con loro e aprirmi a te che stai facendo rap oggi, devo dirti che sei stata una bella scoperta e che mi piace molto il tuo modo di fare musica e che il tuo disco è davvero figo!

“Grazie di questo ti ringrazio proprio tanto! Sai, io credo che questa cosa da un certo punto di vista sia anche giusta, che le persone un po’ più grandi di noi ci apprezzino, poi per carità c’è chi lo fa bene, chi lo fa male, è sempre soggettiva questa cosa, perchè tu magari puoi pensare che io sia bravo, un’altra persona della tua età che segue le tue stesse robe può dire “guarda quello scemo che cazzo fa“. Però a un certo punto, secondo me, se si è maturi di testa, bisogna anche essere riconoscenti a noi giovani che portiamo avanti sta cosa e un domani lo saremo noi nei confronti di qualcun altro. Io non ho paura a dire questa cosa, ci sono già ragazzi più piccoli di me, persone del ’97, ’98 che fanno dei numeroni, come Capo Plaza e Zuno che è forte e io spero che arrivi a fare i numeri di Capo Plaza anche perchè è in casa e se li fa uno in casa mia sono molto più contento, ma sicuramente uno come Capo Plaza darà del filo da torcere a molti e io sono contento di brutto di questa cosa perchè c’è della gente che ha lo stesso interesse di persone magari più grandi, come appunto Marracash, Emis Killa, Salmo, Guè Pequeno, i Club Dogo… è figo e spero che si arrivi a capire questa cosa, perchè se dopo quella generazione, la cosa si fosse fermata, questo genere sarebbe morto, invece nonostante ci sia gente che dice che l’hip-hop è morto, io credo che l’hip-hop non sia mai stato più vivo di così”.

In questo sono assolutamente d’accordo con te! Parlami del tuo collettivo, il 333 Mob, com’è nata l’idea?

“Io conosco Low Kidd da tanti anni, da prima di entrare in Blocco, guarda il mio collettivo sono i numeri uno! Prima di tutto sono grandi persone, prima di essere grandi artisti, sono persone di cuore, di cui ci si può fidare, sono persone che, se anche fuori dal lavoro ho problema, so che sono da me in tempo zero. Presi, invece, dal punto di vista lavorativo, sono persone che sanno lavorare, che hanno testa in tutto, cioè finito il pezzo, sappiamo già come esce il video, se decidiamo di fare il video. Ignazio ha un cervello a 360° su tutto, Low Kidd penso sia il produttore più forte del mondo. Tempo fa ho fatto uno stato dove dicevo “Kidd > Metro Boomin” e mi sono preso degli insulti mica da ridere, ma io lo credo veramente, lui secondo me sa fare tutto”.

Tu sei sempre a contatto con altri artisti, ovviamente siete amici e come dicevi prima una grande famiglia, però poi alla fine quando escono i dischi siete competitor, come vivi questa cosa? Quando doveva uscire il tuo disco, tu avevi paura?

“Il fattore ansia c’è sempre, c’è sempre la paura che non piaccia, però guarda a sto giro sono andato anche abbastanza tranquillo perchè avevo in un certo senso anche rotto i coglioni, la gente voleva questo disco, poi a volte passa anche quella cosa che vuoi fare l’artista arrivato, che te la meni e fai uscire un disco ogni tot. Io non ho fatto uscire un disco non tanto perchè volevo menarmela, ma perchè sono uno che ci tiene molto a quello che fa e non avrei mai fatto uscire un prodotto finchè non ne sarei stato convinto al 100% e finchè non sarebbe stato impeccabile. Quando sono arrivato ad avere la sicurezza di avere un disco che potesse arrivare alle orecchie della gente e non rimanere in studio, abbiamo deciso di farlo uscire. Questa cosa è stata possibile grazie a Slait e a Kidd e alle persone che ci sono qua dentro, quindi ad Antonio Zappadu che ha curato tutta la direzione artistica dei miei video, a Nitro e Salmo che hanno contribuito a dare hype alla cosa, a Hell Raton che ci ha dedicato del tempo e a tutte le persone che lavorano con me. Da questo disco in poi me la sto prorpio vivendo bene, non ti parlo dal punto di vista economico, ti parlo a livello emotivo, sto lavorando tanto ma al contempo sono rilassato e sono contento di quello che faccio. Oggi sto facendo tre interviste e non mi pesa, anzi, sono contento di brutto e mi fa piacere che ci siano delle persone che vengono qua a parlare con me”.

Prima mi hai raccontato di come è nata la canzone con Salmo e Nitro, come nasce un tuo pezzo? Ad esempio com’è nato “Zzala”?

Zzala è nato in modo molto semplice, Low Kidd ha fatto un beat e io ci ho scritto sopra. E’ finito a pezzi perchè ci mancava il ritornello, avevo abbozzato un ritornello ma non mi piaceva e il giorno dopo l’ho chiuso. Avevo le due strofe e già giravano poi il giorno dopo sono venuto a chiudere il ritornello e funzionava. Fa un disastro quel pezzo live, l’abbiamo già fatto due o tre volte e lo sanno tutti, mi sono reso conto che la prima volta che ho cantato l’intro, quando non era ancora uscito il disco, ma era uscito solo il video dell’intro, siamo andati a un festival in Svizzera, il Raplike, da un miliardo di persone, e c’era tutta la sala che appena è partito l’intro, già lo cantava. Adesso sto salendo con l’intro con questa modalità: lascio cantare la prima parte, quella suonata con il piano, alla gente, poi sul drop salgo e mi sono accorto che la gente lo cantava di brutto, il pezzo era uscito da due giorni eppure lo sapevano già tutti”.

Cosa porterai ai tuoi live oltre alla musica? Che valore aggiunto darai?

“Sarebbe figo portare un pianoforte però credo sia veramente infattibile, anche perchè ho già provato a suonare il piano e rapparci sopra e non è per niente facile. Per quanto riguarda il valore aggiunto, sto cercando di portare questa idea di gruppo, nel senso che io voglio andare con la squadra sul palco come fanno gli americani che salgono sul palco in 50 e questa cosa secondo me in Italia un po’ manca. Sarebbe bello avere tre microfoni, artista, dj, spalla, che poi io la spalla non ce l’ho, ogni tanto mi porto Zuno, ma siccome credo sia riduttivo fargli fare soltanto le doppie, ne approfitto per farmele fare, ma in realtà quello che mi importa è fargli cantare un paio di pezzi per farlo conoscere un po’ anche dal mio pubblico”.

Quindi la tua idea sarebbe simile a quello che abbiamo visto all’evento di Nike?

“Brava, esatto, proprio così, ma come poi in realtà facciamo spesso. Io su “Maleducati” di solito mi porto sempre un po’ di gente e la faccio salire tutta sul palco, addirittura mi lancio quando faccio quel pezzo, a Brescia, al Lattepiù, abbiamo fatto sold out e mi sono buttato per la prima volta dal palco, è stato fighissimo. Sai, mi sentivo proprio come un ragazzino di 15 anni che ha scoperto sta cosa da una settimana, è stato proprio bello, proprio una bella sensazione, poi la gente è lì per te, non è lì per caso, è lì per te e quindi è ancora più figo”.

Mi hai detto che nel disco non avrebbero dovuto esserci featuring, ma ci sarebbe qualcuno con cui vorresti collaborare?

“Per il mio pallino dell’esuberanza, forse Guè, o Marra, sono fan di tutti e due perchè Marra sicuramente, a livello di scrittura, ha dato da sempre nel culo a tutti, Guè perchè ha quella spocchia incredibile, molte volte mi scrivono “mi ricordi Guè“, sicuramente l’ho ascoltato tanto e magari inconsapevolmente ho preso qualcosina da lui, quindi sicuramente mi piacerebbe lavorare con loro due. Se te ne dovessi dire uno americano, staremmo qui fino a domani, però sono molto fan di South Side, mi piace la sua musica, è molto tamarra, io e Kidd siamo suoi fan ed è un po’ quello a cui puntiamo noi. Non so se hai visto il freestyle che ho fatto per Sto magazine, si ispira tantissimo a lui, crudo, ricalco di voce uguale della strofa, piazzato magari una terza sotto che sembra che hai la voce mezza demoniaca, lui fa ste cose. Poi mi piacciono molto Travis Scott e A$ap Ferg, che mi ricorda molto il nuovo Dirty Bastard, perchè azzarda, strilla, urla e non te lo aspetti mai. A volte quando sento un suo beat dico “io lo prenderei così, chissà se lui lo prende così” e riesce sempre a prenderlo in una maniera diversa da quella che pensavo io, non mi aspetto mai cosa fa Ferg, per questo mi piace, perchè mi stupisce sempre”.

Come mai è finita con la Blocco e in che rapporti sei con loro?

“E’ finita perchè io avevo bisogno dello spazio che volevo, nel senso che non è mai facile stare in mezzo a una realtà dove c’è un main sopra di te, specialmente se c’è un manager solo che giustamente deve stare dietro all’artista principale perchè girano più soldi chiaramente. Ma non è solo questo il motivo, Emis Killa è uno veramente impegnato tutto il giorno, figurati che aveva il disco di mezzo, gli impegni di Sky, The Voice e tantissimi altri impegni, e io avevo bisogno che le mie cose uscissero con costanza, anche un video al mese, e poi mi sarei gestito con le possibilità che avevo, che sicuramente non sarebbero state quelle che ho adesso. Ero un po’ buttato all’arrembaggio, mi sono staccato e ovviamente non avrei più avuto il loro appoggio, non ci siamo lasciati in malo modo, non ci sentiamo tanto ma nessuno si è dissato nè niente di tutto questo. Di sicuro non ho lasciato la Blocco con il culo parato, ho avuto la fortuna che in seguito Ignazio mi ha fatto questa proposta, tra la altre che mi avevano fatto e che non avevo preso in considerazione, e mi sono trovato bene perchè conoscevo già come lavora Kidd perchè ci avevo già lavorato prima di entrare in Blocco, ma sfortunatamente non era mai uscito nulla e ti dico per fortuna che mi è arrivata questa proposta, perchè altro che culo parato, abbiamo fatto tutto in tempo record”.

Quanto hai lavorato al disco?

“Tanto in poco tempo, stavo in studio fino alle 4/5 di mattina e alle 9/10 ero di nuovo qui. Ci ho lavorato tanto, l’ho chiuso in un mese e mezzo e mi sono dato parecchio da fare. Fai conto che mi avevano bocciato alla patente, dovevo ridare l’esame e non ho avuto il tempo di ridarlo ancora, lo darò questo mese, perchè da febbraio a quando è uscito il disco non ci siamo fermati un attimo, perchè poi in mezzo avevo anche date già chiuse. Dopo che è uscito il primo singolo, hanno iniziato a chiedermi di suonare dappertutto, ho fatto serate a Milano, Torino, in Veneto, a Brescia, in Svizzera e in altre città. Adesso ho date fino a luglio e poi penso che entreranno date anche dopo”.

L’angolo della PuttHana. Perchè dovremmo venire a vederti live?

“Perchè sono bellissimo ahahaha. No perchè io sono bellissimo e perchè c’è Low Kidd in consolle che è ancora più bellissimo”.

L’angolo della SHanpista

“Fammici pensare… figure di merda ne faccio tantissime, anzi, cerco sempre di stare il più zitto possibile perchè se no faccio figure di merda… Ci penso due minuti e te lo dico… Ecco, a una data che abbiamo fatto, non mi ricordo esattamente dove, forse a Cantù, è successo che non c’era il bagno nel backstage e ho passato tutta la serata a pisciare nei bicchieri della vodka e poi li mettevo lì con la cannuccia, ahahaha da infame proprio”.

L’angolo MarzulliHano.

“-Lazza dove sarai tra 10 anni?
– Spero non al Mc Donald o in qualche call center, spero su un palco bello pieno”.

Ci sono un paio di aneddoti che in questa chiacchierata con Lazza mi hanno fatto ridere e mi hanno lasciata piacevolmente sorpresa nel conoscerlo. Sicuramente la sua spontaneità e quasi ingenuità nel rapportarsi a un’intervista, il suo essere timido e umile nel parlare di sè e dei suoi colleghi, il suo essere estremamente educato nonostante canti “Maleducati” e la sua simpatia che in parecchie occasioni ci ha fatto scappare una risata e il suo stupore e la sua emozione nel dirmi “c’era tanta gente, cantavano la mia canzone, la sapevano già tutta, non erano lì a caso, erano lì per me“.

Gli aneddoti sono anche abbastanza divertenti, appena ci siamo visti, mi ha chiesto di provare i miei occhiali (un paio di occhiali grossi e bianchi assolutamente scrausi di Zara) e mi ha detto “a me piace molto Zara, compro tutto lì“, verso la fine dell’intervista gli si è scollata la suola delle Nike ed era veramente dispiaciuto come un bambino a cui si è appena rotto il gioco nuovo e i selfie e il video che ha chiesto di farsi dal mio telefono per salutare il capo supremo di Hano che da sempre lo segue, ecco Jacopo, tu non lo sai, ma di selfie non te ne sei fatto uno o due ma ben 45!!!! Ahahaha

A parte questo lo ringrazio per la bella chiacchierata e perchè ci sono dei ragazzi come lui che con spontaneità, educazione, umiltà, simpatia, duro lavoro e indiscutibile talento e bravura portano avanti il rap nel nostro paese.

“…Delle volte parlo, delle volte meno
Alle volte piango, altre volte tremo
Poche volte saggio, tante volte ingenuo
Il silenzio è oro ma se lo sprechi è zero…”
Silenzio. Lazza. Zzala. 

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.