Paola Zukar Rap Una Storia Italiana
Paola Zukar Rap Una Storia Italiana
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Oggi esiste un pubblico molto giovane che si ritrova una scena fatta e finita e non si chiede molto da dove arriva: qualcuno arriva addirittura a pensare che il rap sia nato qui, in Italia, e anche negli Stati Uniti, la nuova generazione di ascoltatori del rap non si domanda più tanto quali siano le origini di questa musica, chi siano i pionieri… 
In Italia ti rendi conto che il rap va di moda quando senti una pubblicità scema in cui prendono uno e gli fanno fare una specie di rap, come nota di colore..
Non si dovrebbe avere problemi a riconoscere quanto siano state determinanti la caparbietà e le capacità di Fabri Fibra a portare il rap a un pubblico più ampio, qualunque esso fosse..
Dopo il tiepido successo di ‘Turbe giovanili’ (nel 2002, ma anche di tutte le altre interessanti pubblicazioni di quel periodo, tra cui ‘Mi Fist’, 2003, e la collaborazione con Mondo Marcio ne 2004),  Fibra decise, più o meno inconsciamente, che il rap avrebbe avuto bisogno di un suo vero, forte e decisivo Big Bang.
Il pubblico italiano, in generale, andava svegliato dal torpore e dalla sufficienza con cui guardava il confuso rap italiano dei primi anni Duemila con un vero e proprio schiaffone in piena faccia. Presentò ‘Mr. Simpatia’. A rincarare la dose sono arrivati anche altri importantissimi artisti che avevano insito nel loro carisma un’attitudine popolare: Marracash e i Club Dogo. Tutti questi artisti hanno avuto l’incombenza e la capacità di crearsi un pubblico nuovo di zecca, una nuova generazione di appassionati abituati ad ascoltare altro.

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Questo e molto altro è RAP UNA STORIA ITALIANA, il primo libro di Paola Zukar.
Un libro che ho letto tutto d’un fiato, che ho amato dalla prima riga all’ultima, che ho sottolineato come fosse un testo universitario e che mi ha aiutata a capire e conoscere meglio questo genere musicale che da sempre amo e seguo, i suoi protagonisti, le dinamiche del rap game e entrare ancora di più in contatto con la mentalità di quelli che sono i miei artisti preferiti Fabri Fibra e Marracash. Leggendolo ho imparato molto su quelle che sono le origini e i retroscena della scena rap italiana, quando ho visto per la prima volta il video di “Applausi per Fibra” su MTV, di certo non sapevo e ignoravo tutte le difficoltà e tutto quello che c’era dietro. Ammetto che RAP UNA STORIA ITALIANA mi ha aiutata a capire e conoscere ancora meglio l’importanza e il valore di artisti come i Club Dogo e Clementino, questo libro è un viaggio nel rap italiano, scritto in modo autobiografico e assolutamente leggero da leggere, nonostante i contenuti abbiano un certo spessore, valore e intensità, da quella che per me è la regina del rap nostrano, Paola Zukar.

Ho avuto modo di sentire e conoscere Paola e di farle qualche domanda sul suo libro e posso affermare che è una persona umile, disponibile e squisita nonostante il ruolo che ricopre.
Questo libro e il suo modo di porsi agli altri credo possano essere d’esempio e d’aiuto a molti che amano, seguono e fanno rap.

Il tuo libro è molto autobiografico, all’inizio parli di come ti sei avvicinata e appassionata al rap e delle difficoltà che hai incontrato nel corso degli anni. Pensi che per un addetto ai lavori o un aspirante rapper sia più facile entrare in questo mondo oggi o ieri?

“Entrare in contatto con il rap adesso è tutto sommato semplice. Oggi invece è senza dubbio più difficile approfondire: il rap è ovunque, soprattutto dove stanno i ragazzi e cioè sui social. Ma anche a scuola… Ormai tutti hanno un compagno o un vicino di casa che conosce il rap o che vuole tentare un approccio creativo con questo mondo. Rimane invece molto difficile approfondirne i contenuti e avere il tempo per apprezzare e conoscere certe parole, certi suoni, certe citazioni… Questo vale per tutto oggi, non solo per il rap naturalmente. Le canzoni e gli artisti si avvicendano gli uni dopo gli altri ad una velocità incredibile. Restare, oggi, è molto più difficile che arrivare. 

Oggi, qui in Italia, il paradosso del fenomeno rap è che siamo in un Paese che ha accettato il rap suo malgrado, forse per noia o per mancanza di altre novità, ma che in fondo non lo vuole per come è e per come dovrebbe essere..

Pensi sia possibile sdoganare il rap in Italia e farlo capire alla gente? Com’è possibile secondo te che, ad oggi, sia ancora associato nell’immaginario collettivo al gesto con le corna e alle canzoncine da spot pubblicitari?

“Di sicuro negli anni sono stati fatti molti passi avanti e molti canoni del rap e del suo linguaggio sono stati sdoganati. Adesso quando vado in molte radio o televisioni, vedo che molte cose che una volta venivano snobbate o ignorate vengono prese in considerazione e trattate con maggior riguardo. E’ una bella soddisfazione dopo così tanti anni di lavoro di così tanti artisti e professionalità differenti. Talvolta trovi ancora chi tenta l’approccio buffonesco ad un genere che conosce poco, cercando di sminuirlo, ma ti garantisco che sono sempre meno e saranno ancora meno in futuro”.

Parlando dell’underground, hai detto che “é molto coraggioso nei contenuti ma raramente è tanto coraggioso da diventare espansionistico…” cosa pensi degli artisti underground che definiscono commerciali o ancora peggio venduti quelli che poi hanno avuto successo?

“Questa è l’eterna lotta, molto italiana, dell’underground contro il mainstream e viceversa. Nel libro ne ho parlato molto perché credo che questo atteggiamento abbia tanto danneggiato in passato gli artisti di entrambi gli “schieramenti”. Alla fine, penso che oggi la dicotomia sia un po’ superata, con i dovuti distinguo. Inoltre il rap resta un genere estremamente competitivo dove la competizione messa in rima può diventare arte e quindi non si dovrebbe rinunciare a questo aspetto unico ed eccezionale. Alle volte questa competizione è costruttiva ed artistica, altre volte è inutile e sterile”.

Come vedi la nuova scena rap/trap italiana e il boom di artisti giovanissimi usciti in questi ultimi mesi?Ultimamente sembra che tutti possano fare rap e che i rapper siano diventati nell’immaginario dei teenager come i nuovi tronisti. Credi che da qui a 10 anni ci saranno ancora tutti o ci sarà per forza una selezione naturale?

“Il rap oggi va anche di moda… E’ già da diversi decenni che esiste, ma oggi viene percepito da alcuni, superficialmente, come una moda e come tutte le mode si riempie di molti appassionati amatoriali che vedono nel rap una possibilità per diventare famosi, per acquisire fama, cioè l’ossessione di questi anni social. Succede in molti campi, non solo musicali. Chissà in questo momento quanti cuochi si improvvisano chef solo perché cucinare piatti strampalati ti può portare in tv… Credo che sarebbe utile una riflessione su questa urgenza irrefrenabile di diventare famosi, ricchissimi, bellissimi, seguitissimi, pur senza eccellere veramente in nulla. Certamente tra 10 anni sarà diverso e il tempo spazzerà via le cose meno consistenti e necessarie”.

L’altro giorno Clementino del collega e amico Fabri Fibra mi ha detto: “Fibra è quello che ha sdoganato il rap in Italia ed è il rapper più grande che abbiamo mai avuto in Italia, perché io, quando vedo Fibra, vedo proprio il rapper. Sai, vedo uno che ha fatto qualcosa che gli altri non hanno fatto, é grazie a lui che oggi siamo tutti quanti qui a Universal. Ha fatto delle cose in grande, Mr Simpatia è un disco americano a tutti gli effetti, come contenuti e come rap proprio. É un poeta maledetto Fibra“. E mi ha trovata assolutamente d’accordo. Fabri Fibra è da sempre il mio rapper preferito (insieme a Marracash e ai Dogo), ma a parte questo, é uno dei pochi con cui intere generazioni si sono avvicinate al rap, sono cresciute con lui e continuano a seguirlo oggi, quali pensi siano i suoi punti di forza e di debolezza?

Fibra è un comunicatore, un satellite che cattura delle immagini e le rimanda a chi le intercetta, a chi le sa capire, interpretare o solamente canticchiare. Ovviamente io sono di parte quindi mi rendo conto che ciò che dico degli artisti con cui collaboro è un giudizio parziale e soggettivo, ma meno male che è supportato e oggettivato da molti fan, molti supporter, molti critici attenti a questa musica e a questo modo di fare arte. Fibra ha un suo modo unico ed originale di amplificare la sua vita di provincia su larga scala, è capace di rendere tutti partecipi, di attirare l’attenzione in maniera magnetica, di dire almeno una verità anche quando mente. Non può passare inosservato. Ed è la caratteristica dei grandi artisti”.

Marracash, invece, é un’artista più difficile da capire, il suo metodo di scrittura è unico in Italia, come tu hai scritto “l’intensità di Marracash, solitamente più legato al rap come istantanea, é diventata ancora più evidente in Status perché la raggiunta maturità si riflette fortemente nei nuovi testi…” Canzoni come Bruce Willis, 20 anni, Vendetta o Status sono difficili da capire, eppure piacciono sia a un pubblico più adulto, sia a quello teen, quale pensi sia la sua forza?

Marracash è il più inguaribilmente poetico di tutti, quel tipo di poesia che sa anche essere brutale e cruda, ma pur sempre romantica a suo modo, tipica degli scrittori della beat generation ad esempio, o del cinema più intenso e rivelatore. Ti trasporta nei suoi versi a volte malinconici e a volte trionfali e rimani ammaliato dai suoi significati e dalla sua musicalità. Ha anche un’ironia pungentissima che io trovo ineguagliabile. “Sembravo un marocchino ora sembro un marocchino ricco“, “sono l’8 marzo, tu il 2 novembre… Ridi cazzo che era divertente”… Marra è il rap allo stato puro.

La radio è “il fratello maggiore che ti lascia giocare a pallone coi suoi amici solo se porti il pallone e rispetti le sue regole“, é sempre stato così e sarà sempre così?

“Il mondo della radio commerciale mainstream non si sta davvero rendendo conto di quale opportunità sta perdendo. Coltivando solo il mondo degli adulti con il portafoglio in mano, che spendono, stanno coccolando troppo un pubblico pigro, consunto e piuttosto passivo, tralasciando le nuove generazioni che si sono già arrangiate ed appoggiate ad altri mezzi di comunicazione più adatti a loro, come il web. Probabilmente in futuro sapranno anche recuperare il terreno perduto, ma di fatto hanno perso molto tempo e molte opportunità. Non voglio fare un discorso generale, perché qualche illuminato esiste, ma credo siano troppo pochi. Non mi piace la radio italiana, ecco perché ascolto quasi esclusivamente Beats1 di Apple Music”.

Parlando di blog sul rap, secondo te perché “non esiste un critica musicale che si occupi esclusivamente e con la dovuta autorevolezza di rap” Credi sia possibile scrivere pezzi approfonditi, profondi, critici e di spessore se l’interesse dei lettori non è quello ma sono più attratti dalle liti sui social dei loro idoli?

“Ormai il tempo degli articoli approfonditi e di spessore sta passando: il tempo di concentrazione dei ragazzi che si interessano di rap è più ristretto rispetto a tutto il tempo che avevamo noi solo che quindici anni fa. Aelle arrivava in edicola e “durava” un mese, se non due (siamo anche stati bimestrali). Adesso è considerata follia. I tempi sono comandati dallo scroll delle timeline e per soffermarsi su qualcosa in particolare ci vorrebbe davvero molta autorevolezza, professionalità e comprensione del momento che stiamo vivendo. Tutto il mondo della comunicazione è stato stravolto dall’avvento del web prima e dei social subito dopo. Non si può non tenere conto del contesto in cui la comunicazione si muove oggi. I ragazzi lo hanno capito istintivamente subito”.

A questo punto, Paola, ci sarebbero le domande tipiche di Hano:

L’angolo della PuttHana

“Non sono riuscita nemmeno a convincere mia figlia a leggere il mio libro. Ho detto tutto. Credo che stia funzionando solo perché in questo momento parecchi ragazzi e ragazze hanno voglia di approfondire l’argomento “rap”, ma cercare di convincerli è tempo perso”.

L’angolo della SHanpista

“Sono sempre stata negata per il gossip, fallirei miseramente in quel campo”.

L’angolo MarzulliHano

“Sì, è vero, i sogni aiutano a vivere”.

Continuo a pensare che il rap in Italia abbia maturato delle proprie specificità; e per osservarle non si debba guardare soltanto indietro, ma anzi, proprio perché si tratta di una maturazione, é fondamentale vedere a cosa siamo arrivati oggi

Oggi sicuramente e finalmente il rap è  stato sdoganato e ha raggiunto un livello importante anche nel nostro paese, c’è un’enorme ondata di nuovi rapper, uscite di nuovi dischi, dischi d’oro e di platino, tour con numerose date sold out e tour all’estero. Che piaccia o no questo genere, che piaccia un’artista piuttosto di un altro, io credo che la musica hip hop sia bella, tutta, e sicuramente chi si mette in gioco, chi ci mette la faccia, l’energia e il lavoro, per me ha già vinto ed è meritevole di rispetto. Sono curiosa di sapere e vedere dove saremo, dove sarà e quali saranno i protagonisti del rap italiano tra cinque o dieci anni.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.