Nazionale Hip Hop
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Si è giocata ieri al carcere San Vittore di Milano la partita che ha visto protagonisti la Nazionale Hip Hop e i detenuti del carcere.

Lo scopo era benefico, la raccolta fondi per Maith Onlus, l’associazione no profit che si occupa della terapia assistita con animali in sostegno delle detenute psichiatriche di San Vittore.

La location non era di certo un campetto nel centro di Milano o in zona San Siro. Entrare in carcere ha emozionato e scioccato un po’ tutti, me in primis, ma anche e soprattutto i ragazzi della Nazionale Hip Hop che si sono trovati in campo con alcuni detenuti.

Noi tutti amanti dell’hip hop siamo cresciuti con il mito americano del gangsta rap e della thug life e spesso abbiamo ascoltato anche i rapper italiani parlare nei loro testi di quartieri, periferie, malavita, droga, prostituzione, cantandoli talmente forte da credere a volte di essere anche noi parte di quella vita gangsta, perché nell’immaginario collettivo, il rapper é quello di strada, quello cattivo, quello che non ha avuto una vita facile.

Ecco, ieri, in quel piccolo campetto, ho avuto la prova e la conferma che, non solo la thug life è un’altra e che i nostri rapper sono solo rap e che il gangsta è un’altra cosa, ma anche e soprattutto di quanto siano grandi e umani i ragazzi della Nazionale Hip Hop.
Certo, spesso sul palco, li vediamo duri, incazzati, cattivi e ci sorprendiamo quando cantano l’amore perché un duro quando parla di sentimenti, lo sa fare meglio di chiunque altro, ma nella vita reale sono dei ragazzi dal cuore d’oro e l’hanno dimostrato ancora una volta ieri pomeriggio.

Emiliano Pepe (capitano), Eddy Veerus, Enigma, Gebril, Rise, Red Nose, Canesecco, Shade, Roberto Marchesi, Gianmarco Valenza ed Andy dei Pink is Punk, allenati dal CT Simone Zonca e coordinati dal presidente Michele Michelazzo, sono la formazione che ieri è scesa in campo sotto la pioggia battente e che ci ha regalato questa ennesima prova di quanto la musica, anche quella rap, possa essere e sia positiva e benefica e di quanto sia grande il cuore di questo gruppo di ragazzi.

Ho letto commenti sui social a proposito dei componenti della Nazionale Hip Hop che dicevano che “di famosi ce ne sono pochi e manco sono tutti rapper“, ma conta davvero avere un nome grosso o, come dicono alcuni commenti, essere rapper famosi? O conta di più lo spirito, il cuore e i gesti di questi ragazzi?
La musica, il rap è anche questo, è la voglia di stare insieme, di fare gruppo, ritrovarsi, giocare a calcio, divertirsi e vivere insieme anche un’esperienza come quella di ieri e se facendo questo si riesce e si può fare del bene, ancora meglio.

“…perché in tempo di crisi servono queste donazioni per il volontariato, perché la crisi non fa prigionieri…”

Sono alcune delle parole che ha pronunciato a inizio partita la direttrice del carcere San Vittore, a cui è stata regalata la maglia della Nazionale Hip Hop.

La pioggia e il freddo ci hanno accompagnati per tutti i 40 minuti della durata della partita che ha visto vincitori con 5 goal a 3 i detenuti del carcere, con doppietta di Marchesi ed En?gma.

Certo i ragazzi della Nazionale Hip Hop ci mettono la loro faccia, la loro energia, il loro tempo e il loro cuore, ma niente sarebbe stato possibile senza lo sponsor e trovarne uno che sposi e incarni gli stessi valori non è stato di certo facile, ma per fortuna Ethos Profumerie ha creduto fin da subito in questo progetto di charity impegnandosi concretamente a favore della causa.

A Ethos Profumerie va il merito di aver ricoperto e donato l’intera somma (5.000€) della campagna Pet Therapy promossa dalla NHH.

Grazie all’impegno dei componenti della Nazionale Hip Hop e soprattutto grazie a Ethos Profumerie, anche quest’anno le detenute del reparto psichiatrico del carcere San Vittore di Milano potranno usufruire di questa attività, con grandi benefici per la salute fisica e psichica.

Ecco perché il rap fa bene e non solo alle nostre orecchie e al nostro umore, il rap fa bene agli altri e fa del bene.

A fine partita, bagnati e infreddoliti siamo tornati alle nostre vite e attività, ma con un’esperienza in più, quella di essere riusciti a far del bene e di aver strappato un sorriso ai detenuti che ieri si sono trasformati per poco meno di un’ora in calciatori.

Ho avuto modo, durante il viaggio di ritorno in macchina, di scambiare anche due chiacchiere con SHADE, forse uno degli elementi migliori della NazionaleHip Hop e di chiedergli come ha vissuto questa partita in campo.

Com’è andata la partita?

È stata una partita molto molto dura, molto fisica, perché la formazione avversaria era molto agguerrita, diciamo che erano sicuramente più fisicati di noi, però abbiamo tenuto bene il campo, cioè dal punto di vista sportivo, secondo me abbiamo fatto una buona prestazione. Dal punto di vista umano, invece, abbiamo fatto ancora meglio, se in campo abbiamo perso, dal punto di vista umano invece abbiamo vinto tutti.
Ho giocato molto bene, ho fatto un sacco di cambi di gioco molto precisi e sono molto fiero di me. Seguite la Nazionale Hip Hop su Instagram!

Questo è quello che conta, vincere a livello umano, questo è lo spirito della Nazionale Hip Hop, questo è lo spirito del rap italiano.

Grazie a te Michele e a tutti i ragazzi che sono venuti a giocare con i nostri detenuti.
Speriamo che la vostra gentilezza vi sia in qualche modo restituita.
Noi, mi rendo conto che non è molto, possiamo solo ringraziarvi.
Un abbraccio 
Silvana

Queste sono le parole della mail che la direttrice del carcere San Vittore ha mandato questa mattina al presidente della Nazionale Hip Hop, e credo davvero non ci sia altro da aggiungere.

Ciò non toglie che, anche se si è raggiunto lo scopo per questa missione, la Nazionale Hip Hop non si ferma qui.

Presto vi aggiorneremo sugli impegni sociali che intraprenderemo e non dimenticatevi di continuare a donare su www.nazionalehiphop.it, anche un paio di euro, per far crescere la causa.

Fatevi sentire…perchè se i rapper aiutano voi con le loro canzoni, voi potete aiutare i rapper.

Di seguito vi proponiamo gli scatti del fotografo ufficiale della Nazionale Hip Hop Federico Grego

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.