Loading...

Il rap non è musica, è molto di più

Ultimamente ho letto e sentito spesso che il rap italiano oggigiorno non trasmette più i valori della cultura Hip Hop, poi sono stato all’Under Fest IV e ho capito che chi ha espresso il suddetto pensiero non è mai passato per Ravenna durante un’edizione del festival.

Dal 13 al 15 aprile 2017 l’arte architettonica della città romagnola ha abdicato in favore del rhythm/rhyme and poetry lasciando i suoi spazi di inclusione sociale e/o culturale alle manifestazioni di rap underground del Bel Paese che, personalmente, mi hanno spinto a fare sei ore di treno per buttarmi in un’esperienza del tutto nuova per me. Sono figlio del rap mainstream dei ’90, sono cresciuto con la musica degli Articolo 31, dei Gemelli DiVersi e dei Sottotono, quindi ritrovarmi lì, dove fare nomi di gente che riempie le classifiche Fimi come Guè Pequeño, Marracash o Emis Killa sarebbe fuori luogo, mi ha portato ad affrontare una parte del rap game che avevo già ascoltato senza mai approfondire del tutto.

La prima delle attività in programma, che si è svolta presso Palazzo dei Congressi, è stata una tavola rotonda con i rappresentanti dei media che si occupano di rap. Anche quella è stata un’esperienza del tutto nuova poiché non ho mai avuto occasione di esprimermi sul rap italiano davanti a una platea e con accanto gente che scrive di rap, ma con la reminiscenza delle parole “Represent, testa alta e petto in fuori” (grazie Prof), vado e mi butto. Le tematiche toccate sono state davvero interessanti, si è andati dal rapporto che s’instaura tra media, pubblico e artisti fino all’importanza dei like e dei click passando per le attività di scouting alla ricerca di artisti emergenti. La cosa che mi ha colpito di più è stata la presenza di molti adolescenti tra il pubblico, è davvero bello vedere come i più giovani cercano di informarsi e di partecipare a questi eventi facendo da contraltare a quei ragazzini che sempre più spesso vengono criticati a causa della superficialità messa in atto nella fruizione della musica.

Under Festival vol. 4 – tavola rotonda media

Pubblicato da CISIM su Giovedì 13 aprile 2017

Il secondo step della giornata è stata la proiezione del documentario “Digging New York” in cui Danno dei Colle Der Fomento ripercorre la storia dell’Hip Hop Culture nella Grande Mela incontrando gli artisti che quella storia l’hanno fatta. Una settimana tra le strade di NY, ma tante emozioni che Jedi Master Danno e il regista Daniele Guardia hanno saputo trasmettere con il mediometraggio, infatti la sala era gremita e i lunghi applausi l’hanno fatta da padrone al termine della visione.

"Diggin New York" #underfest4

Pubblicato da CISIM su Giovedì 13 aprile 2017

Finita la proiezione, siamo scesi giù al piano terra per andare down with rap dj set: Jake La Motta al micro e sulle ruote d’acciaio con Aliendee al beatbox. La “fotta” era tanta che anche Moder ha preso in mano il microfono per sputare rime in freestyle. 

Nei due giorni successivi, la line up del festival ci ha portato a spostarci al Bronson, uno dei club di spicco del territorio ravennate che, sotto la competenza di Bronson Produzioni, si presta come location per eventi folk, indie, rock’n’roll, drone music, electro, post-punk e underground. Il palco ha visto l’alternarsi di artisti quali Don Diegoh & Ice One, Willie Peyote, Anagogia, Murubutu, Dj Fastcut, Moder, Claver Gold, Axos e molti altri tra cui lo special guest Promoe. Il locale era pieno di gente, ma ci hanno pensato le rime e i beat a colmarlo del tutto vista l’energia che ha unito spettatori e performer la quale si è dimostrata il plus delle tre serate. Per credere, basta guardare la sinergia che ha creato lettera d’amore al rap.

Tuttavia, credo il vero valore aggiunto dell’intera manifestazione siano state le sue peculiarità che hanno permesso la socialità e l’inclusione tra chi prova fascino verso la Cultura Hip Hop e chi se ne sente partecipe. Grande merito va a Lanfranco e Federica Vicari che hanno permesso tutto questo e che hanno messo in atto le suddette peculiarità soprattutto nel “dietro le quinte”. Ad esempio, ho apprezzato molto come sono riusciti, grazie alle pennette al ragù, a fare in modo che ci fosse uno scambio di esperienze e di opinioni fra più di cinquanta persone tra artisti e addetti ai lavori. Nel 2017, tre giorni di Under Fest mi hanno riportato alla mente quei valori che Afrika Bambaataa promuoveva in America negli anni ’80: peace, unity, love and having fun. Sarà che sono terrone, ma un evento colpisce se trovi il calore delle persone.

 

Loading...

Lascia un commento

Condividi
Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock.