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A tre anni dal suo ultimo album Rock Steady, Ensi ritorna alla grande, ritorna con il botto con il singolo “Tutto il mondo è quartiere” che anticipa il suo nuovo album e fa presagire che questo sarà un album che spaccherà di brutto.
Ho avuto modo di incontrarlo venerdì mattina alla conferenza stampa del RedBull Culture Clash al quale parteciperà insieme a Macro Marco, Moddi e Madkid nella crew Real Rockers e di scambiare due chiacchiere al telefono con lui nel pomeriggio per parlare della sua “Tutto ilmondo è quartiere“. E devo essere sincera, mi sono ritrovata d’accordo con lui in tutto quello che mi ha detto e questa chiacchierata mi ha dato la conferma che Ensi è un grande sia a livello personale, sia soprattutto come rapper. Ensi per me è un rapper con la R maiuscola.

Ho ascoltato molto volentieri “Tutto il mondo è quartiere” e penso che il messaggio di fondo, forse mi sbaglio, poi correggimi tu, sia positivo. Parlando del fatto che tutto il mondo è quartiere, ormai ognuno di noi esce di casa, compra le sigarette dall’arabo, fa colazione dal cinese e via dicendo, ma alla fine, il messaggio che ho percepito é che siamo tutti uguali

“Sì, diciamo che il leitmotiv di fondo è quello, io ho avuto la fortuna di viaggiare tanto in tutto il mondo, ho visto grandi metropoli e mi sono reso conto che non sono di nessuno alla fine e che le culture si mixano.
Penso a New York, penso a Londra, penso in più piccolo a Milano, dove sto vivendo adesso, ma anche a Torino, Brescia e altre città più piccole d’Italia che subiscono questo. Io sono uno molto fiero e orgoglioso del mio paese, delle nostre tradizioni, della nostra cultura e delle nostre eccellenze però, inevitabilmente, quando vivi una realtà come quella che stiamo vivendo oggi, senza confini, senza bandiere.. a portata di click oggi un ragazzo ha il mondo, non ha più solo il suo paese, quindi, la musica, tutto, si confronta con il pianeta, non ci si confronta più con il nostro vicino di casa e basta.
Mi piaceva dare anche questa idea di multiculturalità, come la vivo io, quindi traslando proprio il proverbio da tutto il mondo è paese a tutto il mondo è quartiere, nel senso che le abitudini di tutti si crossano con le culture che sono arrivate oggi qui in Italia ormai da parecchio tempo a questa parte.
Ma, come ti dicevo, ho avuto la fortuna di vedere il mondo e rendermi conto che è così dappertutto e quindi di fondo c’è anche la mia riflessione sul tema nel brano, però principalmente il mio vuole essere un racconto, di fatti il brano quasi si distende su una linea quasi temporale “sogno di svegliarmi come Akeem a Zamunda”, quindi mi sveglio, preparo il caffè con la moka, poi scendo in palestra e arriva Dimitri e mi dice “devi fare più cardio”, è tutto abbastanza autobiografico, fondamentalmente l’idea era questa e il messaggio che volevo dare era questo, e sono contento che tu abbia letto tra le righe e abbia capito questa cosa di fondo, però di base è un pezzo rap.
Nelle ultime righe si legge sicuramente di più questo messaggio, però anche nella seconda strofa, dove dico che sono di origine siciliane e per 200 km mio padre non è nato negro e quando dico che mia madre ha il sangue meticcio, è come dire qualche tempo fa guardavo questo esperimento sociale che è stato fatto, dove in base al DNA ti tracciavano l’albero genealogico e c’era un ragazzo super fiero di essere inglese che ha scoperto che nel suo sangue in realtà c’è di tutto tranne che quello, quindi alla fine non sappiamo neanche noi da dove veniamo, chi siamo e che cosa stiamo facendo, quindi diciamo che l’estremismo da questo punto di vista, che è un po’ il terrore che dilaga oggi nella società, ma anche la paura nei confronti delle nuove culture e delle altre religioni, a me sembra veramente una cosa assurda.
Per chi ha visto fuori come funziona, per chi non vive con i paraocchi, per chi vive nel mondo odierno senza la paura di quello che sono gli altri, credo che quello che dico io non sia nulla di nuovo. Io volevo raccontare attraverso la musica questa cosa”.

Certo e l’hai fatto anche in modo tale che la musica ha reso leggero questo tuo messaggio e sicuramente anche ballabile

“Certo, perchè ideologicamente il pezzo non è un pezzo sociale dove parlo di problemi culturali perchè non è quello il messaggio che voglio dare, se no sembra sempre che il rapper debba salvare il mondo e raccontarti la cosa da quel punto di vista. Io ti dico com’è e la mia è una visione cruda della cosa, ti dico che c’è chi ha fatto i soldi, puliti o sporchi, c’è la merda, c’è la droga, c’è tutto, sta a te fare la tua scelta, tanto non sarà una canzone rap a decidere le sorti e il comportamento di ognuno di noi, io mi sono limitato a raccontare e a dare la mia visione della cosa, infatti sul finale c’è anche questa citazione all’odio dove dico “io all’uscita della scuola vedo Vinz, che è mio figlio, vedo Said, vedo Hubert tornare a casa e mi chiedo solo se l’odio sta qui, allora anche l’amore sta qui”, quindi io vivo questa realtà nel mio quartiere e vedo tutti i giorni queste cose e vedo come si può coesistere tranquillamente.
Poi è normale che ognuno di noi avrà la propria visione della cosa, c’è quello che magari sulla sua strada ha trovato qualcosa di brutto da questo punto di vista, magari nel mio stesso quartiere, ma io questa cosa non la vedo, io lo vivo tutti i giorni. Da due anni a questa parte sono padre, quindi faccio mille attività di vita quotidiana che prima mi erano sconosciute, come andare a fare la spesa o fare cose più normali e mi sono accorto di come questa cosa in realtà faccia parte del nostro tessuto sociale. Prima lo capisci, prima lo accetti e prima impari a conviverci e impari a capire che in realtà questa cosa è una forza e prima, magari, ci saranno molte meno problematiche da questo punto di vista, secondo me”

Io condivido il tuo pensiero, perchè è un po’ quello che vivo anche io uscendo di casa, mi ritrovo spesso nella quotidianità con persone di diverse culture e bisogna imparare a convivere e credo sia un po’ come dici tu, quando torni a casa con tuo figlio, i compagni di scuola di tuo figlio tornano a casa con i loro genitori e alla fine la famiglia è quella, culture e nazionalità diverse, ma il concetto di famiglia e amore è lo stesso

“Esattamente. E quello è fuori discussione, poi ovviamente, come ti stavo dicendo, il mio interesse era quello di fare un brano che fosse figo da ascoltare e la cosa bella è che succede questo, perchè oggi fortunatamente sta roba si è sdoganata a un livello impensabile, anche rispetto alla pubblicazione del mio ultimo disco Rock Steady, ad oggi, è cambiato tutto a livello sociale, ma poi, ovviamente, di riflesso, anche nel mercato musicale, quindi mi sembra che ci sia molto meno questa zavorra che ci portiamo dietro del rap che deve perforza dire qualcosa altrimenti non è rap.
Oggi ci sono ragazzi che fanno la loro musica in maniera molto trasparente, molto easy e hanno fortuna, hanno successo, hanno seguito, quindi vuol dire che questa musica è stata capita ed è entrata.
Per quello che è il mio modo di fare il rap, ed è uno dei commenti che sto ricevendo di più quest’oggi, è comunque che questo è stato per tutti un bel ritorno, nel senso che c’è anche questo tipo di rap, io non lascio nulla al caso e come tu hai letto fra le righe, credo che chiunque abbia letto fra le righe l’argomento principale del brano, però non si esce dal fatto che io volevo metterci il mio stile, il mio flow, il mio rap, le mie rime, i miei giochi di parole e le mie associazioni di idee”

Anche per me è un bellissimo ritorno il tuo, però mi sembra, da questo primo singolo, che tu abbia fatto un passo in avanti anche a livello musicale e di sonorità rispetto a Rock Steady

Rock Steady aveva un suo concept e forse il riferimento a quel disco può far dire Ensi lavora così, però io sono un rapper del 2017 e devo evolvermi, ed è importante che lo faccia, perchè se ragionassi come quando avevo 20 anni, quando avevo voglia solo di dimostrare che ero bravo a rappare, non andrei da nessuna parte, e questa è una cosa che secondo me anche il pubblico deve digerire, il pubblico vede ancora le fazioni delle volte e spesso molti mi vorrebbero antagonista di un determinato tipo di scena o di un determinato tipo di attitudine, ma per me non è così, io faccio la mia cosa e rappresento la mia cosa, se ci credi, mi segui, se non ci credi, non mi segui, c’è qualcos’altro per te probabilmente”.

Sbaglio o ci sono delle sonorità un po’ trap in “Tutto il mondo è quartiere”, fatte tue ma che però, soprattutto nel ritornello, strizzano l’occhio alla nuova scena?

“Guarda, me l’aspettavo alle porte questa domanda sulla trap, per me la trap non esiste. Dire trap in America non vuol dire nulla, non esiste, non è un genere musicale, è come suona il rap nel 2017 nel mondo. Nel mondo a livello musicale c’è questo suono, nel ’94 – ’95 c’era il boom bap con i sample taggati, oggi c’è questo. Uno se vuole trovare riparo in un’etichetta, vuole essere chiamato così o cosà, per nascondere magari delle lacune o per dire io non voglio far parte di una roba, per me sta sbagliando, esiste il rap. Basta. Non esiste nient’altro.

Poi lo puoi interpretare come vuoi, puoi fare il rap con i sample, che suona un po’ ’90s se vuoi, che tanto c’è un bel ritorno anche di tutta quella roba lì, ma io odio completamente queste etichette, questo vedere la cosa in una determinata maniera. Nella mia playlist ci sono pezzi nuovi e ci sono pezzi vecchi e ovviamente, per un legame anche affettivo e di ricordi, è normale che la roba vecchia suoni meglio, mi piaccia di più, mi piaccia quel sapore là, perchè mi ricorda quegli anni lì, siamo un po’ tutti vittime di questa nostalgia canaglia, credo.

Di certo, però,  non possiamo non dire che la musica di oggi musicalmente non sia figa, poi uno può dire quello che vuole sui testi, sul rap, sui rapper, sul modo di affrontare la cosa, autotune, non autotune, io non vedo il male da nessuna parte, io vedo le cose fatte bene e le cose fatte male, e quelle fatte bene possono essere anche distanti dal mio modo di fare le cose. Io ascolto tutto il rap che esce in Italia, ma soprattutto nel mondo e nelle mie playlist ci sono pezzi che se uno ascolta la mia discografia direbbe che non ci potrebbero mai stare, ma in realtà ci sono ed è così”.

Questo lo so per quella sera che hai suonato come dj allo Smashing Wednesday di Milano

“Ahaha tu c’eri?”

No, non c’ero quella sera, ma Ale Tilt mi ha raccontato com’è andata e mi ha detto “Ensi ha suonato dei brani che non avrei mai pensato avessero potuto far parte della sua playlist”… 

“Ma certo, questo è importante, perchè io faccio musica e come potrei nutrirmi solo di una cosa? Non puoi, quindi nel disco ho dei brani molto più core per come lo intendi tu e ho totalmente altre cose, quindi sono sicuro, sono certo e ci metto proprio la mano sul fuoco che sarei potuto uscire con uno dei miei pezzi rap classici e avrei spaccato comunque, però io mi devo mettere in gioco, io oggi devo dimostrare di essere all’altezza di giocare in questo campionato musicale ed è importante per me essere contemporaneo, perchè questa è l’unica chiave, altrimenti mi rinchiudo, mi proteggo nella mia etichetta di essere una leggenda che in questi 10 anni ha fatto quello che ha fatto e faccio un disco che suona come l’ultimo, ma allora non avrei fatto nessun passo avanti, avrei fatto contenti tutti quelli che hanno paura delle novità e che hanno paura dell’evoluzione di questa musica, ma fortunatamente sono cresciuto a cavallo di due generazioni, tra il digitale e l’analogico e ho già visto il cambiamento, ho già visto cambiare il gioco per due/tre volte e ho sempre resistito a questi attacchi perchè poi entra in gioco la mia attitudine: a me piace il rap e se ti piace il rap, oggi, devi avere una visione a 360° di quello che è il rap in generale, poi se a casa tua, ti ascolti solo un’artista, buon per te, non c’è nessun problema, però nessuno mi può venire a dire che la roba nuova fa cagare, anzi, a livello musicale, è molto figa e ha portato anche questa roba a una visione molto più pop a livello mondiale. Ci sono artisti che sono riusciti a portare veramente questa cosa un passo più in là e questo è, secondo me, sintomo di maturità musicale e sono contento che in Italia stia succedendo questa cosa, primo, perchè si riesce a dare la possibilità di scelta, cosa che prima non c’era e già questa è una cosa buona perchè i gusti non sono uguali per tutti, i palati non sono uguali per tutti, e secondo, perchè oggi ci confrontiamo con il mondo, non ci confrontiamo con il nostro vicino di casa, perchè oggi è tutto di tutti e quindi devi starci dentro, devi essere sul pezzo e devi dimostrare e io credo di fare tutto questo. Ovviamente non pensare che non mi faccia dei trip mentali di quello che rappresento e di quello che voglio mantenere e di quello che mantengo da anni, la mia bandiera e la mia situazione, nel disco c’è, c’è dappertutto e c’è anche in questo pezzo e io sono qua a difendere a spada tratta che chi ha le orecchie per ascoltare, chi sa che cosa sta succedendo, capisce, quello che invece rimane un po’ ancorato e vorrebbe la versione mia del 2000, forse doveva nascere 10 anni fa. Questo è quanto.

Sono assolutamente d’accordo con te, è musica, la musica si evolve, va avanti, noi cresciamo, voi artisti crescete e dobbiamo poi tutti fare un passo in avanti, sia nelle nostre vite personali, sia poi voi e tu nel tuo percorso artistico e musicale

“Esatto, io ho sempre cercato di fare un percorso e un’evoluzione coerente di quello che è il mio modo di fare musica, ho sempre fatto il mio rap con delle ottime tecniche, il contenuto, le figure retoriche e sfido qualsiasi dei miei colleghi a mettersi i gioco da questo punto di vista, oggi è il nuovo get down, c’è uno stile in mezzo da mettere, dobbiamo mettere le palle sul piatto, basta essere tutti “polite” e queste stronzate, è finito il tempo, oggi è il momento di dimostrare, di fare le cose per bene con cognizione di causa e di essere però on point, attuali in quello che sta succedendo. Se no, ti ripeto, se ci rifugiamo in un’etichetta io faccio solo classic/tu fai solo trap/tu fai solo il nuovo cosa vuol dire? Io faccio quello che mi piace fare nella mia espressione ed è un’espressione a 360°, questo disco ne sarà la prova vivente, dentro c’è tutto, fatto ovviamente in una certa maniera, non è un cocktail, non è un mixtape, è un album. Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto fino adesso e non vedo l’ora di condividerlo con tutti, però sono felice di quello che ho fatto”.

Io, personalmente, non vedo l’ora di ascoltarlo

“Ahahaha grazie!”

Come definiresti in tre parole il tuo album? Cosa dobbiamo aspettarci oltre a quello che mi hai già detto?

“Dire che è un’evoluzione coerente dellamia musica fino adesso, già è una cosa che racchiude un po’ il discorso. E’ un disco attuale, è un disco profondo perchè è molto sentito, ci sono tanti pezzi che parlano di me e secondo me è anche rappresentativo di quella che è la mia idea e sono sicuro che la mia idea sposa quella di molti là fuori. Non vedo l’ora”.

Anche io personalmente non vedo l’ora di ascoltare il suo nuovo album perché Ensi è uno che non ha paura del cambiamento, non ha paura di portare le sue rime, i suoi giochi di parole, il suo modo inconfondibile di fare rap adattandolo al 2017. Ensi è un grande rapper, Ensi è uno che ha le palle e a mio avviso ce ne sono davvero pochi come lui in Italia.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.