Laioung
Laioung
Loading...

Ave Cesare Veni Vidi Vici un doppio disco scritto a metà tra Toronto e Milano, le sonorità tipiche della trap unite a diversi generi musicali e differenti culture che ci accompagnano in un lungo viaggio dove i giovani sono i protagonisti che chiedono di occuparsi di loro perché loro sono il nostro presente e futuro.
Un giovane, Laioung, un nuovo esponente della scena rap italiana che entra prepotentemente con la sua voce nelle nostre teste con un messaggio positivo per i giovani:

Non drogatevi, non fatelo, perché per andare avanti e fare qualcosa di grande, il cervello deve essere lucido“.

Nei testi e nel sound ci sono la sua storia, la sua vita, le sue esperienze personali, il suo essere cittadino del mondo, nomade, come lui stesso si definisce che si rispecchia esattamente nella scelta di sonorità completamente nuove e dal forte richiamo internazionale. Lui parla solo di quello che conosce, che ha visto e vissuto con un mix di personalità, consapevolezza, rivalsa, spocchia ma anche romanticismo veicolato da ritmi urbani con bassi di impatto e melodie distorte dall’autotune che hanno il sapore di un r’n’b quanto mai contemporaneo.

Oltre a mettere in campo la sua storia personale, ricca di esperienze e all’insegna del multiculturalismo, Laioung dà voce alle seconde generazioni, parlando di quartieri metropolitani occidentali ma anche di Africa, rivendicando la possibilità concreta di farcela partendo dal basso e senza contare su appoggi esterni, dando vice e sostanza ad un modello positivo per i tantissimi giovani di G2.

Martedì 17 aprile sono stata in Sony per parlare con lui della sua musica e del suo Ave Cesare Veni Vidi Vici.
Appena ho aperto la porta mi sono trovata davanti un “ragazzone” dai capelli folti e ricci e dal sorriso buono e genuino che mi ha raccontato il suo percorso artistico e personale con un accento italiano misto a canadese.

Ave Cesare Veni Vidi Vici, perché la scelta di un titolo dal forte richiamo all’impero romano?

“Diciamo che mi sono fidato di una visione, vivendo in Canada e registrando il mio primo album in italiano l’ho visto come se poi in un futuro sarei tornato in Italia, come Cesare sarei tornato in Italia e sono letteralmente tornato in Italia e oggi abbiamo fatto un repack facendo un doppio album e chiamandolo Veni Vidi Vici. Per me uscendo dal nulla questo album è davvero andato alla grande specialmente da indipendente. Diciamo che, siccome non ho aspettative, non me lo aspettavo che sarebbe andato così bene, mi sono fidato di una visione ispirata dagli antichi romani”.

C’è un cambiamento tra il primo disco e il secondo? Sia tuo personale sia a livello musicale

“Il primo disco ha i pezzi dell’album che è già uscito mentre il secondo ha inediti che ho aggiunto. Ho rilavorato su qualche dettaglio dei pezzi vecchi e ho aggiunto dei pezzi nuovi ed ecco l’album”.

Al primo disco hai lavorato due settimane, come mai così velocemente? Avevi fretta di farlo uscire o molto da dire?

“Sì ci ho lavorato due settimane e altre due per farlo uscire.. diciamo che avevo il tempo e lo spazio per farlo, per fare una base ci metto un paio d’ore, faccio la base, ci registro sopra, faccio il ritornello subito e poi mi concentro sulle strofe. Magari faccio tre pezzi alla volta così non resto in un’atmosfera monotona e mi aiuta a lavorare sugli altri e poi pezzo tira pezzo quindi due settimane sono un sacco di tempo alla fine se ti produci, scrivi e registri”.

Ho letto un po’ la tua storia, tu sei cittadino del mondo, ti sei definito anche nomade, queste esperienze quanto hanno influenzato i tuoi testi e il tuo modo di fare musica?

“Direi 100%, tieni presente che a dire la verità non mi considero affatto un bravo scrittore, ma quello che so, lo dico e la musica mi ha dato questo potere, però quello che so, lo dico, se non lo so o non lo penso, non lo dico. Io mi ritengo 100% nomade”.

Sei molto giovane, sei al tuo secondo disco importante e hai già molti featuring anche con grossi nomi della scena rap italiana come Gué Pequeno e Fabri Fibra, com’è stato lavorare con loro?

“Delle bellissime esperienze, é bello vedere che oggi in Italia musicalmente posso lavorare con professionisti provenienti dell’hip-hop underground che hanno spaccato nell’hip-hop moderno elettronico. Sono state delle belle esperienze, è bello vedere il cambiamento della musica e l’adattamento genuino”.

Come definiresti il tuo modo di fare trap? É un po’ diverso dagli altri, anche nei tuoi testi, rispetto agli altri, parli meno di vita di strada, porti dei concetti più concreti e profondi

“Mi fa piacere che lo vedi così, io sono solo un ragazzo che vuole fare musica, la vita mi ha insegnato molto e ho ancora molto da imparare e quel poco che so lo metto nella musica. Io non mi ritrovo con artisti che promuovono droga inutilmente perché non mi ci rispecchio, non ho niente contro, però non ha niente a che fare con me. Io con la mia musica voglio lasciare agli ascoltatori un messaggio positivo”.

Come collochi questo disco nella tua carriera e nella tua vita?

“Lo vedo come un raggio di sole, come se fossi appena uscito da un tunnel dal quale non credevo che sarei mai uscito.
Sono uscito in un posto inaspettato perché l’italia, non era il mio obiettivo a dirti la verità..”

Tu punti ad essere internazionale e a fare musica internazionale? Non vuoi fermarti all’Italia?

“Certo, mi fermerò un po’ per spingere, tirare e coinvolgere l’italia magari nel mercato internazionale se Dio mi darà l’opportunità di farlo”.

In un futuro vedi un tuo tour all’estero?

“Perché no, sicuramente nel mio sogno e nella mia visione sì, ora devo fare questo disco prima se no la Sony mi spara ahaha”..

Se dovessi riassumere il tuo disco in tre parole, quali useresti?

“Direi la mia verità. Io non conosco nient’altro, non mi reputo un grande scrittore, sto imparando ancora molto, quindi direi la mia verità perché è un pezzo di me”.

Per quanto riguarda il tuo collettivo, avete altri progetti a breve?

“Sì abbiamo in programma un disco tutti insieme, le tracce sono finite, ora siamo focalizzati sui dettagli”.

Con quali artisti italiani vorresti collaborare?

“Con Achille Lauro e Tiziano Ferro. Con Lauro ne abbiamo già parlato, dobbiamo solo andare in studio e farlo, come Nike, Just do it. Mi piacerebbe lavorare anche con Pyrex dei Dark Polo, alla fine non importa di cosa parliamo, c’è chi è più ironico, chi è più serio, chi più drammatico, alla fine vogliamo solo fare musica, poi alla fine siamo tutti dei simpaticoni”.

Passiamo alle tre domande di Hano..

L’angolo della PuttHana

“Dovete comprare Ave Cesare Veni Vidi Vici perché è un album 100% biologico, senza olio di palma, con olio di cocco ahaha.. Io invito la gente ad ascoltarselo con gli amici, prendendosi bene, magari senza focalizzarsi troppo, ascoltando anche il lato musicale. Io sono convinto che posso mettere un sorriso sulla faccia della gente”.

L’angolo della SHanpista

“È un album che è stato registrato in due continenti diversi e non me lo sarei mai aspettato”.

L’angolo MarzulliHano

“- Laioung quando uscirà il prossimo album dopo questo?
– Eh purtroppo la Sony, la settimana prossima non me lo fa uscire e quindi aspetteremo, vedremo se, invece di saturare il mercato, posso anche lasciare spazio agli altri.. Ahahah”.

Presumo ci sarà anche un tour, cosa porti sul palco oltre alla tua musica?

“I miei negri, il sorriso, una buona energia, il divertimento, la felicità, la voglia di vivere, il dolore, la passione, il passato, il domani, il messaggio per i giovani, porto sempre un piccolo messaggio”.

Qual è il tuo messaggio?

“Di non toccare la droga, di lasciare stare questa roba perché abbiamo bisogno della nostra testa e i giovani sono il domani, di non toccarla, ognuno ha la sua vita e fa quello che vuole, però io ho detto la mia. Mia madre mi ha insegnato certi modi di vivere e se posso trasmetterli attraverso la musica, lo faccio”.

A fine chiacchierata, Laioung mi ha ringraziata e abbracciata, l’ho salutato con la promessa che appena salita in macchina avrei messo il suo disco è così è stato.

Loading...
Condividi
Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.