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Credo che la cosa più difficile da fare per partecipare ad un live di Mecna sia l’outfit da scegliere per la serata. Non ho cappellini di Palace, felpe di Stussy, Nike da mettere ai piedi. Non ho camicie a quadri, non ho la barba da indossare in queste occasioni che possa quanto meno ammorbidire e addolcire la tristezza delle mie mancanze in fatto di vestiario. In fila per entrare però, a quanto pare, il pubblico di Corrado sembra essere particolarmente peculiare alla situazione, allontanandosi sempre di più dalla concezione di ‘gente che va ad un concerto rap‘.

Ho passato il pomeriggio ad ascoltare Lungomare Paranoia, un disco che forse ancora non ho assimilato per bene e che non sono riuscito a fare nemmeno prima di arrivare al Quirinetta, locale dove suonerà, ma che mi riuscirà durante il live. Almeno so i testi, bene o male, che mi permetteranno quanto meno di mimetizzarmi fra i fan di Mecna nonostante il mio tentativo di vestirmi da ‘gente che non va ad un concerto rap’ si sia trasformato immediatamente in ‘gente che va ad un concerto rap’.

Il Quirinetta.

Oggi è il 31, guarda caso, 31/03. Ripenso a quei due 31 che stanno agli antipodi del mese preferito musicalmente/odiato personalmente da Mecna che hanno costruito un po’ il suo personaggio, facendo arrivare al pubblico l’ondata ghiacciata necessaria a sopravvivere al caldo ineguagliabile dell’estate. Sarà un caso ma nel locale sembra di essere in un forno. Speriamo Mecna arrivi presto.

Il posto è sotto ad un teatro, il luogo sembra essere ‘molto Mecna‘ e visto che l’attesa sembra prolungarsi, decido che è il momento di ‘prendere una birra con gli altri’. Scusa, Corrado. La barista mi sorride mentre prendo il solito bicchiere di plastica, costringendomi quasi a tornare un’altra volta per berne un’altra. Anche questo è ‘molto Mecna‘.

Per un’ora vedremo solo questo. Molto Mecna.

Il logo di ‘Lungomare Paranoia‘ finalmente si sgretola nello schermo dietro al palco e i cappellini appena comprati dal banco del merch vengono illuminati dagli smartphone e dai flash del pubblico.

Scusate il ritardo ma stavano recitando a teatro e abbiamo dovuto aspettare“, spiega così Mecna al termine dei primi due pezzi che fanno da apertura al live, quali ‘Acque Profonde‘ e ‘Labirinto‘. Con lui sul palco ci sono Lunar e Alessandro Cianci, dove quest’ultimo sembra quasi impegnarsi di più per voler ricucire il rapporto con Mecna incrinatosi durante il suo soggiorno londinese, raccontato nell’album. Mecna non dimentica mai di essere Mecna e quindi consegna delle macchinette usa e getta al pubblico, che dovrà poi, a sua volta, riempire il rullino con le proprie facce, le proprie emozioni e il proprio outfit. Macchinette ovviamente da restituire a Corrado che probabilmente valuterà se il suo lavoro come trendsetter è stato svolto a dovere. Anche per questo, una non tornerà mai al mittente.

La formazione è al completo.

Si parla poco e si canta molto. Il pubblico è tranquillo, forse uno dei migliori che abbia mai visto e il 31/03 potrebbe diventare davvero una canzone: gli iPhone accesi sono pochi, il coinvolgimento è alto, l’outfit da Mecna non conta più per ‘colpa’ delle poche luci e ogni sguardo incrociato fra la gente sembra trasmettere molto di più di qualsiasi altra situazione possibile. Mecna è in formissima e non si ferma un secondo se non per accucciarsi alla fine di ogni canzone, salvo poi rialzarsi e affermare “non ho bisogno di parlare, di mandare messaggi, noi vogliamo fare musica.

L’alternanza e la dinamicità che usano quei tre sul palco nel passare da un pezzo all’altro del nuovo album (suoneranno tutto LP) e i medley di quelli ‘vecchi’ (Faresti con me, Non dovrei essere qui e Roar diventano un’unica canzone, Favole viene reinterpretata), vanno a fondersi in un flusso continuo elevato all’ennesima potenza dalla capacità di Lunar e Cianci di suonare gli strumenti che compongono le tracce e dalla voce, a volte modulata e a volte più diretta, di Mecna. Quest’ultimo, a volte, cambia le parole delle sue canzoni, a volte ne cambia la tonalità, a volte chiede l’autotune, a volte canta senza. La completezza del concerto si avverte alla fine di ogni traccia: non c’è un inizio e una fine definita, sembra che Mecna non voglia mai smettere di sentir suonare accanto alle sue parole e il live sembra essere una traccia unica. E al pubblico sta bene.

Un pubblico talmente inebriato dal 31/03, che grazie agli elementi sopracitati può diventare leggenda, che alcuni scappano prima dei fuochi d’artificio finali. Il classico ‘ciao’ dell’artista che finge di andarsene salvo poi ritornare sul palco sembra sorprendere una piccola percentuale di persone. Chissà la faccia di quelli che avevano già imboccato le scale.

Mecna attonito quando si accorge che alcuni sono già andati via. Si scherza.

Mecna carica il pubblico in vista dei fuochi d’artificio finali con ‘Senza Paracadute‘, ‘Non serve‘ e il singolone ‘Super‘. L’urlo di una ragazza quando Corrado ci comunica che “questo è l’ultimo pezzo” mi riporta per un attimo sulla Terra : ora anch’io mi sento ‘senza paracadute in viaggio verso la folla‘. La traccia 31/08, si fonde con 31/07, quasi Mecna abbia capito dove volessi arrivare andando a ritroso nel tempo.

Il 31/03 si conclude due ore più tardi delle normali 24 ore, i fuochi illuminano il locale, il primo aprile nasce, la leggenda invece finisce. E mi rimane solo un pensiero in testa : “C’è troppo tempo che passa tra fare un disco e un altro.” Speriamo che quest’anno, Mecna, abbia voglia di rinfrescarci anche d’estate. Magari proprio un 31/07 o un 31/08.

Uno per i soldi, due per lo show…

p.s.: a dir la verità di una cosa sono rimasto deluso. Mecna non ha cantato la seconda strofa del pezzo ‘Nonostante sia‘, probabilmente la mia preferita dell’album. E, anche questo, come forse tutto il mio articolo, è stato ‘molto Mecna’. Almeno mi perdonerà per l’outfit.

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