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‘Prague629’ è il primo ep del rapper emergente Keyna, direttamente da Bolo città. Interamente prodotto da Jack Sapienza, fuori oggi su Spotify e disponibile qui in copia fisica, l’album è composto da 9 tracce in cui c’è un solo featuring : Blue Virus. La title track regola immediatamente le linee guida dello stile musicale che accompagnerà l’ascoltatore fino alla fine : un mix fra lo stile chill e i suoni ‘amici’ della trap, conditi da un passaggio di autotune che rende il tutto molto armonioso. Fanno parte dell’ep i già noti singoli ‘Zoom’, ‘Fiammy’, ‘Sogni Tuoi’ e ‘Oh Maria’ di cui sono usciti anche i relativi video.

‘Prague629’ sembra assomigliare ad un viaggio, un ep da ascoltare tutto d’un fiato, lasciandosi trasportare tra gli spaccati di vita quotidiana raccontati da Keyna, arrivando alla totale immedesimazione nelle storie che racconta. L’elemento fondamentale è la sua voce, che rende il tutto molto euritmico, lasciando un senso di pace e tranquillità all’ascoltatore. Il biglietto di questo viaggio comprende anche Jack Sapienza, come sempre riconoscibile ma mai uguale o banale all’interno delle sue produzioni. Catalogare un album all’interno di uno stile musicale non è mai semplice, eppure Keyna definendosi ‘chill trap’ fa una scelta importante. L’album è esattamente così, riesce a rispettare le aspettative. E, sinceramente parlando, avendolo vissuto come un viaggio, l’ep sarebbe potuto durare anche un anno o due. Purché tu stia guardando fuori dal finestrino di un treno o semplicemente immaginando di farlo.

Hano.it, ha contattato Keyna per fargli delle domande sul suo ep in uscita. Ecco a voi, l’intervista completa.

Ciao Keyna! Benvenuto sulle nostre pagine! Parlaci un po’ di te, chi è Keyna?

Ciao a tutti e grazie a voi! Io mi sono avvicinato al rap un po’ tardi perché la mia formazione musicale non mi ha fatto mai soffermare troppo sul rap. Ho iniziato ad ascoltarlo circa cinque anni fa con ‘Uomini di Mare’ e ‘Club Dogo’. Mi sono appassionato sempre di più. Ho però iniziato a scrivere testi 5/6 anni fa, ancora prima quindi di ascoltare questo genere. È stato poi un flusso di vari generi che mi ha influenzato e mi ha fatto arrivare a quello che ora riesco a fare. Diciamo anche che il mio stile è un po’ diverso dal rap standard, sono stato influenzato dalla trap, dal soul e della black music oltre che dal rap internazionale, non soltanto italiano.

Parlaci un po’ della tua musica. Ti autodefinisci chill trap. Perché questa scelta? C’è qualcosa o qualcuno che ti ha indirizzato su questo stile musicale o è solo gusto personale?

È una roba che ho voluto fare io, il rap non troppo melodico non mi ispirava molto, seppur mi piacesse abbastanza. Avevo bisogno di integrare al rap standard questa componente musicale. La cosa della ‘chill’ è nata per scherzo, ho iniziato a chiamarmi ‘trap chiller’ dal momento che mi sono avvicinato alla trap. Io volevo e avevo necessità di stare tranquillo, non felice, quindi ho fatto mio il motto ‘stay chill’. Così, ho trovato la mia dimensione.

Nei tuoi testi sembri sempre voler raccontare una storia. Sono solitamente cose realmente accadute o sei marginalmente ispirato da quello che vedi?

Quasi tutto è un qualcosa che si avvicina a ciò che ho vissuto realmente. Però, nei miei testi tendo molto a smembrare le frasi, le parole, tanto che ad un ascolto passivo risultano quasi scollegate fra loro. Però vanno a creare la ‘situazione’ che voglio io. Quello che mi interessa maggiormente è soprattutto il punto di vista dell’ascoltatore. Punto a scrivere qualcosa di interpretabile più che assimilabile. Io voglio fare il 50%, il restante 50% voglio che lo faccia l’ascoltatore. Questo non è sempre possibile perché usando una scrittura criptica a volte il messaggio arriva meno.

A tal proposito, come funziona, di fatto, il processo creativo di Keyna? Scrivi e poi adatti la produzione, aspetti la produzione e poi scrivi o fai un lavoro simultaneo sia nel testo che nella base?

Dipende, a volte aspetto la produzione e la ascolto cercando di farmi coinvolgere dalla melodia. Altre volte trovo un beat su YouTube, ci scrivo sopra e poi ci si produce dopo. La roba a cui sto lavorando ora è la musicalità della parola stessa, vado alla ricerca di parole che abbiano sì un senso logico ma che suonino bene tra loro, cercando di ricreare un suono ‘internazionale’.

Entriamo di più nello specifico : oggi è uscito ‘Prague629’. Che lavoro è questo?

Lo ritengo un prodotto semi ufficiale perché è la prima volta che lavoro ad un progetto del genere, non lo ritengo un disco ufficiale perché è un lavoro di presentazione per entrare nel mondo della musica. Successivamente punterò a far diventare ancora tutto più professionale. È la prima volta che mi impegno con tutto il team RKH, a partire da Jack fino ad arrivare anche a Blue Virus che mi aiutato tantissimo facendomi capire come si lavora ad un progetto. Prague629 è il mio ep di lancio.

Com’è nata la collaborazione con Jack Sapienza? Com’è lavorare con lui?

Ti dico : Jack lo conosco da quattro anni e ho iniziato a registrare nel 2013 nel vecchio studio RKH, quindi ho avuto subito modo di conoscerlo. Ci siamo rincontrati a settembre e abbiamo deciso di fare tutto questo. Personalmente credo che questa sia stata la svolta. Mi ha aperto un mondo, mi ha fatto capire l’importanza di lavorare 50 e 50, perché si tende a dare troppa importanza alla parola o al verso. Perché quello che abbiamo fatto io e Jack è stato un lavoro a metà che si fonde diventando poi un progetto unico. C’è molto di Jack e molto di me nell’ep. Non è troppo scontato lavorare con qualcuno che magari non è nemmeno troppo vicino alla tua idea musicale. Ma abbiamo raggiunto un compromesso, una dimensione che a me piace molto. L’RKH è una delle realtà più interessanti che abbia mai visto in circolazione, è un team che si spacca il culo in tutto!

Ascoltando più volte il tuo ep, dopo un po’ di riproduzioni sono giunto ad una conclusione : è un lavoro che può accompagnarti ovunque, meglio se durante un viaggio in aereo o in treno. È un po’ quello che volevi far arrivare all’ascoltatore o questa impressione che ho avuto io è semplicemente dettata dal tuo stile e dalle tue parole?

È esattamente la dimensione che volevo ricreare anche se poi ovviamente ognuno la interpreta a modo suo e io resto felice a prescindere. Io sono solito scrivere in viaggio, di notte. Raramente scrivo di giorno, a meno che non sono in studio. E questa è probabilmente la giusta dimensione per lo stile che cerco di fare io. Comunque sì, il messaggio era quello e mi fa piacere che sia arrivato nella giusta maniera. Per esempio l’intro è stato scritto quando ero a Praga, dove abbiamo girato due video passando anche per Berlino. L’input infatti me l’ha dato la circostanza, ero in una stanza d’hotel di notte. Pensa che il titolo dell’ep è la password del wifi dell’albergo a Praga! Doveva essere un ‘solo’ singolo ma poi è diventato un progetto.

‘Monroe’ la ritengo una delle migliori e oltretutto molto matura anche se sembra leggermente diversa nello stile di tutto l’ep : l’autotune è intenso solamente sul ritornello, il beat è sicuramente più incisivo, meno chill. Blue poi ci sta da Dio. È stata una cosa voluta e ricercata o semplicemente è uscita così in maniera naturale?

Più che meno chill, ha un sound leggermente più old, con batteria più realistica. Io credo che un disco debba essere il più completo possibile, per questo ho anche inserito Blue nell’ep. Io non sono uno che fa featuring per ‘colazione’, la scelta di Blue è stata necessaria perché lui ci calzava a pennello! Comunque ci è venuta naturale perché volevo spezzare un po’ il ritmo ma dare lo stesso un senso di continuità alle tracce e allo stile. Credo sia una delle mie preferite e ne sono molto contento. È il secondo pezzo che faccio con Blue ed è stato un punto d’incontro dopo tanto tempo, perché lui ha fatto la scelta di rappare e non di ‘cantare’ come nel suo ultimo disco. Ed è proprio questo il senso che volevo dare alla traccia.

Ho notato parecchi riferimenti cinematografici, e non solo, nei tuoi testi. Ad esempio ‘io sono un po’ Chris Bale e salverò il mondo’, appunto in Monroe, in Fiammy fai questo parallelismo fra ciò che siete tu e lei e Peter Parker e Mary Jane, citi personaggi che anche grazie al cinema ormai conoscono tutti come Gatsby. Sei un appassionato o cerchi di interpretare le tue situazioni per rendere più semplice l’interpretazione da parte dell’ascoltatore?

Entrambe le cose : un po’ si rifà al discorso dell’interpretazione che abbiamo fatto prima; dall’altro lato invece guardo molti film, seguo molto il cinema, anche se in questo momento fra musica e università (studio grafica e design) mi viene molto difficile! Il fatto che ci siano molti supereroi è una cosa che mi ha sempre appassionato. Non è che voglio essere superiore ma voglio fare semplicemente qualcosa di buono per qualcuno. Per me il cinema ha molto a che fare con la musica, proprio per la sua interpretazione. Poi, le citazioni arricchiscono molto il contenuto!

In ‘Zoom’ dici che la tua carriera fa boom. Spiegaci questa frase?

Io l’ho vissuta così : nella prima e la seconda strofa non parlo di quanto sia diventato ricco con la musica, anche perché non è così, anzi parlo di rapporti umani che non vanno. Quella frase significa proprio cercare una svolta perché stanchi di tutto il resto. Non è un messaggio premonitore perché non si può mai sapere. È la ricerca di una svolta.

Nei tuoi testi e in questo ep non c’è egotrip. Ti senti diverso un po’ dagli altri rapper?

Più che diverso, non mi piace definirmi rapper. Non per sminuire il lavoro del rapper, figurati. Non mi piace soffermarmi sullo stile e dirmi ‘voglio fare un disco rap, pop, rock, trap…’, non mi piace etichettare la mia musica. L’autocelebrazione non mi dà nulla ed è per quello che non lo faccio. Però capisco che nel rap game tutto è concesso ed è una cosa usuale che girerà sempre. Lavorando con Jack ho imparato che perdendo tempo dietro a dissing o altro si sfocia sempre in qualcosa di negativo, a livello morale e a livello temporale. Però rispetto chiunque. Chi ha bisogno di voler spiccare e usare questo metodo può farlo senza problemi, io semplicemente non ne vedo la necessità.

Con chi faresti un featuring o con chi non lo faresti mai e perché?

Pensando in grande, il primo che mi viene in mente è Mecna. È uno di quelli che mi ha indirizzato molto e si avvicina un po’ a quello che faccio. È uno che per molti aspetti la pensa come me o io la penso come lui, è uguale! Poi gli ho aperto il concerto a Torino ed è stata un’esperienza incredibile : ho scoperto di avere tante cose in comune con lui sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista personale. Credo che anche lui abbia bisogno di stare tranquillo visto che odia l’estate! Tedua anche, mi piacerebbe, lui fa sempre il cazzo che gli pare e lo stimo tanto a livello umano. Anche a lui ho aperto il concerto e conoscerlo è stato molto interessante. Questi sono i due nomi che più mi attirano. Anche Luché, per me è uno dei migliori al momento, anche se Mecna al momento è il mio preferito!

Dopo l’uscita di questo ep, quali saranno i progetti di Keyna? So che in questo momento stai girando un video!

Sì, oggi esce il mio ep, sto girando il video di Monroe quindi stiamo lavorando tantissimo. C’è il progetto di un disco ufficiale ovviamente, abbiamo già delle idee e abbiamo già registrato qualcosa che forse butterò, forse no, chi lo sa! Prima della fine dell’anno qualche progetto serio uscirà sicuramente, poi ovviamente ci saranno anche dei singoli!

Concludiamo con le tre domande tipo di Hano.it! Angolo della puttHana, prostituisciti!

Nel mio ep si può trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che ti può appartenere e se hai voglia di interpretarlo o comunque trovare e dare il tuo punto di vista, beh…credo sia l’ep giusto!

Angolo della sHampista, regalaci un pettegolezzo!

Ce ne sarebbero tanti ma preferisco non esprimermi! Soprattutto su quelli negativi. Diciamo che preferisco farmi i cazzi miei! Ecco il pettegolezzo!

Angolo MarzulliHano, interpretando i tuoi pezzi come fossero dei film, dei corti : sei più il regista che gestisce l’attore o l’attore che ascolta il regista?

Penso entrambi! Io e Jack siamo stati sia i registi che gli attori dell’ep. Mi sento quasi come in Shutter Island, in una storia che si interseca e non si sa mai dove inizia e dove finisce. E spero che l’ascoltatore sia in grado di gestire e interpretare la situazione.

Pompatevi il disco e stay chill!

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