Bassi Maestro Mia Maestá
Bassi Maestro Mia Maestá
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Uno dei dischi più attesi e chiacchierati dell’anno è, sicuramente, More Life di Drake che si sta piano piano conquistando il favore di tutti gli appassionati di rap ma anche, e soprattutto, di una larga fetta di critica.
Quello che contraddistingue il disco del rapper canadese dalla maggior parte dei lavori Hip Hop usciti negli ultimi anni, e che probabilmente riscriverà in qualche modo le regole del mercato discografico, è che non si tratta esattamente di un vero e proprio album ma più di una playlist.

Come molti critici hanno fatto notare, il motivo per cui More Life non ha tradito le aspettative (cosa che invece era successa con Views, un ottimo album capace di macinare record su record ma di non convincere gli esperti del settore) è che non ha dovuto confrontarsi con gli altissimi livelli settati da altri dischi usciti di recente e dello stesso genere, né quelli più popolari come Lemonade di Beyoncè o To Pimp a Butterfly di Kendrik Lamar, né quelli più di nicchia ma ugualmente validi come Malibù di Anderson .Paak o Coloring Book di Chance the Rapper, che possono tutti essere presi come concept album di una certa importanza.
Quello che di Views non aveva convinto molto era proprio il fatto di essere più un insieme di canzoni che un vero e proprio disco con un percorso di continuità; anche More Life potrebbe avere lo stesso tipo di problema ma presentandosi come una playlist, o meglio, un “nuovo progetto” com’è stato definito dallo stesso Drake,  evita di confrontarsi con  i punti deboli che invece accomunano lavori discograficamente più impegnativi.

Quello di cui, tuttavia, si tende a parlare molto poco è che Lemonade e To Pimp a Butterfly sono quasi due eccezioni in un mercato discografico che anno dopo anno cerca sempre di più di accontentare i gusti dei giovani: i titoli delle canzoni si accorciano, il marketing assume un ruolo di primo piano, e con l’acquisto digitale e lo streaming si tendono a comprare o ascoltare più singoli brani che album interi.
Soprattutto quest’ultimo punto è una caratteristica che sta invadendo sempre di più anche il mercato discografico italiano ed è il motivo per cui artisti come Ghali e più recentemente anche Mr.Rain sono riusciti a fare dischi di platino prima ancora che si potesse parlare di un loro album.

Viste queste osservazioni non è difficile immaginare quanto possa essere diventato facile per un giovane artista riuscire a fare grossi numeri tanto quanto difficile per chi invece è nel giro da molti anni ed ha un certo metodo di lavoro restare al passo con i tempi, soprattutto quando si parla di scena italiana.

Recentemente sono state molte di più le delusioni per dischi molto attesi che le nuove piacevoli scoperte o riconferme, e mentre tutti gli occhi (ma soprattutto orecchie) sono puntate sul prossimo disco di Fabri Fibra e sull’imminente uscita dell’ultima fatica di Dargen D’Amico, c’è chi si è rimesso silenziosamente al lavoro dopo molti anni di attesa e ha sfornato un disco che sicuramente farà molto parlare di sé.

Mia Maestà di Bassi Maestro è uscito oggi su tutte le piattaforme digitali e nei negozi di dischi: si tratta di 58 minuti della vostra vita investiti benissimo.
Nonostante tutti i discorsi fatti fino ad adesso su come sta cambiando il mercato discografico e su come sia difficile realizzare buoni lavori che vadano in controtendenza, Mia Maestà è sicuramente un disco che è riuscito in quest’impresa.
Dopo 4 anni di silenzio (un’eternità per uno stakanovista come lui) Bassi Maestro si è rimesso al lavoro tornando alla scrittura e alle produzioni, rimettendosi in gioco ed in discussione con quell’atteggiamento propositivo che l’ha sempre contraddistinto.
19 tracce il cui intento è quello di formare un’opera unitaria, un nuovo classico da sentire tutto d’un fiato.
Il concept è quello espresso dal secondo singolo estratto il cui video ufficiale è disponibile su Youtube già dal 21 marzo: Metà Uomo Metà Rapper.
La vita di Bassi Maestro è sempre stata divisa tra il Bassi Uomo e il Bassi Artista, tra famiglia e lavoro, tra il suo ruolo di musicista e pietra miliare del rap italiano e la sua figura paterna e di marito.

Quello che contraddistingue l’album è che, nonostante sia sullo stesso livello qualitativo di lavori più vecchi come L’ultimo testimone, non ha nulla che sappia di vecchio o stagionato.
E’ inizialmente strano sentire cantare Bassi con autotune, ma appena l’orecchio si abitua ci si accorge che, nonostante il nuovo vestito musicale, Mia Maestà è un disco che non ha nulla da invidiare né ai più recenti successi commerciali per quanto riguarda sonorità fresche e coinvolgenti, né tantomeno alla liriche dei più classici brani del rap italiano anni ’90.
Mia Maestà sembra ridefinire sia la musica di Bassi che le regole del rap game, non a caso il primo brano che si ascolta è anche uno dei più “catchy”, Ridefinizione, che mette subito in chiaro che cosa si sta andando ad ascoltare e in che avventura ci si sta per imbarcare.
Nonostante le sonorità moderne non mancano i punti di riferimento e di aggancio alla tradizione: skit, pezzi da strada, punch line e un sfilza di featuring.
Brani come Ancora in giro o Sorry potrebbero tranquillamente essere tratti da dischi di 10 anni fa, ma sprizzano un energia ed una freschezza che sono da sempre il marchio di fabbrica in casa Bassi Maestro.
Più lungo è il discorso relativo alle collaborazioni.

Bassi Maestro
Bassi Maestro

E’ piacevole notare come, oltre ai soliti ignoti della Cricca dei Balordi in Prendi tutto con anche Nitro, gli altri artisti nel disco siano per la maggior parte nuove leve della scena milanese e non solo.
Vegas Jones in Poco Cash ma soprattutto Lazza, Lanz Khan, Pepito Rella ed Axos in Benvenuti a Milano, praticamente una posse track, ricordano che quando si parla di nuove leve che sanno il fatto loro non si fa riferimento solo a SferaEbbasta.
Anche Fabri Fibra sembra essere in splendida forma in Non muovono il collo, e se sono questi i pezzi che ci dobbiamo aspettare dal suo prossimo disco in uscita a breve, bene, allora l’attesa aumenta solo il desidero.
L’unico che forse sembra stonare un po’ è Gemitaiz.
Solo un altro inverno, infatti, è sicuramente una canzone di un certo rilievo, che si distingue dal campionario del rapper romano abituato a toni più scanzonati e si affaccia a tematiche di spessore con cui non lo si sentiva cimentarsi da diversi album, tuttavia resta l’impressione che la sua presenza nel disco sia un po’ fuori luogo e anche le sue barre nel pezzo non siano all’altezza del resto della canzone.
In un disco che sembra rappresentare tutta la carriera di Bassi i picchi sono molti, ma l’apice viene raggiunto nel momento più blu dell’album con Nessuno può togliermi quello che ho, un brano che in cui si percepiscono chiaramente le influenze che arrivano da quel filone musicale neo soul che ha probabilmente ispirato anche Ghemon in ORCHIdee.
Non solo Hip Hop, dunque, ma la presenza di sonorità diverse non intaccano l’uniformità del disco, complice anche l’esperienza del rapper milanese e la sua duttilità.
Se non mancano produzioni che strizzano un occhio alla trap, ci sono anche pezzi dal sapore pop (nonostante il rap non si presti, nessuno fa canzoni d’amore come Bassi) come il brano che chiude il disco, L.B.L.D. , casualmente di sole 4 lettere.
Cercare di portare avanti una riflessione track by track è difficile e quasi una perdita di tempo.
Mia Maestà rima in direzione opposta rispetto a molti lavori di oggi, è unitario, coinciso, e, nonostante le contaminazioni da vari generi (dal Trip Hop al Gangsta Rap) sembra essere un unico blocco di marmo da cui Bassi è riuscito a tirar fuori una splendida scultura.
Da una parte è pieno di potenziali Hit e brani che potrebbero fare scuola, dall’altra è complicato scegliere quale ascoltare, quale da inserire nella playlist o da condividere sui social.
A proposito di social: non mancano di sicuro delle piccole stoccate al mondo dei social network e a chi vive on line H24 con due skit da Milanese Imbruttito pronti a parodizzare (ma nemmeno troppo) questi personaggi.
Come già accennato, molti recenti tentativi da parte di rapper usciti dalla scuola degli anni ’90 di adattarsi ai suoni di oggi ha avuto un esito disastroso, tuttavia Bassi Maestro dimostra che aver superato la soglia dei 40 anni non implica il dover smettere di fare musica per non rendersi ridicoli, argomento che emerge velatamente anche sul finire dell’album in Un’altra specie.

Mia Maestà è dunque un disco moderno, unitario, una perla in un mare di ostriche da parte di un artista che ha saputo adattarsi benissimo al cambiamento, prima con un format efficace come Down with Bassi, ed ora con la prima release da parte della sua etichetta che non sia solo in vinile ma anche in formato digitale.

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto