Clementino, Vulcano
Clementino, Vulcano. Il nuovo album
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Se ai vulcani dessero i nomi di persona, così come fanno in America con gli uragani, di sicuro il Vesuvio sarebbe stato chiamato Clementino.
Ironia, comicità, energia e sensibilità uniti a beat boom bap, rullanti napoletani e sonorità trap sono il Vulcano di Clementino; sono il Black Pulcinella, come da lui stesso definito, il black derivante dalla musica afroamericana unito alla sua napoletanità. In un equilibrio perfetto, le rime rap in italiano si mixano con quelle in dialetto napoletano, tipiche del rapper partenopeo.

Il titolo Vulcano rispecchia letteralmente lo stato d’animo di Clementino, come il fuoco che sotto forma di lava esce dal vulcano, così sono nate le rime che hanno dato origine alle canzoni.

Tredici brani scritti interamente dall’artista napoletano e per la prima volta interpretati da Clemente senza i featuring dei colleghi rapper, con l’esigenza di mettersi da solo al centro delle canzoni e di sperimentare nuove sonorità.

Parte delle tracce si possono definire “clementiniane“, come le chiama Clemente stesso, ossia solari, divertenti e vicine al suo personaggio, come “Uè Ammò“, “Tutti Scienziati“, “Keep calm e sientete a Clementino“e “Joint“.
Altre, invece, sono più introspettive come “Stamm Ccà” e “Cenere“.

Un discorso a parte merita “Paolo Sorrentino“, dedicata al regista napoletano. Clemente, da vero fan che conosce tutta la sua filmografia, ha scritto una canzone a lui dedicata dove si ritrovano frasi tratte dei suoi film più famosi.

Al disco hanno collaborato diversi produttori del panorama rap italiano tra cui Shablo, Zef, Deleterio, TY1, Swan e altri da lungo tempo collaboratori e amici di Clementino.

Vulcano racchiude diversi stili: da una parte Clemente è ritornato a fare le battle di freestyle, a comporre rime ad effetto, a fare dissing anche se solo in generale e senza prendere di mira nessuno in particolare, dall’altra, invece, ha inserito nelle canzoni alcuni beat tipici degli anni ’90, il boom bap della West Coast proprio della musica di Snoop Dog, Dr Dre, The Game, Cypress Hill e Kendrick Lamar, insieme alle nuove sonorità dei giorni nostri, mantenendo sempre l’originalità che lo contraddistingue di Iena White.

Vulcano è un viaggio che, dalla prima all’ultima traccia, ci porta nel mondo di Clementino e nella sua musica, fatta di rime e energia pura, ma anche di introspezione e dolcezza.

Il 23 marzo sono stata in Universal alla conferenza stampa di Vulcano, durante la quale Clementino ha letteralmente tenuto banco, con il suo modo di fare solare, disinvolto e da vero “vulcano” che lo contrattistingue sia personalmente che artisticamente.

Perché hai scelto Vulcano come titolo dell’album?

“Io mi circondo sempre di una grossa napoletanità non solo musicalmente. Prima di tutto il titolo Vulcano perché è legato al Vesuvio ma anche perché io sono un vulcano come persona, sono tremendo. Se ora stavamo mangiando a cena, io mi alzavo e facevo le imitazioni, le barzellette…ho fatto 13 anni di villaggi turistici quindi tutto sono tranne che il rapper cattivo e incazzato, io sono il più ironico, anche se vengo da una zona per la quale dovrei essere il più incazzato di tutti. Io sono al centro della terra dei fuochi, altro che la bella vita di Milano e Roma, fuori da casa mia c’è l’immondizia, io sono radioattivo, attivo nelle radio e radioattivo per quello che ho dentro. Io sono fatto di napoletanità e mi sono detto che non avrei mai permesso a nessun rapper di chiamare l’album Vulcano, ho detto “cazzo sono io il vulcano, sono io quello che deve chiamare l’album Vulcano, Vulcano è l’album di Clementino”. Già l’anno scorso Miracolo si doveva chiamare Vulcano, infatti la cartella con le canzoni di Miracolo si chiamava “Vulcano New Album 2015”, poi ho pensato a Miracolo, ma se ci pensi vulcano, miracolo sono tutti termini napoletani. Il lancio del titolo di questo disco è stato fatto da Diego Armando Maradona, io sono stato a cena con lui e Maradona ha fatto questo video“.

Tu sei molto ironico anche se devi dissare qualcuno o dire qualcosa a qualcuno, lo fai con ironia, come nel video di Cos cos cos quando ti sei travestito da Fedez facendogli la parodia..

“Sì, mi sento molto come Eminem che se deve dire qualcosa a Christina Aguilera, si mette la parrucca bionda. Nel video di Cos cos cos mi sono travestito da Fedez e ho previsto il futuro perché l’ho fatto con il gelato in mano e l’anno dopo lui è uscito con la pubblicità del Cornetto… mi piace travestirmi e creare il mio tipo di cinema nel mio rap ed è una cosa che faccio solo io in Italia, perché io sono il primo esponente di un nuovo genere musicale che si chiama “Black Pulcinella”. Black perché deriva dal black della musica afroamericana e Pulcinella perché deriva dal napoletan power”.

Parlando sempre di Napoli, Spartanapoli ha delle rime molto forti…

“Quando ho messo il titolo mi hanno detto “Cleme’ hai sbagliato a scriverlo è Spaccanapoli”, e ho detto “no è stato fatto apposta mica sbagliavo a scrivere il titolo”. Spartanapoli perché Napoli è sempre stata una città ribelle, rivoluzionaria come Sparta e io mi sento un po’ Leonida in questa cosa “questa è Napule’!” e ho tirato fuori una canzone che è un po’ gangsta rap. Io difficilmente scrivo roba incazzata, ma quando lo faccio, scendo con il palo di legno e ho tirato fuori questa canzone che parla di tutto quello che succede a Napoli, é una storia di strada. Io racconto quello che vedo, io credo che il significato della parola rap sia verità, é quello che vedi… io descrivo quello che vedo sui giornali o in strada”.

Se il significato della parola rap è verità, chi dice la verità tra i tuoi colleghi? Chi fa veramente rap?
“Marracash, Salmo, Ensi, Noyz..”

La nuova scena, invece, come la vedi?

“La nuova scena trap é un altro genere musicale che io rispetto tanto e tanti sono bravi, prendi Ghali, lui spacca proprio tutto, é bravo. La cosa che non accetto è che uno che fa trap dica “ormai voi del rap avete fatto, ora tocca a noi”, questo non lo posso permettere perché é come se Young Thug dicesse a Eminem “no ora ci sono io, levati di mezzo”, diglielo “levati di mezzo” a Eminem”.

Parlando del sound, in Vulcano c’è il beat tipico degli anni ’90, il boom bap e il rullante della tradizione napoletana..

“In Vulcano ho messo tutto quello che mi piace, per la prima volta ho deciso di accontentare me stesso. Non ci sono featuring, dopo Miracolo, in cui avevo featuring con tutta la scena rap, ho deciso di fare un album senza nessuno. Anche dopo l’esperienza di Sanremo, in cui devi fare una canzone che piaccia al pubblico, alla critica, al presentatore, ho deciso di fare una cosa che piaccia in primis a me. Vulcano mi rappresenta al 100%, beat anni ’90, proprio il bum cha, e sound napoletani come in Tutti scienziati, che è quasi la tarantella però rallentata e anche un pochino di trap, ma io sulla trap non ci vado da cantante trap del 2017, ci vado da Clementino e faccio mio il beat trap”.

Tornando alle tracce contenute in Vulcano, com’è nata l’idea di dedicare una canzone a Paolo Sorrentino?

“Mentre scrivevo l’album ero ad Asti da un amico e mi sono ritrovato il cofanetto con tutti i film di Paolo Sorrentino e mi sono talmente appassionato ai suoi film che ho deciso di dedicargli una canzone. Ho estrapolato tutte le frasi più belle dei suoi film e le ho messe su una base di David Ice. All’inizio il titolo era “L’uomo in più”, però non mi piaceva l’idea di mettere il titolo di un solo film e ho deciso di intitolarla “Paolo Sorrentino”. Manco a farlo apposta stamattina mi ha chiamato, abbiamo parlato solo in dialetto napoletano stretto, cioè in codice, e mi ha detto che si è emozionato tantissimo, io gli ho risposto che ero più ero più emozionato di lui per la telefonata e gli ho promesso di raggiungerlo a Roma e di stringergli la mano”.

In A capa sotto, invece, c’è parecchio dissing, ma nessun nome…

“È un pezzo dissing a tutta la scena in generale, non a qualcuno in particolare. Io vengo dal freestyle e al 2Thebeat non ce le mandavamo di certo a dire. Sono rime contro i rapper ed è una cosa che fa bene perché è una sana competizione, a differenza di tanti che si fanno i video, che litigano su Instagram, io cerco di fare il rapper, se qualcuno mi dice una cosa contro, io gli faccio una canzone, non la storiella su Instagram, io gli spacco la testa a suon di rime e gli faccio vedere come rappa un napoletano.
Questa cosa che ho detto, dei video su Instagram, non riguarda Marra, perché Marra è un fratello e ha semplicemente risposto a una persona, riguarda tutti quanti gli altri”.

Parlando di Sanremo, qual è il tuo bilancio di questa edizione?

“Sono contento di esserci stato, perché ogni volta che vai a Sanremo hai a che fare con tanta gente, conosci tante persone belle e brutte, ci sono ospitate negli studi televisivi, nelle radio, hai modo di fare una buona promozione dell’album e sono contento di questo. Il bilancio è positivo perché sono arrivato in finale e il mio obiettivo era quello di arrivare in finale, ma non so se parteciperò ancora, magari tra dieci anni, non lo so”.

Secondo te a Sanremo il rap dev’essere influenzato dal pop? Tu non avresti mai potuto portare una canzone come Ue Ammo’ a Sanremo…

“Eh no sicuramente no. Anche perché per Sanremo ci vogliono più contenuti, Ue Ammo’ è un pezzo divertente e spensierato che parla comunque di punch line e dissing. Bisogna pensare di andare a Sanremo con il fatto che ti guardano tante persone, quindi è chiaro che poi diventa pop, non si può fare una cosa a Sanremo solo per i rapper o per il pubblico rap”.

Tu hai fatto tanti palchi nella tua carriera, quale ti ha emozionato di più?

“Due, forse tre. Il primo quello del concerto del 1 maggio a Roma che c’erano 700mila persone, una roba pazzesca, non finiva più, sei sul palco, vedi tante teste e non sai dove finisce… poi il palco di Sanremo, lì sono sempre iper emozionato”.

Ma è meglio il 2Thebeat o il palco di Sanremo?

“Sono due cose diverse, entrambe di grande spessore, il primo per il rap, il secondo per il pop, quindi l’importante è esserci stato!”
“E poi un altro che mi ha emozionato”, continua Clementino, “è stato il mio concerto a Piazza del Plebiscito a Napoli perché comunque suonare a Napoli con tutta quella gente è sempre un’emozione”.

Cambiando discorso, Roberto Saviano, che è un personaggio molto amato o odiato della tua terra, ha parlato anche di rap e del libro di Paola Zukar, tu cosa pensi dei suoi libri?

“Ma.. io ho letto Gomorra e sto leggendo La paranza dei bambini, mi piace molto lui come scrive, é chiaro che merita quel successo e poi è inammissibile pensare che ci sono persone che dicono che Saviano non deve lavorare e poi conoscono a memoria le battute di “Gomorra La Serie” e allora sei un deficiente, voglio dire, come fai a odiare Saviano ma conoscere a memoria le battute di Gomorra, ma lo sanno che Genny Savastano é un figlio di Saviano?!”

Paola Zukar, nel suo libro, di te ha detto che hai un approccio intelligente e indiretto ai problemi della tua terra e che hai scollato i giovani napoletani dalla musica pop e neomelodica, quali pensi siano stati il tuo contributo e la tua forza?

“Io ho sempre parlato della mia città in tutte le canzoni, come mi vedi, così sono, forse è questo, che io ho sempre parlato della mia città da servo e non da sovrano e quindi questo è uno dei miei punti di forza. La rivoluzione a Napoli non l’hanno mai fatta i re, l’hanno fatta i servi, l’ha fatta Masaniello, l’hanno fatta gli artisti, da Pino Daniele a De Simone fino a Benedetto Croce, quindi è chiaro che il punto di forza è quello di utilizzare una certa arte napoletana che solo noi napoletani possiamo fare perché ce l’abbiamo nel DNA appunto Di Na, Napoli”.

Parlando dell’episodio di quando ti hanno bruciato l’auto, tu credi che il rap, che è una musica tipica del ghetto che molto spesso include anche un mood gangsta, possa aiutare a sradicare certi atteggiamenti mafiosi dalle strade?

“Allora, sicuramente il rap può aiutare, ma comunque il gangster italiano è il neomelodico se ci pensi, non è il rapper, é il neomelodico, perché sono quelli che vengono dalla malavita, sono quelli che si sparano tra di loro con i clan camorristici e quelli sono i clan da dove escono i vari neomelodici. In America ci sono le crew da dove escono i rapper, quindi se vogliamo parlare di hip-hop, visto come underground, in Italia sono i neomelodici, di certo non sono i rapper”.

Fabri Fibra è un amico, avete lavorato spesso insieme, Rapstar era una bomba, ascoltando e capendo la sua Fenomeno e la tua Tutti Scienziati, mi sembra che siate sulla stessa lunghezza d’onda e di pensiero…

“Sicuramente, io con Fabrizio vado molto d’accordo sia metricamente che di pensiero, quindi gli faccio un grosso in bocca al lupo per l’uscita dell’album che uscirà 15 giorni dopo il mio e spero in un ritorno del Rapstar”.

Secondo te, Fibra che Fenomeno è?

“Fibra è quello che ha sdoganato il rap in Italia ed è il rapper più grande che abbiamo mai avuto in Italia, perché io, quando vedo Fibra, vedo proprio il rapper. Sai, vedo uno che ha fatto qualcosa che gli altri non hanno fatto, é grazie a lui che oggi siamo tutti quanti qui a Universal. Ha fatto delle cose in grande, Mr Simpatia è un disco americano a tutti gli effetti, come contenuti e come rap proprio. É un poeta maledetto Fibra”.

L’angolo della PuttHana. Prostituisci il tuo disco, perché dobbiamo comprare Vulcano?

“È facile! Raga’ comprate Vulcano perché, forse, fino al 2017, è il miglior album della mia carriera. É un album dove sono completamente da solo per 13 tracce e dove c’è un grandissimo ritorno agli anni ’90 con un boom bap micidiale, compratelo tutti anche perché c’è una bellissima grafica ed è impacchettato con un concept di livello che ha tutta la sua napoletanità possibile e immaginabile. E poi ci sono dissing a tanti rapper italiani”.

L’angolo della sHanpista: Raccontaci un pettegolezzo.

“Allora, Dj Ty1, che è così famoso per andare a mangiare fuori bene il pesce, é stato beccato a mangiare delle pizzette alla stazione”.

L’angolo MarzullHano. Fatti una domanda e datti una risposta.

“Ciao Clementino chi è quello che ti ha dato più soddisfazione durante la promo dell’album Vulcano?”
“Ciao Clemente, grazie per la domanda..sicuramente Diego Armando Maradona perché ha pubblicizzato il titolo dell’album ed è stato il primo che ha svelato il titolo dell’album in pubblico e la cosa bella è che il giorno dopo questa notizia è uscita prima sui giornali sportivi e poi su quelli musicali, quindi viva Diego Armando Maradona!”

 

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.