Loading...

Settimana scorsa sono incappato nell’ascolto di un disco molto interessante, Michel, il nuovo album di Mudimbi che da ieri potete ascoltare ed acquistare.
Il comunicato stampa con la notizia dell’uscita dell’album mi ha colpito davvero parecchio per svariati motivi: il primo è che il disco porta il nome di battesimo del rapper marchigiano, il secondo è che assieme al disco c’è anche una sorpresa da colorare (Cosa? Sisi, avete capito bene) ed il terzo è che i primi singoli mi sono entrati in testa con la facilità con cui il Team Rocket volava in aria alla fine di ogni puntata dei Pokemon.
Preso da questa gioia incontrollabile mi sono attivato per intervistare il fautore di così tanta energia e sono riuscito ad interrompere Mudimbi mentre cucinava per una lunga chiacchierata!

Il disco mi è piaciuto molto: penso sia un disco trap, come genere musicale, ma a dirti la verità mi sembra anche molto diverso da tutti gli altri dischi trap che sono abituato a sentire.
Tu come lo etichetteresti?

Parti con la domanda clou che mi fanno tutti, mia madre compresa. Allora io, mai e poi mai, chiamerei il mio album trap né direi che sono un artista trap perché io non ci vedo niente in comune tra me gli altri.
Fondamentalmente io faccio rap, e fino qui non ci piove, però nell’album, come avrai sentito c’è il reggae, c’è la dub, c’è la techno e c’è anche qualcosa di trap come Tipi da club. Schifo io neanche sapevo che genere fosse, ipotizzavo un elettronico vario, invece la mia donna è stata così lungimirante da dirmi “guarda che la battuta è dubstep”, un genere di musica che tra l’altro io adoro, però le cui sonorità sono un po’ diverse.
Fondamentalmente io non mi etichetto e non mi piace farmi etichettare, probabilmente proprio perché io stesso non ci riesco!
Quindi, ecco, la mia risposta è sempre “io faccio rap” utilizzo il rap per cantare su qualsiasi genere musicale e dire qualsiasi cosa che mi passi per la testa e nel momento in cui diverrò etichettabile inizierò anche ad annoiarmi a fare quello che faccio.

Tra l’altro il tuo è un rap molto particolare, mi viene da dire quasi monocordo ed è facile che ti entri in testa, molto orecchiabile.

Guarda questa cosa mi viene sicuramente dalla musica che ascoltavo da ragazzino perché non sono rimasto sempre sul rap-rap ma sono andato molto presto verso la dance hall e tutto gli incastri classici che fanno i giamaicani pur di far ballare, che poi non ho mai capito cosa dicono. Poi ho svoltato dritto per dritto verso Londra e il grime, quindi nella mia testa c’è un mischiume generale di generi musicali, sia cantati che non. Ho ascoltato la techno/tekno ad esempio, sia con la “k” che con il “ch”, però in tutto questo mi ha sicuramente aiutato ascoltare tutti questi generi diversi, e me ne accorgo più ora che nel momento stesso in cui li stavo ascoltando, perché comunque la mia testa è portata a fare un misto fritto di tutto quello che ho ascoltato con le orecchie in 15/20. Appunto anche la techno con il suo ritmo ipnotico, la cassa dritta e quattro suoni in croce mi ha molto aiutato, però sai in quei momenti bui l’effetto era molto ipnotico nella mia testa, e mi è sempre piaciuta l’idea di poter ricreare, nei limiti del possibile, questa trance ed ipnosi. Una cosa che ho sempre pensato è che chi ascolta rap in generale o un mio concerto non è detto che voglia soffermarsi ad ascoltare per forza le parole e le cose che stai dicendo, che magari sono le cose più sensate del mondo ma a quello non gliene frega niente perché voluto essere lì solo per farsi una birra; perciò cerco anche di entrargli nelle orecchie con qualcosa che a prescindere dal significato delle parole sia originale, sia accattivante, sia musicale. Ovviamente non sto dicendo “fai dei bei suoni con la bocca e poi non dire nulla”, perché io non penso assolutamente di fare ciò, però unisci l’utile al dilettevole, cerca di attaccare su entrambi i fronti e poi per disperazione qualche fan te lo porti a casa!

A proposito di live: io non ho mai sentito un tuo concerto, però ti ho sentito dal vivo all’evento Urban Orchestra all’Estatè Market Sound (qui l’articolo). Ricordo bene che avevi cantato Supercalifrigida perché era l’unico tuo brano che conoscevo all’epoca, e che il pubblico era veramente moscissimo!

Tra l’altro se c’eri dall’inizio ti ricorderai che ho dovuto far alzare la gente dalle sedie!

Rimanendo sulle tue sonorità: so che sei italo-congolese, ti leghi in qualche modo anche ai suoni africani?

Assolutamente no, non c’entro proprio nulla. Anzi, ormai questa storia dell’italo congolese sta prendendo piede però in realtà la mia storia c’entra davvero poco con il Congo, l’unica cosa di congolese nella mia famiglia è mio padre, con cui non ho rapporti da quando avevo 9 anni. Quindi ho solo la pelle nera ed il ritmo nel sangue! Quello mi è rimasto!
Riflettendoci, anche se sembrava una battuta questa cosa del ritmo nel sangue, mi rendo conto che questo demone della musica da qualche parte arriverà e per quanto a mia madre piaccia la musica e quant’altro lei è di San Benedetto del Tronto. Sicuramente questa propensione al ritmo, a ballare a far ballare l’ho sempre avuta e cerco di tenermela stretta.

Ho letto nella tua biografia che hai iniziato con il rap intorno al 2000 ma, testuali parole, “non sono riuscito a chiudere una rima decente fino al 2006”; com’è stato il tuo approccio al Rap a San Benedetto del Tronto? Come vivevi l’Hip Hop in un…paese?

Cittadina dai, 40.000 anime.
Me la vivevo molto bene perché usciti dagli anni 90 c’era una certa fotta, crew e robe così; nessuno in realtà sapeva di preciso cosa si dovesse fare però faceva figo dire che ci stavamo tutti dentro, perciò me la sono vissuta bene. Cioè in realtà me la sono vissuta male perché non riuscivo a chiudere una rima che fosse una, però comunque sia c’era un po’ di fermento: ogni tanto qualche battaglie di freestyle, o la sera quando si usciva. Il primissimo periodo, prima delle rime giuste, chiuse bene e che mi dessero soddisfazione, l’ho vissuto molto hip-hop, molto standoci dentro, vivendo nel mito americano, vivendo nel mito delle sparatorie e ste stronzate da ragazzino! Erano fondamentalmente più chiacchiere che altro però è stato un bel gioco che mi ha tenuto molto a galla. Ho sempre avuto il bisogno da ragazzino di sentirmi collocato da qualche parte, un posto nel mondo per distinguermi in qualcosa: che fosse Michel l’idraulico, Michel il rapinatore o Michel il rapper: avevo bisongo di essere qualcosa e non potevo semplicemente essere Michel perché mi sembrava un libro senza la copertina.

A proposito di Michel: Michel è il titolo del tuo disco quindi si presume che sia, in un certo senso, un disco autobiografico.

In un certo senso si.
In tutto quello che scrivo c’è sempre qualcosa di mio ed è tutto vero. Ovviamente non tutte le cose che scrivo le ho fatte, vedi Schifo, non è che faccio tutto quelle schifezze ovviamente, però qualcosa di mio c’è anche lì anche se non posso dirti cosa AHAHAH.
Io mi reputo molto onesto e penso che questo sia un disco molto onesto per una serie di motivi: in primis, come ti ho spiegato, per i generi musicali che ho messo dentro. Non è qualcosa di studiato, il fatto che io non abbia seguito un genere so che può essere molto controproducente perché la gente ha bisogno di collocarsi da qualche parte, io invece ho scelto di fare quello che mi piace, perché se non faccio quello che mi piace non lo faccio bene. Mi piace il reggae, mi piace la dub, mi piace la techno, lì sta la mia onestà e metterci il mio.
Per quanto riguarda i testi io scrivo sempre di quello che ho fatto o di quello che ho visto, oppure sono costruzioni molto oneste e spontanee della mia testa come quando si sta tutti quanti insieme e si iniziano a sparare cazzate alla Maccio Capatonda, cazzate gigantesche. Anche lì sta la mia onestà: io non ti scriverò mai dei soldi o delle pistole se non con ironia, perché onestamente io per primo so che si scivola nel ridicolo (per quanto c’è gente che ci mangia con questo ridicolo, però sono scelte).
Per me quest’album mi rispecchia veramente a 360 gradi quindi ho deciso di metterci in copertina la mia faccia.

Che è la tua foto da bambino

SI perché ho pensato che sicuramente a sette mesi non avevo né fronzoli né paura di essere etichettato, che è quello che vorrei fare anche adesso anche se è difficile perché tutti vogliono che tu sia l’artista, quello o quell’altro, tu per primo mi hai etichettato come potenziale artista trap.
Io cero di impegnarmi a togliermi più zavorra possibile per rimanere più onesto possibile con me stesso e con meno fronzoli, proprio come in quella foto.
Ho messo il mio nome anche perché penso sia figo trovare negli store il mio disco con il mio nome ed il mio cognome cioè Michel Mudimbi: e sta cosa per me è stupenda!

Anche qui ci sarebbe da raccontare: perché hai scelto di usare come nome d’arte il tuo cognome?

Tornando indietro al periodo della fotta quand’eravamo un po’ tutto Yo! ci si doveva trovare una tag.
Io ne avevo trovate tantissime ma non mi si cacava mai nessuno perché tutti mi continuavano a chiamare Michel, quindi io continuavo a cambiare tag e questa cosa giocava anche a mio sfavore perché una volta che cambi tag ogni settimana nessuno può ricordarsi come ti chiami oggi.
Hai presente quelle cazzate tipo “dai fammi vedere la tua carta d’identità, fammi vedere la foto ci facciamo due risate”? Ecco un giorno mostrai la mia carta d’identità al mio miglior amico dell’epoca che, invece di concentrarsi sulla foto, rimase sgomento scoprendo che il mio cognome è Mudimbi. Non lo sapeva nessuno anche per via di quello che ti dicevo prima sul divorzio dei miei genitori, e per il fatto che Mudibimi è il cognome di mio padre non ho mai provato questo grosso amore nei confronti di “Mudimbi” per cui non l’ho mai neanche reso pubblico.
Quando questo ha scoperto che mi chiamo Mudimbi di cognome ha alzato la testa, mi ha guardato e, testuali parole: “Ma tu di cognome fai Mudimbi? Io da oggi ti farò chiamare da tutti Mudimbi” e così è successo, non chiedermi come.

Parliamo un po’ delle tue influenze.
Io così, a scatola chiusa, dico Nas.

No, Busta Rhymes

Ah cazzo, sai è stata la copertina del disco a farmelo pensare!

Allora ti ringrazio di non aver detto Lil Wayne! AHAHAH

Busta Rhymes lo tengo sopra, più in alto di tutti perché nonostante il tempo è passato, nonostante le modifiche del genere rap/Hip-Hop e quant’altro, comunque si sa sempre reinventare, anche adesso che è diventato un vitello comunque sia spacca. Tira fuori le Hit come Twerk it di qualche anno fa, e poi c’ha degli incastri strepitosi, c’ha il cazzo in fiamme! Non so come dirtelo AHAH
Una volta, da lui, sentii in un’intervista proprio quello che ti ho detto poc’anzi. Cioè che ci gioca contro il fatto di reinventarsi, modificarsi, perché giustamente una volta che ti crei un pubblico se tu lo abitui a pesce tutti i giorni, se dall’oggi al domani gli dai carne molti storceranno il naso, lui giustamente disse: io ho bisogno di reinventarmi, di provare cose nuove perché la noia sta dietro l’angolo. Ed io soffro di noia, ma veramente tanto.

Quindi anche tu non avrai mai paura a reinventarti e voltare pagina?

No, mai, assolutamente.

Come sono i tuoi fan? Sicuramente non è ancora così estesa come quella di altri grossi artisti però vedo che comunque hai un sacco di gente che ti segue!

Eh sono incalliti! Sono quasi tutti uomini, il che fa piacere alla mia donna!
In realtà le donne ci sono, e mi è stato fatto notare che le poche mie fan donne spaccano, visto che la maggior parte dei miei testi tendono verso il sessismo/maschilismo, non perché io sia maschilista ma perché mi sono reso conto che viviamo in una società maschilista piena di situazioni e battute sessiste, ma se queste vengono trattate con l’ironia che utilizzo io fanno ridere. Molte donne queste cose non l’hanno capita ma le mie fan le stimo profondamente perché riescono ad andare oltre la battuta e vederci quello che è effettivamente il significato. Io non è che me ne vado in giro a maltrattare le donne o altro, anzi, sono quasi una femminista, però quando si scherza è giusto scherzare sui cliché e le cose che fanno più ridere, come il maschilismo che è abbastanza ridicolo.
Mentre per quelli che sono gli uomini il gruppo è abbastanza omogeneo, ci sono quelli più scalmanati che penso siano alcolisti, nel senso che penso che nella vita facciano proprio quello, e poi ce ne sono altri che sono proprio innamorati. Io ho certi fan che mi mandano cuoricini. È particolare il rapporto che hai con i fan perché ti scrivono “ti voglio bene” o comunque queste cose che si dicono tra amici tipo “ti lovvo, no homo” ma in realtà non ti conoscono. A me questa cosa piace molto perché fin dal primo periodo ho tentato di tenere un rapporto diretto con i miei fan, ora purtroppo zoppico un po’ però mi è sempre piaciuto parlarci, scrivendo oppure con questa rubrica che avevo prima, questo format che si chiamava Telefono nero in cui avevo preso una seconda sim di cui avevo dato il numero pubblicamente sulla pagina, e una volta al mese i fan mi chiamavano e parlavamo di quello che volevano. Erano più che altro stronzate e cose imbarazzanti però era figo perché io mi identifico molto con i fan visto che io per primo sono fan e so che l’attenzione del tuo “idolo” o “cantante preferito” o semplicemente quello che stai seguendo in quel momento può cambiarti la giornata, e molti mi hanno ammesso questa cosa, credo che sia anche per questo che azzardo a dire che molti dei miei fan mi vogliono bene e mi stimano.

Ti ho chiesto dei fan perché sono andato a leggermi un po’ di commenti sotto ai tuoi video di YouTube, dove mi aspettavo di trovare un sacco di Haters, soprattutto sotto Supercalifrigida, invece hai un sacco di successo!
Certi commenti mi hanno fatto ammazzare dalle risate! Sotto Schifo qualcuno ti ha scritto “Sei il Satana Negro”

AHAHAH Questo commento mi è stato riferito da più persone!!

Sotto Supercalifrigida molti dicono: “Se questa roba fosse in inglese ed in America sarebbe già disco di platino”. Tu pensi che l’Italia non sia pronta o che comunque il nostro bel paese possa limitare in qualche modo la tua musica?

Riguardo questa cosa dell’America me lo scrivono e dicono in tanti. “Se fossi nato in America saresti già famoso” e cose del genere.
Io penso siano tutte stronzate perché se fossi nato in America magari mi avrebbero già sparato o magari non farei rap  e cambierebbero un sacco di cose.
Poi forse la gente non si rende conto che in America è molto più difficile uscire fuori e farsi notare. Io qui sono riuscito a fare Supercalifrigida magari perché siamo 4 gatti, e tra questi 4 gatti  io ho trovato il gatto giusto che mi facesse la produzione, io ho avuto la lucidità mentale, il tempo, la calma che ho trovato qui a San Benedetto che è un posto di mare, di scrivere una canzone.
Per un brevissimo periodo sono stato a New York e mi si è resettato il cervello stando lì! Non sono abituato a viverre a quei ritmi.
Perciò la cosa dell’America, dei se e dei forse non porta da nessuna parte, con il mondo delle ipotesi non si conclude mai nulla.
Per quello che invece riguarda il copiare in Italia ti dico: potendo ipoteticamente parlare con tutti i rapper del mondo dico loro: provateci.
Io sono molto sicuro di quello che faccio e sono molto sicuro di farlo in una maniera in cui non lo fa nessuno non è che vado in giro a dirlo o a mettere manifesti, però per il mondo in cui tengo il palco ed i live, cioè… Ci provassero gli altri! Nel momento in cui qualcuno lo farà come me allora sarò pronto a rimettermi in discussione, però per adesso non ho il minimo timore, anche un po’ per le cose che ti ho detto prima, cioè il continuo rimettermi in gioco. Non è molta la gente che se la sente di rischiare, perché una volta che hai il tuo posto sicuro te lo tieni stretto.

Un po’ come il posto fisso di Checco Zalone in Qua Vado?!

Esatto, esatto. Guarda io ho lasciato il mio posto fisso, con stipendio fisso e quant’altro, dopo dieci anni l’anno scorso a maggio, e dopo un anno mi sono già mangiato tutti i soldi per mettere in piedi l’album, per mettere in piedi lo show ecc. Però penso davvero che nella vita se non rischi non vivi. Nel momento in cui ti metti in gioco ti senti veramente vivo altrimenti sei solo nella sala d’attesa della vita.

Ok, per alleggerire i toni ora voglio leggerti un altro commento che ho trovato sotto il video di Schifo.
“potevi farla più malata, potevi infilarci una giraffa ebrea che spezzava gambe ad un decerebrato che succhiava polli morti mentre urlava “non si entra nel reparto rotture della Lidl”

AHAHAH ecco vedi che schifo di fan?

Questo credo abbia bisogno di qualche aiuto AHAH

Guarda questa cosa di non avere ancora haters comunque un po’ mi lascia perplesso; cioè mi fa felice però, sai, si dice sempre che quando inizi ad avere haters è perché hai avuto successo e la tua musica è arrivata a talmente tanta gente che è arrivata anche a persone a cui non importava e che invece che stare zitta inizia ad insultare.

Massì tranquillo che adesso arriveranno i puristi a dirti “ma che schifo, questo non è vero Hip Hop”

Prima di lasciarti di faccio le ultime tre domande classiche di Hano.

Angolo della puttana: prostituisci il tuo disco

Innanzitutto il mio disco te lo devi comprare fisico, perché dimmi quanti anni sono che non hai in mano un fumetto Gioca e Colora come quando eri bambini, e con l’album fisico ti do la possibilità davvero di sentirti un ritardato. Ti ritroverai a cucire, tagliare, incollare, colorare e oltretutto se lo completi puoi anche vincere dei premi! Per quanto riguarda la musica ci devi mettere le orecchie e troverai quello che ti piace

Angolo Marzuliano: fatti una domanda e datti una risposta

Mi domando perché questa telefonata è iniziata con me che volevo cucinare e sono finito sul divano con una melanzana che mi guarda! AHAHAH

Angolo della shampista regalami un pettegolezzo

Ti racconto quest’aneddoto che per molti è simpatico ma che a me sta mandando dallo strizzacervelli: da un mese a questa parte, tutte le volte che telefono a mia madre c’è il mio disco in sottofondo! Ma non te lo dico per ingigantire, è davvero così tutte le volte!

Magari lo mette apposta mentre chiami!

Nooooo ma che!? Lei vuole impararle tutte a memoria perché lei dice “il primo aprile c’è la data zero ed io le canzoni le devo conoscere!” Lei non lo sa ma io poi la farò salire sul palco e le farò rimpiangere di avermi partorito 30 anni fa  AHAHAH

Loading...

Lascia un commento

Condividi
Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto