Dargen D'Amico
Dargen D'Amico
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Non è bello quando gli amici ti voltano le spalle. Hai fatto il tuo percorso, hai preso e trovato la tua strada, la tua dimensione, e ti sei creato, negli anni, quel circolino di amici che matcha a pennello con le tue idee, le tue bizzarrie e le tue pare. Finché un bel giorno, con chi ti è sempre stato accanto, cominci a sentire un po’ l’aria viziata, un po’ di malcontento. Così deve essere successo al nostro Dargen D’Amico, tanto da realizzarci un post sulla sua pagina ufficiale. E sappiamo quanto Dargen abbia difficoltà ad esprimere in maniera lineare e concisa i suoi pensieri, senza lasciarli liberi di arrivare, farli interpretare e poi metabolizzare a chi si ferma ad accoglierli.

 

“Patetici, gli ascoltatori ormai si aggrappano,

al primo disco che hai fatto, le tue prime sedici,

come se fossero l’oro che gli hai colato addosso,

senza sentire quanto odio ci metti nel prossimo.”

 

Possiamo scovare una linea retta continua che unisce il pensiero di un altro uomo tormentato dalle parole (e dall’estate) con la situazione che Dargen sta vivendo ora. Cosa ha fatto passare questo momento un po’ triste al membro delle Sacre Scuole è, in pratica, l’annuncio del suo disco. Anzi, proprio la tracklist. A tenere in piedi la questione sono due lati della stessa medaglia : i remake dei brani vecchi, considerati troppi in favore di nuovi inediti, e il super feat. con Izi, Tedua e Rkomi. Ciò che lascia l’amaro in bocca non è sintetizzabile in poche righe.

Mi viene anche difficile discutere della fanbase di Dargen, che, per forza di cose, ho sempre pensato fosse abbastanza matura per evitare simili discorsi. Invece no.

Potremmo partire dalla difficoltà di un ascoltatore medio, a cui da qualche anno a questa parte non va più bene nulla dei suoi artisti, tanto da prendersi in maniera coatta la libertà di leggere semplicemente i titoli di una tracklist e giudicarne i contenuti. Il percorso mentale fatto da chi sparge veleno sul mondo del web è infimo, estremamente superficiale e giuridicamente scorretto. La musica, di qualunque artista sia, va sempre rispettata. Perché le scelte sono scelte e i cantanti (in generale, non soltanto i rapper) sono esseri umani che, piaccia o meno, riversano tante, tantissime energie, nella realizzazione di un lavoro che deve, necessariamente, stare in piedi con le sue gambe (autosufficienti, come dice Dargen!). E probabilmente ottenere indietro anche solo una piccola percentuale degli sforzi, che siano mentali, pecunari o fisici, risulta sempre difficile (e qui invece parlo dei rapper). Non è, per inciso, ovviamente, nemmeno giusto poi farsi piacere ciò che non può piacerti solo perché dietro c’è stato comunque un ottimo lavoro. Quello lo avalliamo come uno dei diritti inalienabili per ogni ascoltatore. Ma sul resto non si può passare. Penso anche alla copertina di ‘Fenomeno’, il nuovo disco di Fibra, disegnata da, guarda caso, Mecna o Corrado Grilli in questa precisa situazione. Criticata per la sua semplicità, attaccata per le skillz di Mecna, denigrata per la poca fantasia. Credete veramente che Mecna abbia disegnato da solo la copertina e l’abbia appiccicata poi sul disco di FF? Passiamo oltre.

Un altro blocco mentale di ALCUNI degli ascoltatori è la presenza dei featuring : ci sarà sempre qualcuno scontento per le collaborazioni. C’è chi vuole l’artista old school, c’è chi vuole l’artista fresh, c’è chi vuole più featuring e c’è chi ne vuole meno. Dargen ne inserisce solo uno, se si esclude la presenza fissa di Isabella Turso al pianoforte nella realizzazione di tutte le tracce, con tre artisti tutti insieme. Tre artisti della nuova scuola. Boom! Il pubblico è indignato, la fanbase di Dargen che prima era disposta ad accettare i suoi sbalzi d’umore (come quando prima di NI cestinò tutto il disco e lo riscrisse da capo), ora non è disposta a sopportare questo cambiamento. Cos’hanno fatto di male i poveri ragazzi di Genova/Milano? Semplicemente nulla. Semplicemente essere in una tracklist di Dargen D’Amico, quel Dargen D’Amico, e non soltanto nei loro dischi. Come a dire, voi fatevi la vostra musica ma non toccateci i nostri artisti preferiti.

E invece Dargen, forse spinto dal suo sentimento di saper leggere le situazioni e le trame dello spazio e del tempo prima di qualunque altro essere umano, fa uscire subito quattro pezzi, tra cui tre inediti su sei presenti nel disco, e ben tre video. E l’ascoltatore? Tace. Perché i pezzi sono come sempre delle perle in cui perdersi, dei terreni in cui viaggiare lasciando sul suolo solo i piedi e le orecchie, lasciandosi accompagnare all’interno del mondo di D’Amico da quel dannato pianoforte di Isabella Turso che sembra essere l’elemento mancante che serviva da una vita alla voce di Dargen. E se il ritorno è stato più difficile e brusco per il nostro Corvo, capiamo quanto sia delicato per quello ‘delle Stelle’. Parlo del featuring con Izi, Tedua e Rkomi, di cui si disquisiva già prima. E invece non lo è perché l’ascoltatore, con riserva, sempre con riserva(!!!), deve ammettere che i ragazzi ci sanno fare e non sfigurano per nulla assieme a quel divoratore di emozioni quale Jacopo D’Amico.

Concludendo, parlare prima è sempre sbagliato, soprattutto se gli elementi che si hanno in pugno sono una tracklist ed un featuring. La musica va ascoltata, digerita e fatta propria. E forse attendere in un mondo così fast, così rapido e così frenetico, non è sicuramente la cosa più facile da fare. Perché ora tutti possiamo dire la nostra, ma non sempre dobbiamo approfittarcene. E fortuna che almeno la cover di ‘Variazioni’ è piaciuta a tutti. Anche se il colore della giacca di Dargen…

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