Ale Tilt
Ale Tilt
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È giovedì pomeriggio quando finalmente e incredibilmente, dopo vari tentativi falliti, riesco ad intervistare Ale Tilt.

Vado a casa sua e davanti a un bicchiere, o meglio una bottiglia, o ancora meglio due bottiglie di vino, inizio questa chiacchierata con lui e vengo totalmente travolta dal suo modo di parlare e di raccontarmi la sua vita, per poche ore mi immergo completamente nel suo mondo e ne rimango affascinata.

Per la prima volta, anzi la seconda con lui, non riesco quasi a fare l’intervista in modo canonico perché i discorsi, le parole, le domande si sovrappongono e diventa quasi difficile ritrovare poi il filo del discorso e riuscire in un secondo momento a ricostruire il tutto e metterlo nero su bianco.
Non è per niente facile, per me, riuscire a spiegare chi è Ale Tilt e riuscire a farvi entrare nel suo mondo, così come ci sono entrata io.

Decido, quindi, di iniziare questo pezzo partendo da un video, perchè, forse, vederlo all’opera, mentre gioca con la sua musica, la sua console e il suo mixer, rende l’idea di chi è e cosa sa fare Ale, il dj dello Smashing Wednesday di Milano, nonché dj e organizzatore di TILT, KILT e La Festa delle Medie.

TILT SEASON 8 || STARTER

ABBIAMO INIZIATO IL NOSTRO OTTAVO ANNO COSÌ:

Pubblicato da TILT su Mercoledì 2 dicembre 2015

Come ti sei avvicinato alla musica?

“Ho iniziato ad ascoltare musica da molto piccolo, fai che a quattro anni ho iniziato a suonare il violino e poi il basso, nella mia famiglia tra mio nonno e mia sorella suonano un po’ tutti quindi ho sempre avuto questo rapporto romantico, sono cresciuto con Bach e da lì, senza neanche rendermene conto, ho iniziato a portarmi dietro un background musicale. Ho comprato il primo vinile all’età di cinque anni forse e ho iniziato ad ascoltare il rap da quando ero molto piccolo, ascoltavo la prima scena rap quando non esisteva ancora in Italia, tipo i Pubblic, Wu-Tang, Ice Cube, tutta quella scena gangsta rap anche se non era vista come gangsta rap perché all’epoca non c’era, non era concepito cosi, non c’era la comunicazione su quel rap, era il rap appena nato, era proprio una forma di musica nuova che mi prendeva con quel ritmo e il tizio che ci parlava sopra velocissimo, quindi sono cresciuto con tutto questo più una deriva musicale punk, core. Di italiani da piccolo ascoltavo gli Articolo 31, i Colle, Luix, mi piaceva di più la scena hardcore, ero più per i Sanguemisto, i Casinò Royale. A sette anni ho iniziato a fare skate con i ragazzi di 16, andavamo al muretto e c’erano le prime jam con microfono aperto, dove se ti andava di culo passava Space One e sembrava Dio sceso in terra. Era proprio un altro mondo rispetto a oggi, l’unica cosa che parlava di rap era Aelle e per comprarmelo dovevo farmi 15 fernate di metro, arrivare in Duomo e fare la colla con i miei amici per arrivare alle 5.000 lire. Lo vivevi in modo molto più sano, non c’era tutto questo fanatismo ed era una roba molto più piccola, su tutta Milano erano 200 persone, mentre, quello che è ora, è quello che io sognavo quando ero piccolo. Questo è un po’ il mio background, ho iniziato a organizzare feste al liceo, un mio amico metteva i dischi, a me strippava un casino ma non ero in grado, facevo cagare, avevamo solo tre vinili e io suonavo solo con quei tre e basta, quindi continuavo a mettere Run Dmc, Mc Hammer e Coolio in continuazione, poi da lì ho smesso, ma già dai 14 anni organizzavo dei party. Non avendo più il tempo di suonare, collezionavo cd, non più vinili, ne ho intorno ai 3800 originali, che non sono neanche così tanti, conosco gente che supera i 10mila, più tutti quelli scaricati, ho iniziato così a mettere i dischi, ma più che altro era la mia ricerca personale. Viaggiavo molto, compravo molti cd e poi quando andavo a suonare mettevo i dischi che avevo portato da fuori. Però non l’avevo mai pensato come professione, anzi, pensavo di fare il vj, preferivo il video, la scrittura e, invece, per puro caso, abbiamo iniziato a fare questa serata, il dj ci aveva paccato, io sapevo mettere i dischi, li ho messi e mi sono ritrovato ad essere TILT, ma da un mese all’altro, nell’arco di tre mesi ho lasciato il lavoro e adesso vivo come dj, ed è una cosa un po’ incredibile”.

E mentre lo dice abbassa il tono di voce e lo sguardo, come se davvero non ci credesse ancora che sta vivendo facendo il dj e che in quello che fa è incredibilmente bravo.

Com’è nato TILT?

“TILT è nato nel 2008 perché eravamo un gruppo di ragazzi che organizzava feste, davvero per battere il disagio adoloscenziale, non avevamo un cazzo da fare e abbiamo iniziato a fare noi le serate. Fai conto che nell’hinterland milanese, a Bresso, Cinisello, Cusano, non c’è niente da fare, noi facevamo dei rave dentro al parco nord, erano rave sì, ma rock, c’erano le band che suonavano, erano new rave e da lì abbiamo iniziato a fare feste sempre più grosse, come al parco lambro dove c’erano 5mila persone, è arrivato pure Lucignolo e da lì abbiamo deciso di iniziare a farlo nei locali.
Nel frattempo, un bel giorno, è arrivato Lele Sacchi che ci ha intercettato, perchè noi facevamo più che altro rave party ma non con musica da rave, e ci ha detto “no voi dovete entrare nello show biz, nel mondo dell’entertaiment” e mi ha chiesto di ripulirci un attimo e cercare di trovare una forma, noi, ovviamente, non ci siamo ripuliti, ma abbiamo creato la forma, quindi abbiamo iniziato a fare TILT che era un party molto energico. All’inizio era itinerante, non avevamo un luogo, prendevamo noi le location, loft, cascine e lo facevamo, poi siamo andati al Sottomarino Giallo di giovedì, poi al Gasoline dove è diventato una roba gigantesca perché era proprio un party alternativo, dove venivano dai gay, agli skater, era figo perché ci trovavi dalla modellina, al super frocio, allo skater, poi da lì siamo passati al Tunnel dove siamo diventati una super potenza insieme a RESET! ed è diventato gigante. TILT è il mio progetto principale come dj che ha poi il mio stesso nome e, visto che già suonavamo poco, solo tre volte a settimana, abbiamo deciso che il mercoledì ci annoiavamo particolarmente e abbiamo detto “facciamo una festa tra amici” e così senza pr, senza nulla, abbiamo fatto Kilt, che è l’antenato dello Smashing Wednesday, che è l’attuale party pluripremiato come miglior party universitario, anche se di universitari ne vedo ben pochi. L’ età va dai 21 ai 35 anni, sono persone che il mercoledì sera hanno voglia di divertirsi. È un party che si fonda sul cross over, è iniziato come un progetto più funky, hip-hop, disco, ma in realtà abbiamo preferito tenerlo come un cross over tra l’hip-hop e la trap e metterlo insieme all’indie e alla dubster. Fa ridere perché ci sono dei mercoledì dove trovi tutta la scena indie al completo e il mercoledì dopo c’è tutta la Machete.
Facendo poi questo stile di musica in settimana, quando molti artisti non hanno le date, è anche diventato un punto di ritrovo di tutta la scena, quindi è bello perché trovi artisti come Salmo, Nitro, Ensi che sono di casa, per noi sono amici, vengono da noi tutti i mercoledì, stanno con noi, bevono con noi, non c’è il groupismo generale. Così nel 2010 è nato lo Smashing Wednesday, tutti i mercoledì sera”.

Tu hai suonato anche in giro per l’Italia e all’estero?

Premetto che, quando ho fatto questa domanda e Ale ha iniziato a raccontarmi e elencarmi i nomi grossi e gli artisti di fama mondiale con cui ha suonato in questi anni, gli ho detto “e me lo dici così? Perché non me l’hai detto prima?” Lui mi ha risposto un po’ imbarazzato “boh perché non so vendermi, sono timido”. Questo è Ale Tilt, un dj che spacca, ma anche un ragazzo di 28 anni estremamente umile e intelligente che crede fortemente in quello che fa, che si fa il culo da sempre e che ha ottenuto grandi riconoscimenti e traguardi, ma che non te li sbatte in faccia, non te li sa promuovere, non fa la diva o lo spocchioso perché non è nel suo DNA.

Ma tornando alla sua risposta, mi ha raccontato che “si, ho suonato in Inghilterra, a Londra dovevo essere il resident del Ministry of Sound, ma per motivi personali non mi sono potuto trasferire. Ho fatto per due volte il tour della Polonia, in Croazia con i Justice, diversi festival in Europa, Spagna, Barcellona, Parigi, in Europa ho suonato quasi ovunque ed è molto bello perché per ora ho prodotto solo una traccia, ne ho 12 in cantiere ma non ho mai tempo di mettermi a dedicarmi solo a questo, ma già con una sola canzone sono riuscito a vedere quello che so fare. Il mio obiettivo quest’anno è quello di sfornarle davvero fuori perché sono molto belle, me lo stanno dicendo tutti, ho davvero il supporto di grossi nomi del panorama mondiale, però dovrei riuscire a staccare dalle serate, il problema è che è una droga, per me è una valvola di sfogo, adoro mettere i dischi, giocare con la musica, con le tracce, se non suono almeno due volte a settimana sono in crisi d’astinenza.
Ho suonato con Skrillex ed è stato molto bello perché la fan base mi ha apprezzato un casino, fai conto che sono stato selezionato proprio da Skrillex in persona, se lo organizzava lui il concerto. Suonavamo io, lui e Bloody Beetroots, io ero il più piccolo, loro sono dei mostri, ma è stato molto bello perché il giorno dopo tutti chiedevano chi fossi, si informavano e l’etichetta mi ha detto che avevano ricevuto molte richieste su di me e che in termini di approvazione venivo dopo Skrillex. Quella è stata una grande soddisfazione, poi c’erano 15mila persone e quando fai bene e senti un boato gigante, è adrenalina”.

Ensi & Nitro
Ensi & Nitro

Tornando alla tua serata del mercoledì, allo Smashing Wednesday, la gente viene fondamentalmente per sentire te?

“Noi, in realtà, allo Smashing abbiamo sempre cercato di nascondere chi sia io, non mettiamo neanche i nostri nomi d’arte, mettiamo solo i nomi di battesimo e quindi molta gente, soprattutto del giro nuovo, non sa il mio passato, non ha la consapevolezza di quello che faccio io o di quello che ho fatto, io sono Ale e non vogliamo mai troppo sporcare TILT con lo Smashing, l’idea che ti deve dare è che stai andando a fare una festa tra amici, dove ci sono 500 persone, che poi si conoscono tutte, diventano una grande compagnia e questo è anche un po’ il segreto del fatto che abbia 7 anni, perchè non ti annoia mai.
Con lo Smashing puntiamo sempre a rimanere su un filone underground, più magari di attitudine che a volte di contenuto, però a noi piace far del bene alla città, lo Smashing è nato davvero come missione, inizialmente per salvare noi stessi perché io e i miei amici ci rompevamo un casino ed è per questo che abbiamo iniziato a organizzare delle feste. Da noi la gente viene, si ascolta musica nuova, perchè molti hanno conosciuto Ghali, Salmo venendo alla nostra serata e chiedendoci poi “di chi è quel pezzo?”, gli stessi artisti vengono da noi perché li trattiamo come trattiamo uno qualunque, ascoltano la musica, si divertono e basta. È semplicemente questo senza andare a creare di più, io devo divertirmi e lo faccio con il sorriso, ecco questa è un po’ la nostra mission, farlo in primis perché fa bene a noi, fa bene a me”.

Tu suoni sempre cose diverse da un mercoledì all’altro?

“Sì, io non ho una playlist, quando c’erano i cd, li ordinavo per colore, sapevo che questi dischi mi davano un colore musicale, ma non conoscevo le tracce che c’erano dentro, non avevo i titoli sui dischi ma sapevo che una parte aveva dall’hip-hop alla disco e li suonavo ed era tutta ricerca velocissima. Non ho mai fatto una playlist in vita mia, è terribile, secondo me se fa il disc jockey devi giocare con i dischi, se te la prepari a casa, allora manda un iPad a suonare al posto tuo. Mi infastidisce molto, ho suonato con artisti grossi che facevano tutto su Record Box e per me sei un ladro, oltre ad essere un cane, perché vuol dire che non sai suonare, i più sono produttori, infatti, io sono un dj, non sono un produttore, se mai sono un musicista perché suono 20mila strumenti, però io gioco con i dischi, vado lì con 50mila ore di musica e le scelgo sul momento, poi ci sono i 5 cavalli di battaglia che metto tutti i mercoledì perché è il pubblico che li vuole, ma il resto no e il bello è proprio questo, che ogni mercoledì la musica è diversa. Io ascolto una media di tre ore di musica al giorno, che è anche poco, però tutti i giorni, per studiare le cose nuove o ricercare quelle vecchie. È un gioco che faccio, ti deve piacere la musica, nessuno ti obbliga a fare il dj e con queste tre ore al giorno mi prendo tutte le cose più nuove e fresche e me le carico sulle chiavette, quindi ho ste chiavette pregne di musica, ma a volte mi dimentico di aver scaricato della musica, o di aver comprato dei brani, o tra quelli che mi mandano e ci penso magari tipo due giorni dopo che ho suonato e mi dico cazzo questa la volevo mettere, ed è anche questo il bello. Sai è totalmente alchemico, ci sono dei mercoledì che tutto fila liscio proprio perché è tutto improntato sulla casualità ed è perfetto, e ci sono dei mercoledì che te la prendi in culo perché proprio non riesci ad entrare e allora lì te la devi davvero cavare forte, l’importante secondo me è avere una buona capacità nel mixing, io faccio dei passaggi molto voloci, quindi una canzone sta su un minuto al massimo e questo vuol dire che in un set di un’ora ti passo davvero più di cento canzoni.
Fai che io suono in apertura, finché non riempio il locale, poi lascio il posto ai ragazzi più giovani o agli ospiti e poi suono nella parte finale, in totale suonero’ tre ore”.

Che musica suoni?

“In generale il cross over totale, il boom che ho avuto io è stato con l’electro, ma la cosa che ha fatto proprio il botto è che mentre eri a mio set, a una serata electro, quindi ti aspettavi un certo tipo di musica, da un momento all’altro, in tre minuti, ti venivano mixati pezzi punk con un pezzo hip-hop e poi si ritornava all’electro, tutto in modo velocissimo e questa cosa è stata un po’ la mia arma. Ma perché sono fatto io così, io adoro molto di più la ricerca della novità, questo sì, la devo avere, proprio bramo la novità, devo sapere tutto quello che c’è di nuovo, però poi ho dei grossi caposaldi vecchi, che poi è proprio la mia fortuna, la ricerca anche nel vecchio, quindi ripescare il pezzo vecchio che ti fa ritornare alle medie in due secondi e ti fa venire il brivido al cervello, che è quello che poi durante la serata fa alzare le mani alle persone, mixato però con un pezzo super nuovo. Una delle mie regole è cambiare genere ogni tre canzoni, allo Smashing questo dovrebbe essere il dictat, non tutti lo fanno, ma io cerco sempre di farlo. Se tu guardi le mie playlist, non sono playlist ordinate ed è figo, perché se riesci a mettere a tempo un pezzo hip-hop con uno punk, ottieni una roba bellissima. Passare dal funk all’hip-hop è molto facile e poi ti ritrovi un pezzo drum and bass, cosi uno dietro l’altro per poi ritornare a un pezzo di musica italiana”.

Mentre Ale mi racconta tutto questo, con la sua emozione e la passione per quello che fa che gli si legge in faccia, io penso wow che figata, vorrei farlo anche io, vorrei stare dietro a una console, giocare con la musica come fa lui e vedere la gente intorno a me ballare e divertirsi grazie a me e a quello che sto facendo e mi chiedo cosa si prova ad avere il potere e la forza di far divertire gli altri in questo modo, in un modo che per Ale è talmente naturale e spontaneo da farlo sembrare quasi la cosa più semplice e naturale del mondo, ma poi ritorno alla realtà e so che non sono capace di farlo e che la risposta a questa mia domanda posso solo averla ascoltando le sue parole e captando la sua emozione nel raccontarmi il suo lavoro.

“Secondo me” prosegue Ale Tilt, “in questo momento è la cosa che mi sta tenendo in piedi, non avere più una bandiera, cioè non essere declinati da una parte, ma cercare sempre di tirar fuori del nuovo, quando io inizio a sentire che quello che sto suonando lo suonano già altri tre/quattro djset, io lo depenno automaticamente. Mi rendo conto che parecchi progetti che ci sono in giro per Milano sono una scopiazzata di me, di Kosmi e di altri che abbiamo molta più personalità di ragazzini che si improvvisano e di cui io sono comunque fiero, perchè se vado a una serata che ha la comunicazione come la mia, il set come il mio e tutto fatto a nostra immagine e somiglianza, io non la vedo come “bastardi”, la vedo come “Ale hai fatto un bel lavoro ora lascieglielo pure tanto noi abbiamo la possibilità di crearne di nuovo””.

Sì, quando ti copiano vuol dire che hai fatto qualcosa che va bene. “Sì, adesso la figata dello Smashing come serata è che noi abbiamo iniziato a fare questa serata sette anni fa dove mettevamo solo musica punk, poi dal punk abbiamo iniziato a introdurre dubster. Inizialmente lo Smashing doveva chiamarsi GUILT come dj set, quindi c’è TILT, Kilt e Guilt, che era quello più rap, dove c’era la Bianca Tabaton come resident, io e Scarto. Era un bel progettone che aveva l’obiettivo di fare il rap per gli hipster. Io ho pensato “la gente che ascolta l’indie, il rock si è rotta i coglioni e come io ho l’esigenza di ascoltare il rap in sto periodo, ce l’avranno anche loro”, quindi ci abbiamo provato, siamo stati i primi a farlo e andava a bomba. Da lì sono nate altre mille serate che sicuramente si sono affermate anche meglio, alcune, perchè sono diventate proprio seratone hip-hop di Milano che prima non esistevano. Però adesso, ormai, se esci dal martedì alla domenica, stiamo facendo tutti la stessa roba, quindi dopo un po’ ti annoi, fanno tutti l’hip-hop anni 2000 con le vecchie glorie, poi quello un po’ più nuovo, poi ti buttano dentro la trap, che per me la trap è vecchia ormai. Per quanto in Italia sembra appena uscita, il mio primo set trap è del 2011, c’era Trap Nation, ti scaricavi tutti i brani gratis perché gli artisti non erano famosi, a Milano nel 2011 eravamo in due a mettere la trap perché non veniva capita, perché erano campioni hip-hop sugli sner, sulle casse hardcore ed era strano da far capire alla gente. Io ora avrò dei cambiamenti perché è un suono che mi ha stancato, lo sento da tutte le parti, in radio, su YouTube, nei video, nelle pubblicità, c’è qualcosa che deve cambiare. Capisco che l’Italia è sempre indietro, però il problema è che, quando arriva una cosa, non sa farla diventare una cultura, bensì la pompa a mille per quel periodo che va da tre mesi a tre anni e poi sparisce, come è stato per tante culture e per i vari flussi dell’hip-hop, invece sarebbe bello mantenere tutto a dei livelli giusti e trasformarli in cultura. Negli Stati Uniti, la serata dubster c’è sempre, come c’è sempre quella hip-hop, quella electro, quella punk, come c’è sempre il pubblico, non è che deve sparire il pubblico. Io qua vedo dj che il giorno prima hanno la cresta, il giorno dopo il cappellino, il giorno dopo ancora la maglia nera perché va la tecno e questo è quello che noi cerchiamo sempre un po’ di deviare, levandoci quando vediamo che una cosa è diventata moda perché vuol dire che non fa più parte del sistema culturale e non hai neanche più bisogno di spingerlo.

Da quante persone è composto il tuo staff dello Smashing?

“Il core si fonda su di me, poi Mara che lavora con me da 3 anni e si occupa oltre che di me come braccio destro, della direzione di produzione, Marta cura tutto il versante pr, Claudia e Tiziana ballerine, poi ci sono tutti gli altri ragazzi che lavorano con noi come spinta e che sono una parte fondamentale, il lavoraccio da strada e io che mi occupo della direzione artistica del tutto più dj”.

“Più dj” dico io mentre lui abbassa lo sguardo, a questo punto lo guardo e ridendo gli dico “e adesso che cazzo dico?” Ridiamo, beviamo ancora un sorso di vino e ci accendiamo una sigaretta. Io rimango così perché penso come fa un ragazzo così giovane ad aver fatto e fare tutto quello che fa, come fa a non avere la completa consapevolezza di sé e di quello che è e sa fare e avere quasi timore a raccontarsi in un’intervista durante la quale, in genere, la gente si vende, ma lui no, anzi, le parole e le risposte gliele ho dovute quasi tirar fuori, per lui è più facile raccontarsi, parlare di tutto, andare a ruota libera con i discorsi e i pensieri che “vendersi” comeartista. Ma quando poi lo fa, quando inizia a raccontare il suo lavoro, lo fa in un modo talmente semplice e travolgente che ne resti travolta.

Torniamo al discorso sul suo staff, “oltre a me”, prosegue Ale, “abbiamo tre dj a rotazione più o meno fissi, Edo Marani, Ketty Passa e Melissa e poi cerchiamo sempre di ospitare un gest. In genere ci sono io, uno di loro e un ospite, che o è del filone hip-hop/rap o di una roba totalmente opposta, adesso abbiamo ospitato questo ragazzo che ha messo solo musica italiana vecchissima, tipo Umberto Tozzi ma con la cassa sotto e hanno ballato tutti, tutta sera.
Adesso ho in programma di aprire la mia agenzia, voglio collocarli, perchè mi hanno dato un’enorme fiducia e per far questo devo ritirar su i miei fornat. Dalla mia parte personale/artistica ho in progetto il disco e il libro, mentre dalla parte di produttore/imprenditore dei party sto creando questa agenzia. Stiamo cercando di fare sempre di più, infatti dormo poco, sto iniziando a bere meno però sono davvero contento perché sto facendo davvero tutto quello che voglio”.

Alla tua serata vengono spesso anche diversi rapper come ospiti, proprio a suonare, ho visto Bassi Maestro e Ensi, se non sbaglio, mi racconti un po’ come sono nate queste serate?

“Abbiamo fatto Bassi, Sick Luke, 2P, Ensi…allora con Bassi Maestro è stata una cosa nata da entrambi, noi avevamo già collaborato precedentemente, lui è uno che ha molta voglia di mettere i dischi perché è una persona che ha davvero un’energia incredibile, si fa tutta la giornata in studio, produce, poi se ne va a New York a fare le bazze per avere skills maggiori, poi torna in Italia e va a mettere i dischi in una serata da 300 persone come la nostra e il giorno dopo è su un palco da 2000 ed è quello che lo rende grande, è mega umile e parlando così, visto che noi stavamo già facendo hip-hop da un po’, già dalla serata del mercoledì all’Atomic, ha deciso di venire a mettere i dischi da noi una volta al mese, già dall’anno scorso. Questo ci ha aiutato nello sbloccare i rapporti con gli altri perchè Bassi è il capo banda qui in Italia e venendo lui, venivano un po’ tutti, poi, ovviamente, un po’ ci si conosce, un po’ ci siamo conosciuti in questo periodo e a me è venuto in mente Ensi. Mi sono detto “io voglio fare questo format, prendere un cantante, un mc che non ha mai messo dischi in vita sua e farlo venire da noi a farci sentire quello che lui ballerebbe”, l’ho proposto ad Ensi e temevo non accettasse, invece lui è un preso bene e ha accettato. Era un po’ impanicato, 2P gli ha dato ripetizioni di djing ed è venuto con la sua console e ci ha fatto sentire quella che era, per lui, la musica che avrebbe ballato. Ha messo della dance hall, che non avrei mai detto da Ensi, e poi dei pezzi rap storici però è stato proprio bello, sia il suo entusiasmo, sia come ha suonato, ha fatto qualche errore ma non se ne è accorto nessuno, forse più lui, ed è stato bello quello che poi ne è venuto fuori, perchè il pubblico è impazzito, lui anche, hanno fatto un ping pong a freestyle lui e Nitro, tre minuti a testa ed è venuto giù il Rock ‘n Roll. Quello che ha fatto il record di incassi, fa ridere a dirlo, ma è stato Bello Figo, per la prima volta abbiamo dovuto mettere il biglietto allo Smashing, ci saranno state 2000 e passa persone”.

Ensi
Ensi
Bassi Maestro
Bassi Maestro

Oltre al disco e all’aprire la tua agenzia, quali sono i tuoi progetti futuri?

“Sto scrivendo un libro, che è una super critica su certe figure. Perché, secondo me, qua tutti stiamo esagerando, c’è un’esagerazione dovuta alla comunicazione, ogni ruolo viene pompato per diventare una star, anche lavori dignitosissimi come il barista o il cuoco, perchè se sei un barista non sei una rock star, se sei un social media manager, non sei il brand. Qui, invece, stiamo arrivando a questo, le ragazzine che gestiscono la pagina Facebook si sentono Nike in persona e vanno in giro con questa convinzione. Il libro è incentrato su questi personaggi, il titolo è “Storpio” proprio perché poi metterò tutti questi personaggi assieme con lo storpio, che è il loro lato più deviato che verrà fuori nel momento in cui capirai che queste persone sono unite. È ovviamente un’estremizzazione, io sono un anarchico che critica tutto quindi dovevo farlo per me. Poi ovviamente i miei amici e i parenti fanno questi lavori quindi non posso criticare tutto, ma secondo me la comunicazione, internet ci hanno portato alla spettacolarizzazione della realtà, della quotidianità e ce la stiamo tirando un po’ troppo. È una continua voglia di affermare che sei meglio degli altri, che fai cose più fighe, ma alla fine dei conti è il finale che conta, non una foto su un social. Molte persone fanno cose di cui poco gli importa, solo per postare foto, però poi un giorno arriverai a contare le esperienze della tua vita e hai scelto tu o ha scelto il social network? Ed è questo che mi sta spaventando un po'”.

Qui i nostri discorsi sono assolutamente partiti, ci siamo persi in mille viaggi mentali e considerazioni che ci hanno poi portato a dire, perdendo completamente il filo del discorso intervista, che un tempo, quando c’erano i rullini e le macchine fotografiche, ci si metteva in posa e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di scatrarsi una foto da solo, ma ve li risparmio perché se no questo diventa un libro su una chiacchierata con Ale Tilt e non più un’intervista, e poi i commenti hater sulla pagina Facebook di Hano.it cadrebbero come la pioggia a Londra in autunno.

Torniamo quindi a parlare dell’intervista, delle serate e dei progetti di Ale Tilt…

“Per quanto riguarda le serate, c’è stato un momento, anni fa, in cui volevo mollare tutto, ero arrivato a un livello di soddisfazione così elevato che non sapevo più come andare avanti. Mi ero dato un obiettivo e l’avevo raggiunto e superato ed è uno dei momenti di paura più grandi che hai, quando stai per realizzare un sogno e nell’istante prima che stai per realizzarlo, sai benissimo che lo stai per realizzare e hai una paura fottuta ma, quando lo realizzi, è il baratro perché se non hai più un’idea come fai ad andare avanti? E quindi io sono tornato da quel tour fantastico, avevo suonato con i Prodigy, con i Justice, con i miei miti, pensa che sono cresciuto a Cinisello Balsamo, figlio di persone normali e mi sono ritrovato a suonare su quei palchi e non sapevo più cosa fare. Mi sembrava tutto così ripetitivo, come rifare il percorso che mi aveva portato lì senza però avere un obiettivo finale e quindi ho mollato tutto, mi sono trovato un lavoretto di giorno e sono andato avanti così per un anno. Poi mi ha contattato Skrillex perché aveva fatto questa selezione tra i dj italiani più forti e ha scelto me per l’attitudine che avevo e quando sono salito su quel palco, con quel boato di persone che grida il tuo nome, e lì mi è ritornato tutto. Abbiamo ricostruito lo Smashing, che adesso è potentissimo, abbiamo rilanciato TILT che è fortissimo, fai conto che l’ultimo che abbiamo fatto, c’erano 4mila persone, e ora stiamo ritirando fuori tutti i format. Ne abbiamo quattro attivi, TILT, Kilt, lo Smashing e La Festa delle Medie. Lo Smashing ha cadenza settimanale, TILT di due/tre mesi, Kilt inizierà ad essere mensile e La Festa delle Medie itinerante, adesso l’abbiamo fatto all’Alcatraz e poi inizieremo un tour in giro per l’Italia.

Adesso hai eventi in programma?

“Venerdì prossimo abbiamo San Patrizio qui a Milano, dove suono sul main stage, sarà un evento con 10mila persone, ci saranno anche i ragazzi di Akeem of Zumunda, ci saranno le crew più forti di Milano, sarà un party super figo.

https://www.facebook.com/events/1826365434291350/

Poi mercoledì, ci sarà sempre lo Smashing Wednesday e prossimamente ospiteremo nomi importanti sia del panorama rap, sia di quello di musica elettronica, non posso rivelarti molto oggi, ma un nome posso fartelo, Geo From Hell”.

L’angolo della PuttHana

“Dovete assolutamente venire allo Smashing Wednesday perché ovviamente è il party più originale di tutti, come tutti gli altri party di Milano, però abbiamo la musica fresca e soprattutto è il party delle ragazze, quindi le ragazze hanno l’estrema libertà di fare ciò che vogliono perché sono loro a comandare e noi ragazzi ce la prendiamo bene perché è pieno di figa. Quindi venite, vi divertite, è gratuito e in più ti becchi pure i rapper, che cazzo vuoi in più dalla vita?!”

L’angolo MarzulliHano

“Sei sicuro di voler continuare a fare tutto questo? La mia risposta è alternata a seconda del mio bipolarismo, cioè oggi sì perché ieri è andato molto bene, ma ho anche il sogno di innamorarmi, avere una famiglia e di fare una vita normale, con la casa di campagna, al mare, con il cane e lei sempre gravida, bambini ovunque, io che imparo a fare lavori di casa…ecco perché non sono nato muratore? Invece no, sono nato con questa condanna dentro e porto avanti il mio demone”.

L’angolo della SHanpista

“È molto difficile fare del gossip, è difficile starne in mezzo quindi figuriamoci tirare in ballo altri, ti direi quindi che il gossip lo posso fare su di me sulle cose che abbiamo in cantiere più che su cattiverie varie atte ad abbassare la reputazione degli altri.
Per prima cosa come gossip posso dire che stiamo organizzando una serie di eventi estivi grandi ed itineranti che ci porteranno come Smashing Wednesday in giro per la nazione e fuori dai confini, dalla riviera romagnola al lungo lago ma soprattutto in estate lanceremo una nuova location a Milano, sempre con l’acqua e le piscine a farla da padrone.
Come altro gossip posso dirti che sono single
che magari mi aiuta a trovarne una”.

“Sono contento”, mi racconta Ale parlando del suo Smashing Wednesday, con gli occhi che brillano, perchè a lui, quando parla della sua musica e del suo lavoro, brillano gli occhi, e la stesta bassa di chi ci crede fino in fondo ma non è il tipo che se la tira e vuole elecare tutti i suoi successi, “perché sono quei progetti che fai partire davvero per divertimento e non pensando con questo arrivo e invece, prima ci contatta Ceres e ci sponsorizza e, fidati, che avere uno sponsor per una serata, non è facile ed è un riconoscimento sia in termini economici, sia anche a livello di soddisfazione personale.
Poi ci hanno contattato Adidas, Dolly Noire ed è bello perché vuol dire che la tua spontaneità è quello che gli altri non hanno ed è quello che ci dicono tutti quando vengono allo Smashing, non è il party dove vieni a farti la sfilata, ma vieni e ti diverti davvero.
Io ci vado sorridendo tutti i mercoledì perché mi piace e quando smetterò di andarci sorridendo, vorrà dire che smetterò di fare questo e chiuderò la mia serata il giorno stesso”.

A un certo punto, durante la nostra chiacchierata, tra un bicchiere di vino e l’altro, mi racconta di quella volta che ha suonato talmente forte che ha rotto l’impianto e così, come se fosse la cosa più normale del mondo, ridendo mi ha detto “sai che poi sta cosa Egreen l’ha detta in un suo pezzo?”

In “Ora” Egreen, infatti, cita Tilt che ha spaccato l’impianto. “Stupro impianti come? Ale Tilt?”

Questo è Ale Tilt, questa è la sua musica e il suo modo di essere e spero davvero, con queste parole di essere riuscita a trasmettervi quello che lui a trasmesso a me e di essere riuscita anche a farvi entrare nel suo mondo, così come ci sono entrata io.
Probabilmente, i più, lo conoscono già, ma sicuramente molti, andando a un suo djset e ascoltando la sua musica, guarderanno con occhi diversi quel ragazzo alto, vestito di nero, con il cappellino, che si diverte a giocare con il suo mixer, dietro la sua console.

Ma per darvi ancora di più l’idea sulla sua persona e sul suo essere artista, ho chiesto a Dj Kosmi, Edo Marani e Dj 2P di scrivermi due righe su di lui e questo è il risultato:
Dj Kosmi

“Per me se devo dare il concetto di Punk ad uno stile musicale e ad una persona, non posso che associarlo ad Ale Tilt, lui è cosi, è Punk, credo sia stato tra i primi ad avere l’attitudine del non me ne frega un cazzo, io suono quello che mi piace, senza stare troppo dietro alle scalette. E credo che sia proprio questo il suo punto di forza, lui vive e fa le cose di getto cosi come gli viene e credo che sia proprio questo che la gente apprezzi in lui e dopo tanti anni è ancora qui a farlo nella maniera più rock e punk senza troppe pettinate Hipsteriche”.

https://www.facebook.com/KOSMIofficial/

Edo Marani

“Ale è uno dei pochi rimasti genuini, spontanei, di cuore, ma soprattutto di pancia. Ha il merito di essere sempre rimasto fedele alla sua linea, dai primi party ad oggi. Verrebbe facile pensare che sia stata una scelta di comodo, pigrizia, rifiuto del cambiamento, e invece io ci ho sempre visto della bella coerenza ed una forte convinzione in quello che propone​ alla gente. Seguire le mode va bene, in un modo o nell’altro, lo facciamo tutti, ma Ale, e pochi altri sono riusciti a mantenere sempre la propria identità. Ciò detto, suonare a Smashing è sempre un cazzo di sballo, è un parco giochi, per tutti, a prescindere dal lato della console che occupi”.

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Dj 2P

“Lo Smashing è diventato un ritrovo abituale per quel che riguarda la scena rap milanese dove ci si riesce a divertire in un clima di “non fanatismo” , proprio perché il mix di generi che vengono suonati mettono d’accordo diverse tipologie di persone”.

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Ale Tilt
Ale Tilt

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.