"Un altro giorno", nuovo video di Mondo Marcio
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Nell’era digitale i fan più che con delle persone pensano di avere a che fare con delle pagine Facebook. Mondo Marcio ha incrociato dei fan, almeno così sembrava. Ecco cos’è accaduto raccontato direttamente da Mondo Marcio.

Scena: cammino per strada, con mille c*zzi per la testa come al solito, a Milano. Tre ragazzi, tra i 16 e i 18, zaino sulle spalle, noto che mi notano. Uno dei tre, baffetti appena spuntati e anello d’oro da mezzo carato, mi grida “Mondo Marcio!”. Mi giro e sfoggiando un sorriso che per le 10 di mattina di Caprio puo’ accompagnare solo, rispondo “bella!”. Lui sembra quasi incredulo , e mi dice “davvero ?!” (ps. Sono così diverso dalle foto ?) , e io gli rispondo “si.” Mi chiede se può fare una foto e gli dico “certo”. 
Dopo avere fatto la foto chiede al suo amico, senza guardarmi neanche per sbaglio, “vuoi fartela anche tu?” . Realizzo che per lui e’ come se si trovasse di fronte a una statua di cera di Madame Tussauds (magari.) Dopo avere fatto la foto con il suo amico, mentre io per lui rimango completamente invisibile, si volta verso il terzo, e gli chiede “hey, vuoi farla pure tu ?”. A quel punto, sperando che riesca a leggere tra le righe, Faccio una battuta al suo amico per sdrammatizzare la situa tragicomica che si stava creando, e gli dico “ma, tipo …. chiederlo anche a me…. no ?” E per sottolineare la battuta ci metto pure tanto di occhiolino e sorriso simpa, tipo Obama quando ha incontrato Trump. 
Apriti cielo, e anche la terra. Non lo avessi mai fatto. Il primo ragazzo, il mastro di selfie, mi guarda raggelato come se gli avessi spezzato il cuore in 10 parti diverse , e mi sussurra mortalmente tenendo un occhio solo aperto, un po’ tipo Fetty Wap un po’ tipo Clint Eastwood, “Ah . E meno male che eri umile.” A quel punto realizzo che non stiamo chiaramente parlando la stessa lingua. Provo a ripetere, “guarda che non c’è nessun problema, ma magari sarebbe meglio chiederlo a me, se io voglio fare la foto …. non credi ?” E li da’ il suo meglio. “Se non vuoi farti la foto puoi tranquillamente andartene affareinculo.” La voce
dentro di me dice conta fino a dieci. Non contento, dice agli amici di alzare i tacchi, e , alzando i tacchi , mi parla guardandomi di spalle , alla Wolverine per intenderci, e esce di scena con un clamoroso “che cazzo di artista di merda”. 

La voce dentro di me mi dice conta fino a cento. Per una serie di motivi. 
A incominciare dal fatto che non solo per lui le foto erano dovute, pena praticamente la lapidazione verbale, ma anche perché la mia posizione privilegiata di artista non mi permette di fargli notare che non ha esattamente a che fare con un pupazzo di carne. Non sto neanche a parlare della mia policy su foto e simili, chi è’ venuto a un evento qualsiasi con me presente sa’ come mi comporto. Ma quello che e’ stato allarmante, almeno per i 5 minuti che e’ durata questa esperienza del quarto tipo, era che a questo giovane Primo Levi sembrasse davvero di stare parlando con una pagina Facebook più che con una persona in carne e ossa. Era come se i famosi commenti YouTube, quelli che nessuno legge (certo, certo, come no), quelli dove tutti danno il peggio visto che non si rischia niente, fossero usciti dallo schermo e avessero preso vita, un po’ come la scena nel primo episodio dei Ghostbusters in cui gli spiriti escono dalla loro gabbia spiritica per infestare la città di New York, seminando panico e distruzione. Dieci anni fa ci sarei rimasto molto male, dieci anni fa mi sarei messo a discutere e litigare, e chissà come sarebbe finita. Ma oggi sono riuscito a riderci su, ricordandomi che, fortunatamente per me, sono cresciuto nel mondo reale e che vivo nel mondo reale, dove se vuoi qualcosa chiedi ancora per favore, e dove niente ti e’ dovuto, da parte di nessuno. Dove non sei speciale, e dove non puoi parlare a chiunque come se fosse tuo cugino Tony. 
Almeno, questo è’ il mio mondo, e sono sicuro di non esserne l’unico abitante. 

– Marcio

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