Dutch Nazari
“Anche se Povero, lo faccio solo per Amore”. Intervista a Dutch Nazari
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Sarà sicuramente capitato anche a voi di prendere in mano un disco, sentirlo traccia dopo traccia e farvi un’idea di quello che il disco rappresenta e quello di cui le canzoni parlano; poi, magari, vi è successo di andare su internet e di scoprire che niente di quello che avevate pensato sia giusto.
Ecco, questa cosa a me è successa con l’ultimo disco di Dutch Nazari: Amore Povero, di cui mi ero fatto una certa idea e che avevo interpretato in un certo modo per poi dovermi completamente ricredere dopo averlo intervistato!
Amore Povero resta comunque uno dei lavori migliori che ho sentito di recente e, fino ad ora, il disco migliore dell’anno, ricco di suoni interessanti e testi da approfondire ascoltandoli più e più volte… comunque per non sbagliare leggete la nostra intervista, non si sa mai!

P.s. Sul fondo dell’articolo troverete anche le date del tuor: si parte da Bologna il primo aprile e, no, non è uno scherzo!

La prima traccia del disco è Proemio: sicuramente non è un caso, quindi vorrei soffermarmi un attimo su questo pezzo. Il proemio è la parte introduttiva di un’opera epica (questo lascia presupporre anche un certo impegno letterario) che in sé riassume l’opera stessa. Questo vale anche per il tuo brano? Possiamo parlare di Amore Povero come di un disco impegnato?

Non sono sicuro di cosa si intenda con la formula “disco impegnato”, per me che sono cresciuto a pane e 99 posse ad esempio l’espressione “musica impegnata” evoca l’impegno politico, il trattare quasi esclusivamente tematiche politiche nei brani. Io ho una cultura politica abbastanza ben formata, e penso che in qualche modo essa affiori dalle canzoni che scrivo, ma non mi spingerei a sostenere che Amore Povero sia un disco politicamente impegnato. Se invece per disco impegnato intendi dire che mi sono impegnato a scriverlo allora sì.

Potremmo stare a parlare per ore, immagino, di ogni singola traccia del disco per cui mi piacerebbe focalizzarmi in particolar modo sulle produzioni di Sick et Simpliciter: i suoni sono decisamente elettronici e moderni, coinvolgenti, e mi chiedo se ti trovi meglio su basi del genere o su cose più classiche come quelle di Diecimila Lire.

Diresti che diecimila lire ha suoni classici? Il bello della musica è che se ci mettiamo in dieci persone ad ascoltare la stessa canzone, a livello astratto potremmo stare sentendo dieci cose diverse, a seconda delle impressioni personali e dei singoli aspetti a cui l’orecchio di ciascuno tende istintivamente a dare più peso. Io di mio direi che le strumentali di Amore Povero sono un po’ la conseguenza della naturale evoluzione del gusto di Sick et Simpliciter a partire da Diecimila Lire fino ad oggi. Per rispondere alla tua domanda, più che le sonorità per me la principale differenza tra una strumentale e un’altra quando ci devo scrivere la fanno i BPM. Sotto questo aspetto nel disco abbiamo cercato di spaziare, per cui ci sono brani che girano a 65 BPM come proemio, altri più standard attorno agli 80/85, e altri ancora più veloci che superano i 100 BPM come Volpi e Poggi.

Ho notato (impossibile non notarlo) che in questo disco canti anche! A tal proposito uno dei momenti più belli dell’album, secondo me, è il ritornello di Se ti sposassero e vorrei mi parlassi un po’ di questo pezzo, se è riferito ad una persona in particolare o se ci sono altri chiavi di lettura.

Il brano Se Ti Sposassero, dal punto di vista del testo, è uno story telling che si caratterizza per lo stile narrativo esclusivamente formato dal discorso diretto del protagonista. Chi lo ascolta è costretto a indovinare la storia che c’è dietro basandosi esclusivamente su stralci di conversazione del personaggio principale. È un racconto, e in quanto tale contiene elementi di fantasia e elementi reali mescolati tra loro.

Un altro brano che mi ha incuriosito molto è Volpi e Poggi, di cui parli come se fossero quasi due lati opposti di una stessa medaglia, come se uno non potesse fare a meno dell’altro

Volpi e Poggi sono due calciatori che hanno segnato l’infanzia di moltissimi ragazzini della mia generazione non tanto per i propri meriti sportivi, quanto per un episodio che li ha visti protagonisti loro malgrado. Devi sapere che nel 1997-1998, un’azienda che vendeva gomme da masticare di tipo simile alle Big Babol, ma che si compravano sciolte a cento lire l’una, decise di rilanciare le proprie vendite organizzando una collezione di figurine dei calciatori. Tu compravi una gomma, e avvolta all’interno, trovavi una serie di tre mini-figurine. E l’album dove andavano incollate era in regalo nei tabaccai e nei baretti degli oratorii dove si compravano quelle gomme. Questa cosa spopolò in modo incredibile, e da un giorno all’altro quasi tutti i miei coetanei facevano questa collezione. In pratica accadde che ci furono due calciatori, Volpi e Poggi appunto, che erano praticamente introvabili. Si narrano episodi mitologici di bambini che spesero per settimane intere paghette in gomme, nel vano tentativo di trovare quelle due figurine. Ecco, io le avevo trovate. Ed erano dentro alla stessa gomma.

Dutch Nazari tra rap e cantautorato: nasci come rapper, poi ti sei fatto influenzare dai grandi cantautori italiani e dalla Slam Poetry?
Cosa ne pensi del cantautorato italiano? Sembra che negli ultimi anni stia scomparendo o che si stia evolvendo (anche e soprattutto a causa di quei rapper che vengono definiti “poeti” senza apparenti meriti lirici) in qualcosa di banale e superficiale.

Io sono cresciuto ascoltando moltissimo la canzone italiana, da Guccini in primis, a Dalla, a Bersani, a Vasco Rossi (soprattutto quello del primo periodo), a Daniele Silvestri e potrei andare avanti a lungo.

L’amore per il rap è arrivato attorno ai 15 anni, con l’ondata di Mi Fist e Mister Simpatia, ed è stato una specie di colpo di fulmine, che mi ha fatto innamorare della cultura hip-hop che c’era dietro, iniziare ad ascoltare solo ed esclusivamente quello, e dopo un po’ di tempo anche avere voglia di mettermi in gioco e provare a farlo in prima persona. Negli ultimi anni poi, a livello di ascolti personali, ho iniziato a riscoprire la mia passione per la canzone italiana, il che mi ha portato gradualmente a fare convivere questi due aspetti nella musica che faccio. Se oggi mi guardo intorno poi, vedo che Motta sostiene di essere fan di Salmo. Che alla domanda “con chi vorresti collaborare nel panorama nazionale” Ghali risponde Calcutta. Che Calcutta a sua volta invita Rkomi ad aprire un suo concerto. Che Coez sta per pubblicare un disco diretto artisticamente a quattro mani da Syne e Niccolò Contessa. E penso che forse i tempi sono maturi per mettere da parte alcuni pregiudizi e inutili barriere.

A proposito di Slam Poetry, che influenza ha Alessandro Burbank sul tuo modo di scrivere?

Una grande influenza. Io e Burbank abbiamo condiviso molte esperienze profondamente significative, come il progetto di ricerca che nel 2012 ci ha portato a fare un viaggio in Palestina alla scoperta del rapporto tra la poesia e il rap nei territori militarmente occupati della Cisgiordania. Grazie a Burbank ho partecipato (e vinto) al mio primo poetry slam, in un periodo in cui non avrei mai pensato che i miei testi sarebbero potuti risultare adatti anche a un contesto come quello. Poi lui è uno showman pazzesco, e scrive sia cose esilaranti sia cose serie in un modo che mi piace molto.

Prima di chiudere il discorso Amore Povero mi piacerebbe parlare della grafica in copertina e di come si lega al concept dell’album!

All’intero progetto grafico legato al disco hanno lavorato due grafici di grandissimo talento con i quali ho la fortuna di essere anche molto amico: Enrico Dalla Vecchia e Jacopo Baco. L’idea dietro all’intero progetto è quella di legare l’Amore Povero al concetto di fuoco, che è sia il fuoco dell’Amore che divampa sia quell’elemento che, in totale assenza di risorse (in Povertà) ti permette di sopravvivere, di illuminarti se è buio, di scaldarti se è freddo. I fiammiferi nella front cover formano una struttura che è al contempo molto semplice (un cubo) ma anche apparentemente impossibile: a guardare i singoli bordi si nota che la figura non è giustificabile razionalmente. Infine i fiammiferi, che nella Front Cover sono perfettamente ordinati, e sono tredici come le canzoni del disco, nel tragitto per arrivare alla Back Cover è come se si sparpagliassero fino a formare la tracklist.

Amore Povero, Dutch Nazari
Amore Povero, Dutch Nazari

Parliamo un po’ di Dutch oltre il rap! Hai sogni nel cassetto o passioni segrete che ti piacerebbe condividere con noi? Con il tuo primo disco ufficiale diventi un musicista di professione a tutti gli effetti: sei pronto per il salto di qualità? Come si relazionano Dutch e Duccio tra di loro?

Ma sai, io non la sento molto questa barriera. Non so se più avanti nel tempo cambierò idea su questo tema, ma la mia impressione per ora è che Dutch e Duccio siano la stessa cosa. Quanto a me, mi sento in una fase della mia vita (in tutti i sensi, non solo in senso professionale) in cui potrebbe succedere tutto e il contrario di tutto, quindi preferisco vivermela un passo alla volta con tutta la serenità di cui sono capace.

Ci salutiamo con le classiche domande di Hano.it

Angolo della sHanpista: regalaci un pettegolezzo

Sick et Simpliciter è così bello che il basso, quando sa di stare per essere suonato, si infila i tacchi per sembrare aitante.

Angolo della puttHana: prostituisci il tuo disco

No dai, anche se Povero, lo faccio solo per Amore.

Angolo marzulliHano: fatti una domanda e datti una risposta

Questa faccia parla lei per me? Risposta: zona quattro gang.

sabato 1 aprile 2017
Bologna – Covo Club
Viale Zagabria, 1

sabato 8 aprile 2017
Lugano (CH) – Living Room Club
Via Trevano 89A

sabato 15 aprile 2017
Milano – BQ De Nótt
Via Dionigi Bussola 9

lunedì 17 aprile 2017
Castegnato (BS) – Pascuetta Festival
via Molino

venerdì 28 aprile 2017
Parma – Art Lab
Borgo Rodolfo Tanzi, 24

venerdì 5 maggio 2017
Lunano (PU) – Enoteca di Lunano
Via Circonvallazione 7

sabato 6 maggio 2017
Roma – Csoa Spartaco
Via Selinunte 57

venerdì 12 maggio 2017
Torino – Csa Murazzi
Ciclostrada Torino – Venezia VENTO

sabato 20 maggio 2017
Varese – Sottovoce (secret concert)

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto