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Questa è stata una settimana importante per la musica italiana. Fabri Fibra è tornato ed è, ancora una volta, sulla bocca di tutti con il suo nuovo singolo: Fenomeno.

Vi assicuro che per un bambino cresciuto a pane e Ronaldo, unico vero fenomeno, è bastato il titolo della canzone per farmi rizzare i peli sulle braccia quanto meno ad altezza Fedez.

Il pezzo mi piace, nonostante l’assenza di liriche del livello poetico di “piscio sull’Arcuri e cago sulla Barale”,  ma il vero motivo che mi ha spinto a scrivere questo articolo ha poco a che vedere con le produzioni artistiche del gran maestro da Senigallia.

Ho deciso di scriverlo invece per raccontarvi una storia. Umana e triste al punto giusto. 

Era la primavera del 2015 e un bellissimo ragazzo di pochissime speranze, che sarei io, si è appena laureato al DAMS di Torino. La sua tesi di laurea ha un nome che lascia poco spazio all’immaginazione: “Fabri Fibra e il Rap Futuristico”. Una tesi di laurea che entra di diritto nella storia della letteratura accademica in quanto il numero di parolacce contenute supera di gran lunga quello delle pagine.

Nonostante questo però, il testo viene apprezzato moltissimo dall’ambiente accademico a tal punto che i 3 professori della commissione decidono di assegnare al giovane laureato il massimo del punteggio.

Il ragazzo, che nel preparare al meglio la tesi aveva letto qualsiasi cosa fosse mai stata scritta su Fabri Fibra fino a quel momento, non aveva potuto fare a meno di notare come nessuno avesse messo per iscritto il vero spirito rivoluzionario e i veri elementi di rottura con l’arretratissima musica italiana. Articoli di natura estremamente pressapochista, interviste che raggiungevano il proprio acme concettuale con la fatidica e fondamentale domanda “quanti tatuaggi hai?”, e via dicendo. Il solito giornalismo all’italiana insomma.

In fondo era stata proprio quella la spinta motrice che lo aveva portato a scegliere quella tesi di laurea, sebbene poco ortodossa: la volontà di dare, nel suo piccolo, il giusto riconoscimento alle scelte linguistiche e comunicative del buon Tarducci.

Convinto dell’importanza della propria missione decide di contattare la manager del suo idolo, l’ormai famosissima Paola Zukar (in questo momento fuori con il suo libro “RAP” a cui auguriamo il meglio). Non aspettandosi nessun tipo di risposta, rimane davvero piacevolmente sorpreso quando a pochi giorni di distanza riceve una mail dalla sopracitata la quale, gentilmente, garantiva che avrebbe provveduto a recapitare la tesi a Fibra e che sarebbe stato interessante leggerla.

Il giovane, caricato a mille, si mette a lavoro con ancora più determinazione sapendo che il rapper numero uno in Italia avrebbe letto le sue parole. Con l’entusiasmo di un bambino si reca persino in copisteria per far stampare una copia in più destinata e abbellita da un’incisione a Fabri…

Come è andata a finire? Non è dato saperlo. Ho più volte cercato un contatto per sapere se la tesi, che nel frattempo avevo provveduto a spedire all’indirizzo fornitomi dalla Zukar, fosse arrivata a destinazione. Vennero mandate 4-5 email senza ricevere alcuna risposta e poi, infine, mi sono arreso.

Cosa spero di ottenere con questo articolo? Non molto. Sono quasi convinto che Fibra non essendo in tour con suo nipote, al contrario di J.Ax (mia sorella ricambia i saluti), non abbia il tempo per leggerci.

Nella remota possibilità in cui tu stia leggendo, ti invio questa mia supplica affinché tu possa trovare 5 minuti per leggere il frutto di mesi di fatica in tuo onore.

Se non lo facessi? Non cambierebbe niente. Saresti ancora il rapper numero 1 in Italia e continuerei a comprare i tuoi dischi.

L’amore va oltre ogni sorta di delusione.

Un fan.

Diego Carluccio

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.