Quando Fedez fa coming out e Guè Pequeno si trasforma in Al Pacino
Quando Fedez fa coming out e Guè Pequeno si trasforma in Al Pacino
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Sembrava una domenica come le altre. Un altro sereno e appagante giorno del Signore. Mi ero recato, come faccio ogni domenica, alla Santa Messa quando ricevo un messaggio che ha cambiato per sempre la mia esistenza: “Vai su insta e guarda i video di Fedez e Marra”.

Boh, francamente Federica inizia un pò a stufarmi e da quando fa la groupie del cavolfiore biondo mi sembra abbia perso quel poco di appeal che aveva ma tant’è, un tentativo lo faccio.

CAPITOLO 1: FEDEZ SCOPRE DI ESSERE FEDEZ E CI RIMANE MALE

Quello che mi si palesa ha del grottesco. Con un outfit che ha più cose in comune con il capo majorette del “gay pride” che con un fan dell’alta moda, Lucia Fedez si scaglia a muso duro contro il duo Marraqueno “reo” di sfruttare nelle interviste la coppia pedo-artistica di comunisti col Rolex per avere maggiore attenzione mediatica. Corro quindi a leggermi l’intervista dove apprendo che i due, su domanda del giornalista a caccia di sangue(come per altro era già accaduto in altre interviste degli stessi), hanno definito la musica di Fedez “pop”. Sacrilegio. Come si sono permessi questi due plebei di risvegliare sua “altezza” reale dal torpore, ricordandogli che forse fare un singolo con il cantante dei “The Kolors” ti avvicina di più alle Spice Girls che a 2pac?

La risposta di Napoleonez è senza pietà: una lista di 25 minuti di tutti i successi personali che ha conseguito a partire dalla gara di “palla prigioniera” vinta alle medie contro quelli di un anno più grande.

Il gran finale? “Ti ho visto ieri e, dopo averti dato del coglione, hai abbassato lo sguardo” che, per chi conosce la stazza dei due protagonisti, equivale a dire che sta mattina ho beccato Mike Tyson e, dopo avergli dato del ricchione, mi ha offerto la sua Ferrari e una boccia di Moet.

CAPITOLO 2: CONTINUAVANO A CHIAMARLO UGO FOSCOLO

Non si fa attendere la risposta del buon Marra il quale, armato di una tazzina di caffè e in collegamento dalla giungla, esprime con profonda moderazione, e con estrema classe, le proprie perplessità nei confronti delle accuse portate avanti dal buon Lucia.

Dopo aver inanellato una serie encomiabile di “esse” ed “effe”, creando il famoso effetto Jovanotti “Io lo fo che non fono folo”, Marracash si congeda con una frase che verrà scolpita in marmo d’innanzi a tutti i licei classici della penisola:

“Se abbasso lo sguardo è perchè mi arrivi al cazzo”

Chapeau. Standing Ovation e premio della critica a Sanremo. Annullato il Nobel per la letteratura a Dylan. Nuova destinazione? Barona.

CAPITOLO 3: CON UN GUE’ PEQUENO COSI’ AL PACINO PUO’ ACCOMPAGNARE SOLO

Una location da sogno, un inquadratura piano sequenza che Martin Scorsese levate proprio, un dente d’oro e un interpretazione che ai più esperti non può che ricordare i grandi della storia del Cinema: Al Pacino, Marlon Brando e Nino Frassica, per citarne alcuni.

Dopo aver fatto proprio il metodo Stanislavski grazie ad una serie di sedute intensive a base di creme esfolianti e fidanzate con i piedi brutti, Cosimo Fini si presenta sul set talmente nella parte che è difficile capire se si tratti del vero Fedez o di una perfetta imitazione.

Inutile sottolineare come il “Vaiacagareva” finale sia già la suoneria del mio telefonino.

CAPITOLO 4: L’AMORE VINCE SEMPRE

Fedez, dopo il tanto nervosismo causato da quei due spilungoni impertinenti, si concede un momento di meritato relax. Come ogni persona che si rispetti, cerca conforto tra le braccia della persona amata. Va a cena con Rovazzi, l’amore della sua vita. Si lo so, direte voi poveri illusi, era a cena anche con Chiara “beipiedi” Ferragni, ma si sa, per ogni amore clandestino che si rispetti serve sempre una buona copertura.

Diego Rosicone Carluccio

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.