Loading...

Ho sempre adorato viaggiare. Passare del tempo in un’altra città, in un’altra nazione, in un altro posto che non fosse il mio, in un posto che non mi conosce e in un posto dove io non conosco lui. Un posto dove per quella settimana possa avere la possibilità di crearmi da zero tutto quel microcosmo che ho sulle spalle, qui, nel mio paese. Amicizie, luoghi preferiti, strade, fidanzate. Credo che partire da un determinato punto e arrivare in un altro sia un po’ la solita metafora della vita che inizia attorno all’adolescenza e comincia a scemare quando, volenti o nolenti, si trova una certa stabilità, qualsiasi essa sia, rimanendo nel cerchio degl’obiettivi personali. Ma nonostante questo, è bello lasciare un segno in un altro posto, anche se poi tornerai a casa. Ciò che mi è sempre piaciuto, oltre le cose appena elencate, è la strada per arrivarci. “Ti dicono che devi arrivare da qualche parte, come se il viaggio stesso non sia importante.”, diceva qualcuno circa cinque anni fa ormai, lo stesso che durante la caduta sentiva comunque il bisogno e la vanità di dire a sé stesso “Fino a qui tutto bene.”

Mario parte da Genova, Cogoleto, e saltando la città di Torino, nel famoso triangolo industriale, decide di effettuare la sua prima tappa di questo viaggio appoggiandosi all’altra città che ne costituiva la figura geometrica: Milano. Imporsi in questo “rap game” non è semplice, c’è tanta carne al fuoco e bisogna emergere. Allora Incubo da Duate diventa Tedua che in albanese significa “ti amo” e guarda caso il suo modo di concepire il rap cambia, si modifica pure la sua metrica tanto da confondere pure gli ascoltatori che preferiscono chiedersi se rappi in levare, se le chiuda una battuta dopo, se entri nel secondo quarto o se finisca sul quinto, piuttosto che ascoltare e lasciarsi trasportare. Sì, perché Tedua non vuole solamente farsi ascoltare ma vuole farsi 10.000 km con questo lavoro e vuole portarsi dietro tutti : chi lo critica, chi lo ama, chi lo idolatra e chi non lo sopporta. Perché i lavori di Tedua possono piacere o non piacere, i gusti sono gusti, le preferenze idem, ma criticare il personaggio non è semplice. Con qualche uscita di troppo, Mario ha sempre cercato di dimostrare rispetto per tutti, ha cercato di mandare un messaggio di positività, di amore per questo genere e di unione coi suoi “fratelli”. Perché Mario appare sempre senza filtri, sia nelle interviste che nelle canzoni. E allora il rapper genovese fa i bagagli e, mettendoci dentro tutto ciò che abbiamo appena citato, parte per il suo viaggio che inizia nel 2015, a fine ottobre, con “Aspettando Orange County”. E non è un caso che il tape inizi con lui stesso che si chiede “È un poeta o è un cretino?”. È la domanda che i più, i più beceri, si faranno sempre. Eppure Tedua comincia a camminare per raggiungere la Contea di Orange; con il primo mixtape segna le linee guida, come un navigatore spiega quale strada prendere e tanti rimangono disorientati da quanti chilometri ci siano da fare. Ma è normale, Tedua lo calcola, Tedua lo sa che non è facile. Per questo nel suo primo lavoro inserisce pezzi lasciati fuori dal progetto finale che mischiano vari stili rendendo la pillola molto più dolce per chi si approccia alla sua musica per la prima volta. E forse lo fa anche per sé stesso.

Prima dell’uscita di “Orange County”, il pezzo che fa da intro al disco è già culto : quasi un cortometraggio, girato fra le vie di Genova, coi fratelli di sempre. E sarà per questo che i suoi pezzi cominciano a girare e a finire negli iPod di tutta Italia. E sarà per questo che il viaggio fino alla Contea di Orange, vanta sempre più gente. E sarà per questo perché oltre al rap sillabato, oltre alla continua ricerca di una musicalità delle parole, oltre alla scomposizione dei suoni della lingua italiana, OC convince e porta dalla parte di Tedua quei pochi che ancora non ne erano convinti. Quei pochi che non sapevano se viaggiare o meno.

L’arrivo di “California” non stupisce e anzi mette il punto a questo viaggio. Come un astronauta mette la bandiera su un satellite, Tedua la mette sul suolo americano. I cinque inediti, più i due remix, uniti alle tracce prodotte ex novo di Orange County, permettono al ragazzo di Genova, tramite la distribuzione della Universal, che ha deciso di unirsi al viaggio, di stampare finalmente le copie del suo lavoro. Il singolo “Pugile” è una perla, la nuova versione del pezzo “Orange County” dà spolvero ad una traccia che era già abbastanza solida rendendola ancora più piacevole all’ascolto, in “Ci vuole poco” e “Telefonate” troviamo rispettivamente Laioung e Izi in grandissima forma a dare una mano al rapper genovese, “Pegaso” e “Pensa se piove” anticipano con grande capacità la bomba finale che è racchiusa in “Revolver Freestyle”. Ma #nospoiler.

Tedua dopo due anni ha concluso il giro: è partito da Genova, è arrivato a Milano e da lì, lui, i suoi fratelli e chi si è convinto nel seguirlo, sono partiti alla volta degli USA. Hanno ricreato assieme un microcosmo, hanno fatto 10.000 chilometri solo per arrivare nella Contea di Orange e per lasciare un segno. E, nel bene o nel male, che vi piaccia o meno, Tedua ce l’ha fatta. Il ritorno a Milano ora sarà più dolce perché le strade che il rapper ha già percorso gli sembreranno familiari, più tranquille, meno caotiche. E non è un caso che abbia già annunciato due mixtape (uno personale e uno Drilliguria) e un disco ufficiale per metà 2017. C’è un viaggio di ritorno da fare. Ma si sa, il ritorno è sempre più breve dell’andata. Fino a qui tutto bene, no?!

Lascia un commento

Loading...