Abbigliamento Rap Italiano, moda
I rapper (anche quelli italiani) dettano e disegnano la moda
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E come potrebbe essere altrimenti visto che negli states ogni rapper degno di questo nome ha il proprio brand di moda?
Piaccia o meno, anche in Italia rap e fashion intrecciano sempre più spesso le proprie strade.

Il primo a lanciarsi in questa impresa è stato Guè Pequeno che nel 2013 lancia ZEN, un brand di abbigliamento street made in Italy caratterizzato da grafiche uniche e materiali selezionati lavorati interamente a mano.

Seguito nel 2015 dal suo amico e collega Marracash che in occasione dell edizione del White Homme di quell anno lancia, insieme al disco Status, la sua prima linea di abbigliamento rigorosamente street: KG dove propone cappellini, felpe, maglie e pantaloni larghi per uno stile in linea con quello della sua musica.

Poi sono venuti molti altri come Fabri Fibra e Mondo Marcio che hanno un loro merchandising fatto di felpe e abbigliamento comodo, Fred De Palma che proprio nelle scorse settimane ha lanciato la sua linea FDP Clothing caratterizzata da una palma d’oro.

Gli stilisti fanno a gara per vestirli e averli come testimonial e ospiti ai propri eventi, da Marcelo Burlon, a Diesel Black Gold, a Fausto Puglisi, fino a Dirk Bikkembergs che volle far sfilare proprio lui, Guè Pequeno e questi sono solo alcuni tra i tanti.

Non solo New Era in testa e Nike ai piedi, quindi, per queste nuove icone della moda. C è chi come i Club Dogo ha dedicato una canzone proprio a loro, alle Nike, simbolo da sempre dello stile rap, ma in ogni testo di ogni rapper che si rispetti si fa un chiaro riferimento al fashion, nei loro video e ai live anche loro i “cantanti di strada” sono super griffati.

La moda passa fra, la squadra resta

Con le “H di Hermes sulla cinta” e “Balenciaga ai piedi” sono loro, i rapper italiani a dettare legge in fatto di moda. Basta guardare i loro profili Instagram che potrebbero fare invidia alle numerose fashion blogger nostrane e non.

La nuova scena del rap italiano è ufficialmente uscita allo scoperto, Sfera Ebbasta, Ghali, Izi, Tedua, Dark Polo Gang e Laioung sono il fenomeno del momento che sta infiammando l’Italia a colpi Purple Drank, trap e fashion.
Il loro stile musicale dall’elevata influenza internazionale si riflette anche nei loro guardaroba. I loro abiti fanno parte della loro immagine tanto quanto i loro testi.

Ne è un esempio Sfera Ebbasta, che, oltre ad avere già una sua linea di abbigliamento BHMG, è diventato il pupillo di Marcelo Burlon e raccoglie nel suo guardaroba i migliori brand streetwear del momento: Gucci, Thrasher, County of Milan, Supreme, occhiali Yves Saint Laurent e con la fissa per le Nike. Tutto a testimoniare che “sai non lo faccio per la moda più che altro per bisogno che sai ho bisogno di sta roba per non tornare sul fondo“.

Un altro che ha stile da vendere, e non solo musicalmente parlando, è Ghali, tunisino di origini cresciuto a Baggio. “La mia mano è Jimmy, no non sono le corna (STO)“. Ed è proprio STO Clothing il nome del suo marchio di abbigliamento, ormai riconoscibile grazie alla “manina” bianca del suo logo.
Come nei suoi testi, anche nel guardaroba Ghali ha uno stile raffinato, Stone Island, Adidas e le immancabili Nike sono solo alcuni dei brand che il rapper predilige.

E poi c è Salmo, il suo Hellvisback è stato l’album rap più venduto del 2016 e proprio in occasione dell uscita del suo ultimo video, Don Medellin, ha disegnato per Nove25 un anello special edition made in Italy che ritrae una maschera simbolo anche della copertina dell album. “Date una maschera a quell uomo e sarà sincero.

Una cosa è chiara, potete amare o odiare la musica rap e i rapper ma di certo non potete fare a meno di guardarli.

Possono sembrare arroganti ma forse proprio perché “vengo dal basso in bici col cavallo basso”, “capisci la spocchia fra se capisci il sacrificio” rappresentano forse più di tanti altri il sogno italiano e rispecchiano il famoso detto “dalle stelle alle stalle“.

Valeria Balestrieri

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso.