Loading...

Da sempre, ora e per sempre, ho sempre fatto le mie più grandi scoperte con un colpevole ritardo. Ho iniziato a guardare Breaking Bad quando tutti, compresa la signora non vedente che vende le birre all’angolo della via di casa mia, aveva visto tutte le stagioni. Non sorprenderà quindi come, almeno in prima battuta, non avessi dato troppo peso a questo programma che, spot alla mano, aveva tutte le caratteristiche per essere una perfetta ode al ritardo mentale. Cosa mi ha fatto cambiare idea? Non lo so. Probabilmente il fatto di essere sempre alla ricerca di motivi per crogiolarmi nella motivatissima convinzione di essere l’unica gemma in un mare di mentecatti. Seguo l’Arena di Giletti da anni per lo stesso motivo.

Veniamo però al programma vero e proprio cominciando a dire che, non ce ne voglia mamma MTV, fa quasi tenerezza il maldestro tentativo di far passare le goliardiche (involontariamente) sceneggiature di questi episodi, inaccettabili persino per gli standard delle soap opera senegalesi, come “reality”. Un rapido sguardo ad uno degli episodi e potrete facilmente percepire come questo presunto “reality” abbia la stessa spontaneità di un maschio eterosessuale che si offre di fare il bucato.

Veniamo quindi al perché abbia trovato Riccanza così affascinate. Semplice, i protagonisti. Un materiale umano talmente variegato da consentirci un’approfondita analisi socio-psicologica di quanto di brutto e decadente ci sia nella nostra società. Menzione speciale per la “colonna sonora” del Pagante degno menestrello dello schifo cosmico.

Elettra Miura Lamborghini: VOTO 6.9

Probabilmente la partecipante più conosciuta, su di le si erano giustamente concentrate le maggiori aspettative per il ruolo di “paladina del degrado”. Aspettative che vengono parzialmente deluse nonostante alcuni spunti degni di nota.

Ha il grande merito di aver mostrato al grande pubblico il primo e unico esemplare di tatuaggio “leopardato” che si candida, a pari merito con Interstellar, ad essere la più grande idea del cazzo degli ultimi 15 anni. PORNOGRAFICA.

Gian Maria Sainato: VOTO 3

Un disastro. La prima cosa che colpisce del “Gianma” è questo disperato e maldestro tentativo di camuffare le proprie origine terroniche con un accento che non ha precedenti nella storia della linguistica. Pronuncia e sonorità che ricordano la mascella addormentata durante un’anestesia dal dentista. Si professa single ed eterosessuale ma si ha la netta sensazione che, in quanto a  virilità, di fianco a lui Malgioglio sembrerebbe Dan Bilzerian.

Note positive? Presentarsi come “fashion blogger e web influencer” è talmente patetico che fa quasi dimenticare la sfiga di chiamarsi “Gian Maria”. INUTILE.

Farid Shirvani: VOTO 7

Sicuramente una delle note più positive del programma e uno dei pochi ad essere abbastanza spontaneo da farci venire il dubbio che si tratti di un reality. Astemio dichiarato, Amnesty International ha aperto un fascicolo dedicato a come venga ripetutamente costretto dai suoi “amici” ad acquistare copiose quantità di alcolici contro la sua volontà. Durante una delle puntate spende migliaia di euro in discoteca nella vaga speranza di raccattare della figa per poi, a fine serata, lasciarci andare ad un orgogliosissimo “di una ho preso il numero”. Zio, se io spendessi 5 mila euro in discoteca me la darebbe pure la cassiera. PRINCE OF PERSIA.

ANNA FONGARO E CRISTEL ISABEL MARCON: VOTO 2

Talmente inutili da far rivalutare l’invenzione delle ballerine, le “Paola e Chiara” dell’analfabetismo funzionale sono una dimostrazione vivente di come l’aborto debba essere un diritto e, in alcuni casi, un imperativo categorico. Presunte donne in carriera del mondo della moda, si segnalano per i ripetuti #ciaopoveri e per l’essersi vantate di non aver mai preso la metropolitana. D&G – DOCCE E GABINETTI.

NICOL0’ FEDERICO FERRARI: Voto 6

Certo, lo sguardo non è dei più intelligenti ma non si può pretendere più di tanto. Del buon Nicolò colpisce la semplicità delle sue intenzioni: la figa, la figa e poi…la figa.

Presentatosi con quel “mi piace rimorchiare” che avrebbe fatto passare Borriello come nuovo Zichichi, appare chiaro come la ricerca di cavità sessuali inesplorate sia il vero “senso della vita” dei due neuroni che albergano indisturbati la calotta cranica del simpatico figaccione. INTELLETTUALE.

TOMMASO ZORZI: VOTO 9

Leader Maximo di #riccanza e probabilmente l’unico motivo per cui valga davvero la pena sorbirsi la sigla del Pagante. Dotato di una marcia in più rispetto al resto dei concorrenti, è da sottolineare come il vero “maschio alfa” della trasmissione abbia le movenze e l’attitudine di una zitella in menopausa. Colpisce col il non provare a nascondere, neppure per un secondo, la propria attitudine di “figlio di ricchi che non fa un cazzo dalla mattina alla sera”. Nessun maldestro tentativo di spacciarsi fashion minchia, web influencer di sta gran fava o stilista di sta ceppa. Siete ricchissimi? Figata, buon per voi, non servono giustificazioni. Voglio vedervi spendere soldi e fare un cazzo dall’alba al tramonto. Se volevo vedere un imprenditore mi sarei messo a guardare Riccanza? Non credo. #ADORO 

Lascia un commento

Loading...
Condividi
Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.