Chef Rubio:
Chef Rubio: "Assenzio è un video di merda". Piovono Polpette.
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Chef Rubio la tocca piano.

A pochi giorni dall’uscita di “Assenzio“, il singolo primo in classifica di Fedez e J.AX che anticipa “Comunisti col Rolex“, un post al vetriolo appare sul profilo Instagram del noto Chef.

Chi ha avuto la fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) di aver visto il Videoclip del brano in questione, avrà sicuramente notato le inquadrature dedicate ad un murales raffigurante due figure femminili.

Apprendiamo dal citato post Instagram che tale murales è stato regalato alla città di Milano dall’artista Alice Pasquini e che, il lavoro di post produzione del video, altera completamente il significato dell’opera. La quale, ed è proprio questo uno dei motivi che ha fatto sbroccare lo chef, non sarebbe stata interpellata dai due comunisti col Rolex prima di iniziare le riprese. Tutto qui? Non proprio. Diciamo che quel “Con stima uno che si è dovuto puppare sta cagata di canzone per ricercare il frame incriminato“, non ha propriamente aiutato a distendere il clima.

Si voleva informare la goffa compagnia di @fedez @j.axofficial @levanteofficial @thekolors_stash che questo murale @alicepasquini l'ha fatto gratis per la città e che questi giochini grafici oltre ad essere copiati, sulle facce delle sue sorelle non c'entrano un cazzo e non sono stati autorizzati. Non è la prima volta che l'arte di strada viene usata senza autorizzazione per una operazione commerciale e non sarà l'ultima. Con stima uno che si è dovuto puppare sta cagata di canzone per ricercare il frame icriminato. #streetstyle #streetart #famocomecazzocepare #sullambulanzatepregounincastromigliorelopotevitrovacristo #maiodicoveramentesebuttanosoldipestecacate #sullebracciaperfarerimaconragazzatipregpodimmicheavevatefumatopuzzone #rubiochef #ontheroad #ronin #roadtrip #redrobin #nature #naturelovers #rockstar #food #foodie #foodsgam #foodofinstagram #foodpic #foodpics #foodporn #chef #chefs #chefslife #chefoninstagram #Soffiamoviagliabusi

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Pioggia di like e applausi.

Fin quando appare tra i commenti Mauro Russo ossia, per chi non lo sapesse, il regista del video, il quale, abbastanza pacatamente, spiega come le scelte del video fossero sua responsabilità e di come i due artisti non centrassero nulla.

Inizia uno scambio di battute tra i due in dolce stil novo. In particolare il regista si riferisce ad una passata e non particolarmente gloriosa carriera da “rapper” di Chef Rubio.

Finita così? No, la “battle si sposta su Facebook dove il livello si eleva a “polpette su per il c**o”. Tutto ciò è bellissimo.

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.