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John Lennon: “Fedez e J-AX sono i Beatles Italiani”

Mischiare medicine e alcol è, a detta di tutti, una pratica non consigliabile. Non deve sorprendere quindi se questo bibitone di Oki e Pampero abbia complicato non poco il mio Venerdì sera londinese. Mi addormento sul divano guardando le repliche di “Mai dire grande fratello” su YouTube, rendendomi conto di come Mauro Marin sia stato un Donald Trump ante litteram. Boh.

Faccio un incubo. Non ricordo i dettagli ma un immagine ben definita è rimasta indelebilmente impressa nella mia mente: John Lennon che canta “Maracaibo” con una figura mitologica con il corpo di Magalli e la faccia di Licia Colò. Si gira verso di me, colto in flagrante. Non dimenticherò mai cosa mi disse dopo.

Oh zio hai visto che è uscito il nuovo di Fedez e J.Ax? Chebbomba

John Lennon

Quella che segue è un qualcosa a metà strada tra un’intervista, una seduta spiritica e un rutto.

HANO.IT VS JOHN LENNON

Bella John. Sono fan da sempre. Non sapevo fossi preso bene dalla musica italiana. Deduco che sei fan di Fedez e J.ax. Sbaglio? Come nasce questa passione?

Beh si, la mia è una passione che nasce da lontano. Qui all’inferno io e Jim (Morrison) siamo mega fan della musica italiana, in particolare quella anni novanta. Dovresti vedere che casino scatta nel girone delle rockstar quando parte “l’amor tojours”, la Marilyn col culone che twerka come non ci fosse un domani. Gig D’Ag mega rispetto ma anche Prezioso non è male. Poi mi sono spostato sul contemporaneo e si, Fedez e J.Ax mi piacciono molto.

Come valuti il nuovo singolo? Era quello che ti aspettavi dopo “Vorrei ma non posto?”

Si, sanno sempre trovare la chiave di lettura giusta per fare il botto. Con “Vorrei ma non posto” hanno cavalcato la bella stagione con la collezione estiva. La presa abbene, gli esami dell’uni, il cane della Ferragni… Ora giustamente con il freddo la presa ammale è dietro l’angolo e taaaac… fuori il piumino. A me il pezzo piace. Introspettivo e ritmato al punto giusto. Mi ricorda un po’ quando ho buttato giù “Imagine”. Sono solo invidioso che ai tempi non si facessero i video: avevo un passo di dab che Fedez “te prego levate”. Poi mi è piaciuta anche la cosa di usare due tipe per i ritornelli…

(Lo interrompo cortesemente) Ehm… Due tipe? John… Non so come dire… Uno dei due è un ragazzo!

Certo, e Paul McCartney è ancora vivo (ride). Sei serio? Si? Bho, non ci capisco più un cazzo con queste nuove generazioni. Ai mie tempi l’eye-liner ce lo saremmo pippati. Comunque la sua voce funziona nel ritornello. Sarà un successone.

Hai visto anche il video? Fedez sembra triste all’inizio del pezzo…

Te credo. Quello s’è messo co’ Chiara Ferragni pensando de fà la mossa della vita ma la storia è diversa…

In che senso?

Prima di tutto non riesce mai a vederla in faccia. Con questa storia delle dirette su Instagram ha sempre questo cazzo de Iphone in faccia che la copre. Son due mesi che si limona una fotocamera. In secundis, lui guadagna bene ma lei è una superpotenza economica e, da che mondo è mondo, se una moglie guadagna più di te lo sanno tutti che poi…in camera… dai ci siamo capiti. Perché credi che io mi sia sposato quella “filippa” de Yoko Ono? Con 8 euro l’ora era difficile mi superasse in cash. Quindi, sto sempre gajardo.

Ho apprezzato però questa vena introspettiva. Un George Harrison Tatuato!

E della strofa di Ax che ne pensi?

Ma dai Ax è un istituzione musicale. Lo metterei nell’ olimpo con noi, I “Pink Floyd” e “Paola e Chiara”. Quello che ha fatto per la musica italiana è indiscutibile. Mi ricordo che coi ragazzi avevamo pensato di fare un “paradise remix” di “Help” con lui. Poi un po’ lui era impegnato a fare quella stronzata di disco con Neffa, un po’ Dio non ci ha venduto i diritti della parola “paradise” e alla fine non se ne fece più nulla. La strofa mi piace anche se penso da sempre che l’extrabeat o sei Bustha Rhymes o rompi il cazzo. Parere mio. Ad Elvis però piace ad esempio, son gusti.

Quindi il Disco Combo Fedez-J.AX sarà un successo?

Non ci sono dubbi. Sono i Beatles italiani.

Fedez j-ax beatles

Ultime due domande. Paul McCartney è morto? Perché parli in romanaccio?

Parto dalla seconda. Il fatto che quaggiù si imparano le lingue usando le serie Tv. Io ho imparato l’italiano con “Romanzo Criminale” ed ecco il risultato. Daje Libbano!!! La prossima volta te porto Elvis, lui l’ha imparata co’ Gomorra. Continua a dì “Du frittu”.

Paul? Comprati il disco di Fedez e Ax e ascoltalo al contrario. Capirai tutto.

Parola di John Lennon.

#DM

#TavorsullaSabbia

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.