Emis Killa
Emis Killa
Loading...

A me sto disco manco piace. Questo pensavo quando mi è arrivata la telefonata. “Diego ti va di intervistare Emis Killa per il nuovo disco?

Io, che scriverei un poema epico sul disco di canzoni di Natale della Pausini (lei fa il panettone), figurati se mi lascio scappare l’occasione di intervistare un artista che ho sempre seguito, sulla cresta dell’onda e che mi è stato empaticamente simpatico fin dai tempi in cui si vestiva come un p.goldino.

Prima di allora il disco l’avevo distrattamente ascoltato solo una volta ma, memore di quella volta che per sbaglio ho ascoltato Ligabue, volevo riascoltarlo da capo sia per arrivare all’intervista preparato e sia per essere assolutamente sicuro che la prima impressione fosse coerente con la seconda.

Conclusione? Da allora ho 4/17esimi del disco fissi nella playlist dell’iphone e ho cambiato idea pressoché su tutto.

Volevo presentarmi agguerrito come Marco Travaglio con Matteo Renzi e sono finito fan come Emilio Fede con Berlusconi. #ancheoggicoerentedomani

Prima di tutto vorrei partire da quel “L’album sarà all’80% grezzo e ignorante” con cui hai annunciato su Facebook l’uscita del nuovo disco. Ne sei sicuro? Mi spiego. A me sembra che con questo disco, pur mantenendo quegli elementi sporchi che da sempre ti contraddistinguono, sei andato molto al di là del concetto di “ignorante” o “grezzo”. Lo trovo riduttivo nei tuoi confronti.

Si, magari avrei potuto usare un altro aggettivo. Anche se, con quel termine, intendevo dire che mi sarei distaccato da certe logiche “commerciali” e che non ci sarebbe stata quella “caccia al singolo” a tutti i costi. La volontà di fare un bel disco, non pettinato, sporco e si, “grezzo” ma in senso positivo. Un disco che mi rappresentasse. Anche correndo il rischio che certi pezzi non me li passino in radio perchè cito la marijuana o chissà cos’altro. Poi un altro aspetto positivo del disco è che in ogni suo pezzo, non solo quelli cazzuti e “punchliner”, ma anche in quelli più melodici, c’è un attitudine “black” e una “fotta” che fa si che il disco nel suo insieme abbia una certa personalità e coerenza.

Capitolo Femminicidio. Lo so che è la domanda del cazzo che ti hanno fatto un pò tutti negli ultimi tempi ma cerco di portela in un modo diverso. Tu hai giustamente detto che il pezzo era una condanna al Femminicidio e che l’uso della narrazione in prima persona non è altro che uno stratagemma narrativo per rendere il pezzo più d’impatto. Al tempo stesso però, arriverà mai un giorno in cui un artista potrà avere la libertà di raccontare una storia senza necessariamente mirare ad un fine educativo? La musica racconta storie e a volte se ne vuole raccontare una senza necessariamente volerci vedere una morale, sbaglio?

Eh bella domanda, e no, non sbagli. Il fatto che come funziona in Italia l’informazione lo sai meglio di me. Qui cercano sempre di metterti in bocca delle cose assurde per fare un titolo sul giornale, per aumentare i click sui loro articoli e così via. Sta diventando un meccanismo frustrante. Scrivi un pezzo, qualcuno a caccia dello “scoop” ci vede chissà cosa, e tu ti ritrovi costretto a doverti giustificare di quello che hai scritto o di un significato che è assurdo anche solo pensare io volessi dare. Puoi sinceramente pensare che io volessi fare un pezzo pro femminicidio? Sto arrivando a un punto che scrivo quello che mi pare e, sei hai l’intelligenza di capire bene, altrimenti vaffanculo(ride).

Capitolo Tour. Ho apprezzato l’idea di aspettare alcuni mesi prima di lanciarsi alla conquista della penisola. Cosa ci dobbiamo aspettare? (Attualmente sono aperte le prevendite per le due prima mega-date lancio del “Terza Stagione Tour”: 20 marzo all’Alcatraz di Milano e il 27 all’Atlantico di Roma)

Si. L’idea era quella di lasciare al disco e ai pezzi il giusto tempo necessario per rimanere nella testa dei fan. Altrimenti si finisce per sminuire il tour a una sorta di giro promozionale, con il risultato che i fan non conoscendo i pezzi non li cantano. La cosa bella dell’andare in tour, invece, è proprio quella di ritrovarsi a cantare i pezzi con loro. Per quanto riguarda il live, c’è la sia la volontà di mantenere un tipo di impostazione “classica” ma, al tempo stesso, soprattutto dal punto di vista scenografico, quella di creare un immagine che rappresenti visivamente quello che è il concept dell’album. Non posso anticiparti molto di più perché, mancando ancora alcuni mesi, siamo ancora in fase di progettazione e non vorrei dirti cose che magari da qui al 20 marzo possono cambiare.

Veniamo al momento cultura. Parliamo di Figa. So che può sembrare una domanda del cazzo, che con la figa calza a pennello, ma una cosa che mi ha sempre colpito di te è la qualità, in comune con Guè Pequeno, di saper parlare di figa con una certa credibilità. La figa nel rap ha sempre avuto un elemento dominante ma mi sembra che nel caso di molti artisti sia una forzatura.

E’ un discorso di physique du rôle. Sia che devi fare l’innamorato, e nella musica italiana fare l’innamorato è molto più facile,  e sia che vuoi parlarne in una maniera più sporca, devi avere un immagine coerente con quello che stai dicendo. Io sono convinto di avercela questa coerenza e penso sia quello a cui ti riferisci. E’ un dato di fatto che io piaccia alla parte femminile della mela, dalle ragazzine alle donne, non è che me lo devo inventare. Non è ne un motivo di vanto ne niente ma è semplicemente come stanno le cose. Molti si devono costruire un film con le donne che non rispecchia la loro quotidianità. Poi ci sono alcuni cantanti che provano a fare i “grezzi” e, pensando a quanto sono brutti, ti fa pure schifo immaginarteli che fanno quelle cose (ride). Io ho una determinata immagine e quindi se dico in una canzone che vado a prendere la mia tipa a schiaffi sul culo ci credi. Se lo dicesse Mengoni magari un pò meno.

Musica Cinematografica. Questo mi è venuto in mente ascoltando attentamente il tuo disco (sul fatto che al primo ascolto non mi fosse piaciuto ho omesso da vero eroe). In moltissimi pezzi c’è questo elemento di storytelling che fa si che sembra quasi di ascoltare una sceneggiatura più che una “semplice” canzone. E’ un qualcosa che cerchi?

Mi fa molto piacere che tu abbia notato questa cosa perchè è una cosa che cerco con la scrittura dei brani. Per me, quando scrivi, una delle cose più importanti è la capacità di trasmettere immagini. Lo storytelling, appunto, è una scelta coerente con questo tipo di approccio. Poi ovviamente, soprattutto per uno che si è fatto la gavetta con le battle e i freestyle, la punchline rimane un elemento imprescindibile, ma anche in quel caso cerco di servirmi di termini in grado di aprire cassetti ben determinati dell’immaginario collettivo. Vedi ci sono parole che sono solamente parole. Vocaboli che non necessariamente ti fanno scattare quella scintilla in grado di produrre un immagine nella tua mente. Se ti dico però, che “l’altra sera ho visto la tua tipa al sushi e che ha preso più pesce che riso” (si riferisce al brano del disco “Non era vero”) visualizzi immediatamente una cosa ben precisa.

Ho visto la tua intervista a “Hiphop Tv” e mi ha molto colpito quello che hai detto su Marracash (“Marracash” è il migliore e vende meno di me. Per certi versi non è giusto). All’inizio leggendo solo la notizia, senza vedere il video, ho pensato a una “paraculata”, poi guardandolo si capiva che eri sincero.

Ho semplicemente detto quello che penso. Poi, come per ogni cosa, si è un pò cambiato un pò quello che ho detto a favore dei titoloni. Li non si stava parlando di chi è il migliore in assoluto, si stava parlando esplicitamente della scrittura e io ho detto quello che credo dicendo che Marra è probabilmente il migliore. Questo non vuol dire che io mi senta inferiore. Tecnicamente e metricamente non credo di avere nulla da invidiargli come, al tempo stesso, penso di essere più fruibile di lui. Lui, sia per l’ uso di un certo tipo di vocabolario e sia per il substrato culturale dei brani, è in una posizione in cui è innegabile la sua bravura nella scrittura ma al tempo stesso sono gli stessi elementi che lo rendono meno accessibile.

Poi sai qui sono tutti in questo mega “ego trip” che fa strano quando uno fa i complimenti a qualcun altro ma francamente frega poco. Se devo dire che sono il migliore in qualcosa lo dico ma se devo fare i complimenti a qualcuno sono contento di farlo. Anche se non necessariamente ti dicono grazie.

Un ultima considerazione? Mi è capitato di imbattermi in un intervista che Emis Killa ha rilasciato poco tempo fa a Repubblica in cui manifestava la frustrazione dell’essere consapevole di come, purtroppo, molto del proprio seguito sia più concentrato sui suoi vestiti e taglio di capelli che sulla musica. E’ una considerazione tristemente vera che riguarda non solo lui, ma il mondo della musica in generale. A lui va però riconosciuta l’onesta intellettualmente di riconoscerlo apertamente davanti ad una telecamera a dispetto di molti colleghi che preferiscono nascondersi dietro ruffiane frasi di comodo. Per ogni like che mettete sui social andate a comprarvi un disco. Nel caso di Emiliano ne vale davvero la pena. 

Il karma ha fatto si che questo articolo venisse pubblicato nel giorno del suo compleanno. Il sottoscritto e tutta la redazione di Hano si unisce Hanalmente e spiritualmente alla celebrazione.

#DM #TAVORSULLASABBIA

Loading...

Lascia un commento

Condividi
Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.