Lettera aperta di un vecchio rappuso alla Trap
Lettera aperta di un vecchio rappuso alla Trap
Loading...

(i pareri e le opinioni espresse in questo testo sono personali)

Cara Trap,

noi non ci conosciamo o meglio, ci siamo incontrati pochissime volte. Non credo tu ti possa ricordare di me quindi lascia che mi presenti:

Mi chiamo Luca, ho 34 anni e sono cresciuto ascoltando i Public Enemy, i Gang Starr, i Sangue Misto, i Colle der Fomento e tutto quel genere di Rap che oggi è considerato la “Golden Age”, l’età dell’oro, appunto.

Sono cresciuto vestendo largo ed emulando, quasi stupidamente (ora che ho 34 anni me ne rendo conto) una moda che arrivava dagli Stati Uniti, dettata molte volte più da problemi reali piuttosto che una specifica necessità modaiola.

Sono cresciuto andando alle Jam, guardando gente che dipingeva murate intere, sono cresciuto nei tempi d’oro del writing milanese, dove i Lordz Of Vetra, Dumbo, Bean, Spice ed i VDS davano un tocco di colore alla città (Milano).

Sono cresciuto in un periodo nel quale il rap era il “porto sicuro” di tutte quelle persone che odiavano la musica dance, le discoteche. Il periodo nel quale il writing era vissuto come qualcosa di illegale, qualcosa che ti potesse dare la sensazione di fare qualcosa di sbagliato, ma allo stesso tempo adrenalinico.

Insomma – come puoi aver capito – ho conosciuto la cultura Hip-Hop ed il rap in un periodo storico molto diverso da questo che stiamo attraversando ora.

Ovviamente, mentre mentre crescevo io, anche il rap evolveva di pari passo con il passare del tempo e tu, cara Trap, muovevi i tuoi primi passi musicali: inizialmente quando ti ho conosciuta, ti facevi chiamare “southern Rap” e ti ho conosciuta ascoltando i Three 6 Mafia, 8Ball & MJG ed altri ancora. Iniziava a spopolare anche negli Stati Uniti e pian piano saresti stata il punto di partenza per la genesi di ciò che sarebbe poi evoluto in quello che al giorno d’oggi, soprattutto in Italia, viene considerato il “rap del momento”.

Lo ammetto, già da allora non eri riuscita a sedurmi, nonostante fossi ancora abbastanza vicina al mio concetto di musica rap, quindi puoi immaginarti che – soprattutto oggi dove tutto è evoluto verso i suoni sintetici – le mie orecchie non si sono ancora abituate alle batterie 808, ai vocoder e soprattutto all’autotune.

L’Hip-Hop per come la vedo io (che sono vecchio) è fatto di campionamenti di dischi polverosi trovati a chissà quale mercatino, samples tagliati e cuciti, kick e snare grassi, siano essi fatti con l’MPC o con il computer, poco importa, e tu cara Trap di questi elementi hai davvero poco (forse proprio nulla).




In Italia ci sono tuoi rappresentanti illustri ma non me ne vogliano i vari Sfera Ebbasta, Ghali, Tedua, Izi, DPG e compagnia bella: loro sono si i rapper del momento e probabilmente qualche merito devono pur averlo, ma non chiedere ai vecchi B-boy (magari non tutti, questo è assolutamente un parere personale) di apprezzare il tuo suono.

Non fraintendermi: beatmaker che producono trap ce ne sono ed alcuni sanno fare il proprio lavoro, Charlie Charles solo per citarne uno. I dischi che stanno uscendo ora sul mercato sono di qualità superiore, dalla registrazione al missaggio decisamente più di quelli usciti negli anni addietro: le tecnologie evolvono, direte voi, si ma questa evoluzione – purtroppo o per fortuna – non va di pari passo ai miei gusti personali.

Fatico a farmi piacere il ritmo sincopato e la “cantilena” (passami il termine) che i rappers moderni utilizzano per completare le proprie barre (ammesso e non concesso che chiudano le rime). Purtroppo cara Trap finché mi proporrai perle del calibro di “Blunt & Sprite” di Sfera Ebbasta o “Mafia” dei Dark Polo Gang non otterrai mai la mia attenzione e nelle mie casse risuoneranno sempre più forti dischi del passato.

Ho provato ad ascoltarti (ammetto con fatica). Gli ultimi dischi di Izi, di Sfera Ebbasta, di Tedua che in Italia stanno spopolando non mi hanno lasciato nulla. Ti dico questo perché – ogni volta che un vecchio come me ti critica – viene subito additato come hater dai tuoi seguaci più affezionati. Purtroppo però questi nuovi b-boy, vestiti aderenti, con denti d’oro ed occhiali ridicoli, devono capire che il gusto musicale è una cosa strettamente personale: quello che piace a me non è detto piaccia anche a te e viceversa.

Sai cara Trap, a questa cosa dell’Hip-Hop ci tengo.

La seguo da oltre 20 anni e siamo cresciuti – in un certo senso – insieme. Ho purtroppo notato (discutendo con alcune nuove leve) che a molti dei tuoi “fans” manca una “cultura storica” sulle origini del Rap: dopotutto tu stessa ti ritieni Rap ma sembra che alle nuove generazioni importi solo del presente. Quando mi sono avvicinato a questa cultura nessuno mi ha raccontato nulla. Mi hanno messo in mano una cassettina e tutto quello che ho scoperto, l’ho scoperto da solo, cercando, leggendo, chiedendo ma noto che questa sete di sapere non è più molto di moda.




La nostra (uso il plurale perché so di sposare il pensiero di molti) curiosità ci ha portato a scoprire le origini, fatte di funk, di soul, di grandi storie.

No, non pensare che il Rap che ascoltiamo noi sia immune da critiche: si è sempre parlato di droghe, di donne e di illegalità, ma forse lo si faceva in modo musicalmente diverso, meno pretenzioso.

Cara trap, il mio punto di vista è questo, non odiarmi. Goditi il tuo momento di gloria e lascia che i vecchi come me proseguano per la propria strada e con le proprie convinzioni.

Io dal mio piccolo cercherò di “educare” le nuove generazioni in modo tale che, quando chiederò a mia figlia quale sarà il suo rapper preferito, non mi risponda “Lil Uzi”.

Con affetto,

L.

Loading...

Lascia un commento

Condividi
Luca
Classe '82, seguo tutto ciò che riguarda l'Hip-Hop da quasi 20 anni, ma non preoccupatevi: ho iniziato a capirci davvero qualcosa da pochissimo tempo. Per vivere provo ad occuparmi di architettura e design e soprattutto faccio il marito ed il papà. Mentre cerco di collezionare più dischi possibili, vi racconto quello che mi passa per la mente sulle pagine del nuovo hano.it