Fedez e Chiara Ferragni
Fedez e Chiara Ferragni
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Caro Federico perdonali. Perdonali perchè non sanno quello che dicono, scrivono, twittano o commentano. Una cosa è certa: su Fedez non ci avete mai capito un cazzo. Ne avete e ne abbiamo parlato per mesi, quei mesi sono velocemente diventati anni e ancora niente. Molti di voi non hanno ancora colto il fine ultimo di questi anni di brillante carriera.

Per carità, le critiche ci sono, alle volte anche sacrosante, e possono essere anche di stimolo per una futura crescita. Tipo quando ti dicono che devi bere meno (critica), tu ascolti, assimili e provi l’eroina. Ma questa, come diceva il buon Carlo Lucarelli, è un’altra brutta storia. Paura eh?

Torniamo a noi. Federico Leonardo Lucia ha fottuto il sistema e voi non dovreste fare altro che alzarvi in piedi, ovunque siate, e dedicargli un sonoro e fragoroso applauso. Ha vinto lui.

Perchè dico questo? Perchè io un sentimento di invidia vera non credo di averlo mai provato in vita mia. La mia indiscutibile superiorità intellettiva, accompagnata da una modestia inestimabile, mi ha sempre consentito di girare la frittata in un modo tale che anche in situazioni in cui avrei dovuto “rosicare” non lo facevo. Psichiatricamente chiamato il metodo “mutanda”: Se vedi uno con il c***o più grosso del tuo ricordati di come ti stanno più comode le mutande. Questo metodo non aveva mai fallito fino a pochi giorni fa. Poi ho aperto Instagram e tutto è cambiato.

E veniamo a lei, la bionda dei nostri cuori. Chiara Ferragni. Il cui cognome sta a ricordarci la lega metallica verso cui una parte di noi tende incontrovertibilmente durante le visite sul suo profilo Instagram. Lo ammetto, fino a pochi giorni fa non sapevo chi fosse. La prima volta che ho sentito quel nome è stato durante il primo ascolto di “Vorrei mai non posto” in combinata con il suo cane vestito come un pappa.

“Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vuitton
Ed un collare con più glitter di una giacca di Elton John”

Giuro su Dargen (D’IO) che non ho neanche finito di ascoltare la canzone. Ho messo in pausa e, girandomi verso mia mamma, faccio: “Ma chi cazzo è Chiara Ferragni?” risposta “Non lo so, chiedi a papà”. “Papà chi cazzo è Chiara Ferragni?”, “Non lo so chiedi alla Mamma”. La solita storia.

Scendo al bar e raggiungo i miei amici ai quali non posso fare altro che riproporre la stessa inesorabile domanda. Qui la risposta di un’amica però si fa più precisa: “E’ una fashion blogger”. Mi mostrano una foto. Reazione: “Ah ma è una figa”. “No Diego, lei sceglie dei brand… Instagram…influencer…” e tutti quegli inglesismi del cazzo che usano i venditori di pentole che vogliono sentirsi come Jordan Belfort nel Lupo di Wall Street. Rimango della mia idea. E’ una figa. E’ una figa che fattura 8 milioni di dollari e che Forbes mette tra le 50 persone “under 30” più influenti del mondo. Sti cazzi.

Sta cosa delle “fashion blogger” però mi ha incuriosito e cerco di capirne di più. Apro Instagram e ,partendo dalle amicizie suggerite dal profilo di Lady Fedez, cerco di farmi una qultura con la Q maiuscola. Quello che scopro è sconvolgente. Il termine “Fashion Blogger” non è altro che un subdolo processo di legittimazione intellettuale per “fighe che vogliono fare le fighe”. Chiara Ferragni è la capostipite, astuta e ben pagata, di una mandria di cretine che pensano che basti fracassarci le palle con dirette, selfie e video per essere le nuove regine della rete. Così fighe di legno che se ci vuoi provare ti devi mettere le scarpe anti infortunistiche. Vagli a spiegare che di quei 5K follower la metà sono maiali depravati come il sottoscritto che cercano materiale per “Federica”. Vagli a spiegare che le vostre ricette, vacanze, cene e serate, sono per noi importanti come i preservativi nei porno lesbo e che siamo solo un gruppo di maiali che per una mezza scollatura guarderebbero anche una tesi di laurea in aramaico con sottotitoli coreani. Vaglielo a far capire.

Il mondo sta andando a Fashion Blogger ed è tutta colpa vostra. Vostra e dei rapper che si moltiplicano come i funghi.

Il successo di Chiara Ferragni (o chi per essa), rappresenta un buco nell’evoluzione della specie. Fedez sta riempiendo quel buco. Fedez per il sociale.

Ecco perchè sono invidioso. Non è per i soldi, non è per i dischi di platino, non è per l’attico con piscina, non è per il posto al fianco di Arisa e non è neanche per il dolce vita tatuato. E’ lei.

Vedete nella mia vita ho sempre trovato tutto ciò che non sopporto sessualmente stimolante.

Juventine, Renziane, Fan dei modà, Fan di Muccino, Fan di Fabio Volo… Non so se è la perversa volontà di punirle o cosa, ma è sempre stato così.

E lei la trovo talmente insopportabile che la sposerei domani. Chiara Ti Amo.

E’ un diavolo in tacchi a spillo. Fedez si scopa il diavolo il che, lasciatemelo dire, è molto Rock nd Roll. 

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.