Foto: 9Gag
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Neanche il tempo di affacciarsi sul mercato che il Galaxy Note 7 ha già dato grossi problemi alla Samsung.

Il phablet dell’azienda coreana è stato presentato il 2 agosto, ma, tra i numerosi pregi e le attese novità, nei primi giorni della sua commercializzazione ha mostrato un difetto grande 3500 mAh. Infatti, il problema di questo dispositivo è la batteria, nello specifico un errore di produzione molto raro che ha provocato (ufficialmente) 35 casi di esplosione della stessa portando l’azienda a sospendere temporaneamente le vendite.

Dopo l’annuncio di Samsung, diverse sono state le reazioni da parte dei suoi stakeholder: la Federal Aviation Administration (l’agenzia del Dipartimento dei Trasporti americano) ha reso illegale l’uso del Note 7 sugli aeromobili appartenenti alla sua giurisdizione; il crollo dei valori di borsa; le critiche da parte di associazioni a tutela dei consumatori; le denunce degli acquirenti; l’immancabile ironia sui social network.

 

Samsung è chiamata a gestire una situazione decisamente ostica proprio quando Apple, suo principale competitor, lancia sul mercato il nuovo iPhone, anzi c’è chi attribuisce la défaillance proprio alla voglia di battere la mela di Cupertino. La capacità di affrontare con successo la concorrenza dipende anche dalle risorse aziendali le quali sono esposte a rischi che possono ostacolare lo svolgimento dell’attività d’impresa e i problemi di Samsung possono minacciare una preziosa risorsa: il brand.

Per un’impresa, il brand è una risorsa di grande valore che deve essere sviluppata e gestita con cura poiché rappresenta il quid che conquista la preferenza e la fedeltà del target dell’azienda. È chiaro, quindi, che anziché preoccuparsi di battere la concorrenza, le aziende devono impegnarsi nella comunicazione affinché si crei un elevato brand equity.

In una situazione di crisi le conseguenze sull’immagine aziendale possono essere assai preoccupanti soprattutto in un’epoca dove cresce la sensibilità verso la sicurezza in un pubblico sempre più iperconnesso. Il crisis management ha il compito di guidare l’impresa fuori da queste emergenze ostiche e per farlo innanzitutto deve agire come una Cassandra 2.0 andando a cogliere piccoli e limitati episodi di disfunzionalità del prodotto in modo da poter realizzare piani di emergenza per formalizzare le procedure da adottare nei momenti di crisi. Al manifestarsi dell’evento, è fondamentale la velocità nel mobilitare le risorse e reagire al fine di ricostruire l’immagine dell’azienda nei confronti degli stakeholder. Tuttavia, non è mai troppo tardi per intervenire perché spesso gli effetti si producono in modo graduale e ciò consente occasioni per mettere in atto operazioni di tamponamento dei danni.

In un mercato privo di innovazioni dove le aziende si limitano a potenziare prodotti già esistenti, la situazione non è certo delle migliori. Riuscirà Samsung a cogliere opportunità dai suoi rischi speculativi?

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Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock.