Marti Stone
Marti Stone
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Arriva di corsa tutta trafelata e preoccupata per il ritardo. È appena uscita dallo studio dove sta lavorando alle nuove cose, ma la giornata non è iniziata nel modo migliore, dice. Il gatto l’ha tagliata svegliandola in un lago di sangue alla mattina, pochi minuti ed è già a firmare una constatazione amichevole. Con l’Enjoy in retro ha centrato la fiancata di un vecchino fermo al semaforo apparso all’improvviso.

Un inizio di giornata rivoluzionario. In pieno stile Marti Stone.

Ordina un cocktail, si siede. Ride. Io sto bevendo il solito the caldo, ormai ribattezzato il Sellout Tea, e lei sta già parlando velocissima riempiendo le frasi di mille parole. Dimostra più anni di quelli che ha. Di testa. Lo si capisce subito.

Mi ero fatto un’idea di come impostare l’intervista con questa giovane rapper abruzzese trapiantata a Milano da poco, ma come spesso accade l’attualità di prepotenza ha la meglio sui piani.

In questi giorni non si fa altro che parlare di XFactor e dello spot che ti vede protagonista con Fedez. La gente si fa delle domande: parteciperai, avrai un ruolo nel programma o altro? C’è qualcosa che puoi dirmi o rimane tutto avvolto nel mistero?

Ci sto giocando su questa cosa, ma la realtà è che mi han cercato perchè gli serviva ‘una rapper’ per lo spot. Stop. Ho lasciato la roba vaga perchè volevo capire un po’ le reazioni del mio pubblico a un’eventuale partecipazione a un talent.

E come l’han presa?

La maggior parte si sono gasati come se questa cosa fosse un’occasione pazzesca, il coronamento di una carriera. Altri invece totalmente fuori luogo con commenti del tipo “ma ti sei lavata nell’acido dopo aver visto Fedez?”. Un po’ il classico clichè a cui siamo abituati..

Ma tu cosa pensi dei talent e della possibilità di passare da quel canale lì?

Guarda, un anno fa mi chiamarono ad Amici per un provino e andai, perché secondo me è da scemi non vedere almeno com’è la situazione. Non mi interessa fare il Talent, ma volevo capire cosa c’è dietro. E probabilmente mi son posta in modo talmente vero che a un certo punto mi han detto “ma sei sicura che tu vuoi partecipare?”. Forse non sono esattamente la ‘donna del rap’ che si aspettano o che cercano.

Mentre preparavo l’intervista ovviamente mi son scontrato con la tematica delle ‘donne del rap’ che però non avrei voluto trattare, un po’ perchè si dicono sempre le stesse cose e un po’ perchè, per me, tu non sei una donna del rap, ma una che fa rap e mi va di parlare di musica e carriera. Mi va di parlare all’artista, non alla donna. Poi però ho visto un tuo video recente su FB in cui ne discuti…

La penso come te. La musica e stop.

L’essere donna non dovrebbe essere una variabile nel giudizio…

…o un aggravante!

Sei brava a far le rime o non sei brava a far le rime, stop. Perchè poi si sfiora l’assurdo con commenti del tipo “questo pezzo è figo, in più è donna allora è doppiamente figo”…

…”perchè è impossibile che l’abbia fatto una donna!” Sì, capita spesso.

C’è una donna del rap che vedi come modello o che ti ha ispirato?

Partendo dal fatto che a quell’epoca non focalizzavo sul fatto che fosse donna, ma essendo una ragazzina che si approccia a questa musica è automatico… e vedendo Missy Elliot che faceva certe cose ho pensato “questo non è neanche rap, è una cosa fighissima” poi il fatto che lei fosse cicciona mi trasportava proprio fuori dall’immaginario della donna che ha successo in quanto figa, ma assumeva importanza la personalità. Anche stilisticamente mi piace molto, perchè si è mossa dal rap, all’r&b e anche all’elettronica. Non potendo puntare sull’aspetto fisico ha dovuto giocarsela su altro. Ad esempio una Lil’ Kim non mi ha mai attirato così tanto.

E in Italia?

Sicuramente mi ascoltavo Sabsista che poi è diventata anche un’amica, ma essendo giovane son cose che mi son recuperata poi.

Prima, fuori onda, mi hai detto che secondo te in Italia non cercano una rapper come te

Sì, come modello non sono certo io quello chiesto dal mercato.

Perchè vogliono una Baby K?

Esattamente. È chiaro, parlano i fatti. Ma non è tanto una questione del rap, ad esempio un Adele in Italia non credo che avrebbe tanto spaccato o comunque l’avrebbero proposta in un certo modo.

Marti Stone
Marti Stone

L’avrebbero fatta dimagrire prima del primo disco e non dopo…

Sì, devi essere perfettina. Nessuno avrebbe valorizzato la personalità. Me lo confermano alcuni commenti che leggo “non solo fai schifo, ma sei pure brutta!” ok…

Comunque poi c’è sicuramente anche una parte di pubblico che si aspetta una rapper come me e vuole un cambiamento. Ma certo non sono l’Obama della situazione, ma non sono una Baby K con tutto il rispetto che posso avere per lei.

Chiudiamo qui l’argomento donne, chi vuole può vedersi il video sulla tua pagine parliamo di musica.

Torniamo alle notizie dell’ultim’ora. So che domani vai a suonare e mi chiedo come vedi la dimensione live, come va e come la vivi

Il live è tutto. Siamo tutti bravi in studio (oddio c’è anche qualche cane! Ride…), mentre dal live riesci a capire tutto. Tre quarti degli artisti che amavo, visti live mi hanno deluso.

Il live per me è importante, cerco anche di portare diverse formule: a volte col batterista, a volte con la band, il dj, a volte solo io che faccio anche il dj! Però è bello perchè vedi la gente in faccia, non puoi mentire.

Hai girato parecchio quest’estate.

Sì, ho fatto un mesetto abbastanza compresso portando in giro un po’ di robe nuove e un po’ vecchie. Mi è servito anche per capire che ora che mi son trasferita a Milano voglio fare dei cambiamenti importanti, soprattutto dal punto di vista musicale. E volevo capire come la gente avrebbe recepito.

Gli ultimi pezzi: Bossy, Bitches, sembrano pensati proprio per il live

Infatti, la scelta musicale è stata fatta proprio in quella direzione.

Ora vorrei fermarmi un po’, vorrei lavorare alla nuova versione di me che sto costruendo adesso.

Infatti volevo chiederti: cosa dobbiamo aspettarci da te, qual è il tuo progetto?

Questi ultimi singoli sono stati la prova per capire cosa sarei riuscita a fare dopo essere uscita dall’etichetta (La Grande Onda, n.d.r.) e devo dire che è andata molto meglio. Perchè son lavori che ho pensato io e le poche persone che lavorano con me e la cosa ha funzionato. Tanto che voglio andare avanti in questa direzione. Sono stati delle prove, non solo musicali, anche di modo di lavorare. Ma sicuramente non faranno parte del prossimo progetto.

Previsto quando?

2017, sicuramente, anche perchè ne ho bisogno.

Ma che direzione artistica stai prendendo me lo puoi dire? Questa nuova Marti del 2017…

Questa nuova Marti…. la linea ce l’ho. Cambieranno un po’ di cose. Voglio puntare non tanto su un genere quanto creare un genere attorno alla mia identità vocale e metrica. Al di là della base e atmosfera che avrò sotto, l’identità sarà la mia, riconoscibile.

Non so se c’entra ma una cosa che io ho notato è che sei molto completa

Da che punto di vista?

Sai rappare, non è una banalità, sai scrivere, che è diverso dal rappare, hai voce (quando non fumo!, Dice ridendo…) e ti piace giocare con le cose nuove, tipo l’autotune

Sì, lo amo.

Io vedo un’artista che sa muoversi in più direzioni. Per cui quando mi dici queste cose mi confermi quanto pensavo. Avere la possibilità di scegliere è molto bello.

Le persone mi dicono che quando parlo non mi so esprimere, che sono un po’ cafona a volte, ma quando rappo invece mi so spiegare. Essendo questo il mezzo con cui io comunico, non è per me una musica. cioè, mi spiego, il rap per me è musica ascoltarla, ma farla…

Rispiegami

Io faccio rap, ma non rap. Il rap è un mezzo.

Ho fatto dei pezzi anche con gruppi indi rock per dire, non era rap, ma io facevo rap. Non dico che mi piace tutto, ma le cose che mi piacciono a gusto le faccio anche se escono dai canoni.

Ho capito

Posso dirla ancora in altri modi se vuoi! (Ride…)

Tornando al tuo progetto, con chi stai lavorando?

Al momento con Pankees, che è troppo un figo. L’ho beccato mentre seguivo Tess a Top DJ e gli ho detto “io devo venire in studio da te” e lui è stato molto carino, cosa non scontata. Forse gli interessava il mio progetto così quando un anno dopo ci siamo rincontrati e abbiamo cominciato a lavorare è filato tutto liscio.

E come rapper?

Beh, McNill, l’unica con cui collaborare è automatico. Viene tutto molto naturale.

E come lavori? In studio coi produttori, partecipi alla parte musicale?

Di solito io mi stendo a casa delle linee melodiche, delle strutture. Butto giù con la tastiera, estraggo, si ricarica e si lavora. Mi piace. Pankees mi dice “mi piace una cosa del tuo modo di lavorare, ma non te la dico perchè altrimenti non ti esce più”.

Poi ho scoperto cos’era: anche se musicalmente è ok, in realtà non so cosa sto andando a fare quindi prendo degli azzardi inconsapevoli. Che poi son le cose che fanno la differenza nei mie pezzi.

Invece per quanto riguarda i temi dei pezzi? Gli ultimi erano molto ego trippin’ e ci sta. Io ci ho letto che li fai per affermarti come rapper, come donna e come flow

Avevo bisogno di fare questi pezzi che comunque non sono troppo seriosi perchè in realtà sono un po’ anche delle caricature. Comunque mi serviva la rima autocelebrativa ma fatta sempre con un flow e metrica degni perchè, se non dimostri, l’autocelebrazione poi non ha senso. Se me la devo tirare perchè so rappere non posso dirtelo in modo orrendo.

Comunque questi pezzi sono un po’ un’ eccezione, ma se vedi le robe del 2014 come l’album “Sulla bocca di tutti” in realtà spazio tra varie tematiche.

E nel 2017?

Nel 2017 Marti Stone è matura. Basta cazzate. Ci sarà il pezzo cazzone però la cosa che mi interessa è riportare il discorso sulla scrittura: ok la metrica ma non deve penalizzare la tematica.

Senti, visto che non tutti ti conoscono e le notizie in giro sono ancora poche, facciamo un passo indietro. Quando nasce Marti Stone?

Mi avvicino a questa roba nel 2001/2002, quando è uscito…

è uscito..?

8 Mile.

Non dirmi che anche tu sei figlia di 8mile?

Non proprio, ero già partita. Però al tempo mi son detta “Questo rapper fa un film per cui è famoso!?” io non avevo in mente che Eminem…

Anche perchè, facendo due conti, tu avevi 9 anni all’epoca?

Esatto. Ai tempi ascoltavo un po’ di tutto senza in realtà coscienza di chi fossero. I vari LL Cool J, Busta Rhymes… poi mi sono fissata con la West Cost, Snoop Dogg, Tupac, ma anche il GFunk di Warren G. Tutto colpa del fatto che leggendo il booklet di The Eminem Show scopro che il produttore è un certo Dr Dre e da bambinetta mi chiedo  “Chi è sto Dr Dre?” e da lì mi si è aperto un mondo.

Cioè se ti sei andata a ripescare pure Warren G…

Si, beh non a dieci anni eh, col tempo, andando indietro, altrimenti ero un caso di studio!

E dal GFunk poi mi sono aperta anche all’R&B che prima non calcolavo proprio.

Perchè ho la sensazione che mi stai per dire una cosa?

Ti svelo un segreto… di Eminem ero proprio cotta, a quell’età andavo a scuola tutta brandizzata Eminem, fascetta, banda, maglietta, felpa.

In quinta elementare?

Sì, anche se ero pure una grande fan di Britney Spears…

Beh, io in 5 elementare avevo solo Fabio Concato che mi faceva sentire un amico pensa che fatica

Sì, beh, io avevo il rap e alla fine il genere ti accompagna nel tuo momento di ribellione e il fatto è che il mio momento di ribellione è iniziato molto presto! (Ride…) Mi sentivo molto G.

Ovviamente non mi vedevo letteralmente in quelle situazioni ma sentivo fortissimo quel sentimento di non appartenenza a uno status comune.

E al rap italiano come ci sei arrivata? Al tempo di 8Mile non c’era poi molto, è un po’ il buco nero del rap italiano…

Sì, poi nel 2004 però giravano mp3 dei vari Fibra, Mondo Marcio con Bassi..

I Dogo…

Ai Dogo ci sono arrivato dopo con Penna Capitale.

Sicuramente la svolta piu totale è stata Mr Simpatia anche se all’epoca non me ne rendevo conto. Poi mi piacevano un sacco i Sottotono e la scena intorno a loro. Tormento capo.

Ma, per dire, molte cose le ho apprezzate dopo, tipo Neffa. Lì per lì non lo avevo capito. Poi anni dopo pensando a Chico Pisco credo sia un disco pazzesco e geniale. Anche perchè sono fissata coi trick pa pa pa pa ma all’epoca io avevo più bisogno di uno che mi dicesse Vaffanculo, cazzo, mi son rotto il cazzo. Insomma quelle parole che non puoi dire a scuola, avevo bisogno di qualcuno che le dicesse con un certo savour fair e stile. Avevo bisogno di Fibra.

Buffa sta cosa di crescere fuori fuoco rispetto ai testi dei rapper. Io non ho mai avuto il problema di essere fuori contesto perchè son cresciuto insieme ai rapper, quando erano giovani ero giovane e ora che son vecchi son vecchio pure io

Io non mi chiedevo nemmeno quanti anni avessero quelle voci. Le foto le ho viste anni dopo, non avevo idea di che faccia avessero. Poi non potendoli vedere live vivendo nella provincia delle province…

Come dovrebbe essere in teoria: prima la musica poi, semmai, la faccia

Era bellissimo.

Ma qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare in questo fantomatico 2017?

Sai qual è il mio problema? Io non riesco a elemosinare.. un conto è fare public relation, un conto è prostrarti ai piedi della gente. Io non riesco a fare amicizia per fare collaborazioni e al tempo stesso non amo pagare i feat, per cui lavoro con chi viene in modo naturale. Sono le persone da fuori che devono riconoscere il mio valore e decidere di lavorare insieme a me. Per cui potrei farti anche diversi nomi, ma non avrebbe tanto senso. Per dire mi ascolto Salmo e mi piace, ma chissà se si creerebbe il giusto feeling, magari non uscirebbe bene il pezzo. Non posso dirlo così a prescindere.

A ‘sto punto mi viene da dire che farei una collaborazione con un artista pop piuttosto che un rapper. Un po’ perchè al rapper devi sempre fare il culo, e viceversa, per cui mi metterei nella traccia uno super bravo, ma allora devo ancora capire chi… (ride…) Nel pop invece non hai questo stress. Un Madh potrebbe essere una buona scelta. Non ha la spocchia del rapper e secondo me intuisce la musica come la vedo io.

Ti ci vedo

Ormai è sera, il mio the è freddo e in questo bar di Via Tortona comincia a muoversi la gente dell’aperitivo. Lo capisco anche dalle noccioline che arrivano al tavolo. Io e Marti ci perdiamo a parlare della nuova ondata Trap che incuriosisce entrambi. La giornata è quasi finita, ma le sorprese ancora no: il Ponte degli Artisti di Porta Genova è chiuso, per prendere la metro bisogna fare un giro immenso. Marti è un po’ stanca, la giornata è stata infinita, piena di cose: gatto-incidente-studio-intervista. Ma domani si suona per cui è felice e sicuramente ricaricherà le pile a mille. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a Milano, al primo live. Perchè van bene le parole, ma come ho imparato oggi da Marti, un concentrato di determinazione e dolcezza, è live che viene fuori il rapper. Non puoi mentire.

Appuntamento al 2017.

Il nostro Prof e Marti Stone
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