Kabo - Lara B. Photos
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Forse in questo caso parlare di sogni che si realizzano è un po’ eccessivo; tuttavia la storia che state per leggere è una storia di piccole soddisfazioni, di rivincite e, perché no, in qualche modo anche di obbiettivi che si conquistano.
L’anno scorso siamo stati al District Festival di Legnano dove avevamo assistito a diverse esibizioni dal vivo e dove avevamo scoperto il talento di Kabo, vincitore della gara di freestyle e pupillo di Dj Mike con cui già aveva prodotto un EP di ottima fattura, Soli Notturni.
Forse molti di voi se ne ricorderanno perché non è la prima volta che ne parliamo su queste pagine, ma la grossa sorpresa è stata che quest’anno, sempre al District Festival, Kabo non si è limitato a partecipare alla gara di freestyle (che peraltro avrebbe vinto a mani basse) ma ha addirittura aperto i concerti di Dargen D’Amico e Ghemon in coppia con il turntablist Dj Wolf.

Alla fine della loro esibizione abbiamo provato ad intervistarli in preda all’euforia! Ecco cosa ne è venuto fuori

Allora ragazzi: com’è nata la vostra unione?

K: questa unione è nata dal fatto che ci conosciamo da svariati anni per amicizie comuni, diciamo che il punto cardine di questa nostra amicizia è Dj Ugly, che è il dj dei Black Beat Movement. Abbiamo deciso di iniziare a suonare assieme e a provare qualcosa a livello live e quindi abbiamo preso dei progetti come Soli Notturni e altri che ci gravitano attorno e iniziare a suonare.
Dj Wolf è uno storico Dj di Rho che è stato anche dj di Uffici Sinistri ed Emarginati Crew agli inizi del 2000; poi erano un paio d’anni che non prendeva in mano un giradischi in maniera seria ma da quando abbiamo incominciato ad arrangiare i pezzi ci siamo trovati molto bene.

Dj Wolf mi sembra fortissimo nello scratch e come turntablist

K: Il punto di congiunzione è stato proprio il fatto di volevamo portare in giro uno show di contenuti e suoni attuali, ma che al pubblico potesse suonare anche un po’ alla vecchia maniera, classico.

W: classico ma non troppo, perché è bello essere classici come mentalità ma è bello anche essere innovativi. Le origini sappiamo quali sono e le teniamo, ma volevamo proporre uno show con contenuti alternativi presentati in modo classico.

K: si noi siamo proprio Dj e Mc, senza CDJ, suoniamo tutto dal vivo (con imprevisti inclusi).

Kabo ti ho lasciato l’anno scorso che ti hanno pescato a caso dal pubblico per il contest di freestyle, a distanza di un anno ha aperto il concerto: cosa ci siamo persi?

K: Vi siete persi poco…

W: non è vero, vi siete persi tanto, è lui che fa il timido ma sforna una chicca dopo l’altra

K: Va bene sarò modesto ma nel giro di quest’anno non so cosa vi siete persi e cosa no. Da un anno a questa parte abbiamo rafforzato la nostra collaborazione, sono usciti singoli, video implementari a Soli Notturni (quelli che mancavano) e che abbiamo risuonato assieme, abbiamo impacchettato un discorso live molto più interessante e completo di prima. Il discorso “figo” è che questa cosa del live sta andando sempre meglio: da settembre a gennaio avremo un’evoluzione dal punto di vista esibizionistico molto forte e ci sono in cantiere altri progetti con produttori vari, di cui non posso dire i nomi, ma vi preannuncio che c’è anche Dj Wolf, beatmaker a tempo perso che quando si mette a produrre produce in maniera seria e figa. Vi do anche il nome di Johnny Cinque, amico da tanti anni. Ci saranno poi diverse sorprese perché sto collaborando con diversi produttori italiani importanti.

Kabo, Dj Wolf - Lara B. Photos
Kabo, Dj Wolf – Lara B. Photos

Senti l’anno scorso avevamo parlato di eventuali promesse dell’Hip Hop italiano e dei nuovi generi: quest’anno la trap è esplosa…

W: cos’è la trap? Quella la faccio quando mi alzo la mattina…

K: secondo me ci sono artisti che seguono questa corrente, forse perché va di moda o forse perché piace, che hanno dei testi anche validi. Il problema è che la musica, il suono, influenza tanto la scrittura quando si parla di rap, non stai scrivendo un libro, stai facendo canzoni.
Dal mio punto di vista questa tendenza musicale… insomma a me non piace, non la riputo idonea a trasmettere un certo tipo di contenuti. Però c’è gente che invece porta un genere di contenuti distante da quello che penso io, e quindi forse ci può anche stare. Tutti si scandalizzano per la trap, ma sono gli stessi che si scandalizzavano per la dubstep.

Eppure c’è qualcuno che rappando sulla dubstep ha avuto un meritato successo

K: Si ma io replico una cosa che ha detto lui, Salmo, nell’intervista che ha fatto con voi qualche mese fa: quando è uscito il fenomeno della dubstep è stata sì inseguita, ma non è passata in maniera così modaiola come la trap. In più Salmo, a differenza di quelli che fanno adesso la trap, è uno che arriva da consolidate base, dal grezzume, dall’Hip Hop, e non credo sia una cosa paragonabile, sono due cose diverse. La dubstep è partita come una moda ma è stata fortemente rielaborata già all’inizio da parte sua e della sua cricca in maniera intelligente; la trap invece è stata un po’ sfruttata come corrente del momento, come onda su cui cavalcare, secondo me la differenza è questa. Salmo a me piace come artista, non è uno dei miei preferiti e non lo seguo ma lo considero un bravo scrittore e un ottimo imprenditore di sé stesso!

Prendiamo sempre a spunto la nostra intervista dell’anno scorso: ti senti maturato a livello di scrittura o comunque musicalmente?

A livello di metodo di scrittura non è cambiato niente perché il modo di scrivere per me è uno: ovvero quello di interfacciarsi con la realtà e cercare di rivisitarla in chiava propria riproponendola a chi ti ascolta in maniera interessante. Sicuramente è cambiato qualcosa a livello di mood, di modalità. Io un anno fa percepivo la scrittura in maniera molto più, e unicamente, chiusa e scura, introspettiva rispetto a come la percepisco adesso. Ora la percepisco sempre in maniera introspettiva, perché fondamentalmente sono un preso male di merda, ma sono arrivato a capire che per veicolare certi argomenti devi avere una predisposizione particolare verso chi ti ascolta, e questa predisposizione significa anche essere magari allegri o presi bene, non è una cosa che mi esce né bene né naturale, faccio fatica a farlo, ma sono consapevole che questa cosa esiste.

Mentre ascoltiamo Ghemon che si esibisce in sottofondo, mi viene in mente che ultimamente molti artisti si stanno dando a qualcosa di più melodico, tu che ne pensi? Ti stancherai mai dell’Hip Hop?

Ma guarda io arrivo da una dimensione cantautoriale, straniera e italiana, e quindi ho sempre associato un po’ il rap a questa dimensione che quindi per me non è esattamente una cosa nuova, semplicemente è un veicolare le mie passioni artistiche in qualcosa che penso di saper fare, e il risultato credo si veda sul palco. Chiaramente ci sono degli aspetti, a livello di scrittura, che non sono molti classici o attinenti all’Hip Hop secondo gli altri (perché per me i miei livelli di scrittura sono molti Hip Hop). A livello musicale invece tendiamo ad attenerci ad una dimensione classica, ma semplicemente perché fino ad ora abbiamo sfornato (a parte Soli Notturni) solo progetti di questo tipo.

Mi ha molto colpito il tuo live: sembra una sorta di show

SI mi rendo conto che è una dimensione tutta mia in cui è difficile far arrivare i concetti e i criteri, però quello sono io. Propongo, anzi, butto in faccia alla gente quello che sono, e confido nel fatto che loro abbiano un terzo occhio e lo capiscano. Ultimamente mi accorgo che iniziano ad intendere questa cosa e a riconoscersi in certe cose che scrivo, che magari non sono storie miei dirette ma di altre persone: una zingara, un barbiere, un mangia sogni ecc.
Io cerco di riportare quello che ho provato io, ed il mio Dj Wolf è molto attinente con me su questa cosa.
Io sono solo e notturno e non potrei mai suonare con qualcuno che è socievole e diurno, anche per una questione logistica, perché se io sto sveglio di notte lui non può dormire.
(anche se in realtà sto sveglio anche di giorno, Kabo non dorme mai).
Il concetto è proprio quello di una fusione di un cantautorato venuto fuori in maniera spontanea, perché non mi sono mai prefissato l’obbiettivo di essere un cantautore anche se diversa gente mi dice “non sei un rapper sei un cantautore”. In realtà non è importante l’etichetta che uno ti appiccia, ma quello che tu vuoi fare e trasmettere alla gente. Non so se sono un rapper, un cantautore, un fornaio o un pasticciere e non mi interessa, quello che interessa è costruire uno show, un panorama di sensazioni, di musica, di parole interessante e costruttivo per qualcuno che mi può venire ad ascoltare

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto