Dargen (ph by cirasa - edit by enrico dalla vecchia)
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Tendenzialmente quando finisco di sbobinare e mettere per iscritto un’intervista, dopo la rileggo diverse volte per trovare il titolo da mettere.
Qualcosa di accattivante, uno scoop, qualcosa che inviti ad aprire l’articolo e leggerlo.
Ecco con quest’intervista ho avuto diverse difficoltà, tanto per cominciare perché volendo di cose da mettere in primo piano ce ne sono anche troppe: dal suo libro al suo prossimo disco, ma soprattutto perché mi dispiaceva, quasi, ridurre la mia chiacchierata con lui ad un mero titolo di giornale.
Quindi ho deciso di lasciare questo articolo senza titolo, proprio come il suo famoso brano, sperando che comunque riesca a sortire l’effetto di attirare voi lettori su questa pagina, non per una mia personale mania di grandezza (quella purtroppo non potrà mai essere soddisfatta) ma perché sono decisamente convinto che possa valer la pensa fare un giro tra le parole di Dargen D’Amico.

Caro Dargen: forse tu non te lo ricorderai ma i nostri cammini si sono già incrociati qualche anno fa.
In quell’occasione, però, non avevo ricevuto nessuna istruzione riguardo al fatto che dovessi preparare un’intervista per te e le cose non erano andate particolarmente bene.

Certo! Ma la vita è sempre così

Perfetto! Questa volta però ho studiato e mi sono preparato! Avendo studiato, infatti, so che tu dovresti essere in rotta di collisione con il tuo primo libro…

…si

Ecco possiamo avere qualche indiscrezione? Che genere di libro è? Un romanzo? Un racconto? Un diario?

È un po’ tutte queste cose viste dal mio punto di vista. È difficile per me parlarne perché non ho ancora trovato il coraggio di pubblicarlo, quindi mi sento in un percorso verso, ma non so ancora bene o quando questo andrà a finire perché faccio veramente fatica a superare quello che credo sia pudore; pudore legittimo nel poter pubblicare un libro. Purtroppo crescendo nella vita ho letto libri anche molto belli e questo un po’ mi inibisce, non riesco ad arrivare al passo di pubblicarlo.
Ma forse ora ho trovato un escamotage per pubblicarlo, quindi prima o poi…

Questo però è un po’ strano, tu teoricamente dovresti essere a tuo agio nel pubblicare le tue cose visto che scrivi tu le tue canzoni

Però c’è una certa inerzia in quello che faccio, e un conto è pubblicare una canzone, e un conto è pubblicare un volume. Perché le canzoni hanno volume ma non sono dei volumi.

5 anni fa usciva CD

5 anni sono già passati?

Si nel 2011, e c’era una canzone in cui tu ti definivi Un poeta e un po’ no (Un dio a parte): alla luce degli sviluppi della tua carriera come ti definiresti ora? Poeta? Un po’ no? Cantante? Scrittore?

Rimango un po’ di quell’idea; nel senso che spesso quando mi chiedono cosa faccio scherzando, ma neanche troppo, dico che faccio il poeta perché non è una cosa che definisci. Una volta che dici di fare il poeta sei poeta, l’arte funziona in questo modo e non mi dispiacerebbe se poi fossi un poeta, cioè uno che fa le cose senza un’utilità effettiva. Però allo stesso modo mi sento un po’ no perché sono conscio che quello che faccio a tratti può risultare immediato, egoistico e anche dozzinale.

Ma tu pensi di fare musica fine a sé stessa?

Faccio musica fine a me stesso

Invece ben più giovane di CD è D’iO, che ha più di un anno ormai! Tirando le somme? Tutto ok? Soddisfatto dei risultati e dei riscontri del pubblico?

Io sono uno a cui non piace tirare in generale. Quindi ti dico che il disco effettivamente mi ha dato quello che pensavo poteva darmi: cioè un periodo di riflessione ed era quello che cercavo con quel disco, poi se è servito a fare altrettanto al pubblico che segue le cose che faccio, che più o meno conosco e so qual è ben venga. Ho la fortuna, e di questo sono proprio grato al caso, di avere delle persone che mi seguono con la stessa curiosità con cui seguirebbero le cose che farebbero loro e questo mi ha, in alcuni momenti del tempo, molto confortato. Quindi da quel punto di vista sono veramente grato a chi partecipa con me a questo progetto.

Mi sono piaciuti molto i video che hai tirato fuori da D’iO perché mi sembra che seguano un doppio percorso, un doppio viaggio. C’è il viaggio più onirico, come ad esempio in Modigliani, e quello più fisico, vedi Essere non è da me.

Diciamo che sicuramente sono venuti prima i viaggi dei video, non c’è stata l’intenzione di fare un viaggio per ricavare un video. Però effettivamente per alcuni brani diventa obbligatorio pubblicare un video altrimenti la canzone non esiste. A volte cerco di lasciarmi andare a quello che succede, ma a volte, per altri brani, non ho voglia di mettermi lì a fare un playback, andare in studio ecc. quindi ho detto: “giro qualcosa mentre sono in giro, come foto ricordo, e le immagini che mi sembrano adatte, le scenografie che mi sembrano adatte, soprattutto per alcuni brani le utilizzo come video” e credo che sia una cosa anche molto più vera piuttosto che andare in studio e girare una clip. Per quanto, a volte, diverta anche me fare certe cose, anche se purtroppo ho avuto delle idee per i video che non erano realizzabili per ragioni economiche. Una via di mezzo tra questo e tutto il resto è fare un video con quello che si ha, quindi giro del materiale e poi lo utilizzo per il video.

Continuando una sorta di parallelismo tra D’iO e CD mi sembra che in CD cantavi di piccole cose parlando di argomenti più grandi, e con D’iO e quasi l’opposto.

Si c’è stato un passaggio all’interno del disco dal particolare al generale, e appunto è quella l’idea di D’iO, l’IDIO (Idea + Dio , neologismo dargeniano ndr.) diciamo. La connessione tra particolare e generale in un momento unico.

Tra leggerezza e pesantezza diciamo.

Si e parte di questo percorso dalla leggerezza era anche il disco precedente, Vivere aiuta a non morire. In realtà tutti i dischi che faccio sono un percorso unico

Come l’opera enciclopedica di D’iO.

Quella sì, sai quello è un lavoro in corso d’opera e per correttezza ne andrebbe stampata una ogni anno! Però poi chiaramente non lo facciamo ma magari tra dieci anni o quando ce ne sarà l’occasione aggiorneremo il cofanetto.

Senti in un anno in cui tanti fanno dischi di coppia, tu che fai?

Per tutti intendi Marra e Guè e Fedez e J.Ax… in realtà solo loro!
(risate ndr.)
No io no, comunque.

E se dovessi farne uno? Te la sentiresti?

Non c’ho mai pensato e mi prendi un po’ di sorpresa, sicuramente lo farei.
Il disco che ho pronto che uscirà non so quando ma è lì, è un disco effettivamente di coppia perché ho dato vita ad un disco di coppia con la pianista Isabella Turso. Anche se tu forse intendevi due interpreti vocali, però quello sarà il mio disco di coppia.
Poi farei dischi con tante persone quindi te ne dico uno perché mi sembra giusto questo

Ci saranno anche collaborazioni vocali? Perché un po’ in D’iO mi sono mancate.

Ma sai non c’è una regola o una legge, sono sensazioni che hai in alcuni momenti. D’iO a tratti nei brani diventava molto generale ma anche molto personale, non sarei stato in grado di sottoporre le canzoni ad altri. Poi scrivevo tantissimo quindi sarebbero diventate molto lunghe e inascoltabili, per questo in futuro, sicuramente…

Visto che tu ti sei sempre definito un rapper ma più no, con un occhio esterno cosa ne pensi della situazione della scena italiana, della trap e di tutto il resto? Ti piace?

Ma sai è un po’ come chiedere se mi piace il folk rock, non è che mi piace tutto il folk rock, ci sono degli artisti che mi piacciono di più e altri che mi piacciono di meno! Quindi può capitare che ci siano delle canzoni che mi piacciano e che mi ascolto. Chiaramente essendo la trap (la così detta trap italiana) di forte derivazione estera, soprattutto americana e francese, tende un po’ a riutilizzare determinati stilemi, quindi preferisco ascoltare quella americana che ha, sai, quel gesto atletico perfetto e tutto il resto. Però non ho nulla in contrario.

Ottima risposta! Ci salutiamo, Dargen, con le domande classiche di Hano.it

Angolo della PuttHana: prostituisciti

Angolo della PuttanO?! Sono la migliore versione possibile di me, quindi dovete fidarvi!

Angolo della Shampista: mi regali un pettegolezzo?

Forse non sai che Jerry Parisi e Fabio Mendicino a scuola hanno avuto una relazione estiva

Angolo Marzulliano: fatti una domanda e datti una risposta

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto