Dai Radiohead ad Emis Killa: Quando le star si stancano dei social network
Dai Radiohead ad Emis Killa: Quando le star si stancano dei social network
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“Lasciatevi Insultare”. Dai Radiohead ad Emis Killa: Quando le star si stancano dei social network

Da un po’ di tempo a questa parte artisti e personaggi vari del mondo dello spettacolo manifestano insofferenza nei confronti dei social e di come quest’ultimi diano a cani e porci possibilità di esprimere pareri e opinioni. Ineccepibile. Discorso a parte meriterebbe il fatto che troppo stesso gli stessi artisti appartengano alla sopra citata categoria suin-canina.

Il fenomeno dell’hating, come è stato più volte detto, è squallido e tristemente rappresentativo di un paese che preferisce puntare il dito e dire ‘fai schifo‘ piuttosto che cimentarsi in qualcosa di produttivo. Nulla di nuovo quindi. Davo però per scontato il fatto che, a malincuore o meno, i personaggi pubblici fossero consapevoli di come ‘haters’ e i conseguenti insulti sotto ogni video,foto o link, facessero parte di quell’enorme carrozzone che, per quanto fastidioso, contribuisce al tempo stesso al successo e alle fortune di un determinato artista o prodotto (cosa che gli hater di professione si ostinano a non voler capire).

Alcuni di questi artisti quindi, si stanno allontanando o comunque stanno mutando il proprio rapporto con i social e il grado di stupore va di pari passo con il tipo di personaggio che gli stessi artisti si sono costruiti negli anni.

Mi Spiego. Non rimasi per nulla sorpreso quando, alla vigilia del loro nuovo album, i Radiohead, annunciarono, dall’alto della loro spocchia, l’abbandono di tutte le piattaforme social. Ci sta. I Radiohead erano famosi da prima dell’avvento di internet, hanno dimostrato di essere dei capi prima delle views su youtube e hanno fatto di quell’intellettualismo snob un proprio cavallo di battaglia. Sfanculare like e selfie è in linea con il personaggio.

Discorso a parte meriterebbe l’amatissimo Giustino Biberon (Justin Bieber per i privi di fantasia) e tutti coloro che debbono la propria fama in grandissima parte all’avvento della rete. Per i meno attenti alle vicende di massimo interesse per la sopravvivenza del pianeta, Bieber a inizio estate aveva annunciato la disattivazione di tutti i propri profili social poiché ‘stanco dei continui insulti‘ (salvo poi fare retromarcia pochi giorni fa).

Qui la scelta appare decisamente ingrata visto che risulta palese come senza youtube, la rete e le ragazzine urlanti, l’unico ‘Sorry‘ che Justin Bieber avrebbe potuto dire in un microfono sarebbe stato quello all’interno della frase: ‘Sorry, this supermarket is gonna be closed soon‘.

Passando all’Italia, sono rimasto dispiaciuto nel leggere che Emis Killa abbia deciso di non lasciare più possibilità di commentare le sue foto su Instagram. Non perchè non abbia ragione e non perchè assistere ad una serie di commenti analfabeti e sgrammaticati sia un bello spettacolo.

Semplicemente ho sempre pensato che gli hater fossero la vera forza di Emis Killa. Un po’ come i capelli per Sansone e i comunisti per Berlusconi. L’uno non può esistere senza l’altro. Alcune delle sue canzoni più forti hanno giovato di questo rapporto conflittuale con quella parte retrograda della fan base del rap nostrano.

Ripensaci Emiliano.

Già la vita di un hater deve fare abbastanza schifo, se gli togli il ‘piacere’ di insultarti c’è davvero il rischio che si mettano a rappare. Vuoi averlo sulla coscienza?

Consigli per un hater di Emis Killa in crisi di identità

  1. Spostare la propria frustrazione su un artista a caso reo di rubarvi la scena. Ultimamente sono in forte rialzo le quotazioni di Fabio Rovazzi. 
  2. Convincere Fedez a tatuarsi “Emis Skippa” in ricordo della parola più utilizzata durante l’ascolto di “Cult”. Raggiungere milioni di condivisioni di conseguenza. 
  3. Convincere il suo spacciatore a vendergli seriamente “Erba Cattiva” in modo tale da renderlo afono e da risparmiarvi la fatica di commentargli ogni post.
  4. Fare Sparire proteine e anabolizzanti dalla sua farmacia di fiducia. 
  5. …FARVI UNA VITA.
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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.