Foto: Instagram @donato_primo
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Puoi credere alla fortuna perché sai cos’è la sfiga, però alla fine le coincidenze non esistono poiché ogni tassello ha la sua finalità.

La prima volta che ascoltai J-Ax fu per caso.

Era il periodo di “Così com’è“, tra radio e tv impazzava “Tranqi Funky“. Mia sorella, più grande di me, era solita preferire Mtv ad altri canali. Lei alle soglie dell’adolescenza, io bambino, tuttavia Mtv ed il Festivalbar furono il motivo del mio ‘boicottaggio’ a Cartoon Network.

Fuori target e outlier delle indagini di mercato o sveglio con orecchio veloce e cervello fino? Non l’ho mai capito.

Slegavo i legamenti senza darci peso e poi giù a giocare in strada. Qualche anno dopo fu il tempo de “La fidanzata“. Che stile quel video e quel ritornello, quel sample di Natalino Otto realizzato da Dj Jad ed ‘allungato’ dalle barre di Ax ti entrava di fisso in testa. Un po’ di musica e poi di corsa giù cantando ‘oh mamma mi ci vuol la fidanzata, perché io devo mettere la testa a posto’ mentre la mia di mamma esclamava: ‘Iniziamo subito!‘ con mia sorella che rassicurava: ‘Tranquilla, è solo una canzone’. Già, una canzone che col tempo si è trasformata in passione: Rap e Hip Hop.

Neanche il tempo di gustare quei suoni che arriva quella che molti definiscono la svolta musicale tendente a pop e rock degli Articolo 31.
Il 29 marzo del 2002 viene pubblicato “Domani smetto“, quello che in realtà è il primo disco da solista di J-Ax. Ancora altri due album e le strade di città del duo si separano. Dal 2006 ad oggi, Ax si è impegnato nell’affinare quella vena stilistica intrapresa all’inizio del millennio fino a dare un proprio nome al suo genere musicale, il Rap n’Roll, e a far combaciare nome e professione.

Negli ultimi anni le sue scelte hanno diviso i suoi sostenitori: le partecipazioni ai talent, The Voice of Italy prima Amici poi; la fondazione di Newtopia, etichetta discografica/agenzia di management; la creazione di ‘Sorci Verdi’, il suo late show televisivo; la realizzazione de ‘Il bello d’esser brutti’ suo ultimo album da solista. Piaccia o meno, J-Ax ha dimostrato coraggio compiendo delle scelte che l’hanno messo “contro il resto del mondo” a cui ha reagito “senza filtro come da ragazzino“, in perfetto stile Peter Pan.

Il percorso artistico intrapreso da Alessandro Aleotti ha avuto una finalità decisamente importante: fare di sé stesso un brand. A guardare la sua carriera ci si accorge di quanto J-Ax abbia sperimentato negli anni mostrando un’innata attitudine nel pensare fuori dagli schemi arrivando a non lasciare nulla al caso. Ad esempio, per ‘Il bello d‟esser brutti’ a me sembra che non gli sia bastata la musica come mezzo di comunicazione per arrivare alla gente. Durante la promozione dell’album, Ax indossava sempre abiti di colore rosso, nero e bianco ovvero i colori del disco e del packaging dello stesso.

Non solo. Nella copertina del disco (lenticolare, figata!) Ax toglie il cappello e s’inchina, stesso gesto che chiude il video di Intro (primo video estratto e prima canzone della tracklist). Un ‘benvenuto‘ che a me non è passato inosservato.
Tutto questo, come la congruenza tra le frasi nelle interviste, nei video e sui social, mi dà modo di pensare che abbia messo molta attenzione alla comunicazione non verbale per potenziare l’efficacia del suo messaggio. Infatti, quando il nostro linguaggio del corpo è coerente con le nostre parole si genera nel nostro interlocutore una sensazione di fiducia e credo proprio che lui punti sulla fede dei suoi Seguaci a costo di sembrare il pazzo già dai ‟90.

J-Ax aveva una vision per il suo business, adesso si è reso conto che ‘il marketing sta diventando arte’, allora si è chiuso in casa a disegnare la sua strada, poi l’ha costruita ed oggi viaggia leggero adottando la sua strategia.

Il successo è un iceberg che mantiene solo la punta fuori dall‟acqua.

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Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock.