Loading...

C’era un tempo in cui le grandi battaglie erano quelle tra Sparta e Atene, tra romani e galli, tra zuppa e pan bagnato. Negli ultimi anni invece in tanti sembrano essersi appassionati alle battaglie videoludiche, nelle quali bisogna sostenere la propria fedeltà al titolo di riferimento, soprattutto nei giochi a tema calcistico, quelli che maggiormente appassionano i giocatori dai 5 ai 40 anni (anche i primi gamer iniziano ad avere i loro annetti).

Inutile dire che le due scuole di pensiero principali sono quelle dedicate ai due giochi che hanno maggiormente monopolizzato pomeriggi e notti di migliaia di ragazzi, che al posto di uscire a caccia di ragazze, preferivano sfidarsi in infiniti tornei a FIFA e PES.

Praticamente tutti hanno fatto almeno una partita a uno dei due titoli, in milioni hanno consumato il joystick disputando ogni tipo di competizione disponibile, dalla Master League al FIFA Ultimate Team, l’ultimo ritrovato di EA Sport per l’assuefazione dei giocatori.

Un po’ come in Karate Kid, anche qui sembrano esserci due dojo differenti: quello di PES, che se vogliamo assomiglia al Kobra Kai e quello di FIFA, dove vedremmo bene Daniel San e il Maestro Miyagi. Questo perché Pro Evolution Soccer è figlio di quel Winning Eleven che fu un vero e proprio punto di rottura per i videogiocatori degli anni ’90, un gioco più dinamico e aggressivo rispetto a quello “candido” di FIFA. Proprio come nel film però, alla fine è il buono a trionfare, con il titolo di Konami che nel corso degli anni ha perso lo smalto e ha lasciato il campo al realismo e alle nuove funzionalità di FIFA (da poco uscito anche il trailer della versione 2017), che adesso viene considerato il n°1, senza neanche dover fare la mossa della gru.

Al di fuori di questo mondo, quasi nessun’altra casa ha mai provato a produrre titoli calcistici di spessore, forse perché oramai il mercato era monopolizzato da questi due titoli e le possibilità di attirare i giocatori è stata considerata pari a zero. Quello che è successo invece è che si sono create nuove tipologie di gioco a sfondo calcistico, che danno meno spazio all’azione e al gameplay puntando invece sulle strategie da applicare o su mini game arcade in grado di coinvolgere l’utente.

Uno dei giochi che punta proprio sull’orgoglio pallonaro italiano è Fantasfida, un fantacalcio online a premi nel quale ci si mette nei panni dell’allenatore e si scelgono di volta in volta i giocatori per comporre la propria squadra, da schierare successivamente in tornei che prevedono la presenza di avversari in numero variabile: si va dai testa a testa fino ai tornei da migliaia di giocatori.

Parlando di testa a testa, impossibile non citare un altro “fenomeno” degli ultimi anni come Head Soccer, un gioco che all’apparenza sembra di una banalità estrema e che invece è stato capace di coinvolgere milioni di utenti. Si controlla un giocatore, si ha una porta alle spalle e bisogna segnare di testa, utilizzando anche power move che ricordano a tratti quelle del videogame dedicato a Holly e Benji, quello si una vera chicca da PS1.

Insomma, anche per i video giocatori in fondo si è sempre trattato di calcio, sempre calcio, fortissimamente calcio.

Lascia un commento

Loading...