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Parla Zampa: “Non credo che si possa parlare di una scena Hip Hop italiana”

“Bè ragazzi è inutile che ve lo dica, noi questo disco l’abbiamo amato e in fondo amiamo anche lui. 
Chi? Cosa? Chiaramente stiamo Parlando di Zampa e del suo ultimo disco (non ultimo in senso assoluto ma solo in ordine di tempo) dal titolo ‘Il Richiamo della Foresta‘.
Il nostro Lupo solitario ci ha raccontato dell’album e ne abbiamo approfittato per parlare un po’ della scena e del rap di oggi!”

J.

Ben tornato in scena Zampa! Abbiamo un po’ di tempo da recuperare: partiamo a razzo con il tuo disco, Il richiamo della foresta: qual è la tua foresta?

La foresta è l’istinto, la libertà, l’entusiasmo. E’ l’anima, le rime, la natura, la musica.
È tutto quello che ci portiamo dentro e che troppo spesso siamo costretti ad affogare, o a ignorare.
E’ quel posto a volte oscuro dove stanno i sentimenti, le emozioni vere, il nostro vero io.

In questi mesi sono usciti parecchi album interessanti: cos’ha di più degli altri il tuo?

Credo che il mio album abbia due particolarità fondamentali che lo contraddistinguono: ha un’anima ed è composto interamente da canzoni con la C maiuscola. Ogni pezzo, infatti, ha un suo mondo, una sua vibrazione, un suo perché e racconta una storia o un frammento di vita. Ha un inizio e una fine. È come un piccolo racconto, o un breve corto.

Hai iniziato quasi un ventennio fa e le cose sono cambiate parecchio; cosa ne pensi della scena Hip Hop di oggi in Italia? C’è qualcosa che ti piace di più rispetto a prima?

Ci pensavo recentemente: è dura ammetterlo, ma non credo che al momento si possa parlare di una scena Hip Hop italiana. E per scena Hip Hop intendo un movimento che riunisca le quattro discipline e sia composto da persone che hanno una passione comune e si muovono nella stessa direzione.
A livello locale esistono molte realtà, più o meno affiliate, ma a livello nazionale mi sembra che, al di là di qualche amicizia o rapporto personale, l’orgoglio e il senso di appartenenza al movimento Hip Hop ormai non esistano più. Anzi, se ci fai il caso il 90% dei rapper italiani ormai nelle interviste dichiara di non ascoltare altri rapper italiani. La spinta a fare le cose è sempre più la voglia di svoltare o di vendere più che “l’andare a star bene” di qualche anno fa.

Detto questo, a livello artistico e musicale, invece, credo che la scena rap italiana sia in splendida forma: sia a livello di artisti, sia a livello di produzioni e visibilità. Certo che poi si sono creati mille sottogeneri, dal più pop al più hardcore, che possono piacere o non piacere, ma è indubbio che questa visibilità faccia bene a tutti. Se parliamo di rap, poi, questa continua evoluzione, è ovviamente uno stimolo personale a migliorare costantemente.

Cosa mi piace di più? Sicuramente il fatto che si sono abbattuti molti pregiudizi e paranoie musicali e il rap oggi in Italia è un genere più libero.

Devo dire che la comunicazione dell’uscita del tuo disco è stata molto elegante: niente singoli invasivi, niente video virali, solo il tuo nome a fare da apripista. E’ stata una strategia che ha portato i suoi frutti?

Devo essere sincero: dopo sette anni “di assenza” dal mercato discografico non sapevo se fare uscire un nuovo album. Ho sempre scritto e fatto live in questi anni, ma davvero ho avuto mille dubbi, fino all’ultimo, se fare uscire questo disco o no.
Senza grandi etichette, senza distribuzione, senza soldi, senza aiuti di nessun tipo, mi sono chiesto più di una volta se davvero ne valesse la pena. Che avevo sicuramente più da perderci che da guadagnare.

Per fortuna i miei soci di Verona mi hanno dato una mano e mi hanno “obbligato” a fare uscire il disco. Senza particolari strategie, ma seguendo anche in questo caso solo il nostro gusto e il nostro istinto. Come risultato sono quindi sicuramente contento: l’album sta girando bene, abbiamo venduto quasi tutte le copie in poco più di un mese e, cosa più importante, mi sembra che i feedback di chi l’ha ascoltato siano più che positivi.

Rimaniamo ancora sul disco, mi sarei aspettato di trovare grossi nomi tra le collaborazioni, qualcuno di parecchio nuovo che potesse attirare una fetta di pubblico che magari non si era mai avvicinata a te, invece troviamo Jack the Smoker, Capstan, Non dire Chaz, Jap, nomi che siamo abituati a vedere nei tuoi lavori!

Il Richiamo della Foresta ha una storia abbastanza lunga e complessa, non è un album che ho scritto e pianificato a tavolino dicendo: ok ora faccio il disco nuovo chiedo a x,y,z di farmi i beat e ad a,b,c il feat. È più una raccolta di pezzi che ho registrato in questi anni per necessità di scrittura e liberazione personale che un progetto nato per obiettivi discografici. Quindi, quando ho deciso di raccogliere le tracce in un disco ho scelto quelle che per me erano più importanti, ho aggiunto qualcosa ma di fatto il disco c’era già. Le persone che citi sopra sono quelle con cui trascorro la gran parte del mio tempo libero: da anni mi passano beat e strofe senza neanche che debba chiederle. A livello musicale, poi, preferisco lavorare sempre con persone che conosco anche di persona. In futuro però, non nego che mi piacerebbe confrontarmi con producer e sonorità diverse.

Ti dirò la verità: il tuo disco l’ho sentito parecchio in ritardo, solo in questi giorni, e ti dirò che sono stato molto contento.  Mi è piaciuto parecchio e in un periodo in cui si sente solo Izi, Ghali o i vari trapper del momento è stato molto bello sentire qualcosa che suonasse come vero Hip Hop senza scadere nel vecchio e ammuffito. Cosa sta succedendo al rap?

Il rap muta e cambia sempre, in ogni momento, come tutta la musica e come tutte le cose che accadono nella vita. Io ho cercato di fare un album che piacesse prima di tutto a me, che raccogliesse un po’ il mio mondo, la mia vibrazione, le mie tematiche, ma che fosse ovviamente anche un passo avanti rispetto a ciò che avevo già fatto. So benissimo che non è l’album musicalmente più fresco che ci sia, ma l’ho fatto così perché volevo farlo così e perché per me, ora, era la cosa giusta da fare. Parlare di vero Hip Hop ormai credo sia un po’ anacronistico, in Italia in particolare. Dal mio punto di vista non sono mai stato un’integralista: tutto è musica: e l’unica cosa la musica deve riuscire a fare è emozionare. Sia chi la fa, sia chi l’ascolta. Ho sentito, ad esempio, dei pezzi del nuovo album di IZI ed è indubbio che anche se stra giovane trasmette di più e scrive mille volte meglio di alcuni colleghi veterani che si professano paladini del vero Hip-Hop.

Certo è che il rap, come tutto ormai, si basa sempre di più sull’immagine che sulla musica. La cosa che non mi piace del rap italiano è che ultimamente, a prescindere dai generi o dalle correnti, si sta copiando davvero troppo da quello americano e da quello francese, sia a livello di suoni, sia di immaginari, atteggiamenti e tematiche. mi auguro che il suono possa rinfrescarsi e rinnovarsi sempre ma in un’ottica di originalità, autenticità e spontaneità che secondo me ora manca un po’.

Angolo della puttHana: prostituisci il tuo disco

In un mercato discografico che propone album usa e getta come fossero birrette o super alcolici annacquati, Il Richiamo della Foresta ha il fascino di una bottiglia di Amarone della Valpolicella.

Magari non andrà bene per tutte le situazioni, ma sai che sarà la tua migliore compagnia per tutte quelle notti solitarie in cui vorrai ritrovarti e volare via. E riscoprire il gusto e la magia di emozionarti per davvero. È un album che con il tempo non annoia o peggiora, ma migliora.

Angolo della sHampista: regalaci un pettegolezzo

Sono daltonico

Angolo MarzulliHano: fatti una domanda e datti una risposta

Un motivo per cui è valsa la pena sbattersi per fare quest’album? Il concerto di presentazione del 1 giugno a Verona, indimenticabile.

Canali ufficiali? Facebook, twitter ecc…?

FB: www.facebook.com/zampa.mrzampini
IG: @mrzampini
WS: www.condormusic.it

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto