BOOST016: Quando l'hip hop si mette l'abito da sera
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Domenica scorsa sono stato ospite dei nostri amici di Rapburger in occasione del “Boost016: Spingiamo il Rap italiano” un grande evento organizzato con l’idea di raccontare lo stato dell’arte del movimento oggi e dare in mano agli artisti e alle etichette tutti gli strumenti per muoversi nel sempre più complesso mercato musicale italiano.

Devo dire la verità quando ho sentito di questo progetto avevo già deciso di andarci, magari in incognito, magari pagandomi il biglietto, ma invece Oliver Dawson, deus ex machina, da gran signore mi ha fatto recapitare due vip pass con cui ho potuto godermi l’intera giornata da una visuale privilegiata (mi diverte pensare che noi giornalisti del rap siamo un po’ come i rapper, viviamo il rap game, ma alla fine siamo tutti amici).

Lo dico subito: Boost016 aveva un obiettivo davvero ambizioso. Provare a spiegare il rap e la situazione del rap italiano oggi. Spiegare, non raccontare, che è ben diverso e molto più complicato. Facendolo cercando di sgrassare quella patina di vecchio che a volte ricopre situazione italiane, ma senza perdere quell’anima di vissuto e di storia che accompagna l’Hip Hop da sempre.

La location scelta, il Teatro Parenti, fa subito capire come non ti devi aspettare la solita Jam. Ma entri e poi la Jam te la ritrovi! Eccoli, nuovo e vecchio che provano a convivere. C’è il cerchio dei breaker, ma ci sono anche 3 panel che provano a spiegare come il Rap, i rapper, le label, si dovrebbero muovere nell’industria della Musica. Si parla di comunicazione, diritti e streaming. Con esperti che validano un intento: aiutare il rap a uscire dalla nicchia. Ormai ci si confronta con il mondo e il mercato non con un sottomercato. Ci sono gli stand delle etichette con dischi e merchandising e ci sono i live showcase presentati dal sempre fresco Marco Mixup.

Ne seguiamo un po’: i ragazzi della Honiro, della Thaurus e della Machete.
(Menzione speciale per Tedua a cui salta l’impianto e il microfono non gli dà un attimo di pace ma lui continua a fare cose con le mani e la porta a casa da grande professionista.)

E poi ci buttiamo dentro la sala cinema perché danno “Numero Zero“. Non poteva mancare a un evento del genere la proiezione del film documentario più atteso dell’anno (sì, anche più di Zeta, Izi ci piace ancora più sul palco, come dimostrato ancora proprio al Boost016, che sul grande schermo).

Probabilmente potrebbe bastare questo per un evento di tale portata, ma invece, parallela alla proiezione, c’è stata la finale del Campionato Nazionale di Producers e di lì a poco, in serata a chiudere, la finale italiana del DMC 2016 che non credo abbia bisogno di presentazioni e che racchiude perfettamente quella voglia di nuovo che racconta il vecchio di cui abbiamo parlato.

Ma vi dico la verità, io non l’ho vista, ormai era tardi e a una certa età tante ore in festa le accuso. Mi sono rifugiato in un Mc Donald come si faceva un tempo in situazioni analoghe. Ma anche questo è un po’ un vecchio e nuovo che si ritrovano.

Sono certo però che la chiusura sarà stata all’altezza di tutta la giornata che, al netto di piccoli inconvenienti, ha mantenuto le attese e si è rivelata una bella occasione di rap. Con lo spirito giusto, con tanti spunti interessanti, tanti ospiti, tanti amici, tanti ragazzi giovani e tanti ragazzi adulti. Se ci sarà un Boost017 sarà sicuramente migliore, ma come esordio direi “bravi tutti e buona la prima”.
matteo-fini-al-mcdonald

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