1933 Campidilimoni
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Finalmente riesco a fare quattro chiacchiere con il mio mito Campidilimoni.

Lo ammetto l’impossibilità a fare prima questa chiacchierata è stata più mia che del fantasmagorico MC falconarese (ma cittadino del mondo, dice lui).

Ci conosciamo da anni, forse 20, ma non abbiamo mai parlato seriamente di un progetto specifico di uno dei due, abbiamo passato ore al telefono a discutere su beat, rime, cose da fare e cose da non fare ma mai avevamo pensato di fare un intervista vera e propria.

Campidilimoni forntale

Cominciamo spiegando proprio il progetto Campidilimoni e perché fare più EP (che adesso ci elencherai in ordine) e non direttamente un album?

Una delle domande che inevitabilmente si fanno in sede d’intervista è proprio questa. Trattandosi di una domanda cui dare spesso una risposta standard ho deciso di adottare quello che io chiamo l’approccio “Joker di Nolan”. Non so se hai presente, ne “Il Cavaliere Oscuro”, quando lui ogni volta che decide di spiegare le origini del suo ghigno dà una versione completamente differente. In questo caso quindi ti dirò che Campidilimoni nasce teoricamente nel 2007, a ridosso della fine dei miei studi universitari, ma è solo dopo la fine della breve (un anno circa) storia con tale Maddalena, una figura che i posteri ricorderanno come fondamentale nella mia poetica alla pari di Silvia per Leopardi o di Laurie per Daniel Johnston, che ho iniziato a raccogliere veramente le idee per costruire tre piccoli ep. Il fatto che abbia voluto realizzare degli ep è innanzitutto dettato da una mera questione economica: registrare 4 o 5 brani richiede meno denaro di registrarne 10, e poi volevo che tutti i miei lavori potessero ruotare ciascuno attorno a un nucleo tematico, ossia un concept, e la prolissità era un ostacolo per raggiungere quello scopo. Finora ne sono usciti 2, ossia “Tra la vita e la morte avrei scelto la metrica” e “1933”, il terzo è ancora un bel punto di domanda, ma credo proprio che sarà un disco che parlerà di donne, non nel senso di donne che (non) ho sedotto ma nel senso di figure femminili che secondo me potrebbero offrire interessanti spunti di riflessione. Però guarda, potrebbe cambiare tutto, quindi prendi questa risposta con le proverbiali pinze. In mezzo però posso dirti che la collaborazione con gimonti, nata nel secondo disco, dovrebbe sfociare in un disco vero e proprio, visto che ci siamo trovati molto molto bene e sentiamo tanta nostalgia l’uno dell’altro.

Campidilimoni è un progetto legato all’hip hop o è solo un modo per sfruttare il mezzo rap?

Campidilimoni è una reazione allo spirito reazionario insito nel modo italico di intendere un movimento rivoluzionario come l’hip hop. In pratica, sto dicendo che io credo di essere assolutamente hip hop; essere hip hop non è tanto una questione di sonorità etc., ma è proprio la conseguenza di aver vissuto un determinato periodo o di aver ereditato un certo spirito da chi è venuto prima. Io faccio parte della prima “era fortunata” dell’hip hop in italia, quella di Aelle e degli Articolo 31, quindi tra 94 e 95, e io e te sappiamo che questa cosa c’è da almeno 10 anni prima, ma credo che a noi di quella generazione sia stato possibile assorbire molto di quello spirito che ha portato al poter parlare di “scena” qui in Italia. Quindi io preferisco definirmi hip hop a modo mio, non sono l’hip hop del Colle Der Fomento e neppure quello di Ensi o di Salmo o di Sfera Ebbasta, sono il mio hip hop, e credo che poco altro potrebbe definirmi davvero come ci riesce lui (l’hip hop intendo).

In “dettagli” (presente nell’ultimo EP “1993”) che suona molto Def Jux sia per la strumentale, per la voce ultra effettata e anche per il flow, dici “che una biopornografia LO renda lurido” che cosa intendi con “biopornografia”?

La biopornografia è la presunzione di pensare che tutti abbiamo qualcosa di interessante nel nostro vissuto e che basti metterla in rima per costruire una buona canzone. Al posto del “keep it real” io oppongo il “keep it verosimile”, ossia: non appiccicare il tuo vissuto, analizzalo, studialo, prendine i tratti salienti, pesa le parole, inseriscilo in una cornice narrativa che sia più ampia di quello che hai scritto e non sminuirti facendo cose che puntino alla pancia dell’ascoltatore e non alla sua testa o, ancora meglio, al suo cuore. La biopornografia è dire che tuo padre è morto e per te è un periodo di merda e ti fa schifo tutto, l’ “altro” è invece far capire tutto questo, senza scriverlo in maniera banale e immediata. Ovvio, se poi vuoi fare un sacco di soldi probabilmente la prima cosa è consigliabile, ma per mio gusto personale ti dico che è una cosa che mi ha sempre infastidito nei rapper italiani (sopratutto in 2 o 3 mostri sacri che da anni fanno la stessa identica cosa).

Tra piccoli difetti di pronuncia, la rappata non precisissima e un’intonazione che a volte non “intona” molto risulti comunque fluido e comprensibile, però questo potrebbe generare perplessità all’orecchio di un ascoltatore, come mai non hai cercato di intervenire in questa cosa?

Di fronte alle debolezze che io stesso mi riconosco pienamente, ho pensato che l’ascoltatore dovrebbe diventare lettore, svincolarsi dal mezzo rap, e provare a dare un “corpo fisico” a quello che gli sto dicendo. É la prima grande scrematura, so che può risultare poco radiofonica, ma dicevano lo stesso di Battisti perché non sapeva cantare (entrambi sappiamo che è una cazzata ma sai cosa intendo), quindi considero la cosa di buon auspicio. Ovviamente non sto facendo degli arditi parallelismi tra me e il noto Lucio, ma è solo per esortare ascoltatori e produttori discografici a convivere con le imperfezioni, a volte è lì la forza di un prodotto, pretendere che ci sia uno standard è limitante. Lo stesso, visto che due o tre volte è venuto fuori, vale per chi ha da dire sul fatto che il disco non suoni “irruento” come dovrebbe o che il mixaggio e il mastering non rendano giustizia alla cosa, il lavoro è stato fatto con cognizione di causa e in difesa di una precisa idea artistica che con le radio non c’entra molto. Non nego che anche io di primo acchito avrei voluto che il master suonasse più alto e fosse più “pesante”, ma alla fine la mia conclusione è questi gran cazzi, è un disco che suona marcio e personale anche in quell’aspetto, e credo sia rappresentativo del mio essere più underground di un sacco di roba che si spaccia come tale.

Che tipo di rapporto hai con la scena? tu hai recensito per molto tempo su rapmaniacz e spesso hai cassato cose che comunque suonano bene per un orecchio strettamente rap, sei piuttosto esigente, come vedi le cose che escono ultimamente? E soprattutto come giudicheresti ii tuoi prodotti?

Io amo la scena hip hop e la scena hip hop non mi ama. Questa cosa succede più o meno con quasi tutte le donne del mondo, quindi presuppongo che la scena sia un po’ femminile. No vabbè, scherzi a parte, dipende da cosa si intende per scena. Non seguo quasi nessuno dei ragazzi che fanno rap attualmente, perché salvo alcune eccezioni quasi nessuno mi piace veramente, vuoi per la musica o per il tipo di approccio nei testi. Tuttavia credo che quasi tutti siano appunto rappers migliori di me, e sono in grado di riconoscere quando una persona sa rappare e quando no, e dal punto di vista della tecnica, muscalità e professionalità molti dei giovanissimi che iniziano ora siano davvero avanti. Mi è capitato di sentire ad esempio Crema, ha 19 anni o poco più, è molto molto bravo, e sono certo che possa solo che migliorare. Inutile poi parlare di Takeshi Miike che è un ragazzo di Monza che ha un talento incredibile anche se lo sento un po’ troppo allergico alla formula canzone, ma lì son scelte. Un altro, e so che conoscendomi non mi crederai, é Mezzosangue, ha un impeto e una carica inauditi, non amo quel che scrive ma il modo in cui fa suonare il suo rap è davvero encomiabile. Stessa cosa vale per Addivi, che è delle parti di Frosinone, son curioso di ascoltare le sue cose nuove. Sfortunatamente il migliore di tutti lo abbiamo perso recentemente, e non serve dirti il nome. Questo per dirti che ascolto sempre volentieri, ma non mi va di avere rapporti continui con la scena, e mi interessa piuttosto stringere rapporti con realtà musicali fatte da persone che fanno proprio altri generi. Ah dimenticavo, mi scuso con tutti quelli che ho cassato, ma credo di aver sempre cercato di parlare tanto dei punti di forza quanto di quelli deboli, perchè credo che una recensione dovrebbe fare quello, non inventare nuove definizioni o scrivere poemetti incomprensibili o ancor peggio fare le carezzine ai gruppi che già hanno una loro notorietà. Ne approfitto per salutare Bra e i bois di Rapmaniacz, è stato un bellissimo periodo. Ho volutamente evitato di rispondere alla parte finale della domanda, perché credo che debbano essere ascoltatori e lettori a dire come sono i miei prodotti, io credo di essere però una delle menti più intellettualmente oneste che ci siano, questo non ho problemi a dirlo, è una cosa di cui sono parecchio orgoglioso e che forse mi sta anche rallentando un po’, ma son fatto così.

Tre artisti italiani con cui vorresti collaborare? Tre artisti internazionali con cui sogni di collaborare?

Francesca Michielin (è bravissima, ed è praticamente una bambina!), Maria Antonietta (forse la più brava interprete femminile che abbiamo, scriverei per lei se solo non mi vergognassi a proporle qualcosa) e Mezzosangue. Ti ho detto quelli “ipotetici”, ci sono tanti altri che stimo che invece lo farebbero tranquillamente, e probabilmente un giorno lo faremo. Stranieri direi Open Mike Eagle (gliel’ho anche chiesto ma non mi ha risposto, maledetto). Kate Tempest e Buck 65. Concedimi però almeno due bonus: Dargen D’amico, anche se mi piace così tanto che ho paura di conoscerlo di persona e magari non trovarmici bene, e Musica Per Bambini, l’autore con la forma più interessante che abbiamo qui in Italia.

Non scrivi sempre in maniera chiarissima, il primo ep era osticissimo per i testi e soprattutto per una completa mancanza di modulazione nella voce, mentre qui c’è addirittura una sovrabbondanza, forse, di interpretazione. che tipo di persona si appassiona a un rap così particolare?

Ragazze maggiorate e vogliose di avventure puramente sessuali con autentici stalloni. No vabbè, facciamo i seri. In larga parte maschi tra i 17 e i 24 anni, alcuni ascoltatori tipici dei Uochi Toki (anche se molti sono ingannati dal mio feat con loro e poi non si ritrovano più di tanto in quello che scrivo nei miei testi), quasi sempre ragazzi, pochissime donne. Quello che ho notato è che i ragazzi timidi e più disadattati mi seguono con interesse, ci sono alcuni di loro che sento regolarmente, e sono sempre dei contatti assai educati e gradevoli; in generale da chi ha meno di 25 anni arrivano spesso gli stimoli più interessanti. Comunque sì, esiste un mio pubblico, e mi fa molto piacere che venga quasi sempre da ambiti che non hanno molto a che fare con l’hip hop, anche se non è una cosa che ho mai programmato davvero.

Il tema principale di “1933”, il tuo secondo ep, è sicuramente un evento luttuoso, si evince dalla parola morte e comunque dal riferimento in “Dettagli” a tuo padre. com’è stato affrontare questa cosa nei testi? si nota una certa “pudicizia”, quasi autocensura, come dici appunto in Dettagli, e in generale tutto è coperto da una sorta di velo… come mai questa scelta controproducente per una comprensione immediata e magari universale? (si è capito che Dettagli è il mio pezzo preferito?)

Non volevo che qualcuno intervenisse accusandomi di sfruttare questa cosa, e poi mio padre era una persona molto discreta, non avrebbe voluto che ne parlassi in maniera strappalacrime. In secondo luogo, scrivere qualcosa che ti obblighi a riascoltare più volte la canzone è un modo per stabilire un rapporto più profondo con chi ascolta. Soprattutto, credo che purtroppo la morte sia una cosa naturale, parlarne come se fosse un qualcosa di straordinario è sbagliato, mentre parlare invece di quanto una persona possa aver sofferto morendo è addirittura una violenza verso chi ascolta, specie se non si hanno degli strumenti espressivi incredibili come magari possono essere quelli del cinema di Haneke. Volevo che la cosa fosse discreta e delicata, proprio come mi piace ricordare mio padre. Tuttavia, ed è un po’ il mio cruccio, credo che al di là del suono dei beat e delle parole, non molti si siano ancora soffermati sul lavoro letterario sul personaggio/voce narrante che finora solo in 2 o 3 persone hanno colto. Non sto ad approfondire o spiegare, ma spero che questo mio riferimento possa portare per lo meno a una curiosità nei confronti di quello che secondo me è il pregio principale dei testi, e forse ancora più importante dell’aspetto “lutto”.

“ero(e)” è il brano che in sede di recensione è piaciuto più di tutti, eppure credo che abbia un significato molto particolare, che andrebbe approfondito. so che non tutti sono contenti di “spiegare” i testi, ma se ti va dicci due parole su questo pezzo

Al di là che è risultato straordinariamente leggero, va detto che è il brano più doloroso, perché con la scusa del sogno tratta invece della figura di mio padre. É stato molto duro trovare un espediente simile, ho scritto 2 o 3 testi su quel beat e ogni volta mi sembrava di essere patetico o ricattatorio. La cosa del sogno mi ha permesso di avere quel minimo di distacco per evitare di risultare eccessivamente tragico. Una curiosità te la posso rivelare: nella costruzione il brano è una quasi cover di “Tanti saluti” di Primo e Squarta, un brano che trovo stupendo e che mi è sembrato giusto omaggiare, data la prematura scomparsa del buon David.

Ringrazio Campidilimoni e vi lascio il link al suo Bandcamp, di seguito invece trovate la mia preferita, “Dettagli”.

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Fabrizio DjSpessore Angelelli
djspessore, al secolo Fabrizio Angelelli, classe vecchia molto vecchia! Milanese di adozione si avvicina all'Hip-Hop nei primi anni '90 quando un compagno di Judo gli fa conoscere Run DMC, Public Enemy e LL Cool J (I'm that type of guy!). Pochi anni dopo si appassiona al DJing e alle produzioni, rompe diversi salvadanai e compra giradischi, mixer e campionatore. Colleziona vinili da più di 20 anni. Ha collaborato con diversi rapper della scena come dj e produttore (ma non gli piace fare nomi, non è questa la sede adatta). Entra nel team di hano.it nel 2015 e si occupa di recensioni e di marketing.