Alessandro Murdaca nel cuore di Milano
Alessandro Murdaca nel cuore di Milano
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Esistono i rapper. Esistono i produttori. E poi esiste Alessandro Murdaca.

Non i videomaker, Murdaca proprio.

Non lo conosci perché è il regista di tanti video di Sfera Ebbasta o per il video di Dende di Ghali o per Catatonica di Marracash. Non è che lo conosci, lo riconosci. Quei colori, quei tagli, quello stile. Sono diventati un marchio di fabbrica, una firma. Non c’è nessun videomaker oggi esposto e riconoscibile tanto come Murdaca. Ed è incredibile pensare che stiamo parlando di un ragazzo di appena 18 anni, pochi dei quali da mettere a curriculum. Eppure è così.

Conosco Murdaca per caso. Ci siamo incontrati poco più di un anno fa alla presentazione del libro di Antonio Dikele Distefano, un mio amico. Il suo coinquilino. Mi parlava del fatto che girava video. Mi raccontava i suoi sogni. Con quegli occhi grandissimi. Ascoltavo e non capivo. Lo vedevo piccolissimo. Quel giorno usciva uno dei suoi video. Me lo dice, mentre lo ascolto distratto. Era Panette, di Sfera Ebbasta. Oggi oltre 1 milione di views.

L’idea per questo articolo mi è venuta in mente poche settimane dopo quell’incontro, quando ho realizzato. Incredibile come così giovane Murdaca stesse crescendo nel business, come i suoi video fossero un successo dietro l’altro. Come gli artisti cominciassero a contenderselo. Ma soprattutto incredibile come ne sia consapevole, come abbia chiaro in testa cosa dire, dove andare, cosa fare. Come fare. E allo stesso tempo ti sembra che si stupisca di tutto. Gli parte un “grande!” o un “bomba!” per ogni cosa che vede o che dici, ed è sincero. Sembra proprio scoprire la vita ogni minuto che passa. Si distrae ogni due per tre, incuriosito dall’attrezzatura del fotografo che mi segue, ad esempio. Poi quasi si perde quando nel panino che vuole ordinare c’è scritto “polvere di capperi”. Cos’è, mi chiede. E chiede al cameriere. Cosa vuol dire “polvere”? E non c’è verso, la cosa lo tormenta. Curiosità, timore. Ma poi si fida. Prende questo panino. Con la polvere di capperi. Forse è questa la sua forza, la curiosità.

Ci vediamo in centro a Milano, lui arriva da chissà dove, l’appuntamento è alle 15, ma abbiamo dovuto spostarlo alle 19 perché è stato rapito all’ultimo da Sfera e Charlie per discutere del prossimo video. Sarà una bomba, giura.

A cosa stai lavorando adesso?

Sto lavorando ai nuovi video di Sfera e Ghali e ho in progetto un po’ di cose: vorrei raccogliere diversi videomaker in una casa di produzione e forse una sorta di scuola, idea che mi è venuta dopo il riscontro inaspettato dei Murdaca Tricks. Li hai visti?

Si, sono fighi.

Cerco di farlo in modo un po’ diverso, non i soliti tutorial dove ti fanno vedere come si fanno le cose. Io parlo anche di situazioni in cui ci si può trovare.

Ma la cosa particolare è che dai proprio l’idea di voler “condividere” il sapere. Di solito chi ha un minimo di successo è gelosissimo e tende a escludere più che a coinvolgere.

Sì, ma a me piace l’idea di far crescere le persone intorno a me. Dare una possibilità.

Ma tu ti sei reso conto in che casino ti stai infilando? Che le cose attorno a te stanno cambiando. O non ci pensi e ci giochi?

Guarda, è stranissimo. Poco più di un anno fa, ancora prima di conoscere Sfera, vedevo i video di Marracash e dicevo “Cazzo che figo sarebbe entrare in quel mondo… come faccio?” e oggi posso dire “Ho diretto proprio Marra in Catatonica, bomba!”.

Riesci a dominare questa cosa o ti fai ancora completamente trascinare dagli eventi?

Mi rendo conto che ho influenzato la scena italiana perché adesso vedo tanti altri videomaker che fanno video con niente, una reflex, un obiettivo, e via. Prima non succedeva perché solo i professionisti potevano permettersi un’attrezzatura

Un’influenza non solo nel metodo ma anche nel gusto, mi vien da dire, ma ne parliamo dopo. Ora facciamo un passo indietro. Parliamo della tua infanzia, anche se è buffo parlare di infanzia a un diciottenne. Io ti conosco ma chi ci legge potrebbe pensare “si va beh, ecco il classico borghesuccio a cui il papi ha regalato il giochino per divertirsi un po’”. Come ti sei avvicinato alla videocamera e a questo lavoro?

Intanto ricordo che mia nonna scattava un sacco di foto e io odiavo la videocamera!

Sono di origini russe da parte di mamma e all’età di 10 anni, quando i miei si son separati, mi son trasferito in un paesino vicino Brescia. Mia mamma si è fidanzata col mio professore di arte delle medie e tieni presente che io parlavo italiano ma avevo molte carenze ed è grazie a lui se sono migliorato. Davvero gli devo molto, mi ha insegnato tante cose. Mi hanno bocciato in seconda superiore perché andavo malissimo in matematica (detto a me che la insegno… n.d.r.) ma avevo 10 in laboratorio artistico (un classico!! n.d.r.). Poi conta che avevo cominciato a fare i primi video per cui non andavo a scuola, mi inventavo mille scuse e puoi immaginare il disastro insomma… Ma è arrivato un momento in cui ho fatto dei calcoli e sono giunto alla conclusione che, se avessi smesso di andare a scuola e mi fossi dedicato solo ai video, avrei potuto mantenermi, dare una mano alla mia famiglia e andare anche a vivere da solo. Quindi ho mollato e mi son dato degli obiettivi.

A proposito di scuola, ma quando hai dichiarato “toglietevi dalla testa che per fare i video dovete andare a scuola”, volevi dire che la scuola non serve a nulla come ha inteso la maggior parte delle persone?

Assolutamente no. Prima di tutto non mi aspettavo tutta quell’attenzione. Era il primo Murdaca Tricks, un esperimento. Io volevo solo dire che al giorno d’oggi si può imparare in molti modi oltre ad andare scuola.

Era più un “se pensi che la scuola non ti stia dando quello che ti serve per la tua crescita, magari la tua strada è un’altra”, dico bene?

Io ho frequentato la scuola pubblica e non ti insegna a fare i videoclip, ho imparato su Youtube. Osservando e praticando. Ma certo che bisogna studiare. Io non vado a scuola ma studio ogni giorno. Io volevo dire di far seguire molta pratica alla teoria. Questa è la mia idea di scuola. Era molto più semplice di quello che ne è venuto fuori.

Oltretutto, per chiudere questa storia sdrammatizzando un po’, posso dirti che quando andavo a scuola mi ammalavo ogni mese mentre da quando non ci vado più sono sempre sano come un pesce! E anche la gente intorno è positiva, non vedo più quelle facce cupe che ti tolgono la voglia di provarci.

La cosa pazzesca è che stiamo parlando di te come se avessi una carriera decennale alle spalle in realtà parliamo di un’esperienza di un paio d’anni, ma la cosa incredibile è che tu fin dagli inizi hai creato un modello visivo che si riconosce immediatamente. Cioè, uno vede il video è dice “Cazzo questo è Murdaca!”. La tua firma e il tuo gusto sono lampanti. È una cosa che ti è venuta naturale o te la sei un po’ costruita?

Guarda all’inizio mentre cercavo di imparare a fare i video (cioè sto ancora imparando a fare i video in realtà!) seguivo un canale youtube dove ho sentito un ragazzo di 23 anni dire “uno diventa davvero videomaker quando i suoi video sono riconoscibili“, questa frase mi è rimasta in testa e ho lavorato molto per arrivare a questo punto.

Lavorando, lavorando, lavorando (cit.)

Ascolta, in settimana è morto Johan Cruijff, tu sei giovane e probabilmente non sai minimamente chi sia (non lo sa infatti e ride… n.d.r.), ma è stato uno dei più grandi calciatori della storia del calcio. Famoso per il calcio totale della sua Olanda che viene ricordata per la grande fantasia e creatività, però Johan una volta disse “la creatività e il talento non vanno a discapito della disciplina”. Ossia che il talento senza una buona dose di studio, di applicazione e di organizzazione perde valore. Tu cosa ne pensi?

La creatività fine a se stessa non ha senso. Perché se poi non sai come metterla in pratica finisci solo per ragionarci, immaginarti tutto, ma senza riuscire a farci qualcosa. Io sono sempre riuscito ad arrangiarmi con quello che avevo e a pensare in funzione degli strumenti che potevo utilizzare. Agli inizi non potevo immaginarmi situazioni, chennesò, con macchine che volano e si scontrano, effetti speciali, perché poi non avrei mai potuto realizzarle, quindi i miei ragionamenti erano in base alle potenzialità. Poi crescendo e imparando ho sviluppato la creatività.

Ho anche avuto la fortuna di crescere in una famiglia di artisti, mamma pittrice e il suo compagno scultore, per cui ho sviluppato da subito un certa sensibilità per le arti visive.

Tu sei consapevole di essere ormai anche un esempio per i ragazzi? Senti che la gente ti ammira per quello che fai e magari vorrebbe essere come te? Ti mette pressione la cosa?

Un po’, ma mi diverte e riempie di soddisfazione. In questi mesi è aumentato molto il numero di persone che mi scrivono. Soprattutto videomaker che mi fanno i complimenti e vogliono capire come lavoro. Lo vedo anche dai video che mi mandano, spesso molto simili ai miei con gli stessi colori e tagli, e mi dico “bomba! ho davvero creato un modo di fare i video!”

La sensazione è che nessun videomaker abbia mai avuto l’esposizione che hai tu. Per la prima volta si vede la persona dietro al professionista. Non capita con gli altri registi, sicuramente per scelta, ma nel tuo caso la gente sa chi c’è dietro al videomaker. Sei quasi una figura pop. È una cosa che stai cercando o è capitata per caso?

All’inizio era involontaria. Ho cominciato a mettere il nome all’inizio dei video quando magari di solito si mette alla fine in descrizione. Ma io son dell’idea che se fai un lavoro devi essere riconosciuto, deve essere tuo, deve essere firmato. Come un quadro. Così facendo si è creata una notorietà, tanto che la gente comincia addirittura a riconoscermi per strada. Ero con mio padre poco tempo fa in stazione e dei ragazzi mi han fermato per farmi dei complimenti! È divertente, son contento!

E papà Murdaca cosa dice?

Critica molti video, non gli piacciono le armi, ha tutta un’altra mentalità, ma è davvero contento del riscontro che sto avendo. Ho preso da lui la voglia di lavorare, lavorare, lavorare.

Hai un fine?

Vorrei diventare un punto di riferimento per la categoria, mettermi a disposizione e dare la possibilità anche ad altri videomaker di poter spiccare il volo. Se ce l’ho fatta io possono farcela tutti.

Più cresce la notorietà, più sarai trattato come un vero e proprio artista. Pensi che avrai bisogno di un manager anche? Cioè, io e te per questa intervista ci siam sentiti al telefono alla vecchia maniera, magari tra due anni dovrò passare attraverso segretarie e assistenti?

Io già ho una persona che mi sta aiutando a migliorare il modo di lavorare e di vivere, ma rispondo sempre io ai messaggi su facebook, i commenti, le richieste ed il resto. Molti criticano questa scelta, mi danno dello sfigato perché c’è una persona che pensa ai miei interessi e invece io credo che siano giusto così.

Bravo meglio prima che poi…

Andiamo un po’ sul tecnico. Come nasce un tuo video?

Può nascere da qualsiasi cosa, anche questo panino che sto mangiando qui con te può farmi venire in mente una scena (magari con la polvere di capperi… n.d.r). Oppure dai film o dal testo della canzone. Di solito mi confronto con l’artista e l’idea nasce per il 50% da lui dà input o spiega l’impronta che vorrebbe dare e poi tu ti organizzi per svilupparla.

Cosa ci dev’essere di davvero importante in un video secondo te?

L’idea è il 70% del video, sicuramente, e poi è importante come usi la macchina. Se la sai usare bene e hai chiaro cosa vuoi fare sei già a buon punto. Per esempio, mi ricordo che io sono diventato conosciuto a Brescia perché tutti usavano la macchina a mano o lo spallaccio, mentre io avevo comprato una steady e le mie riprese erano stabilizzate, così da differenziarsi.

Mi sembra di capire che i giocattoli continui a comprarteli perché l’ultima volta che ci siamo visti mi raccontavi che ti eri appena preso un aggeggio fighissimo, di cui non ricordo assolutamente il nome, ma che mi è sembrato di vedere nel making of di Dende, l’ultimo video di Ghali che hai diretto. Dico bene?

Bomba sì, è un Gimbal! Sto continuando a evolvermi per quanto riguarda le attrezzature e son contento di riuscire a finanziarmi tutto da solo. È uno sforzo sì, ma mi aiuta a crescere, mi insegna il valore delle cose e l’arte dell’arrangiarsi, del dover tirare fuori il massimo dal niente. Ti rende più forte.

I miei genitori mi hanno comprato una macchina fotografica e stop, una 600D.

Hai citato Ghali, che insieme a Sfera sono sicuramente gli artisti con cui hai lavorato di più. Ma, senti, come sono i rapper quando fate i video? Si interfacciano con te, sono collaborativi, oppure presuntuosi, pensano di dover mettere becco in tutto, anche sulla tua parte del lavoro?

Guarda quando si tratta di presunzione li disarmo subito con la mia genuinità. E quindi si sentono pure in colpa di parlarmi in un certo modo nel caso. Invece la collaborazione nel cercare idee è ottima, insieme troviamo sempre soluzioni vincenti.

In che percentuale secondo te un video incide nel successo di un pezzo?

Almeno al 60%. Comunque un artista che esce senza video non spicca. Oggi, per fortuna o purtroppo, un video incide molto sull’immagine dell’artista e sul suo successo. Ma è un’opportunità per tutti.

Il tuo video preferito di quelli che hai girato?

Dende.

L’ultimo?

L’ultimo è sempre il preferito. Perché si cresce sempre con le idee e le conoscenze e quindi ti sembra sempre di essere migliore.

Un video che avresti voluto girare tu? Che hai visto e hai detto “Cazzo figo avrei voluto farlo io”?

Quando ho cominciato a fare i video erano appena usciti gli Younuts e mi piacevano tantissimo. Seguivo le loro pagine e pensa che per comprare il mio primo obiettivo mi son spulciato tutti i loro backstage per trovare esattamente quello con cui giravano loro e son riuscito a comprarmelo.

Un artista con cui vorresti lavorare?

Vorrei continuare a lavorare nel rap, magari con artisti come Marra e Gue’, ma anche sperimentarmi nel mondo pop che credo potrebbe appartenermi come stile. Vorrei lavorare con Jovanotti ad esempio. Non voglio pormi limiti come quando ho iniziato. E poi nel pop i video hanno un’impronta più da spot pubblicitario e la pubblicità è un altro campo che mi intriga moltissimo.

Vuoi fare troppe robe, dannazione!

Sì, anche i film! Sto già organizzando le idee per il mio film e prima mi piacerebbe fare anche una serie tv!

Del resto tutto è possibile no?

Quando hai una macchina fotografica puoi realizzare qualsiasi cosa.

Dove trovi il tempo per fare tutto?

Guarda io sono davvero preso dai progetti, passo il tempo a: pensare, parlare, lavorare. Non ho praticamente tempo per me. Non ho mai avuto una consolle, per dirne una. Sono appena tornato da Los Angeles con una voglia matta di comprarmi GTA, ma Sfera mi ha scoraggiato dicendomi “Non iniziare! Che poi perdi tutto il tuo tempo!” Il poco tempo libero che ho lo passo con mia mamma.

Raccontami in 3 parole gli artisti con cui hai lavorato: Sfera, Ghali e Marracash. Qualcosa che li caratterizzi o li differenzi.

Quello che mi è piaciuto di Sfera è la musicalità. Il suo modo di interpretare il rap lo differenzia. Poi la mia crescita viaggia di pari passo con la sua.

Dopo ho conosciuto Ghali e siamo andati in Tunisia e mi è piaciuto proprio come persona.

Dove siete stati arrestati se ricordo bene…

Sì esatto, divertente! E dopo quel video abbiamo continuato a lavorare insieme, ho sempre creduto molto in Ghali.

Poi Marra. Marra spacca perché ha davvero un bel bagaglio culturale.

Prima hai citato Gue’ Pequeno, lo riprendo e se ti dico “soldi, potere, rispetto” riesci a dare un ordine di valore a queste cose? Cos’è più importante per te?

L’essere.

Se ti dico “amore, successo, amicizia”?

L’essere. Che comprende amore, amicizia…

Per chiudere, ormai sappiamo tutto di te, ma visto che ci sono un sacco di ragazzi che ti seguono e vorrebbero essere come te, dammi 3 regole del Murdacanesimo:

Guarda, io a scuola venivo considerato uno sfigato. Ho capito poi che lo sfigato in realtà è il genio di turno. Conosco tuttora persone bravissime, ma che non riescono a spiccare perché sono totalmente abbattute da altre persone e situazioni, così da cadere nell’insicurezza. E questo non è assolutamente giusto. Se uno è minimamente consapevole delle sue capacità può davvero creare qualsiasi cosa. Anzi, deve farlo! Deve darsi una possibilità. Io me la sono data e, anche se sembrava impossibile, a mio modo ce la sto facendo.

Le 3 regole vuoi? Allora… lavoro, lavoro, lavoro! (ride)

E al lavoro dobbiamo tornare, Murdaca stasera deve montare uno dei suoi Murdaca Tricks, mi confessa. È davvero bello vedere un ragazzo così giovane, così contento di quello che sta facendo, così consapevole delle scelte prese, ma soprattutto con questa grande voglia di condividere, di fare, di aiutare quelli come lui. Ci alziamo, facciamo le foto per l’intervista, giriamo Milano, una città che ama, ma che ancora non conosce. Ci sarà tempo. Ci salutiamo. Rimane solo una questione aperta: ma alla fine, questa “polvere di capperi”, Ale, com’era? Mi guarda, gli occhi giganti, ride. “Bomba!”

Alessandro Murdaca e Matteo Fini durante lo shooting per questo articolo
Alessandro Murdaca e Matteo Fini durante lo shooting per questo articolo
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