cimitero
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Ieri, mentre ero in treno, sull’ipod è partito casualmente “Jewelz” di O.C. (andatevi a vedere chi è perché lo scopo di queste righe che sto scrivendo è altro) uno dei mie dischi preferiti in assoluto…un disco, pensate un po’, del 1997 e ho pensato “sto diventando come mio padre che quando facevamo dei viaggi ascoltava le cassette di Frank Sinatra e tra un fischiettio e l’altro mi diceva: questa è musica, adesso non ne fanno più di musica così!” e ascoltavo Frank Sinatra quando avrei voluto sparare a volume altissimo My World di O.C. appunto.
Ecco, a volte mi rendo conto che sto diventando un po’ come mio padre, il mio ipod è pieno di cose vecchie e pochissime cose nuove, se vado a un concerto sul palco ci sono persone dai 40 anni in su e rimpiango, come faceva mio padre, i “bei vecchi tempi!”.

La sera torno a casa e leggo un articolo (l’ennesimo) sul fatto che l’Hip-Hop (o il rap, questa cosa non è molto chiara sull’articolo ma forse sono io che ho bisogno dei sottotitoli a volte) in Italia sia morto.

Vi spiego perché secondo me non è morto.

Una cultura non può morire, non può essere passeggera, quello che può essere passeggero è la moda quindi quando il rap non è in classifica non vuol dire che sia morto ma solo che è un periodo in cui non è di moda (non è figo, dite come preferite) fare il rap o inserire una strofa del rapper bello e carismatico del momento all’interno della canzone pop da classifica. Questa è la sottile differenza.

Chiaramente sono di parte, seguo l’Hip Hop dai primi anni ’90, non ho mai smesso di comprare dischi, non ho mai smesso di chiudermi in camera (anche adesso che ho quasi 40 anni) per produrre qualche beat, non ho mai smesso di andare ai concerti (rallentato molto magari ma smettere non si può), non ho mai smesso di amare una cultura che ho imparato a amare e disprezzare (quando necessario) in tutti questi anni di fedeltà estrema.
Quindi quando vedo che per generare un po’ di buzz online personaggi esperti di altro (badate bene, “altro” in cui io non mi permetterei mai di mettere il becco perché non è cosa mia quindi non è dispregiativo essere esperti di Vasco, anzi) scrivono l’ennesima polemica sul fatto che il Rap in Italia sia morto mi parte la vena, quella creativa si intende!

Nell’ultimo periodo abbiamo avuto delle uscite importanti sia sul fronte più mainstream sia su quello underground, non mi metto a fare elenchi perché non ce n’è bisogno, perché non voglio dimenticare nessuno e perché molte di queste uscite le trovate tra le nostre recensioni. Nelle sale italiane sta girando un film documentario “Numero Zero – alle radici dell’Hip Hop italiano” che parla appunto di Rap e Hip Hop in italia.
È vero è cambiato il modo in cui si fruisce, ma credo sia un cambiamento di tutta la musica non solo dell’Hip Hop, un disco non dura più anni come una volta, adesso fare dischi è più facile di un tempo la musica è diventata più consumistica ma questi sono altri discorsi.

Poi leggo i commenti di alcune persone a quell’articolo sulla morte del rap e noto che in molti (poverini) pensano ancora che il rap non sia musica, che il rap abbia solo ritmica e niente melodia a patto di avere il featuring di qualche cantante…nel 2016? Ancora con queste teorie? Ancora a pensare che se un genere punta più sulla ritmica che sulla melodia allora non può essere musica? Allora andate a dire a Buddy Rich o a Billy Cobham che sono dei “ritmici” e quindi la loro non era musica, mancava la melodia se non ce la metteva qualcun altro, ma ho il sospetto che quelli che scrivano certi commenti non sappiano nemmeno di chi stia parlando.

L’Hip-Hop non è morto, l’Hip Hop è vivo e vegeto è che spesso le cose “buone” non le trovi a tavola per magia, devi andartele a cercare e perderci un po’ di tempo.

Statemi bene, tanto eventualmente abbiamo già chi canterà al funerale dell’Hip Hop.

“per me puoi fare il cazzo che ti pare / rap hardcore punk rock o club shit commerciale /
io resto uguale per il poco che rimane / e se l’hip hop è morto rapperò al suo funerale” (Danno – Benzina sul fuoco)

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Fabrizio DjSpessore Angelelli
djspessore, al secolo Fabrizio Angelelli, classe vecchia molto vecchia! Milanese di adozione si avvicina all'Hip-Hop nei primi anni '90 quando un compagno di Judo gli fa conoscere Run DMC, Public Enemy e LL Cool J (I'm that type of guy!). Pochi anni dopo si appassiona al DJing e alle produzioni, rompe diversi salvadanai e compra giradischi, mixer e campionatore. Colleziona vinili da più di 20 anni. Ha collaborato con diversi rapper della scena come dj e produttore (ma non gli piace fare nomi, non è questa la sede adatta). Entra nel team di hano.it nel 2015 e si occupa di recensioni e di marketing.