Il bicchiere di
Il bicchiere di "succo di rapper". Immaginate i rapper come frutti e i live come il loro succo.
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Il bicchiere di “succo di rapper”. Immaginate i rapper come frutti e i live come il loro succo.

Vivendo a Roma, spesso e volentieri, mi capita che la maggior parte dei rapper che ascolto e che apprezzo passino di qui per fare tappe di tour, date, live. Insomma concerti.

In questo 2015 molto prolifico per quanto riguarda il rap italiano, ho avuto la fortuna di vedere e rivedere sia artisti ’emergenti’, sia artisti ‘affermati’, sia artisti ‘con una cerchia di fan più ridotta’. Fra tutti ho potuto ascoltare dal vivo : Fibra, Marracash, Mecna, Coez, Achille L, Ghemon e Dargen D’Amico.

Il rap, come ho già scritto qualche articolo fa, soprattutto quello italiano, è in grande crescita dal punto di vista della considerazione che i media cominciano a riservare a questo genere, inizialmente ‘chiuso’ e non rispettato adeguatamente. La mia posizione però, di fronte questa ascesa, si collocava nel mezzo, ovvero univo una sensazione di positività insieme ad un’importante diffidenza, come una persona che è sola in casa e sente un rumore sospetto : esco o non esco? mi fido o non mi fido? Magari è una bella ragazza che ti lancia i sassi sul vetro della finestra o magari è un ladro che cerca di forzarti la porta.

Tutto questo perché è semplice accorgersi soltanto ora del rap e finire per spingerlo perché la richiesta del pubblico, ad oggi, è questa. Ed è proprio con questo interrogativo che voglio partire con la mia solita riflessione : l’attenzione nei confronti del rap è cambiata; ma è cambiata in tutti i suoi aspetti? L’importanza viene data solamente ai rapper davvero ‘mainstream’ o comunque più ‘famosi’?

Per questo voglio analizzare le situazioni (negative, che comunque ne sono la minoranza) che mi sono capitate, assistendo a tutti questi concerti. Per farlo ho deciso di immaginare i rapper come frutti e i live come il loro succo.

Immaginate quindi di inserire i nomi sopracitati in un frullatore e di mixare il tutto dimenticando chi sono e dove hanno suonato. Fatto? Bene, prendiamo il primo bicchiere di succo di rapper e vediamo di cosa sa.

Il primo bicchiere (o episodio) di cui voglio parlare è di una serata di fine maggio, dove suona un rapper abbastanza famoso, in un luogo abbastanza famoso, in una location abbastanza famosa. L’accoglienza non è delle migliori, con due cani da tartufo ad aspettarci ed ispezionarci all’entrata. Ma finché siamo puliti storciamo il naso solamente un po’ e procediamo a grandi passi verso l’ingresso del locale. Il posto è bello, suggestivo e parecchi cartelli ci avvisano che verranno utilizzate luci stroboscopiche. Un paio di birre per ingannare l’attesa e si parte con un rapper che apre la serata. Ad un tratto succede qualcosa, il rapper deve fermarsi : problema audio. Passa un quarto d’ora e si riparte. Ora tocca all’altro rapper, quello per cui parecchie persone si sono mosse. Quanto è durato il concerto? Appena il tempo di due o tre canzoni : da quel momento in poi l’impianto ha abbandonato ogni sorta di suono logico, generando confusione fra base e cantato, rendendo difficile addirittura distinguere le parole. Fortuna che sapevo le canzoni a memoria (!!!), a patto di saperle riconoscere. Menomale che l’artista era uno di quelli considerati dal popolino ‘rapper mainstream’ o ‘rapper venduto’ e quindi in grado di smuovere parecchie persone, altrimenti cosa sarebbe successo?

Il primo è sempre di riscaldamento, quindi il secondo bicchiere di succo me lo concedo. Stavolta il sapore sa di un mese che è il quarto dell’anno. A distanza di una settimana i biglietti per il live in questione ancora non possono essere acquistati. Passano i giorni e nulla si smuove. Due giorni prima del concerto viene annunciato il cambio di location e visto che l’organizzazione in due giorni non può che essere sommaria, i biglietti verranno venduti esclusivamente all’entrata. Arriviamo prima, proprio per assicurarci di entrare in maniera tranquilla. I nostri calcoli sono giusti : la fila scorre poco, si entra in due alla volta, si fa la tessera e si paga; il procedimento è troppo macchinoso. Ci vogliono circa 90 minuti per far sì che la gente entri tutta nel locale. Il locale è carino ma troppo piccolo, probabilmente non adatto ad un rapper con una fanbase non enorme ma comunque cospicua. Oltretutto le due colonne poste qualche metro più avanti del palco rendono la sistemazione del pubblico complicata e la visione purtroppo fastidiosa. Il concerto inizia sì, ma circa due ore dopo aver fatto entrare tutti. Fortuna che con un po’ di musica e qualche cocktail il nervosismo resta minore di quello che poteva essere. Qualche intoppo qua e là nelle canzoni ma non si capisce se il problema è il microfono, l’impianto o il cantante stesso.

Il terzo bicchiere è quello che ti fa dire : “So che non dovrei, so che potrebbe farmi male, ma lo bevo lo stesso”. Questo l’ho bevuto giusto il mese scorso. Vedo che l’artista è conosciuto, molto in voga in questo periodo e soprattutto gioca in casa. Fuori dal locale la fila è molto lunga. Il posto sembra non aprire mai e, a quanto pare, faranno (giustamente) entrare prima le persone dotate di prevendita. Nonostante questo si crea comunque caos, tanto da dover far entrare un tot di persone alla volta perché impossibilitati a gestirle tutte. Passano i minuti, poi le ore, intanto l’apertura del live inizia, mentre le persone che devono fare il biglietto (tra cui io e il fido compare) sono ancora fuori. Non che ci tenessi tantissimo ma compreso nel prezzo credo che fosse incluso tutto, non soltanto il concerto dell’artista. L’orologio segna un nuovo giorno e noi, circa 9 minuti dopo lo scoccare teorico del passaggio dal sabato alla domenica, riusciamo ad entrare, pagare e sistemarci per sentire il live. Giusto il tempo della solita e canonica birra, il live inizia. Per un soffio.

Il quarto lo bevi perché ormai sei su di giri e ne vuoi ancora. E lo bevi assaporando un concerto stavolta gratuito, previa registrazione sul sito e conseguente email di conferma. Qualche giorno dopo, chi organizza il concerto, alleato con il luogo dove dovrà svolgersi, ci ripensa e nota che le prenotazioni sono troppe. Allora c’è bisogno di un’altra email di conferma, che verrà inviata da loro in base all’ordine cronologico delle persone che si sono registrate. Questo finisce per separare persone che avevano intenzione di venire insieme ma che disgraziatamente avevano mandato la richiesta in tempi differenti. Senza calcolare che la seconda email di conferma è stata recapitata nemmeno 12 ore prima del live, mettendo in grandissime difficoltà chi era partito da altre parti d’Italia per assistere al concerto o chi era in attesa di sapere se il suo ingresso fosse valido o meno. Proprio per questi motivi il locale resta semivuoto e oltretutto a fine live, ci cacciano immediatamente, anche se muniti di cocktail appena preso.

Dopo il quarto però la smetti perché sai che sei arrivato al limite, anzi l’hai superato. Ma sai che nonostante questo succo sia difficile da digerire, a volte, continuerai a berlo, anche se mandarlo giù non sempre sarà facile. Ci sarà il bicchiere che peserà di più e ci sarà il bicchiere che riuscirai ad assaporare meglio. Ma non puoi sempre sperare che per assaporare meglio un bicchiere di succo di rapper, dovrai essere così fortunato che il frutto dal quale stai facendo il succo, sia di una qualità superiore agli altri frutti. Perché alcuni frutti possono non piacere a tutti ma se c’è qualcuno che li beve, allora è giusto che venga dato peso anche a quei pochi a cui piacciono. È vero che un succo più pregiato e meno raro, è solitamente quello che ‘scende’ meglio (ne sono un bevitore convinto) ma sono dell’idea che se voglio, devo e pretendo che il succo più raro e meno conosciuto, venga comunque rispettato al pari di quelli più bevuti.

Alla luce di tutto questo posso ricollegarmi alla riflessione fatta nell’introduzione dell’articolo: ‘Il rap è diventato veramente una cosa importante per la nostra cultura e per la nostra gente? È normale che gli artisti rap vengano costretti a suonare in condizioni precarie, le persone destinate ad attendere ore e ore per sentire un concerto, a meno che di non andare ad ascoltare i rapper più affermati (e come abbiamo visto, non ugualmente è un dato certo)?’

Quel che è certo è che ci vorrebbe più rispetto : per le persone, per i cantanti ma soprattutto per il genere. Perché gli inconvenienti possono accadere ma dopo la seconda volta non sono più considerate coincidenze.

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