Intervista a Rocco Hunt su SignorHunt:
Intervista a Rocco Hunt su SignorHunt: "Ho rappato come se non ci fosse un domani"
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Signor Hunt, il nuovo album di Rocco Hunt
Signor Hunt, il nuovo album di Rocco Hunt

Dopo ‘A Verità, senza ombra di dubbio il disco rivelazione del 2014; Rocco Hunt torna con un nuovo e attesissimo disco: SignorHuntDentro potrete trovare 16 brani inediti con collaborazioni con alcuni dei pesi massimi dell’Hip Hop e non solo: oltre il ritorno sulla scena di Chief sarà possibile ascoltare Rocco che duetta con Clementino, Maruego, Guè Pequeno, Neffa, Mario Biondi, Enzo Avitabile, Chiara, Speaker Cenzou, O’ Zulù, Luchè, Nazo,Zoa e J-Ax. Dopo quest’introduzione stile agenzia stampa; parliamo un po’ di musica. SignorHunt è decisamente un buon disco, e, cosa più importante, è decisamente un disco Hip Hop. Certo, non aspettatevi un qualcosa di OldSchool con i bassi che vi spaccano i finestrini della macchina, sicuramente ci sono anche molte collaborazioni con artisti pop come Chiara o J-Ax, ma le sonorità sono indubbiamente quelle di un lavoro fatto con precisione, dove nulla è lasciato al caso.

Prendiamo ad esempio la copertina: può sembrare un lavoro che sarebbe in grado di fare qualunque ragazzo con un minimo di competenze di Photoshop, invece le varie facce di Rocco Hunt rappresentano i vari lati dell’artista e le varie sfaccettature del disco.

E’ un disco d’amore? No

E’ un disco politico? No

E’ un disco di strada? No

Ma allora cos’è? Direi un po’ tutti e tre, ma continuando a leggere capirete meglio; SignorHunt è un disco davvero complicato.

Saltano subito all’occhio le collaborazioni con alcuni artisti che escono decisamente dall’ambiente musicale: come Maccio Capatonda, con cui ha collaborato nella realizzazione del video della title track. SignorHunt è anche un album molto satirico, come conferma la presenza della traduzione dei testi nel booklet che troverete dentro il disco.

Le produzioni sono affidate a Takagi e Ketra, sempre di più produttori dell’anno, Bassi Maestro, certezza assoluta, e 2nd Roof, Big Joe, Nais, Denny The Cool, Neffa, Fabio Musta; una squadra che garantisce un ottimo assortimento per un disco che spazia dal reggae al pop melodico.

Cerchiamo di scendere ancora più in profondità.

Il disco si apre con Tengo Voglia ‘E Sunnà, pezzo che apprezzeranno anche i nostri lettori più anzianotti: è decisamente una canzone old school, con una base potente di Big Joe from Unlimited Struggle e delle sonorità molto anni ’90.

Vene e vvà è invece il primo singolo estratto per andare sulle radio; anche se, a conti fatti, non è esattamente un pezzo “da radio”, anzi. Vene e vvà è un pezzo di denuncia sociale costruito sulle note di Takagi e Ketra e sul mito di Bob Marley,

Eco del mare è la traccia numero 3 e  vede la collaborazione del grande sassofonista e cantautore Enzo Avitabile e i Bottari di Portico di Caserta, famosi in tutto il mondo per suonare con strumenti improvvisati come Botti in legno, tini e falci. Le sonorità diverse degli artisti si fondono formando nella nostra mente immagini molto precise: il mare, le onde, un piccolo paese di pescatori, una barca alla deriva, la poesia intrappolata nelle reti da pesca.

Dopo un paio di canzoni a sfondo sociale, la quarta è un pezzone d’amore: sto parlando di Se mi chiami, con la produzione ed il ritornello di Neffa. Molto probabilmente sarà la prossima canzone che ascolteremo come singolo, visto il suo potenziale commerciale; ma non dovete fermarvi li, la canzone è molto melodica, molto soul, romantica ma mai sdolcinata, con quel tocco di classe e delicatezza che solo Neffa sa dare.

Con Una moneta e un sogno si torna a delle sonorità più Hip Hop. La canzone è un viaggio temporale dagli anni 2000, con Rocco Hunt, passando per i ’90 con Guè Pequeno e gli 80 con J-Ax. Parla di come, nonostante il tempo passato, le cose siano rimaste sempre le stesse in questo paese e nel mondo, e di come, infondo, siano partiti tutti da una singola moneta per costruire un sogno.

O’ posto mio è forse la miglior canzone dell’album: è un pezzo di musica melodica napoletana, ma non alla Gigi D’Alessio, più alla Pino Daniele (paragone da prendere con le pinze), con un’unica strofa di rap e un testo che parla del sentirsi fuori posto, estranei anche a casa propria.

O’ reggae de guaglione è, come dice il titolo, un pezzo prettamente reggae, con la partecipazione di Speaker Cenzou, O’ Zulù e Clementino. E’ una sorta di Posse Track napoletana, dal ritmo serrato sulla base di Nais e la tematica dei ragazzino, guaglione, napoletano cresciuto in mezzo alla strada.

SignorHunt è la title track del disco. Il gioco di parole da Signo Hunt a Sii Ignorant’ è abbastanza evidente, da qui la collaborazione con Maccio Capatonda e la citazione ovvia del suo film L’italiano medio. La contraddizione di cui parla la canzone, quella dell’apparente serietà che maschera una profonda ignoranza, è ripresa anche dalla copertina del disco dove Rocco Hunt è vestito in maniera elegante e distinta, ma non è altro che una copertura, una caricatura dell’italiano medio, finto perbenista ma che, alla fine, è interessato solo al calcio e alle veline.

La seconda canzone d’amore del disco è Allora no! con la collaborazione di Chiara Galiazzo (quella di X Factor per intenderci). E’ semplicemente una canzone dedicata alle ragazze con il cuore spezzato. Tutto qui, nient’altro da aggiungere.

Se c’è una cosa di cui l’Hip Hop italiano non sa fare a meno sono le citazioni; e in Qualcosa di strano ne possiamo trovare a bizzeffe, da Silvia di Luca Carboni Anna e Marco del grandissimo Lucio Dalla. Apprezzabilissima la base, prodotta, guarda caso, da Takagi e Ketra.

La traccia internazionale del disco è Back in the days con Mario Biondi che canta il ritornello.

Il testo non è niente di troppo eccezionale e racconta, semplicemente, un episodio della vita del rapper da bambino, evocando toni nostalgici perfetti per la voce profonda dell’artista più black della musica italiana.

Come dicevo prima, questo disco è in continuo mutamento: dopo che ci siamo abituati a delle canzoni melodiche, ritmate, allegre, l’Hip Hop torna a farsi prepotente in Maletiempo con la produzione di Fabio Musta. Un pezzo cupo, triste, in cui una giornata di pioggia rispecchia l’umore delle persone. Ma attenzione, nonostante l’Hip Hop, il ritornello melodico ci ricorda di come Rocco Pagliarulo (Hunt) si stia allontanando dalle sonorità più classiche di quando ha cominciato per avvicinarsi ad un rap più melodico.

Il pezzo con Luchè è Nu brutto suonno, che non è il suono, ma un sogno (io, da buon brianzolo, c’ho messo un po’ a capirlo). E’ un pezzo molto moderno, che si avvicina più alle sonorità di Luchè che a quelle di Rocco Hunt; un brano metropolitano che parla di due ragazzi all’estero in cerca di lavoro i quali, in difficoltà, si chiedono se la loro vita non sia stata solo un brutto sogno.

Altri 100 anni vede il ritorno di Chief (anche manager di Rocco), con Nazo e Zoa. E’ un esaltazione della crew di Rocco, una canzone potente, graffiante, con dentro anche tematiche politiche.

Un altro giovanissimo della scena è Maruego, presente del disco con una collaborazione in Marcos, un, guarda caso, narcos, che vive a Lisbona. Marcos è uno story telling che tira fuori una delle doti migliori di Rocco, la narrazione, su una produzione di 2nd Roof.

L’ultima traccia del disco è ‘Na stanza nostra con il sax di Enzo Avitabile. Se non siete troppo stanchi, ricordatevi che nulla in questo disco è casuale. Il pezzo parla di un amore tra due ragazzi di 20 anni che sognano una casa tutta loro; la particolarità sta nelle sonorità soul e gli elementi elettronici che ricordano un rap alla Mecna/Drake.

Tirando le somme, SignorHunt è un buon disco, costruito in maniera molto dettagliata, dove nulla è lasciato al caso, ma, a volte, anche con delle metafore troppo forzate.

L’altro, a mio avviso, difetto del disco è la sua eccessiva longevità: quando sono arrivato alla fine dell’ultima canzone non ho potuto fare a meno di esclamare “finalmente”, e l’energia dei primi pezzi era completamente scemata.

Il disco, comunque, vi consiglio di comprarlo, anche perchè sicuramente lo sentirete moltissimo in radio e sui canali principali di musica, però poi fate come vi pare, infondo “e a me che cazzo me ne frega a me?”

PS. Guarda l’intervista di hano.it a Rocco Hunt

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto