Oliver Dawson
Oliver Dawson - Credit foto: Amandine Dowle x TIMmusic
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In attività da più di 10 anni, per chi non lo conoscesse Oliver è una delle voci del dietro le quinte più ascoltate: autore di successo, redattore, dj, conduttore radiofonico; ha lavorato praticamente ovunque e con chiunque!
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui parlando un po’ di tutto: da Rapburger a TheFlow, facendoci svelare i retroscena più gustosi della scena!
Hai più di 10 anni di carriera come autore nella scena Hip Hop; oggi gran parte del successo di Rapburger è grazie alle tue idee innovative: com’è nata la collaborazione con il sito?

In realtà, sono saltato a bordo quando il sito era già molto visitato.

È andata così; io ai tempi ero autore di The Flow e seguivo assiduamente tutti i siti che parlavamo di rap. Rapburger fece un articolo su The Flow ed io gli mandai una mail per ringraziarli. Mi risposero dopo una settimana e finimmo per farci un caffé assieme; scoprimmo di condividere molto idee sulla scena e venne naturale collaborare sempre di più, fino al mio accesso nel direttivo del sito.

Ok RapBurger… ma noi tutti eravamo un po’ affezionati a Hip Hopera su, citando la tua bio, l’ormai defunta Hit Channel (Oggi RTL 102.5), che ricordi ti porti dietro?

E’ incredibile, quando ci ripenso, con quanta superficialità e nonchalance affrontavo la cosa ai tempi! A distanza di anni mi sono reso di conto di quanto quel piccolo spazio fosse apprezzato; ho conosciuto Zef, per esempio, che mi ha spiegato quanto fosse stato importante per la sua formazione!

Per me era solo fare quello che amo; raccontare la scena rap!

I ricordi a cui sono più legato sono le ospitate di Tormento: venne due o tre volte e per due ore ci divertivamo in totale freestyle in diretta nazionale a mettere la musica che più ci piaceva. Cambiavamo la scaletta on air e fra un intervento e l’altro ci facevamo gran cannoni di nascosto sul balcone di RTL. Penso che poi questo spirito si vedesse in onda

Continuiamo con un viaggio nel passato: che cambiamenti vedi da quando hai cominciato ad oggi? Nel bene… e nel male!

I cambiamenti sono evidenti. Ai tempi i miei colleghi mi prendevano in giro perché ospitavo degli sconosciuti nel programma; che poi, per dire, erano i Club Dogo.

Oggi questi nomi li conoscono tutti e c’è una grande attenzione su tutto ciò che è rap; è una cosa di cui sono molto felice.

Ovviamente ora che ci lavoriamo tutti col rap, lo spazio per la spontaneità è diminuito; quelle due ore di sfaso in diretta di cui sopra sono inimmaginabili

Oramai parlare di Hip Hop senza parlare di social sembra impossibile, che futuro vedi per la scena?

Penso sinceramente che i social siano uno specchio, piuttosto che la realtà.

Quindi la scena ha senz’altro l’opportunità di autodeterminare la sua strada; i social saranno solo una conseguenza.

Mi preoccupa di più la fissazione dei discografici per le radio; sembra che senza un brano in playlist su RDS non puoi fare nulla. Io credo che, parlando di mainstream, Guè con “Bravo Ragazzo” abbia fatto il disco perfetto; pensaci… Non c’era neanche un singolo radiofonico ed ha venduto molto di più di tanti che magari una mezza hit radio l’hanno avuta. Il rap che insegue il pop a tutti i costi non mi piace e credo che con queste strategie stiano alienando una parte di pubblico.

Oltre che scrivere oramai hai anche un “secondo lavoro” come “manager”: segui diversi artisti, da E-Green a Francesco Paura, cosa puoi dirci del rapporto con i tuoi clienti/amici? Come ti sei lanciato in questa esperienza?

L’anno scorso, la fine dell’esperienza durata 8 anni a Deejay TV era ormai all’orizzonte. Mi sono portato avanti ed ho aperto uno studio musicale con degli amici; visto il mio curriculum era naturale che nel team che abbiamo creato mi occupassi della comunicazione.

Ad agosto dell’anno scorso ho incontrato Nicholas per caso e mi ha raccontato quali erano i suoi progetti post- Unlimited Struggle. Amo la sua musica alla follia e mi sono proposto di aiutarlo; ne è nato un rapporto burrascoso, quel tipo di amicizia in cui si dicono le cose come stanno senza temere nulla. Mi ha regalato un anno di emozioni pazzesche! Ma non sono il suo manager, curo il lato discografico, editoriale e comunicativo della sua musica; Nicholas è il manager di se stesso ed è giustissimo così!

Paura è un rapper che stimo dai tempi dei 13 Bastardi; mi ha fatto sentire “D A R K S W I N G” e l’ho trovato meraviglioso e sono onorato di aver fatto parte di quel progetto.

Ho anche altri clienti; Crookers, Tanta Roba, i Fratelli Quintale. Ho una regola; lavoro solo con la musica che amo veramente.

The Flow ormai ha chiuso i battenti e sui motivi se n’è discusso tanto… Tu eri autore, cosa puoi dirci di più? Rivedremo un The Flow 2.0? Magari su una rete più importante?

Io sono uscito dall’esperienza The Flow svuotato e demotivato. Nessuno si rendeva conto che io e Mixup curavamo quel programma praticamente da soli con uno sforzo enorme; in cambio abbiamo avuto tanti insulti insensati e polemiche senza senso.  Detto questo io sono fierissimo del percorso del programma e della crescita di Mixup come conduttore, che è estremamente reattivo e competente; abbiamo dato spazio a tantissime realtà che poi sono esplose. Ho fatto la prima intervista televisiva di Salmo, di Gemitaiz e Madman, forse anche di Rocco Hunt; se non è stata proprio la prima prima, poco ci manca. Io e Mixup siamo molto amici e stiamo già lavorando ad un nuovo progetto per il web, un figlio illegittimo di The Flow completamente diverso dal padre; un figlio ribelle, lo definirei…

L’idea che The Flow vada su un canale più importante di Deejay Tv è bellissima, ma totalmente fuori mercato; per quanto se ne possa dire eravamo un programma di approfondimento sul rap italiano. A Italia 1 interessa un live di Big Joe & Johnny Marsiglia? Non credo, purtroppo. Se fosse così chiamatemi che io ci lavoro pure gratis.

Da qualche mese ti sei lanciato anche nell’esperienza di Tim Music come Dj Black e Hip Hop, in cosa consiste di preciso quello che fai?

Abbiamo parlato di tanti progetti, ma alla fine il denominatore è uno; comunicare la musica. A TIMmusic lavoro nel team di Alessio Bertallot ed ho la possibilità di creare playlist e di intervistare i protagonisti della musica rap e black. Mi piace l’idea che gli abbonati a questa piattaforma di streaming abbiano un accesso diretto ad un catalogo vastissimo di musica ed io li posso indirizzare verso dei contenuti interessanti! Sono appena rientrato ora da un’intervista con Charlie Puth, quello di Marvin Gaye per intenderci, che ho scoperto essere un fenomenale esperto di R&B. Ascoltate la sua playlist e la mia intervista se avete TIMmusic: non ve ne pentirete…

Quello che ci chiediamo è: ma con tutte questi progetti paralleli che segui: cosa ne è della vita privata di Oliver Dawson?

Guarda in realtà il mio studio è a 500 metri da casa: anche se finisco tardi rientro a casa sempre ad orari umani. Quando hai l’incredibile fortuna di lavorare nel campo che preferisci facendo quello che ami la vita privata ed il lavoro si fondono indelebilmente. Per dire io ed Egreen siamo andati in vacanza insieme quest’estate.

Vogliamo la playlist ufficiale di Oliver Dawson! Le tue 5 canzoni preferite, o meglio, quelle da cui non ti separeresti mai.

Non Cambio di Egreen. Segna l’inizio della nostra collaborazione: mi da i brividi ogni volta che la riascolto, anche ovviamente per tutto ciò che dice Nicholas.

Vivi dei Casino Royale. Alioscia è uno dei miei maestri e la sua musica e le sue parole sono entrate prepotentemente nella mia vita. Questa la canta Patrick Benifei con cui lavoro da un po’ e stiamo realizzando qualcosa di molto bello insieme.

Fu-Gee-La dei Fugees. The Score è stato uno dei primi album hip hop che mi hanno entusiasmato. Mi ricordo ancora quando mi sono appuntato su un foglio il nome del gruppo dopo averlo sentito in radio: the Fujis… LOL

Clint Eastwood dei Gorillaz. Sono un fan sfegatato di Damon Albarn e dei Blur; quando ha fatto un progetto con Del the Funky Homosapiens OVVIAMENTE sono impazzito.

Night di Benga & Coki. Questa dubstep, quella più dubbusa, è stata una vera fissa per anni. Toglietemi tutto, ma non questa traccia.

Angolo MarzulliHano: fatti una domanda e datti una risposta (questa è facile, è il tuo lavoro!)

Visto che hai fatto tante interviste qual è stata la più tragica?

Qualche mese fa con gli ONYX. Avevo avuto zero tempo e sono arrivato terribilmente impreparato, in quanto non sono mai stati un gruppo che mi sono pompato tanto; sono un po’ più soulful come gusti, io. Ho sbagliato la prima domanda e poi ho iniziato a sfarfugliare con Sticky Fingaz che mi urlava “what? WHAT?”. Volevo sotterrarmi.

Mi vergogno ancora di sta cosa. Perché ve l’ho raccontata?

Perché, purtroppo, la vita è fatta anche di sconfitte.

Angolo della PuttHana: prostituisci Il tuo management!

Prostituire un artista è un mestiere facile oggigiorno, ci sono tante occasioni. La tipologia che mi piace di meno è mandarli a fare il karaoke in tv.

Angolo della Shampista: vai con un pettegolezzo

Ah io sono una bella portinaia. Vabbè ne dico una su di me, che non tutti sanno; vi ricordate quando Morgan ad X Factor disse tutte quelle cazzate sul rap e l’hip hop? Paolo da Milano ero io.

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