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Il video "Il solito italiano" dei Boomdabash con J-Ax
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E’ fuori il video del nuovo singolo “Il solito italiano” del collettivo salentino Boomdabash con J-Ax, per la regia di Mauro Russo “Calibro 9”. Il singolo è estratto dal disco “Radio Revolution”.

Un pezzo bomba, “uno schiaffetto in faccia dato a chi dovrebbe svegliarsi”,  che vede un altro featuring di spessore (dopo quello della compaesana Alessandra Amoroso in “A tre passi da te”): nientemeno che J-Ax che nel mood di questa traccia ci calza a pennello e sforna una strofa attualissima, riassumendo tutte le contraddizioni, i problemi e i clichè dell'”Italietta”:

“Passa il tempo pensavo di andare molto lontano
invece resterò per sempre il solito italiano
ho fatto un disco con il produttore americano
e invece resterò per sempre il solito italiano
il mio paese ha troppe tasse 
vacche magre con tacchi e latex 
troppe rapine al supermarket
troppi rapper troppi sogni troppo poco budget
è l’opposto di Obama Yes we can
non si può no we can’t 
sbattimento 
è il fine settimana yes weekend!
presto presto prendi i soldi scappa all’estero lesto
specchio specchio io prevedo una figura da scemo all’Expo
ecco l’italian style non quello da romanzo non ballo il tango
eat the pasta drink the wine 
ma non chiamarmi bianco”

L’intera canzone, come commentano i Boomdabash: “Riporta alla mente l’immaginario dell’epoca di Joe Strummer e i suoi Clash, i primi a mischiare sapientemente il loro ‘combat  rock’ con lo ska ed il rocksteady” e  dipinge un quadro esaustivo dello stereotipo dell’italiano medio 2.0. l’italiano che dice di non essere razzista ma addita l’extracomunitario come unica ragione delle proprie sventure, che sbandiera ai quattro venti la propria incorruttibile onestà, ma con l’armadio colmo di scheletri; che alla fine, ignaro, finisce per essere classificato dal resto del mondo, appunto, come “Il solito italiano”.

Un pezzo che tocca temi drammatici e all’ordine del giorno quali l’immigrazione e il sentire di una parte degli italiani sull’argomento, ma lo fa mettendo alla berlina proprio il finto buonismo de “il solito italiano” con una comicità demenziale, una satira pungente che dipinge l’essenza degli italiani, virtuosa e difettosa allo stesso tempo ma ostentata con orgoglio, ritraendo lucidamente le categorie di italiani più paradossali.

“Dont call me white
Dont call me black
I’m singing this poor man blues
Playin’ “Lalala”
passa il tempo pensavo di andare molto lontano
invece resterò per sempre il solito italiano
ho una canzone in testa e i sogni chiusi in una mano
invece resterò per sempre il solito italiano”

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