E' l'anno di Madman
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Non conoscevo Madman. Lo ammetto. Fino a due anni fa.

Quando una notte di mezza primavera, girovagando sul Nill Forum, mi sono imbattuto in una discussione riguardo la possibile uscita di un suo nuovo mixtape. Che sarebbe poi diventato MM vol.1.

Quello che mi colpì era l’incredibile seguito che già aveva la cosa e la trepidante attesa generata, attesa che lo stesso rapper fomentava con post e commenti in cui assicurava “sto arrivando, sto arrivando, abbiate fiducia!”. Ma più passava il tempo più ci si chiedeva se fosse vero.

La cosa m’incuriosì. Cominciai a seguire questa saga fino a quando, a fine giugno se non ricordo male, uscì “Come ti fa Mad” a lanciare questo tape. E mi piacque molto. Mi piaceva lo stile, il mood, la tecnica, la freschezza. Mi sembrava davvero di sentire qualcosa di nuovo, nuovo ma fatto bene. È risaputo che io sia un patito della tecnica, anche a scapito dei contenuti nel caso. E in Madman ho visto subito un fuoriclasse della precisione stilistica, della ricerca dell’incastro e della lirica perfetta. Cosa non comune, ne scontata.

Andai indietro, mi recuperai “Escape from heart” (e anche tutta una scena romana che mi era passata sotto il naso e mi ero colpevolmente perso, comincio a invecchiare…) per capire di più. E mi convinsi definitivamente. Ma da lì è stato tutto velocissimo: MM vol 1., firma per Tanta Roba, Kepler con Gemitaiz, Kepler disco d’oro, Kepler Tour infinito.

Oggi mi ritrovo allo showcase di presentazione di Doppelganger nella splendida cornice dello spazio ex Cobianchi in Piazza Duomo a Milano. Sono invitato come giornalista, ma in realtà c’è anche un po’ di quel fan in me che da quella notte di due anni fa ha continuato a seguire questo giovane rapper di origine pugliese convinto che potesse davvero essere una delle grosse novità del panorama del Rap italiano. Scontrandomi con gli amici e colleghi che magari non sopportano il flow e la metrica particolare che però caratterizzano lo stile di Madman. Ma innegabile è il talento negli incastri e nelle scelte stilistiche. A mio modo di vedere ampiamente dimostrato anche in questo lavoro sia ascoltando le quattro tracce proposte allo showcase sia sentendo il disco con calma a casa.

In un 2015 che ha visto davvero tante uscite, tra cui anche i dischi di tre mammasantissima della scena come Fibra, Gue’ e Marracash che con i loro lavori hanno fatto discutere, gridare al disco dell’anno, al classico, ma che hanno anche molto diviso e che sicuramente non hanno raggiunto quella totalità di apprezzamento e consensi che forse ci si andava aspettando; in un anno che ha visto pubblicati molti altri lavori sia underground che mainstream; in un anno in cui devono ancora vedere la luce dischi attesissimi, tra cui quello di Egreen che sta riscrivendo le regole dell’autoproduzione, anzi, della produzione, con la sua campagna di crowdfunding soldout in 10 giorni. Un anno in cui qui in redazione è ancora Suicidol di Nitro il disco più votato.

Ecco in quest’anno così ricco e così discusso io provo a sparigliare le carte giocandomi la matta. Sarà l’anno di Madman. Io ci scommetto e voi?

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