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Recentemente il pilastro dell’Hip Hop Rakim, in un’intervista rilasciata ai ragazzi di Montreality, ha dichiarato che le uniche due luci nell’attuale oscurità della scena sono Kendrik Lamar e J.Cole. Tempi bui per l’Hip Hop dunque? In realtà in Italia non è mai andato così forte.

Il rap è sempre primo in classifica, esce un album che merita di essere quanto meno ascoltato almeno una volta al mese, tutti ne parlano, tutti lo ascoltano, e tutti i ragazzi sotto i 30 hanno almeno un pezzo rap nella loro playlist.
Anche oltre oceano non possono sicuramente lamentarsi; To pimp a butterfly di Kendrik Lamar ha sbaragliato i record di ascolto streaming, Jay-Z punta a dominare il mercato con Tidal (anche se per ora con scarsi risultati) a breve uscirà il nuovo album di Kanye West e per l’estate sarà pronto un nuovo successo assicurato di Nas, per non parlare dell’uscita dell’attesissimo film sugli N.W.A.; ce ne sarebbe per tutti i gusti insomma, ma allora perché Rakim pensa di essere avvolto dalle tenebre?

Noi non vogliamo addentrarci a fare del semplice populismo e la risposta proviamo a lasciarla a voi; tuttavia questa riflessione di Rakim ci ha spinto a chiederci come sarà il futuro dell’hip hop.
20 anni fa l’hip hop stava godendo a pieno la sua golden age, nel 1995 Me Against The World era primo in tutte le classifiche mondiali, qui in Italia i Sangue Misto erano ancora assieme,gli Otr anche e gli Articolo 31 affrontavano per la prima volta il mondo mainstream.

Ci siamo quindi divertiti a provare ad immaginare come sarà l’Hip Hop tra altri vent’anni; l’Hip Hop nel 2035.
Per la prima considerazione da fare ci vogliamo affidare alle parole di Mistaman che in un intervista di qualche anno fa ha definito questa esplosione della moda hip hop come una “marea”. Adesso abbiamo l’alta marea ed il rap è sulla cresta dell’onda; ma arriveranno giorni bui, il mare si ritirerà lasciando solo qualche pozza: sarà in quelle pozze che dovremo andare a guardare e li troveremo chi nell’Hip Hop ci ha creduto veramente.

Non immaginiamo un futuro senza Hip Hop, ma non è difficile immaginarsi un futuro in cui l’Hip Hop cali di moda , passi in secondo piano lasciando spazio ad altri generi.
Quel che è sicuro è che, ormai, il futuro di questo genere musicale è irrimediabilmente legato ad internet; per quanto la cosa possa piacere o meno, il rap che sta facendo i dischi di platino oggi non è quello della gavetta, delle posse o delle jam; quello che vende è il rap che arriva da Youtube, dai social, da chi si è fatto conoscere con i talent o con Twitter.
Presto o tardi lo stormo di ragazzini e ragazzine che compra i dischi di questi sedicenti artisti invecchierà, e invecchiando smetterà di comprare i loro dischi; passata la moda del momento il loro nome svanirà nel dimenticatoio senza una schiera di fedelissimi fan a sostenerli.

Prendiamo come esempio pratico il caso di Moreno, che dopo aver venduto più di 150.000 copie con il suo primo album, ha faticato per arrivare al disco d’oro con il suo secondo lavoro; finita la moda del ragazzino del momento non ha avuto la scena a sostenerlo ed è caduto dal piedistallo che si era costruito con gli apparecchi per i denti delle ragazzine di quattordici anni
Per il futuro ci immaginiamo un rap di qualità: presto o tardi anche i migliori andranno in pensione e spariranno dalle scene, pubblicando di quando in quando qualche Greatest Hits; allora toccherà alle nuove leve. Come già detto, oggi, a differenza di ieri, l’hip hop arriva a molta più gente e tra questi saranno molti di più quelli capaci di produrre musica di qualità.

Ci immaginiamo anche più hip hop in televisione. Vi chiederete: non è già abbastanza? In parte, ma sicuramente molti artisti a fine carriera non rinuncerebbero all’opportunità di creare un talent sul rap; qualche anno fa qualcuno aveva parlato di una sit-com, qualcuno l’ha anche fatta (ve lo ricordate G-Max a Skull of rap?), ma per ora non sembrano esserci idee nuove all’orizzonte.
Cambieranno anche i metodi d’ascolto: i servizi di streaming dominano ormai il mercato, Spotify oggi, Tidal domani e a giugno uscirà anche la nuova piattaforma targata Apple; i cd potrebbero scomparire dalle nostre mensole per finire in cantina a prendere polvere; i live li seguiremo con tutta tranquillità dal divano e ai nostri figli canteremo le canzoni dei Club Dogo (non vi immaginate mentre cullate il vostro bambino sulle note di “c’è bisogno d’amore, sai zio”?).

Concludendo: noi non sappiamo se Kendrik Lamar e compagni salveranno davvero l’Hip Hop, non abbiamo nemmeno la presunzione di dire che l’Hip Hop deve essere salvato. Quello che possiamo fare è augurarci un futuro radioso per qualcosa che ha cresciuto un po’ tutti noi, e aspettare che l’onda si ritiri, per scorgere sulla sabbia le impronte di chi il segno lo lascerà davvero.

Giacomo Frigerio (twitter @gj_jack)

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto