Santiago, la recensione di
Santiago, la recensione di "Diamante": "Un incontro di stili e una crescita artistica di un soggetto controverso"
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Santiago, la recensione di “Diamante”: “Un incontro di stili e una crescita artistica di un soggetto controverso”

Santiago Diamante recensioneDi “Diamante” si può dire innanzitutto che è un lavoro molto sperimentale: scordatevi il Santiago di “Ghiaccio & Magma”, anzi no; da quello prendete le sue metriche e il suo flow ruvido e trasponetelo su della musica che ricorda i Bluvertigo di Morgan, suoni acidi e melodie elettroniche ma morbide.

Un incontro di stili e una crescita artistica di un soggetto controverso, che aveva stupito la critica rappando sulla dubstep in un periodo dove Salmo spopolava e “combattere” su quel terreno musicale non era per nulla facile.

Etichetta: Doner Music
Distribuzione: Doner Music
Anno: 2014

Una canzone come “Amarcord” ha una breve parentesi reggaeggiante e in parte fa da anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo. I suoni pseudo jamaicani vengono ritrovati anche in “Chi è la Nuova Superstar”, che in parte ricorda la collaborazione tra Skrillex e Jr. Gong Marley in “Make It Bun Dem” però con toni un po’ più dolci.

Sicuramente canzoni come “Rondine”, dove la voce sommessa alternata ad un ritornello quasi aulico, su di un beat elettronico che cambia toni verso la fine della canzone per dare un senso di malinconia ulteriore alla traccia, oppure “Placebo” che contiene l’unica collaborazione dell’intero disco, Primo, sono piccole gemme che fanno risplendere questo lavoro nel suo genere.

Viene dura classificarlo nell’ambiente rap, sicuramente si potrebbe inserire nel genere hardcore ma con quelle nuove influenze musicali che si possono notare chiaramente in canzoni come “Anni Luce” o “L’Antidoto e il Veleno” traslano chiaramente verso al tri generi lontani dal rap e dall’hip hop ma anche dalla più classica musica elettronica: l’utilizzo di molto piano forte e di batterie diverse, a volte ricordano pop, a volte trance, a volte si mischiano per dare origine ad una fusion apprezzabile e piacevole all’ascolto.

Certo, quest’evoluzione è da considerarsi un bene per la crescita artistica di Santiago, bisognerebbe vedere anche la reazione dei fan: non sempre i dischi sperimentali danno il risultato sperato nell’ambito del riscontro di terzi; potrebbe facilmente creare confusione. Di contro, potrebbe avere un grande successo.

Tematiche caotiche che si alternano in maniera psichedelica tra storie d’amore e storie di separazioni, esternano un conflitto interno dell’artista nei confronti della propria vita vissuta, sono ben raccontate con un flow per niente piatto che varia a seconda del variare dei beat. Non aspettatevi contenuti “a prova di stupido”, la ricerca delle parole giuste e il distacco dal mondo rap, porta ad un risultato eccellente.

Insomma, Santiago, anche questa volta ha stupito per un lavoro che suona magnificamente e canta anche meglio.

Merita un ascolto, merita l’acquisto, va capito. Almeno per chi ama la musica, un tentativo di accoglierlo in un genere che ormai è lontano dal rap come lo conosciamo, va fatto.

Artista maturo e completo, è pronto per il grande salto.

Vitto (Twitter @vittoworldpeace)

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Vitto
Vittorio Bianco classe 1987, piemontese di nascita e milanese d'adozione, si appassiona al rap americano nei primi anni del 2000 e fonda un blog satirico sulla musica hiphop italiana, ormai chiuso, insieme ad un suo amico d'infanzia. Nel 2010, dopo aver conosciuto i fondatori di Hano.it inizia a collaborare col portale in qualità di recensore. Per Hano ha svolto compiti di reporter ai live, pubbliche relazioni, stesura articoli e così via, fino ad arrivare grazie ai suoi studi giuridici, ad essere anche responsabile dell'ambito legale del sito internet. Si occupa principalmente della gestione della sezione Lifestyle.

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